una pagina di storia

ricca di fermenti

 

 

Eventi storici e politici

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La Chiesa veronese

e la sua spiritualità

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Universalità e forza

di un carisma evangelico

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La vita di Maddalena di Canossa (1774-1835) s’estende quasi interamente nel tempo qualificato dagli storici come il periodo «tra rivoluzione e restaurazione».

 

Aveva compiuto i 15 anni, quando in Francia scoppiò la Rivoluzione che avrebbe comportato uno sconquasso generale per tutta l’Europa.

A Verona le conseguenze più concrete si ebbero circa sette anni più tardi (Maddalena ne contava 22), nel 1796, quando il 10 giugno entrò in città il Generale Napoleone Bonaparte, in apparenza solo provvisoriamente e di passaggio per attaccare gli austriaci, di fatto come un conquistatore. Dopo dieci mesi la gente era già stanca della presenza francese, tranne la minoranza giacobina. Scoppiò la rivolta delle Pasque Veronesi (17 aprile 1797) finita con un massiccio intervento dei Francesi che bombardarono la città. Gli animatori della rivolta furono processati e fucilati.

Napoleone vincitore giunse nuovamente a Verona nell’agosto seguente e fu ospite di Casa Canossa.

Maddalena come signora di casa dovette fare gli onori d’ospitalità al generale. Sarebbe poi ritornato nel 1805 e nel 1807 come Imperatore, quando ormai Maddalena aveva intravisto e stava attuando la sua opera. Anche in quelle occasioni fu ospite a palazzo Canossa.

Partito Napoleone nell’ottobre 1797, dopo Campoformio, e impegnatosi nella campagna d’Egitto, a Verona successe un breve periodo di dominazione austriaca. A palazzo Canossa si dovettero ospitare i nuovi dominatori. Ma nel 1800 fu riportata su Verona la dominazione francese o meglio Verona fu divisa tra francesi (a destra dell’Adige) e austriaci (a sinistra dell’Adige).

Altro cambiamento si ebbe nel 1805, quando Verona fu riunita sotto il Regno d’italia, di fatto provincia dell’impero napoleonico. il dominio francese durò fino al 1814, quando alla caduta di Napoleone, Verona rimase sottoposta all’impero austriaco e vi sarebbe rimasta fino al 1866.

 

Dopo la ventata rivoluzionaria Maddalena di Canossa, tra le donne di maggiore responsabilità della sua epoca, fu protagonista della rinascita spirituale, interprete delle nuove possibilità che la situazione offriva al Vangelo di incarnarsi in una società che apprezzava i principi di uguaglianza e di fraternità. A tale proposito, non è senza significato il fatto che i francesi, entrati in Verona nel 1796, accolsero di buon grado la Sacra Fratellanza de’ Preti e Laici Spedalieri fondata da don Pietro Leonardi (1769-1844).

Del gruppo faceva parte, come elemento propulsore nell’ambito femminile, Maddalena, rientrata in famiglia dopo le esperienze del Carmelo e in ricerca d’un proprio modo di tradurre la vita religiosa.

 

Quanto alla sua attività nel gruppo di carità organizzato dal Leonardi a favc di feriti e ammalati, Maddalena prestava particolare attenzione alle fanciulle povere e abbandonate dando, secondo le indicazioni del suo direttore spirituale don Luigi Libera (1737-1800), «tutta la mano alla istituzione delle ragazze». sviluppo che dalle prime due ragazzine raccolte nel 1801 al «Ritiro Canossa porterà fino al riconoscimento della Congregazione Femminile, cui s’aggiungi alla fine della vita quella maschile, non sarà che la maturazione dell’intuizione originaria che si farà strada attraverso le circostanze e per tappe successive.

 

L’ottocento veronese è contemporaneamente il secolo delle nuove e la sua spiritualità spiritualità che animano le congregazioni sorte a dare risposta ai problemi del tempo.

 

Il secolo XVIII era stato per Verona un secolo di crescita, fervido nelle intraprese in ogni campo. Vi era stata una rilevante crescita demografica e s andava progettando e attuando anche una crescita economica, mediante la realizzazione e innovazione delle culture.

Dal punto di vista religioso Verona aveva visto grandi Vescovi assidui nella cura pastorale, aveva avuto sacerdoti zelanti e dotti. La formazione del clen che era divenuto anche più numeroso, si svolgeva sempre più in conformità indicazioni del Concilio di Trento.

Non meno curata era la formazione morale e ascetica tanto da preparare espertissimi confessori e direttori di spirito.

Si praticava un assiduo studio degli scritti dei Padri della Chiesa, che si andavano pubblicando in nuove, diligenti e poderose edizioni.

I monasteri erano fiorenti e seguiti con cura rigorosa dai Vescovi. Fiorivano varie associazioni di laici con fini di devozione e di carità.

Nella chiesa veronese in cui la Canossa fu inserita si susseguirono quattro Vescovi: Mons. Giovanni Morosini, che segnò il periodo della sua infanzia adolescenza; fu Vescovo infatti dal 1772 al 1789. Oltre che per le sue visite pastorali e per le sue benemerenze culturali, fu celebre per aver dato incremento al seminario, compiendone la costruzione dell’edificio e potenziandone l’opera formativa.

Mons. G. Andrea Avogadro resse la diocesi per quindici anni (1790-1805), ma ebbe a soffrire per gli sconvolgimenti politici dei suoi tempi. Preoccupato di contrastare le tendenze giansenistiche che si diffondevano specie ad opera del teologo Pietro Tamburini e di alcuni religiosi come il Puiati, intervenne su alcuni aspetti dell’insegnamento teologico in Seminario, suscitando qualche reazione. Fu zelante nelle visite pastorali e nel favorire la pietà, la devozione e la carità.

Nei primi sei anni svolse un ministero abbastanza sereno, ma con l’arrivo di Napoleone cominciarono i suoi travagli. Infatti era avversato dalle correnti giacobine; egli si illuse anche di trovare qualche punto d’incontro, ma invano. Dopo le Pasque Veronesi fu arrestato e processato: non fu condannato per un solo voto. Liberato, poté ritornare al suo ministero, che disimpegnò sufficientemente fino al 1800. Dal 1801, quando la città rimase divisa, sì ridusse a risiedere nella parte austriaca, nella villa di Monteforte, lasciando il Vicario Generale, Mons. Gualfardo Ridolfi a governare la parte destra dell’Adige. Ricordiamo che ebbe il felice intuito di favorire le iniziative di don Pietro Leonardi. A Maddalena egli diede il primo suggerimento delle scuole di carità. Dopo circa due anni di sede vacante, in cui la diocesi fu amministrata dal Vicario Capitolare, mons. Ridolfi, la chiesa veronese ebbe il nuovo Vescovo nella persona del monaco benedettino, mons. Innocenzo Liruti, minuto di corpo, ma forte di ingegno e di spiccata prudenza.

Preconizzato nel 1807, ordinato a Milano alla fine di quell’anno, fece il suo ingresso a Verona il 19 marzo 1808 e resse la diocesi fino alla sua morte nell’agosto del 1827. Con molta abilità superò il periodo napolenico, impostando decisamente l’opera di restaurazione spirituale nella diocesi. E questo il periodo in cui sorgono le nuove istituzioni di Maddalena di Canossa, di don Leonardi, di don Gaspare Bertoni, di Leopoldina Naudet, di Teodora Campostrini.

Alla morte di mons. Liruti seguì circa un anno e mezzo di sede vacante, finché fu eletto Vescovo di Verona Mons. Giuseppe Grasser, trasferendolo da Treviso. Entrò in diocesi nel 1829 e la governò per dieci anni.

 

La spiritualità propria della Canossa sarà caratterizzata, tra l’altro, dagli elementi che entrano nel «metodo di Verona»: esercizio della carità ai malati, dedizione ai ragazzi e alle fanciulle povere nel campo dell’istruzione e della formazione civile e morale, pratica del catechismo in parrocchia.

La fondazione di una istituzione maschile dedita ad opere di carità, che, secondo il «Piano» della Canossa redatto fin dal 1799, era prima nell’intenzione, sarà in realtà ultima nell’esecuzione. Lo sviluppo delle attività previste da quel «Piano» porterà prima al riconoscimento della Congregazione delle Figlie della Carità Canossiane nel 1816 e 1828. Solo più tardi, nel 1831, l’Opera Ritiri mensili per Sacerdoti, dopo il confronto con l’Abate Antonio Rosmini-Serbati (1797-1853) e dopo l’approccio con il veronese Antonio Provolo, (1801-1842), sfocerà nella fondazione dei Figli della Carità Canossiani, cui concorse don Francesco Luzzo (1779-1861) a Venezia.

L’operato della Canossa ottenne già nel 1808 l’ammirazione di Napoleone per lo «stabilimento di carità» eretto nel soppresso convento delle Agostiniane dei SS. Giuseppe e Fidenzio nel popolare quartiere di 5. Zeno. L’approvazione delle autorità, data nel momento della soppressione dei vecchi ordini, congregazioni e confraternite, era in linea con l’apprezzamento dimostrato in Francia verso le Congregazioni «utili», cioè insegnanti e soprattutto ospedaliere. Due anni avanti in quella nazione la nuova Congregazione delle Suore della Carità — si noti la similarità del nome con la fondazione della Canossa — era stata la prima ad essere riconosciuta.

 

 

Dopo il triennio rivoluzionario, con l’alternarsi di Francesi e Austriaci e dopo la Cisalpina e la Repubblica Italiana, si era in pieno periodo del Regno d’Italia (1805-1814). Durante quegli anni Maddalena era a Venezia, chiamata dai fratelli Antonio (1772-1858) e Marco (1774-1853) Cavanis, a fondare una nuova casa (1812) nell’antico monastero di 5. Lucia e a redigere le regole della sua fondazione, mentre a reggere la casa di Verona era rimasta Leopoldina Naudet (1773-1834), reduce dall’esperienza romana e in ricerca, sotto la guida di don Gaspare Bertoni (1777-1853), di come vivere il carisma che aveva cominciato a eseguire fin dai tempi in cui era a Vienna e Praga. In anni posteriori, in periodo austriaco (1814- 66), anche Teodora Campostrini (1788-1860) avrebbe fatto tappa (1816-18) nella fondazione della Canossa, sicché si potrebbe guardare a quel convento veronese come ad una specie di culla di almeno tre Congregazioni religiose: Canossiane, «Terese» e Campostrini. E stato più volte sottolineato il legame tra le diverse personalità di Santi veronesi dell’Ottocento, radunati come a grappoli nella città dell’Adige. Va evidenziato una volta di più il carattere universale, la storia di grande respiro, della loro vicenda. Quegli uomini e donne hanno cercato contatti, legami e diffusioni delle loro opere a partire dall’universalismo evangelico. Nel caso di Maddalena, superando l’ambito del Palazzo Canossa e d’una città — Verona — e gli spazi offerti dal passaggio da una dominazione a un’altra, la sua esperienza si è aperta alle possibilità universali che il Vangelo offre. Tale fattore, insieme al momento storico, all’ambiente culturale e soprattutto all’ambiente spirituale — si pensi ai preti veronesi che hanno influito sulla Canossa, come padre Ildefonso carmelitano, don Giovanni Zanetti, don Giuseppe Francescati, il citato don Libera, don Nicola Galvani e don Domenico Gottardi — fanno della sua esperienza dal punto di vista umano e spirituale una nuova realtà di notevole valore ecclesiale. La convinzione della Santa espressa nell’affermazione: «La vita religiosa non è che il Vangelo tradotto in opere» l’ha animata nelle diverse tappe, non meno difficili degli inizi, delle varie approvazioni e della diffusione della Congregazione, soprattutto femminile. Le difficoltà erano accresciute tra l’altro da una nuova prassi adottata dalla S. Sede e dalla reticenza di questa nei confronti di Congregazioni femminili a voti semplici e senza clausura. Nel 1816, quando — riconoscendo che la forma di vita religiosa abbracciata appariva particolarmente adatta ai tempi nuovi — la S. Sede approvò la già ricordata Congregazione delle Suore di Carità di Gand, la Canossa ottenne il decreto laudis ed ebbe l’approvazione il 23 dicembre 1828, superate, d’altra parte, anche le strettoie della burocrazia austriaca.

La scienza dei santi ha sempre risposto in modo adeguato alle esigenze dei tempi, tra le quali emergono un nuovo senso della donna nella società e nella Chiesa e una sensibilità e un’attenzione crescente alle necessità sociali manifestate dal mondo moderno, nato tra Rivoluzione, Restaurazione e Rinascita spirituale. In condizioni inedite e difficili, con i Santi e la Chiesa del suo tempo, 5. Maddalena Gabriella di Canossa ha saputo misurare vita e realizzazioni sul genuino senso del Vangelo.

d. Dario Cervato

docente di storia Studio Teologia S. Zeno - Verona