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cuore universale
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| La contemplazione del Crocifisso è la fonte di ogni sapienza. Essa porta all'intuizione della Verità nella sua essenza. Questa Verità non ha niente a che fare con le superficiali pseudo-dottrine che il mondo propone e sostiene, a volte anche in nome di una cosiddetta scienza. Maddalena di Canossa è vissuta di questa contemplazione. Nella luce del Crocifisso il suo cuore si è dilatato a dimensioni universali. Il Crocifisso è la sorgente della sua intuizione missionaria: il suo «Sitio», il suo comando, «Euntes in universum mundurn», l'anelito di far conoscere questo amore che sulla Croce ha offerto il tutto di sé perché noi potessimo di nuovo abbandonarci a questo Amore. Solo la contemplazione conosce queste regioni dello spirito, sa che l'aspirazione più viva nelle profondità dell'animo nostro trova una vera e duratura risposta solo in Lui, in questo abbandono. In questa visione è chiaro che il comando d'amore «Euntes in universum mundum», implica prima di tutto un pellegrinaggio interiore. Il cuore non diviene universale per aver fatto il giro del mondo in 80 giorni. L'uomo non si apre al mondo per avere imparato qualche lingua straniera. Non è missionario chi si accontenta solo di partire per un altro Paese. Una ricerca interiore deve guidare i nostri passi, un viaggio nella luce del Suo Volto, prima di tutto: il Volto del Padre, il Volto di un Dio Salvatore che tende la mano verso di noi, «mendicante di Amore». Questa esperienza interiore di un roveto ardente, non sul Sinai, ma nel cuore, non può non far bruciare Maddalena ed ognuna di noi «per la gloria di Dio e per le anime... in qualsiasi luogo... perché il Signore è morto per le anime di Massa, come per quelle di tutto il mondo». In questa luce la varietà dei volti e delle razze umane si confonde, assume un'unica fisionomia, quella di un unico Volto, il Volto del Padre, che per un disegno di amore e di arricchimento reciproco più profondo, ci ha voluti diversi, sia a livello di individuo che di popolo, perché riflettessimo nel finito umano le sue infinite ricchezze. Questo cuore universale, questa intuizione missionaria, Maddalena la vive prima di tutto nella sua stessa città natale, tra le sue prime compagne, non in qualche paese remoto, e la propone a tutte noi, come nucleo centrale della vita comunitaria: «Tutte le Sorelle devono avere un cuore solo e una sola volontà, amarsi sinceramente tutte senza alcuna distinzione volendo l'una quello che l'altra vuole, e non deve portare opposizione a questa unione l'essere le sorelle di vari Paesi, fossero anche di varie Nazioni tra sé contrarie ». L'invito a questa unione di cuore non è l'invito ad un compromesso, per evitare problemi, per un quieto vivere, che sotto la patina di una falsa pace non conosce la profondità dei rapporti veri a cui siamo chiamati. La motivazione, il fondamento di questa unione deve essere la certezza che «siamo tutte ugualmente figlie dello stesso Padre Celeste». Questa visione apre il cuore a dimensioni universali, frutto di una fede e di una convinzione profonda, alimentata, fortificata ed arricchita dal sangue stesso di nostro Signore. In questa luce non si temono differenze per una vera ed onesta ricerca; si è consapevoli che è un ideale che si realizza solo in un certo tipo di morte con Lui, pagando di persona in quelle profondità di cui si diceva sopra; è un dono dall'alto e non un certificato che si ottiene frequentando i cosi detti corsi internazionali. E' un movimento di sintesi. La sintesi, sia nel campo del pensiero che, ed ancora più, nel campo della fede, assomiglia al colpo d'ala di un'aquila: porta su, verso le altezze dove l'universo appare nella sua sintesi più vera, una meravigliosa opera del Creatore, senza traccia di confini e divisioni. L'occhio dell'aquila vede che queste cose sono state create dopo, dall'uomo, per vari motivi, di cui il primo sembra essere la difesa di sé, il timore dell'altro e del diverso; muri questi che si elevano soprattutto e prima di tutto nel cuore, più che sulle carte geografiche. Dopo il Vaticano II, per una doverosa presa di coscienza della propria identità, la Chiesa stessa invitava alla promozione delle Chiese locali, delle differenze tra cultura e cultura, allo scopo di lodare Dio con la varietà infinita delle sue manifestazioni. La scienza stessa, in modo particolare l'antropologia, entrava in questa fase di analisi, per una più profonda comprensione di valori che altrimenti avrebbero rischiato di perdersi in una poco desiderabile uniformità. stato un periodo di scoperte, approfondimenti, ricerche. A questo però doveva seguire una successiva fase di sintesi. L'analisi infatti, sottolineando le differenze, anche se con lodevoli intenzioni, rischia di non vedere più il tutto, di cui le parti fanno parte e di dare un valore assoluto a ciò che è solo frammentario; porta con sé il pericolo di creare barriere fra paese e paese, tra cultura e cultura, fomentando divisioni, ristrettezze mentali e pericolosi nazionalismi, basati sul principio che la differenza impedisce la comprensione. Il suo motto è: «siamo diversi, perciò non possiamo capirci ... ». Questo spirito è tanto lontano dal cristianesimo e dalle intenzioni della Chiesa che Giovanni XXIII, dopo le sue esperienze come Nunzio in Paesi Esteri, raccomandava: «Cerchiamo e sottolineiamo quello che unisce, non quello che divide». Il cuore di Maddalena di Canossa avrebbe certamente preferito l'estinguersi dell'Istituto piuttosto che l'insinuarsi in esso di uno spirito nazionalista, di divisione, frutto proprio del peccato originale. Lei stessa lo afferma con fermezza nel trattato sulla Carità. Ma lo Spirito non cessa di vivificare l'universo. E' una grande gioia perciò constatare, dalla lettura di libri e giornali sul tema, che la scienza stessa, a partire dall'antropologia, si è avviata verso questa seconda fase di sintesi, spinta a questo proprio dal processo di disintegrazione che l'analisi rischiava di causare anche a livello scientifico. Da anni ormai la scienza si è diretta alla ricerca di ciò che unisce, si è prefissa come scopo di ricercare gli elementi comuni al livello più profondo di ogni cultura, i così detti archetipi. Uno dei grandi e famosi esponenti in questo campo del pensiero è proprio un noto antropologista: Mircea Eliade. I suoi archetipi provano che il cuore umano, sotto tutti i cieli, e' stato prodotto da un'unica Matrice, su un unico Modello, quello che Maddalena ha chiamato il Volto del Padre Celeste. Essi provano che le differenze sono «accidenti» e non «assoluti», sul cammino di chi onestamente ricerca la Verità Universale. La Chiesa e l'Istituto sono chiamati a correre a passo con «i segni dei tempi», in questo processo di sintesi, che Maddalena aveva saputo operare e proporre, sulla base dei Vangelo, 200 anni fa, con l'intuizione propria di chi contempla la fonte del Vero Bene. Possa Maddalena donare al suo Istituto e a tutti i suoi membri, uno ad uno, la pienezza di questo cuore universale, tipicamente missionario, che palpita nel modo più evidente in Gesù Crocifisso. |
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sr. Annamaria Battisti, fdcc |
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