donna di carità

  naturale Inclinazione

« In uno di quei primi anni, mentre ascoltavo la S. Messa nella quale il Sacerdote     leggeva alcuni passi del libro di Tobia, sentii una mozione interiore e decisi di dedicarmi alle opere di carità, non già perché avessi chiara in mente quest'Opera, ,  ma pensando a quelle che la situazione di allora   mi consentiva. E così feci, avendo anche naturale inclinazione verso gli infermi che Dio non mi lasciò mai mancare finché rimasi in casa».1  

L'annotazione autobiografica di Maddalena di Canossa si riferisce al 1795: la giovane marchesa sta ancora scrutando in sé e negli eventi circostanti i segni di una divina chiamata. Non ha chiarezze, ma già sente che può impiegare le sue energie di giovane donna a servizio dei sofferenti. Non indugia e, con la prontezza di chi è spinto dall'amore,2 si dedica a quanti sono nel maggiore bisogno, in Casa Canossa come nella più vasta cerchia cittadina. Dotata di finissima sensibilità, attraverso un costante itinerario di maturazione libera dal suo essere le più profonde risorse di umanità e dona amore con la generosità dei puri di cuore e con l'amabilità dell'anima posseduta da Dio, appassionata della sua gloria e della salvezza dei fratelli. Ancora prima di scoprire la divina vocazione a dedicarsi tutta al «bene dei poveri» e a dar vita alla famiglia delle figlie e dei figli della carità, la Canossa sente che ogni dono di natura e di grazia insieme ai beni materiali, deve essere offerto, è condiviso, spezzato per saziare la fame di chi è solo, povero, disorientato. «Sentivo sempre... grande inclinazione verso l'ospedale, tanto più che in Verona già era sorta la Pia unione per l'assistenza degli ammalati ivi ricoverati», annota Maddalena. E, a distanza di poco tempo: «Incominciai a raccogliere qualche ragazzina abbandonata ed esposta a pericoli». «Frequentavo l'ospedale come dama della Fratellanza... non preoccupandomi di come la cosa sarebbe andata a finire, non vedendo il modo di potermi separare dalla mia famiglia entro breve tempo, tanti erano gl'impegni che ad essa mi legavano».3  Si snoda così la giovinezza dì Maddalena: dimentica di sé, impegnata ad offrire serenità e conforto ai familiari spesso provati da malattie e da lutti, ma anche a soccorrere quanti, per le strade più malfamate, nei quartieri più poveri, negli ospedali gremiti di gente sola e misera attendono ansiosi il suo sorriso, il suo gesto di misericordia, la sua parola buona e pacificante.  

divina chiamata  

E’ certa che il Signore la chiama «a servirLo nei suoi poveri», anche se le modalità concrete le si rivelano poco a poco, sino a quando, illuminata dallo Spirito e dalla lettura attenta delle situazioni, comprende che nella Chiesa potrà dare vita a una comunità religiosa, dove «in primo luogo si cerca di assistere alle bambine perché se è possibile non crescano per camminare nella strada corrente dell'iniquità... procurando d'istruirle ed educarle ... : si tenta poi di prestarsi all'istruzione e assistenza delle persone mature perché cambino stabilmente sistema ... : finalmente abbraccia l'ultimo atto di carità, cioè l'assistenza delle inferme, tanto degli ospedali che delle case private, per tentare quanto è da noi che abbiano tutte le strade per salvarsi ... ». Il soccorso materiale e morale a chi si dibatte nella malattia, nella solitudine e in altre forme di povertà, diventa per Maddalena un «imperativo evangelico», giacché, senza questa attenzione, afferma ella stessa, «troppo mancherebbe ad un Istituto che gode di portar il nome di Carità». La Canossa si accosta ai sofferenti con la compassione del Buon Samaritano e con lo «spirito generosissimo» imparato dal Cristo in croce. Alle figlie a cui affida, insieme al compito dell'educazione e della catechesi, il «ramo perenne e continuo della visita ed assistenza alle inferme... che sono in una situazione troppo compassionevole, e bisognosa di conforto», ricorda che, in tale servizio, avranno «forse occasione di sacrificarsi intieramente alla carità» e raccomanda di trattare i poveri «come tratterebbero con la persona stessa di Gesù Cristo, ch'essi rappresentano».5  

Il contagio della carità    

Maddalena, però, non s'accontenta di stare personalmente accanto a chi soffre e di mandare le sue figlie là dove il bisogno, il dolore, la miseria sono più urgenti e gravi. Aperta all'amicizia, trasforma le molteplici relazioni interpersonali in una fitta rete di carità, che mira ad estendersi a misura delle necessità e delle occasioni. La marchesa, ormai divenuta serva dei poveri e stabilitasi nel quartiere di S. Zeno, continua a visitare negli ospedali ed il suo sguardo illuminato dall'amore evangelico è attratto dalle sofferenze più gravi, fisiche e morali. «La piemontese... la pellegrina... la mantovana... la Giannetta di Treviso ... »: decine di nomi ritornano nelle lettere ad amiche, sorelle e conoscenti, per darne notizie, chiedere consigli ed aiuti, trovare appoggio e sistemazione. Tra le corsie, nelle case, sulle strade incontra innumerevoli situazioni penose: la giovane scappata da casa, che bisogna «pacíficare coi suoi parenti», la «ragazzina raccolta e levata da un luogo scellerato», la tredicenne che «ha fallato, ma è convertita e bramerebbe ritornare a casa», per la quale occorre contattare «la nonna o la sorella... se potessero procurare un collocamento fuori di pericoli»... Di ogni persona Maddalena si fa carico e non lascia nulla di intentato perché, ricuperata la salute fisica, venga assicurato un avvenire più dignitoso: «Trovasi qui già rimessa nella buona strada... una milanese la quale è stata assistita da persone pie perché potesse avere modo da vivere lontana dall'offesa di Dio».6

Alla carità e all'influenza di amici e amiche la Canossa raccomanda l'uomo in carcere, l'anziano inserviente di un grande ospedale di cui i familiari lontani non hanno più notizie, la giovane piemontese che prima di morire vorrebbe sposarsi e porre al sicuro la bimba di sei anni, le due «belle ragazze mendiche» vittime della cattiva condotta del padre, la «vedova veronese» la cui vicenda si rivela assai turbolenta, la ragazzina orfana di padre costretta a mendicare perché «la matrigna non ha né forze, né coraggio d'elemosinare»7.

 

La creatività dell'amore    

Con la delicatezza propria di chi serve per amore, Maddalena trova le strade più sicure per far sì che i poveri siano soccorsi senza sentirsi umiliati. A una povera spazzina fa confezionare, per conto della sorella Rosa, alcuni metri di merletto8; offre ad una amica delle  immagini «date da una persona povera da vendere»9; mette a disposizione del denaro ricevuto per «pagare l'affitto di 37 lire della Genovese (ricordando anche ) la donnina Bettina, la Orbina e la Bergamina dalla Durini in particolar modo raccomandate».10 Mentre interviene nelle situazioni di maggiore povertà, senza calcolare «angustie, contrarietà e fatiche»11, Maddalena si fa sempre più attenta ad eliminare alle radici le occasioni di miseria materiale e morale, convinta che «più dolce è prevenire il male,12, prima che succeda.

Con arguzia e creatività, promuove persino una campagna di moda alternativa a quella frivola e provocante che domina nelle grandi città: «Chi sa (che) non si possa assistere la sorgente, come i ruscelli», confida all'amica Durini, e cerca di far leva direttamente sulla casa francese Arnaud, che invia «le figurine a Milano, da (dove) poi si diramano in tutto il rimanente d'Italia»

Sorgono difficoltà, incomprensioni, insuccessi? La Canossa anima alla costanza se stessa e quelli che cooperano con lei al bene dei più poveri. «Se nulla poi riuscisse, Dio accetterà le nostre intenzioni, e ci vorrà pazienza».«Vi confesso - scrive in un'altra occasione - che la pazienza è in pericolo, ma l'idea di dover abbandonare il mio S. Zeno mi fa star salda, perchè... si tratta di abbandonare cinque o sei centinaia di miserabili ragazzine di cui avete veduto l'echantillon»13.

La carità che le brucia in cuore non le permette di fermarsi, e contagia figlie e figli, amiche e amici, che, incoraggiati dal suo esempio e dalla dolce forza persuasiva tipica dei «santi», scoprono insieme con lei la gioia del dono gratuito, offerto in semplicità e umiltà di cuore, con lo stile e la misura del Cristo che «patì sulla croce con invincibile pazienza, mansuetudine, sofferenza e dolcezza, dimenticando per amore se stesso ed in tutto sacrificandosi per salvarci».14

 
1 Md.C., Memorie, Roma 1988, p. 26.
2 Cfr. 2Cor 5,14
3 Cfr. M.d.C., Memorie, p. 31, 35-36
  4 M.d.C., Ep. I, pp. 588-591.
  5 Cfr. M.d.C., Regole e scritti spirituali, parte I, p. 220,224.
  6 Cfr, M.d.C., Ep. I, p. 252.215,365.
  7 Cfr, M.d.C., Ep. I, p. 156,175,345,358,368.
  8 Cfr, M.d.C., Ep. III/2, p. 1600..
  9 Cfr, M.d.C., Ep. I, p. 200.
  10 Cfr, M.d.C., Ep. III/1, p. 1170.
  11Md.C., Memorie, p.325.
  12 Cfr. M.d.C., Regole e scritti spirituali, p. 179.
  13Cfr, M.d.C., Ep. I, p. 75,80,94.
  14 M.d.C., Regole e scritti spirituali, p. 219.