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«Dio, sorgente di vita e di grazia, dona agli educatori
di collaborare al compimento del tuo disegno d'amore, nei giovani perché si
formino alla scuola di Cristo tuo Figlio che è modello perfetto dell'uomo».1
L'obiettivo di Maddalena
nel dar vita alle scuole di carità e nello strutturare i Seminari per la
formazione delle Maestre di campagna, è di fare delle Sorelle impegnate nella
scuola e delle giovani che andranno nelle campagne a donare i primi elementi
culturali per una promozione graduale e integrale di tanti bambini,
adolescenti e giovani, le collaboratrici di Dio affinché Egli possa attuare
in ogni creatura il suo progetto d'amore. Maddalena di Canossa non è, e
certamente non volle essere, una pedagogista che ha affidato ad un sistema
teorico ben strutturato l'arte dell'educazione: Ella è un'innamorata di Dio e
per questo vuole farlo conoscere ai fratelli, che non possono essere
integralmente uomini se non conoscono Gesù Cristo «modello perfetto
dell'uomo».
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Vocazione
ad una
missione
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Ma
la motivazione religiosa dell'azione educativa, far conoscere
Gesù, è per Maddalena realisticamente radicata in quella sociale e in
quella umana che hanno fatto della Canossa un'attenta osservatrice
del suo tempo, tanto da accettare la sollecitazione del suo
Vescovo, Mons.
Avogadro, di istituire la scuola «a bene
delle povere fanciulle» dei sobborghi veronesi, convinta che «... dall'educazione
(dipende) ordinariamente
la condotta di tutta la vita».' Ella fa della scuola «... uno
dei Rami
contemplati singolarmente in quest'Opera» cioè l'Istituto da Lei
appena fondato, e affermerà in una lettera del 23/7/1830 indirizzata a
Domenica Faccioli «... la scuola
è da noi uno dei punti essenziali». E
ancora «... le scuole sono uno dei
Rami più interessanti dell'Istituto
nostro,
e come tale per vocazione già lo facciamo». 3
Educare,
dunque, per Maddalena, è vocazione ad una missione: collaborare
con Dio per fare di ogni figlio d'uomo un figlio Suo! Per questo dà
vita alle scuole in cui «raccoglie
fanciulle povere per toglierle all'ozio
ed alla immoralità e per
abilitarle ai lavori femminili, istruendole in
pari tempo nei principi dì
religione e di quella cultura che è propria
della classe cui appartengono,
come leggere, scrivere e calcolare».4
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I
destinatari
privilegiati
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La Canossa guarda con realismo evangelico e profonda, umana
comprensione ai più indifesi, ai più deboli, a chi più facilmente
può
esser strumentalizzato da ogni specie di potere e che neppure la
filantropia illuministica o l'egualitarismo rivoluzionario del suo
tempo
hanno saputo (o voluto) promuovere. I rivoluzionari, i bonapartisti
i restauratori si trovano d'accordo nel temere l'acculturazione della
massa: sarebbe un pericolo per la nascente democrazia degli uni e
per l'irriducibile assolutismo degli altri.
Maddalena,
che in Cristo ama tutti e, fra tutti, i più poveri,
qualunque sia la loro povertà, coglie l'errore storico-sociale che la
pubblica autorità sta compiendo e, col coraggio proprio dei profeti,
continua la sua attività educativa, nonostante le difficoltà e le
incomprensioni che la ostacolano. Scrive infatti all'amica Contessa
Durini: «sappiate dunque che fui
avvertita da persona amica, che
cerchi
con la possibile segretezza di maneggiarmi a Milano per
ottenere il Decreto di
conferma del dono fattomi in voce da Sua Maestà perché qui vi sono persone
di Governo, le quali vogliono prendermi il convento, perché la Pace di Parigi
porta nei suoi articoli che i beni ecclesiastici debbono andare a saziare i
debiti dello "Stato. Oltre di ciò hanno preparato un rapporto
informativo di quest'opera nel quale fanno vedere la sua inutilità non solo;
ma anche ch'è nociva al bene pubblico perché prendendo noi le povere alle
nostre scuole. le civilizziamo, e per conseguenza non fanno più le lavandaie,
non scoperanno più le strade, insomma non faranno più queste cose così
ordinarie».'
Maddalena sa che «civilizzare» significa difendere i diritti
umani che ogni uomo può vantare, ma solo quando compie i propri doveri,
altrimenti diventa un rivoluzionario, un anarchico, nocivo a sé e agli altri.
Per questo vuole che le sue Figlie e le Maestre di campagna insegnino alle
ragazze «a
leggere, a scrivere, a far di conto», ma anche a lavorare per
guadagnarsi onestamente il pane, e quindi sfuggire ad ogni strumentalizzazione
della loro povertà. Raccomanda infatti alle Maestre: «... (abbiano pure) una
singolare attenzione perché riescano abili ed anche eccellenti nei loro
lavori, chè anzi uno dei mezzi opportuni per tenere le povere lontane dal
pericolo di offendere Dio, è quello di dar loro da guadagnarsi il pane
onorevolmente». 6
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Il
motivo Ispiratore
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Maddalena, educatrice attenta e apostola innamorata di
Dio e dei fratelli, sa che l'azione educativa è tanto più efficace quanto
più radicata nella conoscenza di Dio, dell'annuncio della salvezza che Gesù
di Nazareth è venuto a portare: Egli è morto e risorto perché l'uomo
potesse ancora realizzare il suo destino eterno. Solo quando, con la cultura,
daremo ai destinatari delle nostre scuole la certezza del Regno che è già in
mezzo a noi e non tramonta col tempo umano, la nostra offerta culturale
diventerà in essi vita capace di tradurre nel quotidiano la fede che la
vivifica. Per questo la,1kostra Santa Madre ci ricorda che dovremmo «... cercar di formarle (le migliaia di bimbi, di adolescenti, di giovani
che ogni giorno incontriamo nella scuola) tutte per Lui, istillando loro una pietà tenera bensì, ma veramente
soda ... ». Nell'esortazione cogliamo tutta la forza virile della fede di
Maddalena che ha fatto di lei, come poi suggerirà alle Figlie, l'anacoreta e
l'apostola dei poveri di Jahvè. L'intimità profonda che ebbe con Dio si
traduce in tutta la sua molteplice attività e dà alla sua personalità di
educatrice la forza, la creatività, la novità per essere una animatrice
d'avanguardia di quella scuola di base che dovrà riscattare i più poveri da
ogni tipo di ignoranza e rendere loro giustizia. Ma la giustizia di Maddalena
è quella di Gesù, è la Carità che fa di ogni nostra azione, in particolare
dell'attività educativa, un servizio al fratello, affinché partecipi al
Regno che è già in mezzo a noi.
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Creatività che previene e
precede
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Maddalena ci invita a «........
riflettere di dover sempre
anteporre il
Regno di Dio agli umani interessi
e prestarsi per questi sempre in
ordine a Dio».' Questa continua tensione a Dio e alla sua gloria
nella promozione integrale dei fratelli, la rende capace di
anticipare
quegli accorgimenti che la didattica ufficiale solo da poco tempo
applica ai ragazzi di oggi: i corsi di ricupero, ad esempio, erano già
un mezzo usato da Maddalena nelle sue scuole di carità per quelle
ragazze alle quali particolari situazioni personali o di famiglia non
permettevano una regolare frequenza della scuola. Scrive nelle
Regole per le Scuole «insegneranno
similmente in qualche ora
determinata del giorno ad altre ragazze che non fossero in scuola o
per
non poter essere ricevute per mancanza dei requisiti necessari per entrarvi o
per essere impegnate nelle loro famiglie». 8 L'attenzione
a tutto l'uomo, che la Canossa evidenzia nella sua attività educativo-apostolica,
scaturisce dallo spirito carismatico che anima l'istituto da lei fondato e che
ella imprime, con sfumature che li diversificano e li armonizzano, ai tre Rami
di carità «perenni e continui», propri della sua istituzione. Ella ricorda
alle Sorelle impegnate nella scuola che sono educatrici perché «Figlie della
Carità»: nelle Regole delle scuole afferma infatti «... se togliamo lo spirito di Carità che animar deve questa santa
occupazione, poco più di una scuola ordinaria nelle nostre scuole potremo
vedere ... ».9 Il «giusto valore» della «sua» scuola, per Maddalena
(e per ogni canossiana), sta nello spirito di servizio di cui Cristo è
modello come Maestro e come Salvatore, crocifisso e risorto per ogni uomo,
perché possa incontrare il Padre lungo il suo pellegrinare terreno, in cerca
di eternità.
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Le
sorelle della Commissione Internazionale
- Sez. Educazione
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| 1
Dal Messale Ambrosiano. |
| 2
M.d.C., Regole e scritti
spirituali, p. 179. |
| 3
M.d.C., Ep. 111/1, p. 435-436. |
| 4
M.d.C., Ep. 11/1, p. 23. |
| 5
M.d.C., Ep.
1, p. 427.
|
| 6
Cfr. M.d.C., Regola Diffusa, Milano
1978,
pp. 96-97.
|
| 7
Ivi, p. 97.
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| 8
Ivi, p. 33.
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9
M.d.C., Regole e scritti spirituali, p. 147
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