cara maddalena

 

non so scrivere di te, preferisco parlarti pian piano, quasi un monologo confidenziale.

Lascia che io sollevi dalla tua immagine alcuni strati che me la rendono un po' lontana e inattuale. Lo strato del tempo che ti colloca in una sensibilità, in un linguaggio, in una temperie culturale tanto diversa dalla nostra.

Quello della nobiltà che l'altisonante prestigio del nome e del casato sembra fissare in un ieratico tempo della storia, al di là del quale scorre, sempre nuova e impetuosa, la vita, la «nostra» vita.

Quello della santità - esperienza di punta, a quote altissime, rarefatte - cui hai teso con assoluta purezza di spirito, lasciando a noi una traccia non priva di intransigenze, si direbbe, persino, di severità.

Quello, ancora, della tradizione iconografica che abbiamo ereditata: tesa il volto nel profilo soffuso di luce, verso il «Dio solo» o, seduta a fronte, le S. Regole in mano, la testa lievemente curva sull'ampio scialle, l'espressione dolce e contenuta del volto.

Lasciaci andare oltre queste patine illustri e preziose e lasciaci attingere alle terse profondità di quell'acqua che fu la tua esistenza, al calore umano del tuo cuore ricco di amicizia per Dio e per gli uomini.

Ed è appunto in questo viaggio segreto dentro il tuo cuore di donna e di amica che accade di sentirsi come sorpresi da quanto la tua ricca natura e la tua aperta disponibilità alla Grazia hanno saputo costruirvi.

Ti vedo emergere, diciottenne, dal crogiolo delle complesse esperienze dell'adolescenza e della prima giovinezza, definita, ormai, nei tratti che saranno della tua personalità adulta, spalancato lo spirito alla ricerca di un bene immutabile ed eterno, aperta, già, al rapporto caldo e vitale con persone - sia pure a diversi tiloli - significative: i tuoi familiari - oggetto di tenerissimo amore -, i tuoi maestri di vita, cui ti lega una apertura candida ed affettuosa, i poveri, i malati, la gente comune, i cui bisogni già ti toccano nel fondo del cuore.

Ti vedo, giovane donna, nella fervida stagione dell'attuazione del tuo sogno fondazionale. Molte sono le persone attratte dalla tua personalità ricca e complessa e pure tanto chiara e luminosa. I tuoi scritti agli amici di quel tempo sono specchio di un carattere fermo e preciso, netto conte l'acciaio; dicono il realismo e la concretezza con cui persegui, pur tra comprensibili perplessità i tuoi disegni; dicono l'autonomia affettiva che è, in te, frutto acquisito della tua indole, del tuo status aristocratico, della tua educazione; dicono il tuo forte ancoraggio ai valori... Ma - tra riga e riga - come erompe, soprattutto, impetuosa e dominante, spontaneamente indifesa l'esuberanza del cuore profondo! «...Amatemi la metà di quanto io vi amo e mi basta ... » « ... voi ed io siamo una persona sola ... ?» - « ... vi mando mille baci.. » «... Dimmelo con libertà e amicizia ... »- « ... L'abbraccio teneramente ... ». Il tuo linguaggio travolge i limiti dell'eloquio settecentesco e scoppietta di connotazioni umanissime, documento di una energia affettiva libera da meccanismi di difesa e di ricerche autocentrate, aperta all'immediatezza del contatto con l'altro, pronta a vestirne la forma senza perdere te stessa. Ciò che sorprende, infatti, non è solo la vasta rete di amicizie e di relazioni, ma l'originalità che tu riesci ad imprimere ad ogni rapporto. Tu parli, consigli, ti confidi, chiedi luce e la doni, ami e chiedi amore rapportandoti sulla lunghezza d'onda del tuoi interlocutori, che Dio sa quanto siano stati veri e diversi! La tua peculiare attitudine a calarti nell'altro è un filtro al discernimento che ti porta ad offrire all'uno lo stimolo forte del tuo richiamo, all'altro la tua discreta comprensione, all'altro, ancora, la tua fiducia o l'incoraggiamento, o la lode, o la battuta scherzosa. Tu studi l'indole, l'attitudine, il temperamento, il grado di forza e di salute, la generosità e i doni di Grazia dei tuoi amici e su questi indici ti commisuri per trarre - con soavìtà e fermezza - ogni persona ed ogni cosa al meglio. Veramente la tua capacità di empatia - dimensione incessantemente sostenuta ed orientata dal riferimento a Dio ed al suo Regno - è stata una forza formidabile di coesione per il sorgere del tuo Istituto! Si è detto che le linee individuali dell'esistenza trovino, in alcune esperienze particolarmente significative della storia personale, il loro momento qualificante, soggettivamente ricco ed autorealizzante. Ciò deve essere stato vero per le ore di solitudine e di pienezza contemplativa del mistero abissale del «Dio solo» e del Cristo crocifisso, ore che ti restituivano carica di disponibilità verso il Signore e verso il mondo, pronta a morire o a vivere, a patire o a lavorare, ad andartene povera ed umiliata nei più remoti paesi. Ma come devono essere state significative ed autorealizzanti anche le ore di quella misteriosa generazione dell'Istituto, di cui hai vegliato -tra la notte e l'alba - il primissimo nascere, nel quartiere di S. Zeno, e che hai visto fiorire, come il granello evangelico, di rami fqtti - nidi operosi per molti uccelli! ‑ Ma l'esperienza più trepida e sofferta del tuo amore adulto fu certo il generare anime amiche, figlie e sorelle: il tuo «piccolo gregge»!                        

Consapevole che ad amare si impara, con quale profusione di parole e di esortazioni - non solo - ma di attenzioni e di tenerezze hai educato il cuore delle tue figlie all'arte dell'amore. Sicché la tua Domenica, la tua Angela, la tua Rosa, la tua Elena, la tua Margherita e le molte altre che hai incontrate ed amate nella loro irrepetibile unicità, prima d'essere i punti operativi di riferimento per le tue imprese fondazionali, le tue preoccupazioni comunitarie. le tue attività apostoliche, furono l'oggetto delle tue cure soavi e forti, della tua stima fiduciosa, della tua amicizia ricca di calore e di umanità. Ad esse hai affidato la tua eredità più preziosa: i tuoi poveri, i giovani, la gente; persone, ancora, da amare, da accogliere, da mettere al sicuro entro il cerchio di una solidarietà e di una amicizia umili e forti, senza confini.

La pratica dell'amore come sorgente di fraternità, strumento di pedagogia, pienezza di vita evangelica che ha caratterizzato il tuo itinerario di donna, di consacrata, di fondatrice, ha fatto di te una delle rare guide che sanno indicarne i segreti e le bellezze.

Grazie Madre, amica e sorella, irradiazione dolce e suasiva di quella ricchezza d'essere e di amore, cui anche noi aneliamo dal profondo del cuore.

Sr. Isa Roda fdcc