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Il più grande sia colui che serve
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dono
per tutti |
Quando
la Chiesa riconosce la santità del
fondatore
di un istituto |
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Maddalena non ha considerato un tesoro geloso le sue ricchezze |
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La
fondatrice
si è rivolta a ogni categoria di persone: dai poveri, ai |
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| L'insegnamento
di Maddalena
è d'una attualità sorprendente e |
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1)
Siamo figli e figlie della carità se accettiamo la fatica umile e
coraggiosa di sbriciolare e tradurre le ricchezze della nostra spiritualità
e di portare il vangelo al livello di ogni persona. 2)
Condividere il dono vuol
dire anche comprenderne la fondamentale natura
missionaria. Se è dono dello Spirito, nessuna cultura e nessun ambiente
geografico possono presumere d'esaurirne la comprensione e la portata; così
ogni cultura e ambiente umano possono svelarne aspetti significativi e
vitali. Un carisma
è fatto per perdersi nella Chiesa e nel mondo come l'acqua nella terra da
fecondare. |
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nobiltà del servire |
Possiamo tentare di cogliere il contenuto del dono di Maddalena. |
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Potremmo forse riconoscerlo e sintetizzarlo in
un'espressione:
la |
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La
nobiltà è forse il più caratteristico tratto del dono. E non tanto |
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Ella, infatti, ha abbandonato il titolo nobiliare di famiglia ed ha |
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Per
questo Maddalena
ci chiede di usare verso chi soffre «carità dolcezza e pazienza».2
Per questo chiama i poveri
«i
nostri
padroni»,e
noi i loro servi. C'è infatti una profonda convinzione nella
Canossa, maturata alla scuola del
Crocifisso
e che fa da radice teologale alla sua nobiltà di cuore e
di tratto: la convinzione di ritrovare il volto del Cristo, ancora sofferente e
crocifisso, nei poveri e nei piccoli 3, convinzione che dà una solida unità
alla sua vita, al punto che «per
la Canossa
l'esperienza mistica poteva essere consumata anche nel vivo
dell'azione,
di un'azione
imbevuta di carità e di sacrificio, dunque
cristificata
alla radice».
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Esigenza di fedeltà |
Anche
noi sentiamo l'appello che proviene dal
«dono»
e sappiamo
di dover dare una risposta di particolare fedeltà. In forza di questo dono ci
sentiamo anzitutto chiamati ad amare i piccoli e i poveri. Non si tratta solo di
soccorrere, ma, prima di tutto, di voler
bene
con affetto sincero e preferenziale a questi fratelli. Amandoli
per primi, impariamo ad amare tutti, con amore universale.
Amandoli per la loro intrinseca dignità, impariamo a voler bene gratuitamente, senza cercare i nostri interessi, soddisfazioni,
affetti, ricompense.5
Amandoli nella loro povertà e sete d'affetto impariamo ad amare intensamente,
con cuore grande e generoso, a imitazione di
Colei
che sul Calvario offrì il proprio Figlio.Un amore universale, gratuito e
intenso ci porta spontaneamente a servire gli ultimi,
sentendoci profondamente servi e vivendo le
virtù
tipiche del servo: povertà, umiltà e obbedienza, con semplicità e
buonumore.
Servire autenticamente vuol
dire accogliere i fratelli, ascoltando anche le loro lamentele e cercando di
capire i loro drammi; significa intuire con delicatezza le loro esigenze, anche
quelle inespresse,
riconoscendo in esse un appello che viene da Dio. |
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Ascoltando
il povero con rispetto e gratuità, scopriamo non solo le sue richieste, ma la
sua sapienza e beatitudine: non siamo più solo maestri che insegnano, esortano
e consolano, ma discepoli che si lasciano
istruire e restano sorpresi dinanzi a quella sapienza e beatitudine. E
il punto d'arrivo della spiritualità canossiana,
una spiritualità di sintesi tra contemplazione e azione, poiché nasce non solo nell'ascolto della Parola e nella contemplazione del
Crocifisso, ma Questa
è la nostra estasi: credere in tale mistero mentre e
laddove
lo annunciamo, per consumare -
come Maddalena-
la nostra esperienza mistica nel vivo dell'azione
quotidiana, nel servizio umile e nobile di questi fratelli.
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P.
Amedeo
Cencini
fcc
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| 1 M.d.C.,
Regole e Scritti spirituali, a cura |
|
| 2 ivi,
p. 224. |
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| 3 Cfr.
MdC.,
Ep.
I, p. 589. |
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4 Vecchi
A., La dottrina spirituale di A. |
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| 5
Cfr.
M.d..C.,
Ep.
II/2;
p. 753; 111/1, p. |
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| 6
Cfr.
M.d.C.,
Ep.
II/2,
p. 1155. |
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| 7
M.d.C.,
Regole e scritti spirituali, pp. |
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