Figlie della Carità Canossiane

 

LETTERE

DI MADDALENA  DI  CANOSSA

AD ANGELA BRAGATO   

 

EPISTOLARIO VOL. III/2

 

 

1438 

V.G. e M. Carissima Figlia

Finalmente mi riesce trovare pure un momento da scriverle mia Cara Figlia intorno all'argomento ch'ella mi accennò prima della mia partenza. Senta dunque mia cara Angiolina io giudico una tentazione tutte le angustie, che ha intorno al mangiare al bere, ed alle altre cose che possono esserle di sollievo. Già non dubiti che il Signore sa fare a dar da patire quando vuole, e mi creda, che se andrà alla semplice, tanto nel prendere quello di cui la sua salute abbisogna, e che si sente quel desiderio il quale altro non è che un effetto convulsivo, come nel prendersi quel po' di riposo, e queste cose, che già ben vede abbisognarne realmente cesseranno le tentazioni e faranno bene non solo al corpo ma ancora all'anima.

Mia Cara Figlia mi creda, che da tanti anni, che sta con me io la conosco pienamente, e molto più di quello ch'ella crede. Per lei ci vuole coraggio, disprezzo, confidare in Dio, ed alla semplice cercar Dio solo, senza far conto de' suoi pensieri, e della sua testa della quale neppure il Signore sa cosa farne. Si assicuri, che il suo cuore non vuole altro che Dio, non badi nè alla sua fantasia, nè alla sua immaginazione. Pensi meno che può, e niente se fosse possibile, ami il Signore ed al mio ritorno, che per quanto dipenderà da me cercherò sicuramente di affrettare, spero che il Signore ci darà la grazia di vedere la casa di Verona stabilita perfettamente. Ho ricerche sempre nuove di fondazioni. Già per me comincerei il trattato anche di cento perchè già a ora che si concluda ci vuol sempre un tempo illimitato. Mi raccomando faccia pregare per me in questo tempo tanto per lo stabilimento della casa di Milano, che per quello della casa di Verona per la quale concorre la volontà anche dell'altro Superiore.

Mia Cara Figlia io dirigo questa lettera al Signor Don Luigi di lei cugino. Sappia che presentemente la Metildina Canossa mia nipote non va più dal Padre Superiore dei Filippini, ma va dal Signor Don Luigi a confessarsi. Ella sa quanto io desidero, che la medesima adempisca la volontà di Dio, e quanto la stimerei felice se il Signore la chiama in Religione. Ella sa i miei timori, i quali non avranno altro fondamento, che il temere.

Per mia quiete, per altro, ella confidi in tutta segretezza al Signor Don Luigi quei nostri timori, che io voleva ella dicesse al Signor Don Gaspero, pregandolo a non farne uso con nessuno, ma solo a valersene ad opportuno incontro colla ragazza, unicamente perchè questa pesi tutto, e si consigli in tutto, onde seguire la sua vocazione se Dio la chiama, o a cambiare risoluzione se Dio non la chiamasse. Lo preghi a non parlarne neppure con Don Gaspero, avendo io tempo fa  al medesimo fatto fare simili rimarchi, e dubito non gradisca sentirseli ripetere. Raccomando anche la mia famiglia alla carità delle loro orazioni.

L'abbraccio di vero cuore, e la lascio nel Cuor Santissimo di Maria con sincero attaccamento.

                                         Di Lei Carissima figlia

Bergamo Santa Croce li 28 luglio 1824

                                                                   Sua Aff.ma Madre

                                                           Maddalena Figlia della Carità

1464

V.G. e M.        Carissima Figlia

Sappia mia cara Angiolina, che voglio scriverle da varj ordinarj senza mai potervi riuscire. Mia Cara figlia molto mi consolo con lei che il Signore la visita colla croce. Questa è la chiave del Paradiso. Coraggio, e poi coraggio. Il Signore ha voluto anche la buona Facchelli e vuole pure in altro modo la nostra Giovannina. Vorrei sapere come il suo cuore si trovi in queste circostanze. Per mia quiete mi scriva qualche cosa. Per la nostra Rosmini per la santa Comunione la lasci fino che non gli scrivo perche mi consiglierò qui con questo Superiore quando ritornerà dalla campagna per vedere se come fondatrice debbo farle una qualche differenza, o lasciarla al sistema comune. Per gli Esercizj quando saranno passati un po' di giorni che possa la Rosmini essersi un po' sollevata dalla morte della Facchelli che suppongo avrè vivamente sentito scriverò alla Superiora che glieli lasci fare. Senta mia Cara Figlia con la Margherita proceda con tutta la dolcezza e buona maniera, ma prudentemente sempre però la guidi per la strada di una soda virtù essendo un' anima capace di servir Dio con gran perfezione. Ma la tratti sempre colle dolci e si faccia vedere sempre dolce con tutte giacche la Signora Margherita, è condotta per una via di santità, ma la sua natura esterna non è di proprio carattere dolcissima. Siccome ha una gran testa, ed un ottimo cuore, e che cerca Dio solo seriamente in conseguenza col tempo sarà atta a qualsiasi impiego si rende necessario ispirarle quello spirito di dolcezza, che perfezionerá quest'anima bella.

Capisco, che tra tanti pensieri, e colle indisposizioni della di lei salute le propongo una cosa qualche volta faticosa, ma il Signore con questo mezzo darà a lei un nuovo argomento di vivere sulla croce, superandosi continuamente. Non vedo l'ora, che mi scriva come sta. Vivo certa che farà pregare per me. Detto a lei sola non vedo l'ora di sortire da questi palazzoni e ritornare nel  caro nostro San Giuseppe. Siamo da quindici giorni nella casa nuova senza ancora avere opere di carità. Spero che presto le cominceremo e che istradate queste in ambedue le case mi lasceranno partire. Quante cose mai ho da contarle.

Non vedo l'ora sia passato questo tempo che ridiamo un poco. Io pregherò in particolare per lei. Ella lo faccia per me. La lascio nel Cuor Santissimo di Maria, che supplico voler essere la sua fortezza, conforto, e sostegno, nel quale sono, e sarò sempre. La tua Cristina ti abbraccia. Bondì il mio caro secchin, non vedo l'ora di vederti. Ti raccomando le mie ragazze dell'unione, che mi stanno tanto a cuore.

20 ottobre [1824]

                                                             La Tua Aff.ma Madre

                                                        Maddalena Figlia della Carità

1469

V.G. e M.        Stimatissima e Carissima Figlia

Milano li 26 ottobre 1824

 

         Ecco, mia cara Figlia, che se sarà vero, che mi lascino un po' di quiete voglio darmi il piacere di stare un poco con lei in iscritto non potendo così subito aver quello di seco lei trattenermi di persona. Già qualche cosa le dissi intorno la nostra buona Rosmini nell'altra mia, ma questa volta sono a risponderle per la medesima intorno a quello ch'ella brama sapere. Mi consigliai dunque con questo ottimo Superiore intorno alla frequenza quotidiana della santa Comunione per la medesima riguardandola come Fondatrice. Il medesimo mi disse, che il di lui parere sarebbe, che per un poco di tempo anche la Signora Margherita stesse per le Comunioni al metodo comune. Mi diceva egli quando anche non fosse, che per tre, ed anche per due soli mesi, ma per le edificazione della comunità a lui sembrerebbe così, e tal pure sarebbe il mio parere. Ella però non si angusti se mai il santo nostro Don Francesco giudicasse altrimenti e si adatti liberamente a quanto egli disporrà, come io pure sono contenta del di lui volere.

      Nell'occasione che la Signora Margherita farà i santi Esercizj con tutta la destrezza, e dolcezza insieme, le lasci conoscere il pieno sistema del noviziato, anche intorno le Comunioni. Vedrà se questa figliola si troverà tentata, essendo, che  il diavolo mai non dorme, vedrà, che effetto le fa l'adattarsi al comune, anche su tale articolo, e poi riferendo ogni cosa al veneratissimo Signor Don Francesco lui poi farà quello che crederà espediente. Intorno poi al consultar lei il veneratissimo Signor Arciprete di San Polo parlandole come debbo col cuor sulle labbra ingenuamente le dirò, che io pure sono piena di stima e persuasione pel medesimo, e che lo sono al segno, che se dovessi appoggiarmi per elezione io pure mi appoggerei. Ma siccome in tutto in tali cose poi particolarmente dobbiamo appoggiarci singolarmente anzi unicamente a Dio così per ora non credo opportuno ch'ella a lui s'indirizzi, ne si appoggi. Il primo momento che avrò il respiro voglio scrivere al Signor Arciprete di San Martino, e da lui sentire chi ci destina in suo luogo dopo di che ci regoleremo ambedue, e subitamente io le scriverò.

Mia cara Figlia, la Metilde mi assicura ch'ella se la passa sufficientemente bene, tra le varie croci, che il Signore le va' man­dando. Già ella sa che Dio vuole santificarla, e perciò fare convien patire. Anche l'affare della nostra Giovannina le sarà certamente di pena, ma piuttosto di avere una malcontenta, o che non corrisponda alla sua vocazione meglio è che vada mille volte a casa sua. La croce per noi sarebbe di vedere una povera Figlia sacrificata, che col cuore e la capacità della Giovannina nel luogo dove sarà veramente chiamata, riuscirà veramente bene.

Mia cara Figlia ella riceverà questa lettera dal veneratissimo Signor Don Luigi di lei cugino. Presenti al medesimo i miei doveri. Nello stesso tempo vorrei che gli dicesse, come avrà egli pure sentito lo stabilito matrimonio di mio fratello colla Damina Carlotti.

Il medesimo significandomelo con sua lettera appena di a­verlo concluso mi dice replicatamente che la cara Metildina sospira il suo Monastero. Mi scrisse antecedentemente, ed in seguito mi conferma come la Marianna si aggravò nuovamen­te nell'entrare della stagione più fresca e ch'egli teme della sua vita quando il freddo si avvanzerà. Io gli risposi che la Metilde ha tutta la ragione di bramare l'esecuzione dè santi suoi desiderj, ma che mi tengo certa non farà ciò prima che passato il tempo rigido possiamo essere assicurati che sua sorella resti per lo meno nel suo stato ordinario giacche sarebbe un darle un tracollo sin che siamo in una stagione creduta pericolosa che aves­se da incontrare un distacco da una sorella tanto buona, che le prestò una si cordiale, ed accurata assistenza.

A lei poi soggiun­go pregandola a segretamente parlarne col Signor Don Luigi, che può figurarsi qual pena mi imagino sarà per queste due ragazze il novello matrimonio, ed in tal momento, che colpo sarebbe per l'ammalata il restare oltre di ciò anche sola sul punto. Dopo pas­sati alcuni mesi almeno dell'inverno se la Marianna non peggiora ma si mantiene in uno stato non dirò ottimo ma buono allora vedo anch'io che la Metilde ha ragione. Dica dunque al Signor Don Luigi che a lui mi raccomando. Non si dimentichi di me col Signore, ch'io pregherò per lei. Faccio qui quanto mi è possibile per ritornare prestò a Verona, ma mi assisti coll'orazione. La Cristina la riverisce e si raccomanda pure alle di lei orazioni. L'abbraccio di cuore lasciandola nel Cuor Santissimo di Maria. Ricordati di governarti

 

                                                            Tua Madre Maddalena Figlia della Carità

 

NB. L'ultima riga in calce alla lettera e la firma autografi della Canossa

1486

 

V.G. e M.        Carissima Figlia

 

Sono contentissima mia Cara Angelina ch'ella riceva la Bolsanina nell'Unione, e molto più contenta perchè sento diportarsi la medesima in modo da meritarselo. Sappia mia cara Figlia, che la nostra Giovannina finalmente mercoledì scorso andò per i fatti suoi. Cristina è tanto contenta, che vuole, che diciamo in coro il Tedeum però è sortita pienamente nostra amica intenzionata di procurare una nostra fondazione a Tirano ed anche di vivere come nostra Aggregata, ma già per quanto so nel settimo Sacramento. Glielo dico per di lei quiete.

Mia cara Figlia la ringrazio dell'orazione, che fecero per me la notte del Santo Natale. Si ricordi di non instancarsi e farlo non già pel corpo, che la mia salute va bene, ma per l'anima che l'ho tutta sconquassata. Scrivo facendo compagnia alla Cara Teodora, che di cuore l'abbraccia. Per nove giorni faccia dire tre Ave Marie al Cuor Santissimo di Maria perchè avendoci la nostra Cara Madre fatto la grazia di lasciarla a suo marcio dispetto ci faccia adesso quella di rimetterla presto perchè abbiamo tanto tutte da lavorare. La lascio nel Cuor Santissimo di Maria.

Saluti di vero cuore la mia Beatrice anche da parte di Cristina e le dica di dire alla Scattola che presto spera vederla. La medesima Cristina saluta tanto il suo secchin.

                                           Di Lei Carissima Figlia

Bergamo li 25 dicembre 1824

 

Tua Aff.ma Madre

                                                           Maddalena Figlia della Carità

 

NB. Scritta da Cristina Pilotti, firmata dalla Canossa

1492

 

V.G. e M.        Carissima figlia

 

Lascia, che ti dica cara la mia Angiolina che nel leggere la tua lettera io credo, che entrando a parte pienamente delle tue angustie non abbia potuto a meno di non ridere sembrandomi di vedere le tue disperazioni. Parliamo adesso sul serio. Già rapporto alla Ginevra avrà veduto rimediato ad ogni cosa nell’ultima mia lettera. Mia Cara Figlia si combinò, che quando ricevetti la cara sua eravi il superiore. Lessi al medesimo il paragrafo a lei noto. Il medesimo mi assicurò, che entra nelle nostre vedute, e che presto mi lascerà partire. Per altro faccia pregare Maria Santissima che tutto disponga secondo la maggior Gloria di Dio. Pel mio cuore ella lo conosce, e verrei volentieri questa sera piuttosto che domani. Ripeto il Superiore mi disse che mi lascia partir presto, onde quand'altro non succeda presto ci rivedremo, e finiremo il carnevale in compagnia. Mando questa lettera al veneratissimo Signor Don Luigi, ma se non andasse la faccenda come l'altra volta le soggiungo qui qualche cosa relativa alla mia famiglia perchè possa servirsene nel caso si sapesse ch'io le ho scritto.

La prego dunque mia Cara Figlia per mia norma non poten­do a meno, di non andare adesso a Casa Castiglioni, dove non ebbi mai coraggio di andare dopo la morte della buona mia cognata adesso non posso più dispensarmi avendomi fatto dire sua madre, che vuol vedermi, ed essendo stato il fratello e la sorella della mia Checchina a pregarmi di andare da loro per la madre. Domandi dunque al Signor Don Luigi, al quale presenterà i miei rispetti, se ha più veduto la cara Metilde dopo ch'è in convento, e se niente ne sa. Similmente gli domandi se la Mariannina va da lui, e se fuori della confessione egli la sa che sia contenta, e tranquilla senza la Metilde.

Cara la mia Angelina quando verrò ti porto se altro non suc­cede la sorpresa di due novizie. Quella che hai veduto a Bergamo, ed un angiolino di 15 anni; dalle ragazze, separatamente senza dire il motivo faccia fare una piccola novena a Gesù Giuseppe e Maria perchè dispongano essi pel mio ritorno.

L'abbraccio di vero cuore unitamente alla Cara Beatrice e le lascio ambedue nel Cuor Santissimo di Maria

 

Milano8 gennajo 1825

                                                               Sua Aff.ma Madre

                                                        Maddalena Figlia della Carità

 

 

NB. Firma autografa della Canossa.

 

1497

[Tra il 20 e il 22 gennaio 1825]

 

Certo il contrattempo degli Esercizi, ancora problematici, delle Dame di Milano, l'avrà tentata a brontolare, ma poiché anche a lei vien voglia di farlo, si rimettano invece entrambe alla divina volontà.

 

V.G. e M.        Carissima Figlia

 

Volendo scrivere al Signor Don Francesco, e non volendo dare al medesimo l'incomodo della lettera la occludo a lei mia Cara Figlia così con quest'incontro ho il piacere di dirle due parole. Confessa il vero mia cara Angelina gran brontolare, che avrai fatto non vedendomi arrivare nel carnevale. Già ti confesso, che qualche rara volta mi viene la tentazione non di brontolare, ma d'aver un po' di smania di venire a Verona. Conviene però, ma non per forza essere amorosamente contente del Divino volere. Il Signore ha dei fini, che noi non conosciamo, e che qualche volta ci sembrano opposti alla di Lui gloria, ma non è vero.

Gli Esercizj delle Dame dei quali non ho ancora avuto una positiva risposta, che però aspetto domani mi tennero incerta sin qui, ma già credo sarà impossibile che queste signore si combinino. Ho già terminato nella Casa piccola ma vedi cosa il Signore adesso fa. La tosse, che non ho mai avuto tutto l'inverno., è venuta a farmi visita. Questo medico sin ora non ha voluto farmi cavar sangue in conseguenza sono costretta a governarmi assai, e non posso lavorare dacchè sono nella casa nobile. Già tu sai cosa è la mia tosse, che fuori di non lasciarmi capace da far niente non mi fà altro, e potei sempre stare in piedi. Però anche questo ritarda un poco la mia partenza. Non ti prender pena, che già non è niente. Dico solo per la combinazione involontaria del ritardo e già il medico mi disse jeri che se non mi cede oggi con una polvere, che mi farà domani cavar sangue, e allora è finito tutto. Io però credo che il Signore qui mi lasci ancora qualche giorno per combinare un gran bene che in voce ti dirò e nel quale mi ajuterai.

Coraggio dunque mia Cara Figlia. Ti raccomando far fare orazione perchè tutto possiamo  stabilir secondo la nostra intelligenza essendo tale il desiderio di questo Superiore, e che mi fermi a Verona quanto posso. Ti abbraccio di vero cuore. Già alla Superiora scrivo quello che è della mia salute onde dalla Beatrice, che pure abbraccio lo saprai. Ti lascio nel Cuor Santissimo di Maria. Addio la mia Angelina

                                                                      Tua Aff.ma Madre

                                                               Maddalena Figlia della Carità

 

NB. Firma autografa della Canossa

 1563

 

V.G. e M.        Carissima Figlia

 

Il bisogno che ho d'avere da lei un nuovo servizietto, mi anticipa il contento di abbracciarla ora in iscritto, mia Cara Figlia come tra poco spero di farlo in persona.

Sappia che la nostra Rosina Zaibante a di lei consolazione si portò sempre bene, ma questa pure ha la fatalità, che l'aria pare non le incontri, trovandosi già la medesima da molto tempo incomodata col suo dolore di capo, ma di più questo le porta, degli altri incomodetti, per cui non so se sarà opportuno, ch'io la lascia qui al mio ritorno a Verona. Vorrei dunque ch'ella mia cara Figlia con tutta la destrezza, interpellasse la Teresina, se avrebbe difficoltà di venire per sei o sette mesi a Bergamo. Già  non occorrerà, perchè potrebbe darsi, che la Rosa si rimetta che non faccia bisogno, ma mi faccia il piacere d'interrogarla e di tosto darmi la risposta per mia regola.

La mia salute va bene, solo ebbi bisogno di farmi fare un salasso che mi diedero jeri sera. Oggi sto quanto posso in riposo, e domani a Dio piacendo sarò di nuovo in campo, perché i1 giorno tre del corrente mese qui daremo principio agli Esercizj delle nostre paesane. Ho bisogno ch'ella anche per questo faccia fare molta orazione perchè oltre gli Esercizj, ho da trattare, in tal tempo degli altri affari di gran gloria del Signore.

Mi raccomando di rispondermi più presto che può, già prendendo il momento con prudenza. Quanto prima cioè tra circa quindici giorni spero avere il piacere d'abbracciarla. In questa novena di Maria Santissima Assunta ella la faccia indirizzare da tutte le novizie perchè la Cara Nostra Madre tutto benedica al  mio ritorno, e tutto si stabilisca alla maggior gloria di Dio ed il Signore mi dia la grazia di far in tutto la sua Santissima Volontà.  Lascio tutte nel Cuor Santissimo di Maria.

 

Bergamo li 3 agosto 1825

                                                                       Sua Aff.ma Madre

Maddalena Figlia della Carità

 

NB. Firma autografa della Canossa.

1567

 V.G. e M.        Carissima Figlia

 

Due sole righe mia cara Figlia giacchè l’entrante settimana spero di abbracciarla. La ringrazio dunque di quanto ella mi scri­ve intorno alla cara Teresina. Già a me com'ella ben sa anche nel tempo scorso pareva che il Signore la voglia per una strada di patire. Non so poi cosa venga a lei in mente mia cara Figlia di non essere capace di guidarla. La cosa è tanto grossa, che non posso aspettare la mia venuta a dirle, che è un bellissimo sogno. Per altro la Rosa la quale si porta bene va sempre più migliorando. Ha qualche poco di male di testa, ma rinfrescandosi pas­serà anche questo, ed ora è in caso di stare in scuola, e potè pure ajutarci per gli Esercizj, onde sospendiamo ogni cambiamento. Senza far devozioni straordinarie, faccia indirizzare, ed indirizzi le sante Comunioni secondo la mia intenzione affinchè Maria Santissima ci assista a stabilire la casa di Verona in una piena osservanza in ogni ramo. La lascio col più sincero attacca­mento nel Cuor Santissimo di Maria

 

Di Lei Carissima Figlia

 

Bergamo li 13 agosto 1825

                                                                 Tua aff.ma Madre

Maddalena Figlia della Carità

 

Addio Angelina piena di buon tempo.

 

 

NB. Firma e poscritto autografi della Canossa.

1639

 

V.G. e M.        Carissima Figlia

 

Col ritorno del nostro solito vetturino, le do anche in iscritto le notizie del felice nostro viaggio. Arrivammo alle ore 6 circa felicemente a Roveredo. L'assicuro che sono confusissima di vedere tanta bontà e gentilezza di tutti questi Signori. Poco dopo, il mio arrivo venne l'ottimo Vicario di Trento. Domani mattina partiremo per Trento.

La mia salute è buona, ed anche Cristina sta bene, aven­dole giovato il viaggio. Mi raccomandino al Signore, perchè si degni di tutto benedire.

La Giuseppina Rosmini, e la famiglia, mi commette di tanti loro complimenti. Sono tutti contenti di vederci qui.

In fretta l'abbraccio di vero cuore e le lascio tutte nel Cuor Santissimo di Maria.

 

                                                                 Tua aff.ma Madre

Maddalena Figlia della Carità

 

Roveredo 20 febbraro 1826

 

Le raccomando di far ricercare s'è vero che la Franceschini sia morta.

 

 

NB. Firma autografa della Canossa.

1643

 

V.G. e M.        Carissima Figlia

 

Jeri dopo pranzo alle ore tre circa siamo arrivati felicemente a Bergamo dopo un felicissimo viaggio. La mia salute va propriamente benino essendomi riposata alquanto.

Mi sono consolata nel sentire da questa buona Superiora che il Signor Don Giuseppe Gavazzeni aveva già risposto alla buona Cattina prima ch'io giungessi. Mia cara Figlia, la prego subito che può dirmi qualche cosa del risultato, cioè se Cattina si stabilisce o non si stabilisce in religione per mia regola significarmelo.

La Cristina che di cuore abbraccia lei, e tutte meco se la passa di salute sufficientemente.

Martedì conto partire per Milano. Questa volta Nanne, e Michele hanno avuto voglia di fermarsi a Bergamo per venire ad accompagnarmi a Milano, e per quanto abbia fatto, a dirlo a lei, perchè partissero non vi sono riuscita perchè Michele disse che ha molti affaretti per Milano. In somma la facenda sta questa volta così. Non si prendano dunque pena se non vedono a ritornare secondo il consueto.

Tutte le compagne qui stanno bene. Anche la buona Suor Rosa, è in piedi. Solo un po' debole.  Le abbraccio tutte di vero cuore, e le lascio nel Cuor Santissimo di Maria.

 

Di Lei Carissima Figlia

Sua Aff.ma Madre

                                                          Maddalena Figlia della Carità

Bergamo li 4 marzo 1826

 

Mandi subito l'occlusa a casa da Michele il quale sta bene.

                                                                                        

Momenti sono arrivò qui la mamma della Rosa della Croce. La medesima provvederà qui la tela per le camicie di sua figlia e lascerà che noi provvediamo le lenzuola. Lo dica alle care Metilde e Beatrice.

 

 

NB. Firma autografa della Canossa. Lettera scritta dalla Pilotti.

 1645

[Tra il 4 e il 13 marzo 1826]

 

V.G. e M.        Carissima Figlia

 

           Due sole righe mia Carissima Figlia tanto per dirle, che il nostro viaggio non poteva essere più felice. Siamo arrivate a Milano alle ore una circa dopo il mezzo giorno. Ricevetti sul punto dall'Elena la di lei lettera nella quale trovai occluso il Decreto per Trento onde anche per questo ringraziamo il Signore, che l'abbiamo ricevuto.

Godo di sentire l'ingresso delle nostre due Demassari, ed il giubilo, che dimostrano per la grazia ricevuta. Me le riverisca da parte anche di Cristina. Desidero che il Signore si degni di compiere in esse le sue divine misericordie.

Intorno alla venuta del Decreto di Trento oltre la cara Metilde lo dica anche alla Cara Signora Margherita.

Quando manderà di nuovo all'ospitale faccia fare i miei complimenti alla Contessa Governatrice. Intorno allo stesso Decreto di Trento mandi a pregare il Signor Don Leonardo di Casa Canossa di venire da lei, e gli dica essermi venuto il Decreto, e che favorisca significarlo a mio fratello che di cuore con tutta la famiglia saluto presentando a Don Leonardo i miei complimenti. A Monsignor Vicario di Trento lo scriverò io subito. Sono obbligatissima al Conte Beniscalchi della bontà del quale approfitteremo occorrendo.

Rapporto alla Signora Marianna Campostrini tanti complimenti e sarà di tutto servita. Per gli Esercizj niente paura mia Cara Figlia. Non ci curiamo del demonio ma stiamo ferme con Maria Santissima la quale tutto vincerà. Intanto subito che sarà pubblicato il Giubileo me lo scriva per mia regola. Avrà veduto mia Cara Figlia il grave sbaglio accaduto alla Superiora di Bergamo intorno all'avere a lei mandato la lettera scritta dalla Morali al Signor Don Gavazzeni invece della lettera, che questo religioso aveva consegnato alla Superiora, prima della mia andata a Bergamo. Spero che a quest'ora ella avrà rimandato alla Rosa Dabalà la lettera per sbaglio ricevuta, e che avrà ricevuta quella che restò. Venne per coronare l'opera da me il detto Signor Don Gavazzeni al quale dovetti raccontare lo sbaglio. Voleva parlarmi di Cattina così come si fa naturalmente ma io temendo di entrare in qualche cosa troncai subito il discorso dicendogli che assolutamente di Cattina io non voleva parlare. Tal cosa gli diede afflizione in modo ch'ebbi da fare a quietarlo assicurandolo che tal mia condotta non proveniva per riguardo da parte sua ma che aveva i miei motivi.
Mi tenga per informata di quanto succederà. Domenica venne al convento nostro di Bergamo il padre della Morali il quale disegnava lunedì partire per Verona. Ma atteso l'incaglio della lettera lo esortai ad aspettare alcuni giorni tanto che la ragazza possa avere una risposta decisiva del suo Direttore cioè di Don Giuseppe. L'assicuro che il padre della Morali era gentilissimo e si persuase subito di aspettare. Dica a Beatrice che stia allegra.
In fretta le abbraccio tutte di vero cuore lasciandole nel Cuor Santissimo di Maria. La prego di tanti saluti alla mia buona amica Metilde

 

                                                                        Sua Aff.ma Madre

                 Maddalena Figlia della Carità

 

NB. Firma autografa della Canossa.

1646

V.G. e M.        Carissima Figlia

 

Riscontro la Carissima di lei lettera mia Cara Figlia dalla quale rilevo, che si é accorta dello sbaglio occorso a Bergamo, intorno alla lettera della Morali. Oggi mi scrive la nostra Rosina di Bergamo, d'aver ricevuto già di ritorno, la lettera della Morali, che subito fece avere a Don Giuseppe Gavazzeni, e mi disse, che coll'ordinario di mercoledì scorso, essa aveva spedita quella della Cattina, onde a quest'ora spero l'avrà già ricevuta. Ella mia cara Figlia subito che le riesce sapere il risultato, me lo scriva colla possibile sollecitudine, per mia norma.

          Sabato qui le nostre Dame hanno incominciato i santi Esercizj, e grazie al Signore ora tutto va con buon ordine. Il concorso delle Dame va crescendo tutti i giorni. Le raccomandino al Signore, perchè abbiano da cavar frutto.

         La mia salute va benino, quantunque mi trovi talmente oppressa dalle occupazioni, che non ho un momento, tra le visite. le Dame, e la cucina, di libertà.

        Quando mi scrive mi dia le nuove di Marianna che di cuore abbraccio, sentendo, che ha avuto un salasso. Ho la Cristina, la quale in questi giorni và soffrendo assai nei suoi dolori. La raccomando per ciò alla carità delle loro orazioni.

         Mi riverisca tutte le care compagne, ed in fretta le lascio nel Cuor Santissimo di Maria

Di Lei Carissima Figlia

 

Milano lì 13 marzo 1826

 

Dopo averle scritto questa lettera ricevo la Cara sua del gior­no 11 a cui risponderò qui. La ringrazio dell'occlusami lettera, che mi fece ridere non poco, e di cui le parlerò un poco perchè ridiamo insieme. Sento con sorpresa parlando umanamente la risoluzione del Direttore di Cattina che per altro sono pienamente persuasa sia secondo il voler di Dio.

Voglia Egli farci adesso la grazia, o di dare a Cattina la tranquillità, e la fortezza come spero. Rapporto all'ospitale sento con molta consolazione la bontà della Governatrice e di tutti verso di noi e ne ringrazio il Signore. Ella però farà benissimo a servirsene con ogni riserva essendo meglio andare cautamente un tali cose, e  sempre regolarsi colle dovute riserve, e colla debita sommissione. Le raccomando all'Ospitale la Cecilia Chizzola perchè mi fa pena ch'abbia da tornare nella famosa sua locanda.

Spero che Michele e Nanne saranno ritornati essendo da qui partiti se non sbaglio giovedì e se sono giunti avrà ricevuto una mia lettera. Mi consola di sentire la continuazione delle buone notizie delle nostre Demassari delle quali spero andremo sempre di bene in meglio.

          Quando mi scrive faccia che la Cara Beatrice mi scriva nella lettera il nome di tutti quei Religiosi che si sono uniti ad offrire la Santa Messa una volta al mese in ringraziamento de' privilegi concessi alla Santissima nostra Madre alla quale io aggiungerò il nome di quelli che troverò.

          Non si stanchino di pregare per me in questa novena di Maria Santissima Addolorata, e di San Giuseppe. Da miserabile lo farò per loro. Tutto qui procede felicemente. Le abbraccio tutte di vero cuore e le lascio nel Cuor Santissimo di Maria.

 

Di Lei Carissima Figlia

                                                                     Sua Aff.ma Madre

                                                               Maddalena Figlia della Carità

14 marzo 1826

 

          Faccia pure leggere una volta alla settimana le Regole, che sono contenta in refettorio. Raccomando loro di suffragare Checchino cocchiere, e di pregar molto per tanti affari che ho trà le mani. La Durini non giungerà che nell'ottava di Pasqua per ciò conviene che qui l'aspetti fino allora. I miei rispetti al Signor Don Franco ed al nostro Superiore.

 

NB. Ultima riga del poscritto e firma autografi della Canossa

 

1647

V.G. e M.        Carissima Figlia

 

             I nostri Esercizj sono finiti grazie al Signore con molta soddisfazione, e la mia salute va bene.

Spero che oltre la lettera di Michele avrà ricevuta un'altra mia scrittale per la posta. Dica alla cara segretaria, che quantunque non dubiti abbia essa a divenire forte come una torre nondimeno ogni volta che mi scrive per lei desidero le dettagliate notizie di sua salute. Intesi con piacere a confermarmi dalla Cara Cattina a confirmarmi quant'ella mi scrisse. Troverà qui unite alla stessa due righe di risposta. Faccia il piacere di domandare all'amica Metilde se il Signor Bortolo Rusenenti le abbia portato risposta di quel piccolo fondo di Marano, e raccomandi alla stessa di tenere la cosa viva perchè, o possiamo acquistar questo, che a me pare il più adatto, o non ci sfuggano anche gli altri, che il Signor Battista mi aveva proposto. Intesi con vivo dispiacere la grave malattia del Signor Don Apulegio. S'egli è ancor vivo e trovi un modo prudente da farglielo dire come sarebbe da Michele Masina, lo faccia assicurare, ch'io non manco con tutta premura da miserabile di pregare per lui, e ch'egli giunto, che sia a godere il frutto dei meriti di Gesù Cristo si ricordi di me, e si ricordi quando vede Maria Santissima di baciare ad essa i piedi per me.

Dopo aver scritto sin qui ricevetti l'altra lettera del giorno 18 corrente. Prima di tutto le dirò, che mi dispiace di sentire, che la Cara Teresina Conzati abbia avuto bisogno d'un salasso. Quello della nostra Beatrice credo anch'io abbia da giovarle assai, quantunque però pensi che anche alla Teresina servirà da terminare quella costipazione che da tanto tempo la disturbava.

Rapporto alla carta pel padre delle Demassari la faccia fare pure da Mezzari, informandolo prima minutamente della cosa. Ella può prima di parlare a Mezzari parlare alla mia amica Metilde, la quale più di noi ha d'avere cognizione della famiglia. Già la carta deve essere secondo me un'assicurazione dei 400 napoleoni sui beni liberi del signor Dottor Demassari. Se si potesse dolcemente fare che stabilisse un termine allo sborso andrebbe bene perchè sapremmo quando potremo far conto del capitale. Rapporto alla Margì io vorrei mia Cara Figlia, che la medesima mi scrivesse una lettera di suo proprio pugno quando sarò a Bergamo nella quale mi dicesse quello che vuole. A me disse che voleva, o che stessero gli eredi alle condizioni, che avevano già proprosto o non voleva accomodarsi. Se adesso è dello stesso pensiero me lo scriva, e se volesse qualche altra cosa similmente  me lo scriva tanto, che abbia una riga di sua mano da poter mostrare. Riguardo alla Beppina Morali sono persuasa che fuori d'un miracolo non resterà. Faccia il Signore quello ch'è meglio. Rapporto alla nipote del povero Signor Arciprete Galvani se il numero è ancora come quando io sono partita risponda, che quando vi sarà luogo la prenderò. Per l'ospitale si regolo benissimo in tutto.

Vorrei che mi facesse il piacere di mandare dal Signor Francesco Bongiovanni a pregarlo, che quando avrà terminato quella carta di cui lo pregai faccia il favore di mandargliela insieme coll'istromento dell'Annunziata Caccia. Questo lo ritenga presso di sè, e la carta, preghi qualcuna che la copi minuta in carta fina e me la mandi a Bergamo per la posta. Basta ch'io l'abbia colà la settimana subito dopo l'ottava. Dica alla Cara Teodora che le scriverò la settimana ventura non potendo oggi.

Trovai nella di lei lettera una anche della buona Teodora Campostrini nella quale mi dice che quel livello che, come sa la Cara Beatrice, io le feci proporre non le occorre e non trovò da esitarlo. Siccome a me preme di poter servire sommamente quel Signore a cui appartiene come pure alla mia cara Margherita Rosmini. Vorrei dunque che col mezzo del Signor Battista lo facesse proporre alla Signora Leopoldina che forse lo accetterà volentieri.

Similmente vorrei che ella dicesse all'amica Metilde che ci siamo scordati di parlarci intorno all' affare del padre del Signor Achille il quale aspettava che avessimo parlato al Signor Battista per andarvi in persona. Perciò o mi scriva la risposta o mandi la Metilde a dire al Signor Achille in casa Maffei che ho fatto il poco che potei e adesso faccia lui il rimanente.

Le abbraccio tutte di vero cuore e le lascio nel Cuor Santissimo di Maria

 

                             Di Lei Carissima Figlia

 

Milano 22 marzo 1826

                                                      Sua Aff.ma Madre

                                                Maddalena Figlia della Carità

 

Faccia mia Cara Figlia fare una novena alla nostra Santissima Madre pel nostro santo Imperatore il quale ha avuto in questi giorni una gravissima malattia. Le nuove di oggi qui a Milano sono buone del suo miglioramento però mi preme che l'orazione continui.

 

NB. Firma autografa della Canossa.

 

1650

V.G. e M.        Carissima Figlia

 

        Riscontro la Cara di lei lettera del giorno 25 corrente e prima di tutto le dirò mia Cara Figlia, che mi dispiace di sentire che le garelle si facciano tanto onore. L'attribuisco anche alla pessima stagione. Qui é tanto tempo, che non vi è che pioggia, vento e umido, e mi figuro, che lo stesso sarà anche costì, e per ciò le persone deboli conviene se ne risentino ne' loro incomodetti. Dica alla Cara Beatrice che abbraccio di cuore, che voglio assolutamente che si faccia coraggio, che già i suoi mali con un po' di pazienza si consumeranno, ma che conviene che si prepari a lavorare sempre più. Sappia mia Cara Figlia, che le orazioni delle buone sue novizie per quella Diocesi tanto bisognosa. incominciano ad avere effetto. Sarà facile che conduca a Verona quattro figliuole inviatemi da quel santo Vescovo per educarle intanto per maestre. Incominciò detto Vescovo a maneggiarsi a più potere per avere l'Istituto. Racconti tutto ciò alle buone novizie, e dica loro a nome mio, che adesso conviene, che raddoppino l'orazione, perchè al demonio, molto gli dispiace il bene di quella Diocesi. Conviene dunque farsi coraggio, si vede che il Signore vuole servirsi di persone deboli, e buone da niente, per dilatare la sua gloria, affinché conosciamo, che tutto proviene da Lui, e vuole che noi stiamo nel nostro niente.

Rapporto all'avere io combinato coll'ottimo oratore Palazzi per gli Esercizj di costì, dica al Signor Don Francesco presentandogli i miei più distinti rispetti, che non trovo conveniente impegnarlo a motivo che questo uno di questi giorni é in libertà, avendo terminato di predicare a Milano, ed é persona attivissima, quindi aveva senza dubbio degli impegni dalle parti di Venezia, dove mi disse l'ultima volta, che mi favorì, non veder l'ora di ritornare. Oltre di che, io ancora non so quando positivamente potrò essere in libertà. L'amica Durini non è ancora arrivata. Devo andare a Bergamo per gli Esercizj delle mercanti. Spero, che potrò da qui al più tardi martedì dell'entrante settimana partire ma ella ben vede mia Cara Figlia non posso, nè sarebbe conveniente trattenere un soggetto tutti questi giorni forestiere, onde io penso assolutamente di non impegnarlo. Il Signore non mancherà di provvederci un qualche altro ottimo soggetto opportuno. Intanto ringrazi il Signor Don Francesco di quello che fa per inviare gli Esercizj.

Sentirò volentieri il risultato dell'affare del Signor Achille, come pure le risoluzioni della buona Morali che oggi ho propriamente nel cuore, supponendo che forse verrà costì suo padre. Il Signore ci faccia la grazia di fare che risolva quello che deve essere della maggiore di Lui gloria.

La mia salute va benino ed anche Cristina se la passa. Le occludo una letterina per la buona Marianna Campostrini che la Cristina le scrisse.

Le abbraccio tutte di vero cuore. Tanti saluti all'amica Metilde e piena del più cordiale attaccamento mi segno che la Cristina le scrisse.

Le abbraccio tutte di vero cuore. Tanti saluti all'amica Metilde e piena del più cordiale attaccamento mi segno.

                                      Di Lei Carissima Figlia

 

Milano li 28 marzo 1826

 

Mi scriva pure il venturo ordinario a Bergamo

Quando può avere la carta del Signor Francesco Dongiovanni me la mandi trascritta. Riguardo agli Esercizj se mi posso sbrogliare presto da Bergamo vedremo di ripiegare coi soggetti veronesi. Intanto loro coltivino quelle Signore che possono. Il punto sta che vengono le Signore.

 

                                                               Sua  Aff.ma Madre

                                                        Maddalena Figlia della Carità

 

Favorisca di consegnare la letterina,alla Signora Margherita

Mi dica qualche cosa del Giubileo e cosa hanno proposto di fare per mia regola.

                                                         1651

Carissima Figlia

 

Quantunque oppressa dalle occupazioni, riscontro in fretta la carissima di lei lettera mia Cara Figlia.

Mi dispiace di sentire, che le garelle si abbiano questi giorni fatto tanto onore, ma più di tutto mi stupisco della temeraria Beatrice, la quale non ha niente di fede. Le dica, che se non ha avuto effetto la mia profezia, avrà effetto l'orazione che faccio fare a Maria Santissima, perchè mi preme, che si ristabilisca bene, ed abbia da lavorare, perchè le assicuro mia Cara Figlia, che si vede che Dio vuole che abbiamo sempre più da lavorare. Al mio arrivo a Verona le ho da raccontare tante cose, che deve restare stupita.

Mi continui le nuove anche della buona Teresa e della Pierina che sento avere avuto un salasso. Dica alla Beatrice, che alla mia venuta le porterò un po' di velo della Madonna di Loreto, che glielo farò prendere, perchè voglio che proprio la finisca. Credo che anche la pessima stagione abbia influito a far star male le persone deboli. Sappia, che anche qui abbiamo avuto le nostre. La Cristina una di queste notti ha avuto un'assalto de' suoi dolori tale, per cui abbiamo dovuto alzarci. L'Elena pure in questi giorni fu abbattuta dai suoi mali. Insomma tutte le persone convulsive hanno sofferto. Verrà la buona stagione, e spero, che gli ospitali si disferanno.

La ringrazio poi mia Cara Figlia di tutte le relazioni che mi dà intorno agli affari, i quali sento esser tutti bene istradati.

Rapporto al fondo di Marano mi tengo certa che il buon Signor GioBatta avrà tutto l'impegno, come fosse cosa sua.

Martedì dell'entrante settimana conto partire per Bergamo. Di salute me la passo discretamente, ma a dirle il vero un po' stanca, perchè non ho un momento di respiro.

L'abbraccio di vero cuore, unitamente a tutte le care compagne. Tanti saluti all'amica Metilde , e le lascio nel Cuor Santissimo di Maria. Mi scriva un altro ordinario pure a Bergamo.

 

                                                           Di Lei Carissima Figlia

Milano li 2 aprile 1826

                                                                Sua Aff.ma Madre

                                                         Maddalena  Figlia della Carità

                                                                             1652

V.G. e M.        Carissima Figlia

 

Jeri sera dopo un ottimo viaggio giunsi felicemente a Bergamo mia Cara Figlia dove ebbi il piacere di ritrovare la Cara di lei lettera. Non si scandalizzi, ma sappia che provai una sincera allegrezza sentendo la partenza della buona Giuseppina Morali. Cristina alla quale questa mattina lo raccontai se ne consolò altresì grandemente. Il Signore ci faccia la grazia, che qualunque mai potesse trovarsi malcontenta se ne vada. Piuttosto tre sole, ma contente, che cento vacillanti. Ringrazi con noi anch'ella il Signore, e non si affligga mia Cara Figlia. Intorno alla chioccolata trovo ben giusto, e prudente il riflesso dell'amica Metilde, combini colla stessa se crederebbe bene quando tornerà il Signor Morali per i conti, ch'ella gli dica aver noi oltre quel poco di danaro che vi sarà di avanzato, che abbiamo altresì la cioccolata, ch'io non ho voluto, che venisse adoperata, conseguentemente, che la mettono nel baule di Beppina. Se il Signor Morali le pregasse di accettarla la tengano pure, che non sembri un puntiglio perchè la Figlia é sortita. Prima che riceva bergamasche voglio trecento anni, tre mesi, e tre giorni di prova.

Intorno poi agli Esercizj delle nostre Dame di Verona pare a me una cosa ancora totalmente dubbiosa, perchè le proposte di mia sorella, è tutta una opinione perchè sono libere, ma io lessi alcuna, che tengo, cioè che con qualche fondamento tengo, che non verrebbe. Sul punto mi é impossibile per ragioni importanti, che in voce le dirò rispondere con proposito sul tempo degli Esercizj, che potrei io essere in libertà per Verona. Cerco se mi è possibile da un giorno all'altro cominciarli qui. Non durano questi che otto giorni, forse subito dopo ritornerò a Verona. Nel caso dovessi ritardar qualche giorno le scriverò qualche cosa di più sù questo argomento, e sulle confessioni generali, che il Signor Don Francesco al quale presenterà i più distinti miei rispetti, colla solita sua bontà mi fà domandare. Intorno all'ac­compagnare le ragazze alla visita delle chiese per l'acquisto del santo Giubileo come può credere io sono contenta di tutto quello che giudica il nostro superiore al quale presenti, o faccia pre­sentare i più distinti miei rispetti, ma quando potessero trovar persone di proposito da consegnare le ragazze con sicurezza anche due o tre alla volta trattandosi che il Giubileo dura sei mesi, meno che noi andiamo intorno mi pare una cosa più bella. Ripeto mi rimetto sempre al Superiore.

Domandi alla Cara Margì e mi risponda a posta corrente se mi permette e se posso nei giorni degli Esercizj delle Signore caso che ne avessi bisogno, che adoperassi di quei mobili ch'essa ci lasciò in consegna. Per esempio ramine, cose simili, e poi quello che mi potesse far bisogno che dopo lo rimetteremo a suo luogo. Le ricordo anche la lettera della Margi per mostrare al Signor Carlo Volpi il quale viene continuamente per fare questo accomodamento, intanto da quanto sento seguitiamo a fare tutte le spese. Adesso credo facciamo l'incanalamento delle acque. Dica alla Cara Beatrice che alla mia venuta le porterò una medicina che mi fu regalata lunedì colla quale si rimetterà perfettamente.

Tanti saluti alla mia Metilde. Le abbraccio tutte di vero cuore, e le lascio nel Cuor Santissimo di Maria.

 

                                                     Di Lei Carissima Figlia

 

Bergamo li 5 aprile 1826

 

 

NB. La firma della Canossa è stata asportata dalla lettera.

 

 1656

 

V.G. e M.        Carissima Figlia

 

Bergamo li 8 aprile 1826

 

Due sole righe tanto da confermarle mia Cara Figlia le mie buone notizie. La mia salute va bene. Le occludo una lettera per mio fratello aperta, la legga, e dalla medesima potrà arguire mia Cara Figlia, quanto bisogno ho mai d'orazione. La sigilli, e poi gliela faccia avere, se può in proprie mani, premendomi, che gli recapiti con sicurezza. Non parli del contenuto di tal lettera, che colla Metilde, e colla Beatrice.

Non so ancora se qui si potrà fare gli Esercizj delle mercanti, perchè pare, che il diavolo si difenda fuori di misura, ed oggi quando le cose non cambiano, sono al punto di scrivere all'oratore, per metterlo in libertà. Coll'ordinario di mercoledì, nel qual tempo saprò una cosa sicura, su questo argomento le scriverò, intorno agli Esercizj di Verona. Riguardo alla lettera di mio fratello, senta mia Cara Figlia, se il medesimo si trova in Verona, io vorrei ch'ella andasse a portargliela in persona, può prendere con se anche la Teresa, la quale essendo mia segretaria, anch'essa sa bene il mio desiderio di andare a Loreto.

Raccomandi a mio fratello di sollecitare per quanto si può il passaporto, perchè prima degli eccessivi caldi, vorrei essere ritornata. Gli raccomandi di non parlare di questa cosa, e che se mai io dovessi fare qualche passo a Venezia, me lo faccia sapere. Desidero notizie della salute di tutte loro. Oggi non ho tempo da scrivere di più. Mi faccia raccomandare e mi raccomandi agli Angeli santi, ed a Santa Agnese. Le lascio tutte nel Cuor Santissimo di Maria abbracciandole di vero cuore.

 

Preghino più di tutti Maria Santissima                     

Tua Aff.ma Madre

                                                         Maddalena Figlia della Carità

 

NB. Firma e poscritto autografi della Canossa.

1657

 

Carissima Figlia

 

Prima di tutto ringrazio il Signore mia Cara Figlia di sentire che le nostre garelle si vadano dífendendo, e sempre più adesso che andiamo nella buona stagione, spero che si rimetteranno bene.

La Cristina, che di cuore l'abbraccia, si è molto consolata nel sentire le prosperità della sua vecchietta. Riguardo agli Esercizj di qui, sappia che sono tramontati a motivo di una gravissima malattia, che il Signore si è compiaciuto mandare alla promotrice. Io dunque spero di poter mercoledì dell'entrante settimana ritornare a Verona, cioè partire da qui. Già sabato le scriverò positivamente se dovrà lunedì mandarmi a prendere. Intanto mia Cara Figlia ella disponga le cose. Rapporto agli Esercizi poi di costì, così pure alla somma di danaro ch'ella mi disse non saper se debba trovare occasione da mandare alla Superiora di Venezia, ed alla visita pel Giubileo il tutto combineremo alla mia venuta.

Intorno poi alla Morali le dirò, che ancora non sono ritornati. Il danaro, che mi disse non sapere se debba metterlo nella stessa cassa della Figlia, per più sicurezza, me lo mandi unitamente al conto, col mezzo di Michele. Se arriveranno a Bergamo detti Morali prima di sabato, glielo scriverò. Domani mattina ho intenzione di andare a Rovato non potendo per alcuni affari andare avanti colà nella fabbrica se io non vi ci vado. La mia salute è discreta ad onta dell'eccessiva stanchezza.

In fretta l'abbraccio di vero cuore, avendo le compagne oggi nei santi Esercizj, che faccio loro fare in preparazione del Giubileo, e le lascio nel Cuor Santissimo di Maria.

Quante cose mia Cara Figlia, che alla mia venuta le ho da raccontare. Rapporto al danaro della Morali se le scriverò sabato che questi signori siano qui arrivati me lo manderà qui come dissi di sopra ma se non saranno qui giunti riterrà il danaro presso di sé e farà il conto all'arrivo del Signor Giovanni altrimenti troveremo modo da farlo qui pagare.

Avverta pure che nel caso non le giungesse la mia lettera di sabato se non che lunedì e che vedesse essere meglio il mandarmi a prendere martedì non mi porta alcuna conseguenza, ed invece di mercoledì partirei da qui il giovedì

 

Bergamo 10 aprile 1826

 

Mi mandi tutta la roba, che resti qui di Checchina cioè abiti e biancheria col mezzo di Michele, mi mandi pure se può un poco di olio buono, perchè l'assicuro, che qui oltre il pagarlo carissimo è tanto perfido, che non si può mangiare, e quello di Milano è troppo caro. Me ne mandi una bosa delle più grandi, ch'abbia in casa.

                                                                                      Sua Aff.ma Madre

                                                                               Maddalena Figlia della Carità

 

La prego di guardare se può avere un libretto del ristretto delle Indulgenze della Madonna della Cintura, perchè la buona Maddalena che tanto e poi tanto la riverisce le preme essendo iscritta a detta Compagnia                            

 

NB. La firma è autografa della Canossa

     1658  

V.G. e M.        Carissima Figlia

 

Riscontro la cara di lei lettera mia cara figlia. Godo sommamente di sentire, che le garelle continuino ad andar bene.

La ringrazio della premura, e diligenza, che ha avuto di consegnare la lettera a mio fratello. Io pure prevedeva, che la cosa non avrebbe potuto stare molto segreta, ma mi preme, che lo stia almeno quanto si può. Io già ancora non so una cosa precisa.

Rapporto alla Morali sappia mia cara Figlia, che tosto che ho saputo il modo ch'è sortita, mi sono figurata, che avesse a portarle in altro momento delle angustie. Forse col tempo si tranquillizzerà, ma ella ha ragione di dire che ha bisogno d'orazione. Ha fatto bene a ritener la cioccolata.

Riguardo alla nostra Maria ha fatto bene il medico secondo me a ordinarle il cauterio e così assicurare gli occhi.

Come le dissi nell'ultima mia oggi le confermo di mandarmi a prendere. Se questa lettera le giunge domenica e possa comodamente mandarmi a prendere lunedì lo faccia. Altrimenti mi mandi a prendere martedì. Come parmi averle scritto mi mandi in quest'incontro tutta la roba di Checchina. Mi mandino un po' di semente di carote e di insalate varie, perchè qui non c'è che dell'aria fina. La prevengo, mia Cara Figlia, che siccome non verificandosi la mia gita a Loreto di cui sono tuttora ancora incerta ho già combinato per ricevere le maestre di campagna questa volta a Verona bramando che tutti i Rami dell'Istituto si mettono in attività in questa nostra prima Casa così meco riconduco la Zaibante per ajutare queste figlie per i lavori e per lo scrivere dovendo come sa dare a Venezia la Rosa della Croce, e non vedendo modo di adoperare per ciò la Cara Rosmini la qual'è bastantemente occupata pel noviziato. Similmente la prevengo che probabilmente condurrò meco una giovane la quale è venuta colla condizione di essere ammaestrata per la campagna ma riuscendo come pare in questi pochi giorni che l'abbiamo resterà Figlia della Carità essendo già provveduta del suo bisogno.

Seppi che la Morali è arrivata, ma da quanto potei comprendere, è nello stesso stato che suo padre disse a lei.

Non si stanchino di pregare per me che già non ne dubito. Alla mia venuta le conterò tante cose liete però, ma per ciò ho gran bisogno di Dio. Riservandomi a dirle tutto in voce le abbraccio tutte di vero cuore e le lascio nel Cuor Santissimo di Maria.

Le raccomando di preparare un letto di proposito per la giovane che conduco non essendo una contadina.

               Di Lei Carissima Figlia

Sua Aff.ma Madre

       Maddalena Figlia della Carità

 

Appena ricevuta questa mia faccia pur cominciare gli Esercizj alla Biadego e se può alla Salterini a cui daremo la Madonna.

                    

Bergamo li 16 aprile 1826

NB.  La firma è della Canossa

1663

4 maggio 1826

V.G. e M.

Mia cara Angelina ti abbraccio, e con te l'amica Metilde. Puoi farti fare un'abito buono alla prima.

            Sono di cuore

tua Madre Aff.ma

Maddalena Figlia della Carità

Ti  raccomando l’Adelaide. Dammene le nuove.

 

 1665

 V.G. e M. Carissima Figlia

 

Una sola riga mia Cara Figlia per continuarle le nostre buone notizie. Domani a Dio piacendo queste Dame compiranno i Santi Esercizj, dei quali abbiamo avuto vera consolazione. Mi fu solo impossibile mandarle la Carta per la Contessa Sagramoso perché non mi lasciano luogo neppur da respirare, sol sperando di potergliela mandare coll'ordinario di mercoledì. Intanto mi scriva cosa ne pensa il nostro Superiore.

Dica alla Cara Cristina, che abbraccio di cuore, che ricevetti jeri le lettere che mi mandò colla posta. Che le scriverò un altro ordinario. Che il nostro vecchietto Provinciale é senza  febbre, mi mandò a salutare, e comincia anche a rinvenire in sentimento, per quanto mi dicono, dei tratti fra il giorno, singolarmente la mattina. Chi sa che il Signore non ci dia la consolazione di rimetterlo sufficientemente, per quanto lo può permettere la sua età. Dica pure a Cristina, che mercoledì è San Pasquale, che ci pensi essa a mandarlo anche per me, e per tanti miei affari ai piedi di Maria Santissima. Beatrice fa sapere a Cristina, che si è informata intorno alla Madonna Addolorata per le ragazze, e trova che conviene più assai farla fare di legno, che di cera è pericolosissima. Raimondo pure ci consiglia ad appigliarsi a quella di legno, che sarà bellissima, per tutt'i rapporti. 20 ducati fanno meno di 100. Insomma mi dica cosa risolve, che ordineremo. Di vero cuore abbracciandole tutte, le lascio nel Cuor Santissimo di Maria. Domandi pure a Cristina, se si ricordò di mandare a vedere dal Signor Lenotti, se vi era quel Signore pel fagottino ch’era sul mio tavolino.

                                             Di Lei Carissima Figlia

 

Venezia Santa Lucia 13 maggio 1826

 

La prego se le è possibile consegnare lei alla Palma l'occlusa, e bramerei anche gliela leggesse, ma presto.  Preghino per me, per carità perché il Signore compisca le sue grazie.

 

    Sua Aff.ma Madre

                                                           Maddalena Figlia della Carità

 

NB. Lettera scritta da Beatrice Olivieri, firmata dalla Canossa.

 

1670

V.G. e M.        Carissima Figlia

 

Venezia Santa Lucia 24 maggio 1826

 

La ringrazio mia Cara Figlia dell'attenzione e sollecitudine con cui ella mi favorì di risposta alla mia di sabato. Quando ha occasione di vedere il Signor Andrea lo ringrazi, e lo preghi quando lo incontra di ringraziare a mio nome que' Signori della nostra Delegazione, e dir loro che approfitterò dei gentili loro suggerimenti.

A dirla con lei mia Cara Figlia trovai pure una bella cosa, che mi mostrino quella fiducia che merito, questa servirà di bilancia alla bontà che senza ragione tante persone hanno per me.

Peraltro se mi conoscessero dovrebbero credermi pessima, come sono, ma non mi crederebbero però capace di dire una cosa che non è. Già come può credere queste cose non mi danno nessuna pena, come grazie al Signore niente mi fanno le lodi che pur non merito. E' superfluo ch'io glielo raccomandi, ma con nessuno non mostrino di ciò il minimo dispiacere, né col segretario, né con mio fratello, né con chichessia, anzi fuori di dire che ringrazio la nostra Delegazione. Quando fa bisogno di parlare non dicano una parola né in bene  né in male, e su di ciò ella non faccia altro.

Questa volta ho bisogno di un'altra sorte di piacere, per servire una persona che amo e venero molto. Avrei bisogno se fosse possibile di avere da mio fratello quattro dosi almeno di polvere di lepre, per gli sb