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LETTERE DI S. MADDALENA DI CANOSSA
ALLA CONTESSA CAROLINA DURINI
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Amatissima Carolina
6 febbraio (l)803
Quanti debiti, Mia Cara, che ho con voi, due ordinari sono passati senza ch'io possa scrivervi. Non posso andare dagli ammalati dell'Ospitale, e l'Ospitale viene a trovarmi in casa mia. La nostra Viscontina vi avrà già detto come nella passata settimana mi sono lusingata di potervi scrivere sino all'ultimo momento, poi per cagione del mio ammalato non m'è stato possibile. Grazie a Dio peraltro tanto mio fratello, quanto la Sarego stanno bene, cioè il primo è rimesso perfettamente, l'altra si alza qualche ora da letto. Per cagione di questa malattia, mia sorella è stata priva del piacere d'impararvi a conoscere; Mia Cara Carolina sono persuasa che io che vi conosco, e che per conseguenza vi amo, se si trattasse di venire a vedervi ci verrei anche colla febbre maligna. Adesso poi ho il zio Borgia più incomodato del solito, il quale già m'aspetto da un giorno all‘altro ritorni a letto. Ma veniamo a noi; debbo rispondere a due pregiatissime vostre, e per rispondere con ordine comincerò dalla Pojaghi e vi dirò che quando volete dirmi qualche cosa, cioè avvertirmi di qualche cosa in cui conoscete che manco, mi fate un regalo, e vi prego a farlo sempre senza chiamare questa prova della vostra amicizia col nome di pedanteria come fate nella vostra cara lettera. Riguardo a quest'affare particolare poi non posso negarvi che non mi pesi assai il vedere ch'io vi ho procurato un disturbo indiscreto, dopo tanti che sono stata costretta di darvi altre volte. Voi avete tutta la ragione di dire che questo non è avere in vista Dio, ma la creatura sola, mi ha però consolata la vostra lettera in qualche modo, ma a me sembra di non avere tutto il torto perché so quanti altri impegni avete, senza ch'io ve ne procurassi di nuovi. Già che volete su quest'articolo la mia opinione relativamente al lasciare, o al levare la Ragazza dalla Matrigna, io farei così, lascerei intieramente la cosa da decidere in mano del Parroco, il quale m'immagino, certamente sarà una degna persona, ed in stato di conoscere la situazione della famiglia in cui si trova la Ragazza, e così voi state quieta in ogni modo.
Fra le cose di cui ho parlato col Padre de' Vecchi nel lungo dialogo ch'ebbi il contento di fare con lui come diremo tra poco, abbiamo anche parlato delle Solitarie del Cristiano Ritiro, ed egli pure, è della vostra opinione, cioè che per ora non è da servirsene per affidare loro gioventù, sino che bene non si conoscono, onde, Mia Cara, non vi prendete premura alcuna di scrivere a Roma, che già le notizie giungeranno sempre più che a tempo. Vedete, Mia Cara, se per cagione di ragazze sono costretta subito a darvi un altro incomodo benché abbia fatto il possibile per darlo ad altri, per non abusarmi della vostra bontà. Mi viene fatto credere di certo che, nella Polizia di Milano vi sia un certo Signor Giacomo Valenti il quale ha qui un fratello... Ma, Mia Cara, la posta parte, ed io non voglio lasciar passare un altro ordinario senza scrivervi. Addio vi abbraccio di tutto cuore, tante cose alla Visconti. Addio Cara.
La Vostra Aff.ma Maddalena
102
Amatissima Carolina
13 febbraio (1)803
Eccomi a finirvi, Mia Cara, tutto ciò che non potei dirvi nello scorso ordinario, prima però ho il piacere di dirvi che i miei due ammalati primi sono presso che rimessi, il zio Borgia è ancora in piedi contro la mia aspettativa, ma però cadente. Io sono in buona salute e questo ve lo confermerà mio cognato Serego, il quale anche quest'anno vuol venire a fare la sua gita a Milano adesso che sua moglie sta bene; era in dubbio se mandarvi questa lettera con questa occasione ma per timore che si trattenga troppo a Brescia e ve la ritardi, ve la mando per posta.
Ho ricevuto due lettere della nostra Viscontina nessuna delle vostre, Mia Cara; avete ragione, io pure non vi scrissi qualche ordinario, e già continuiamo ad avere relazione, quando non possiamo scriverci, per mezzo della comune Amica.
Se non vi scrivo colla penna però state certa che lo faccio col cuore, e sono persuasa che facciate lo stesso. Vi ringrazio di ciò che colla cara Visconti avete operato per farci avere il Padre De Vecchi. Domani vedrò Don Carlo Steeb, e nel venturo ordinario vi dirò ciò ch'egli mi dirà. ieri leggendogli la prima lettera dell'Amica ricevuta colla posta, nella quale mi dava un cenno della difficoltà d'ottenerlo per ora, egli mi disse se fosse possibile d'ottenerlo per la novena della Pentecoste. Dalla lettera poi che ricevetti oggi, e ch'egli non vide, temo che neppure per allora lo potremo avere.
Don Pietro Leonardi è restato rapito del Padre De Vecchi il quale ha avuto la bontà di descriverci minutamente tutta la vostra santa opera, e me ne ha lasciata la descrizione in iscritto. Don Pietro fa passi di gigante in tutto, ha circa 30 ragazzi e vi confesso che a me pure serve di confusione assai più che le sue amiche alla Mia Carolina. Voi però sopra di me avete un gran vantaggio che il Signore di voi si serve per le sue opere, poi vi tiene coperta agli occhi del mondo attraversandovi le strade perché non possiate più andarvi personalmente, ma le opere sono fatte, ed io, Mia Cara, quel poco di bene che fo tutti lo vedono, le parole sono belle assai più delle Opere, e Dio non voglia che alla morte altro non mi resti che un po' di fumo. In ogni modo, Cara Carolina, non ci perdiamo. Sempre per voi temo che vi avviliate troppo. Statemi di buon animo; la Divina Misericordia sarà le nostre ricchezze, non opprimete troppo il vostro cuore, procurerò di fare lo stesso, pregate per me, io lo farò per voi, il Signore ci aiuterà, ma state allegra. Ho detto al Padre De Vecchi quel mezzo che credeva opportuno per compire, o meglio dire assistere all'Opera delle Convertite, egli mi disse che aveva piacere di saperlo, e si regolerà secondo l'opportunità. Il tempo mi manca da diffondermi su quest'articolo questa volta, dovendo finire di dire il disturbo nuovo che sono costretta di darvi. Nell'altro ordinario dunque vi dissi esserci impiegato nella polizia di Milano un certo Signor Giacomo Valenti il quale ha qui un fratello maritato con vari figlioli ridotto per poca condotta in miseria tale che sua moglie da tanto tempo non va più a Messa per non avere da che vestirsi, eppure ha tre lire della nostra moneta al giorno. Fra questi suoi figlioli ha due Ragazze l'una delle quali volevano darmela, e l'avrei presa se l'età avanzata di questa Ragazza non me lo avesse impedito, queste erano anch'esse nello stato della madre, e peggio ancora perché senza educazione, e belle. Alcune pie persone si sono mosse a compassione, ed hanno trovato intanto per alcuni mesi chi supplisce e le hanno messe in uno dei nostri Conservatori, il quale benché già sappiate come sono miserabili, è un paradiso per loro. Suo padre si sa che ha scritto al fratello a Milano come se egli fosse quello che avesse messo le Ragazze in monastero, domandandogli dei soccorsi per mangiarseli anche quelli. Siete, dunque supplicata, Mia Cara se aveste qualche persona prudente da poter far parlare a questo Signor Giacomo dicendogli che le ragazze sono state raccolte da persone pie, e messe per ora, sino che potranno trovare chi le assista, in un Conservatorio, e che quell'assistenza che può loro prestare in vece di passarla in mano del fratello, la passasse in mano vostra, o in mano di chi credeste voi, che verrebbe fatta passare in Verona in mano sicura, perché, Mia Cara, chi mi comanda non vuole ch'io sia nominata perché hanno timore forse che mi bastonino. Dico da burla vedete, ma davvero per sfuggire quello che si può, non vogliono ch'io sia nominata. Cara Carolina, vedete se la vostra Amica vi dà spesso occasione di portare pazienza, e di cooperare a salvare delle anime. Addio, Cara Carissima Amica, amatemi, credetemi tutta vostra piena di obbligazione, e di affetto.
La Vostra Maddalena
103
Amatissima Carolina
Verona 28 febbraio (1)803
Non so cosa pensare del vostro silenzio, mia cara; oh Dio, siete forse disgustata con me, sono due ordinari che non ricevo neppure una vostra riga.
Io non ho un momento di libertà perché il zio Borgia, dopo che vi scrissi che era cadente, è andato effettivamente a letto, ma l'attacco di petto questa volta è grave assai, e non so come finirà; il medico teme che di questo non si rimetta, raccomandatelo al Signore, Mia Cara, e perdonate se non posso scrivervi, perché già sapete come sono i poveri vecchietti, che si attaccano a chi sta con loro come i ragazzi. Gradite queste due parole, ed gradite tutto quello che il mio cuore vorrebbe dirvi. Scrivetemi almeno una riga. Salutatemi tanto la cara Viscontina. Addio, amatemi, e ricordatevi di me.
La Vostra Maddalena
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Amatissima Carolina,
6 marzo 1803
Di tante cose che dovrei, e vorrei dirvi, Mia Amatissima Amica, vi dirò quello che la ristrettezza dei momenti mi permetterà, avendo il zio sempre nello stesso stato, che però minaccia più un cronico mortale, che un pericolo immediato, quando qualche stretta di respiro da cui è di tratto in tratto assalito, non ce ne accelerasse la perdita. Lo raccomando alle vostre orazioni.
Comincerò per dirvi che Don Carlo Steeb è restato consolatissimo della lusinga di poter ottenere una volta, o l'altra il Padre De Vecchi. Vi ringrazio per parte sua, e per parte mia di quanto avete operato in favore della povera Verona, staremo alla Divina Provvidenza, quando al Signore piacerà d'usarci questa misericordia, sarà una grazia grande perché vi accerto anche qui c'è un bisogno estremo.
Riguardo alla disposizione in cui siete di favorirmi riguardo al Signor Valenti ve ne sono assai obbligata, ma non vi prendete pena se non lo avete potuto fare sì presto perché in ogni modo al mio conto per questa volta non saremmo state in tempo di prevenirlo, avendo il padre delle Ragazze scritto a questo Signor Giacomo otto giorni prima ch'io vi pregassi voi. Basta solo pel futuro.
Ho sentito con sommo piacere lo ristabilimento del Marchese Casati, non dubitate che le mie Teresecontinueranno a pregare per tante carità che loro fa; e pregheranno altresì per voi, Mia Cara, che siete stata la cagione d'aver esse trovato un si buon appoggio. Mi è venuta un'idea su questo proposito. Quando il Marchese Casati ebbe la bontà di venire a salutarmi, vedendo egli il mio Carlo mi mostrò un gran desiderio d'avere successione onde ho pensato di fare che le Terese facciano una qualche devozione per ottenergliela se deve essere pel meglio dell'anima sua. Ho osservato sulle vite dei santi che sono stati prima domandati a Dio con molte preghiere, e credo che quella sia una famiglia adattata ad educare un santo. Avete voi finito i vostri impegni per gli sponsali, mia cara? Io non lo credo, saranno piuttosto interrotti che finiti. So che la sposa è una damina di molto merito, come m'immagino sarà anche lo sposo, stando con lei e chiamandola per nome, spero che il suo nome vi farà ricordare la vostra Maddalena. E' per una combinazione singolare che ne ho queste relazioni; sappiate a dirla tra noi due che era stata proposta a mio fratello, ma sino che si sono occupati a prendere le informazione, che ebbero eccellenti, il Signore che si vede l'aveva destinata a formare la felicità di un'altra famiglia, e non della nostra, ha disposto che sì concludesse con questo signore piemontese, e ne ho sommo piacere perché in qualche modo vi appartiene. Oh Dio, se sapeste quanto fremo ogni volta che penso ci mai toccherà a mio fratello. Fatemi questa carità di averlo presente dinanzi a Dio, che possa trovare una buona cristiana. Non fate però uso di tutto questo Mia Cara, con voi non posso tacere alcuna cosa.
Tanti complimenti alla cara Viscontina, alla quale scriverò subito che potrò. Ditele che per sua regola l'avverto che ho ricevuto la cara sua lettera, ma non già la scatola delle Reliquie. Varie volte voleva parlarvi della nostra Viscontina, mia cara, perché mi pareva di mancarvi di confidenza ma per lo passato, ho sforzato il mio cuore a tacere, temendo di mostrare colla comune amica che fossimo d'intelligenza, ora che questo pericolo mi pare passato, la prima volta che ho un po' di tempo, voglio rifarmi. Non vi posso dire quanto sia contenta della nuova idea, che vi ha portato la santa Opera dell'Ospitale relativamente alle ragazze, mi prendo questa settimana di tempo da pensare a qualche progetto. Io non sono buona da altro che da castelli per aria. Ho scritto più di quello che credeva, Mia Cara, addio, sempre più Cara Carolina, i miei soliti complimenti. Addio.
Riguardo al Padre de Vecchi, fate voi, subito che sarà possibile ottenerlo lo riceveranno per una singolarissima grazia.
La Vostra Maddalena
(Timbro di partenza) VERONA A DESTRA
6 marzo 1803
(Timbro di arrivo) MILANO MARZO
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A Madame
Madame Caroline Durini, née Trotti
à MILAN
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Amatissima Carolina
13 marzo 1803
Vedete, Mia Cara, qual combinazione disgustosa per me, ella è questa della posta, io ricevo regolarmente le pregiatissime vostre lettere, e voi sempre ricevete più tardi le mie. Voi già avete la bontà di compatirmi in ogni modo, ma questi ritardi mi rincrescono, vi posso però sinceramente protestare che quei momenti che posso rubare di un po' di quiete, al mio ammalato, sono per voi. Adesso mio zio sta piuttosto meglio, e ci dà nuovamente qualche lusinga di vederlo ancora del tempo. Per timore di non potermi molto estendere nello scrivere, comincerò a parlarvi del vostro nuovo bellissimo progetto, lusingandomi, che già avrete ricevuta l'altra mia scrittavi nello scorso ordinario. Voi volete dunque sapere il mio debolissimo sentimento, Mia Amatissima Carolina; in riguardo alla cosa, in massima, non saprei abbastanza lodarla, la credo assai più di Gloria a Dio di quella delle Convertite, benché ottima anch'essa. Riguardo all'esecuzione poi, voi non mi dite, mia cara, se con questo nome di Ragazze, v'intendiate ragazzine di poca età da educare, o giovani adulte mezzo allevate, non già educate. in ogni modo il vostro progetto delle trenta persone che somministrino lo scudo al mese, mi sembra il più adattato, purché possiate trovare persone di pietà tale, che facciano questa carità in vista di Dio, voglio dire che somministrando quest'elemosina, non vogliano poi comandare, e disturbarvi l'Opera. Se si tratta di Ragazzine poi, ecco cosa penso per restare voi altre meno aggravate che sia possibile. O sono Milanesi, ed allora tra la Stella e forse le Esposte, le collocate, o sono forestiere ed in allora mi pare si potrebbe informarsi degli Orfanotrofi dei loro rispettivi paesi, e se sono buoni, maneggiarsi per mettercele. Per le Veronesi che non abbiano ancora passati gli anni nove, e che siano pericolanti veramente, vi offro, Mia Cara, di prenderle io, tutte quelle che potrò. Per qualche Mantovana mi posso informare meglio ancora di quel che sono, dell'Orfanotrofio Imperiale, ed anche tentare per mettercene qualcheduno avendovi qualche. aderenza. Così direi di città in città si potrebbe vedere, e dove credeste potessi aver io qualche mano, se questa idea non vi dispiace, senza complimenti impiegatemi liberamente. In questo modo intanto vi sollevereste di alcune, e restereste con quelle, le quali sarebbero veramente abbandonate o perché gli orfanotrofi dei loro paesi sarebbero pericolosi, o perché non ci sarebbe modo da farcele entrare. Se parlate poi di Ragazze adulte, la cosa, Mia Cara, sarà assai più spinosa, benché credo vari Conservatori, e singolarmente quello fondato da un certo conte Aldo pochi anni sono in Ferrara, o in Bologna, le ricevano anche tali. In questo caso converrebbe assistersi con procurare alle giovani dei lavori che portassero dei vantaggi all'Opera. Nel venturo ordinario mi riservo a parlarvene di uno del quale avete la Maestra a Milano, della quale vi manderò nome e cognome, ed abitazione, la quale ha insegnato anche alle mie, non ne fate però parola ch'io ve l'abbia insegnata, ve ne dirò poi la ragione; in caso lo crediate opportuno prenderemo colla Maestra la cosa come naturale senza mostrare venga da me. Vi avverto anche se mai bramaste le Regole del Conte Aldo, vi posso servire perché le ho.
Cara Carolina, accettate il cuore non la lunghezza della lettera di chi vi scrive. Tante cose alla cara Viscontina, ed i miei soliti complimenti, pregate per me, non ho più tempo, addio Cara Carissima amica.
La Vostra Maddalena
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Amatissima Carolina,
20 marzo (1)803
Comincio questa lettera nell'anticamera di mio zio che dorme, e scriverò sino che si sveglia alla Mia Amatissima Carolina. Egli va piuttosto migliorando, ma lentissimamente. Veniamo subito a noi. Quest'ordinario non ho ricevuto vostre Care lettere, ma invece, ho avuto il piacere di riceverne una, e di sentire le vostre nuove dal cognato Serego, il quale vi presenta i suoi complimenti, e mi ha assicurato che siete in ottimo stato. Voi avete voluto incomodarvi dei libri, Mia Cara, dei quali ve ne ringrazio infinitamente; mio cognato non so mai cosa v'abbia detto, che a dirvi la verità voleva che me li prevedesse, non già che vi incomodasse. Mio zio si è svegliato troppo presto, poco più posso aggiungere questa voglia. Fatemi grazia di dire tante cose alla nostra Viscontina, e ditele che la di lei cassetta è arrivata sana felicissimamente. Che la ringrazio della Santa Immagine, e che nel venturo ordinario le scriverò. Con voi pure, Mia Amatissima Amica, farò lo stesso. Addio, intanto pregate per quella che vi ama, e che è tutta vostra. Addio
La Vostra Maddalena
107
Amatissima Carolina
2 aprile (1)803
Vi risponderò per due ordinari, mia carissima Carolina, non so però con qual incontro potrò finire di dirvi tutto quello che vorrei. Ho veduto, Mia Cara, una nuova prova del vostro buon cuore, e del vostro attaccamento per me nella descrizione che mi fate dei partiti, che vi sembrano opportuni per mio fratello. Fatemi la carità di tenerlo anche raccomandato al Signore perché me lo benedica.
Io ho comunicato la vostra lettera al Signor Maestro che molto la gradì, adesso poi procurerò di stare tranquilla più che mi sarà possibile sulla scelta che Dio disporrà che facciano, o di quelle che voi mi nominate, o di qualunque altra delle altre che gli sono state proposte. Credo che voi ci vediate più lontano degli altri per mille rapporti, per conseguenza. anche per mille altri vi potete immaginare quanto io vorrei che scegliessero dove voi vedete chiaro, contuttociò mi conviene cercare di stare indifferente quanto posso.
Non mi è stato possibile di rispondervi neppure la scorsa settimana. Mia Carissima Carolina, ripiglio questa lettera oggi giorno di Sabato Santo, per finirla forse il Santo giorno di Pasqua. Non ho mancato in questi giorni come posso di pregare per vostro marito, io pure ho fatto brevemente già s'intende, i Santi Esercizi dati dal Signor Don Leonardi, e da un altro religioso in San Luca, piaccia al Signore che ne cavi frutto. Quest'anno qui in Verona oltre agli Esercizi dati agli Ordinandi dall'una e dall'altra parte, Austriaca cioè e Repubblicana; gli hanno dati al pubblico in cinque Chiese, il Signore si vede guarda ancora questo Paese con special misericordia, basta che noi corrispondiamo. Voi forse direte, e perché tanto bramate il Padre De Vecchi quando potessi avere? Per mille ragioni che non vi posso dire per la ristrettezza del tempo, avendo tante altre cose da dirvi. Debolmente, Mia Cara, non ho mancato di pregare anche per voi, vi ringrazio della carità che mi avete fatto di ricordarvi di me nelle vostre orazioni, continuate a farlo perché il mio bisogno non può essere più grande. Sono a momenti per prendere una terza Maestra colla quale, se mi riesce bene, comincerò a provare la scuola esterna. Vi dirò poi in seguito come le cose andranno, potrebbe venire del bene assai; una terza cosa mi resterebbe, ma oh Dio, così sola non ci vedo lusinga alcuna per ora. Vorrei parlarvi più diffusamente, ma Mia Carissima Carolina, voi mi avvilite perché non mi rispondete nulla sull'articolo della nostra Viscontina, ho timore di avervi dispiaciuta, sinceramente con tutt'altra intenzione, e con tutt'altro cuore, che con quello di darvi un'ombra di disgusto. Se mi rispondeste una parola su questo punto mi consolereste molto. Sto cercando un'occasione per impedirvi le Regole del Conte Aldo, il quale ho saputo ch'è già andato a godere in Paradiso il premio della di lui carità. Il nome di quella donna che ha insegnato quel lavoro alle mie Ragazze si è Giovanna Chierici, la quale era donna di governo noi diciamo, in Casa Gherardini, dalla Vedova Litta Gherardini. Vi dirò che questa una donna vedova, avanzata di età, che mi pare assai buona, ma che non conosco a fondo, per poter giudicare con sicurezza se fosse in caso o no di presiedere a simile opera. Di grande abilità di lavare veli, merli. colorire mussole, lavare nastri d'ogni colore, calze di seta, e cose simili, e questo è il lavoro che insegnò alle mie Ragazze, ma in poco tempo perché partiva, ed in quel poco tempo io sono restata contentissima di essa per ogni rapporto, ma non l'ho potuta trattare a fondo. Essa abita, perché è giubilata dalla Gherardini, con una sua figlia maritata, e mi diceva che a colorire queste mussole in Milano tra la figlia ed essa guadagnavano uno, o mezzo scudo al giorno, che bene non me lo ricordo. Benché sia avanzata in età, è di un'attività sorprendente. Da noi questi lavori portano grandi vantaggi, da voi non lo so. Lava pure abiti di ricamo in oro, ed in colori; alle mie Ragazze non portano vantaggi perché sono tanto piccole che non possono farli. Questa peraltro non è quella ch'io vi scrissi, di quella ho già parlato, e credeva ve lo potesse aver detto il Padre De Vecchi, il quale pienamente la conosce e mi disse che lo lasciassi fare. Essa è la Marchesa Cavriani, la quale sembrava potesse essere ben intenzionata per Verona relativamente all'affare delle Convertite. Io non voglio far male al mio Paese levandogli forse un bene, ma se essa dovesse fare la maggior Gloria di Dio a Milano, ho voluto per mia quiete dir tutto al Padre De Vecchi. Anche qui starebbe bene assai una qualche persona che pensasse alle povere Convertite che sortono dall'Ospitale, e si può dire non c'è, ma la vostra città so essere assai più popolata per conseguenza... ho dunque pensato dire ogni cosa al Padre De' Vecchi; non ve lo ripeto perchè il tempo mi manca, farete voi altre con lui, quello che giudicherete di maggior gloria del Signore. Non potei avere i nuovi libretti delle tre Ore altro che il Giovedì Santo, ve ne spedirò colle Regole. La funzione mi dicono sia andata assai meglio dell'anno scorso. Ditelo anche alla cara Viscontina. Ciò che più importa si è ch'è, stata assai più devota. Il Padre Gian Battista è stato il lettore, io vi sono andata, ma per la gran folla non mi è stato possibile d'entrarci o a una, o all'altra vi scriverò poi più distesamente ogni cosa. Addio Cara Carissima Amica, tante cose alla Viscontina, e all'Arconati; quanto avrei bisogno che ci parlassimo, che sulla carta troppo poco ci si spiega, amatemi quanto vi amo; quando riceverete questa mia, le Sante Feste saranno passate, voi non lo avrete ancora veduto sulla carta, ma io ve le avrò desiderate felicissime col cuore. Addio Cara, il tempo mi manca.
10 aprile 803
PS. Mio zio sta meglio ed è alzato.
108
Amatissima Carolina
22 aprile 1803
Cosa mai vuol dire, Mia Carissima Amica, questo vostro silenzio? La scorsa settimana ho pensato che per essere quella delle Feste foste immersa nell'orazione, ma questa poi mi fa temere assai della vostra salute non vedendo nessunissimo vostro riscontro. Fatemi questa grazia, se mi volete quieta scrivetemi due righette... Non vi ho mandata questa lettera per la posta, Mia Cara, avendo l'occasione di mio fratello, il quale per affari della città è obbligato portarsi a Milano, pensate voi con qual cuore se potessi lo seguirci per rivedervi voi e la nostra Viscontina, ed imparare a conoscere l'Arconati. Le circostanze non lo permettono onde non ci pensiamo e parliamo d'altro. Vi spedisco de' libretti veronesi della nostra funzione, non so se vi piaceranno. A me sembrano più affettuosi i vostri. Vi unisco anche la musica, Mia Cara Carolina, perché abbiate un'idea intera del gusto di Verona. In questa parte l'amore della patria non m'offusca niente il giudizio, sembrandomi tutte le nostre produzioni assai inferiori alle vostre. Graditele peraltro come sono. Giacché sono certa di questa occasione vi dirò ciò che abbiamo pensato col Padre Giambattista Bertolini. Quando ho veduto che i nostri tentativi non hanno avuto quell'effetto che noi bramavamo relativamente al vestiario, un giorno discorrendo sulle indecenze che si vedono, e che pure mi dicono assai minori degli altri paesi, andavamo pensando al rimedio, e come egli ha una, o due penitenti di quelle della gran moda, ed una la quale, se seguitasse ad andare da lui, è il Figurino del giorno, perché questa é pochissimo tempo che va da lui, così abbiamo concluso che potendo presentare a questa mode anche stravaganti purché modeste forse si rimedierà a molto. Egli ha voluto il vostro Figurino; Dio benedica il rimanente se mai ne venisse qualche altro, ogni tanto tempo, mandatemene qualcheduno. Vi saprò poi dire l'esito. Addio Cara Carissima Carolina, sono sempre breve colla penna, ma col cuore sono sempre tutta Vostra. Addio, i miei soliti complimenti.
La Vostra Maddalena
PS. Mancandomi il tempo da scrivere alla cara Viscontina, a voi pure indirizzo il libretto consegnatomi per la stessa dal Padre Giambattista e ci unisco anche altre sei copie che vi prego presentare alla stessa per me, abbracciandola di cuore, e dicendole che le scriverò quanto prima. Per una vista sull'articolo di rimediare all'indecenza dei vestiarj, siete pregata a dirmi se conoscete nessuna persona colla quale Melzi abbia veramente amicizia. Ve ne dirò poi il motivo. Addio di nuovo, e ben di cuore.
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Amatissima Carolina
30 aprile 1803
Sarà molto più facile a voi l'immaginarvelo, di quello che sarà a me lo spiegarlo quanto grande sia stato il mio contento nel ricevere oggi la carissima vostra lettera in data 26 aprile. Per non so qual combinazione in vece di ieri giornata di posta, mi è stata soltanto portata oggi, quando già mi credeva essere anche questa settimana priva del piacere dei vostri caratteri, e che mille pensieri mi agitavano sul vostro silenzio. Sia ringraziato il Signore, Mia Amatissima Carolina del motivo che mi ha privata di questo contento, vi sarete io spero ricordata anche di me nelle vostre orazioni. Spero avrete ricevuta una mia lettera da mio fratello, o dal Signor Maestro. A parlarvi schiettamente tra noi due, non so quali intenzioni abbino sull'articolo sposa non avendomene parlato prima di partire, ed io, Mia Cara, per timore di fallare, benché ne abbia avuto varie volte occasione, non ho mai nominato niente. Credo peraltro che il Signor Maestro per niente non sia venuto. Sono più che persuasa, Mia Cara, che avreste fatto, volentieri per la vostra Maddalena, la quale vi è senza fine obbligata, il sacrificio dell'amor della patria all'amicizia, ma se la damina è impegnata diremo che il Signore non ha voluto donarci neppur questa. lo intanto continuo a far fare orazione da tutte le persone che credo migliori. Dio me lo benedica per sua misericordia, che vi assicuro, Cara Carolina, che per la grazia del Signore mio fratello è buono assai, e parmi che una sposa cristiana unita a lui potrebbe cooperare molto nel nostro Paese alla Divina Gloria. Per riguardo a me poi, parlandovi con quell'amicizia che veramente vi professo, l'idea d'una cognata non mi dà pensieri, tanto più che, Mia Amatissima Carolina, non so quando sieno sciolti i due legami che mi tengono obbligata presentemente, di Carlino cioè, e di mio zio ammalato, quali possano essere i disegni d'Iddio sopra di me. Ed ecco uno dei motivi per i quali bramerei con me la Viscontina, oltre il di lei esempio, ed i di lei lumi, per avere una persona che potesse essermi maestra e compagna, e facilitarmi così anche appresso la mia famiglia la strada per darmi liberamente a quelle cose che sembra che Dio, per pura sua misericordia, possa volere da me. Ciò, Mia Cara, che mi ha dato coraggio d'avanzare qualche parola colla nostra amica, è stato un periodo d'una sua lettera nel quale come scherzando mi diceva che le tenessi un luogo tra le mie maestre, per venire essa diceva ad imparare. Sono contentissima di non avervi dato su questo punto dispiacere alcuno, e non posso a meno di non ammirare sempre più la nostra Viscontina, e di non desiderarla sempre più, non già per premura per Verona, ma pel bene che parmi si potrebbe fare. Per me, cara Carolina, se fossi in Milano non sarei capace d'altro che di godere la vostra compagnia, e quelle piccole cose che qui lo, e che divengono qualche cosa in questo Paese per non esservi, come sapete, provvedimento alcuno, nel vostro diverrebbero niente affatto; di cose grandi non sono capace, ma se quello che per me fa le piccole volesse anche le grandi, se potessi fare maggior bene mi par che tanto resterei qui come verrei a Milano. Addio, Mia Cara Carissima Amica, amatemi, e credetemi tutta vostra. Mille cose all'Arconati che bramo tanto di conoscere. Addio.
Spero che il Padre Giambattista abbia trovato il modo di giovare per il vestiario avendo acquistato qualcheduno di quelle signore che sono gli esemplari delle mode, per sue penitenti. Il Signore benedica tutto. Addio.
La Vostra Maddalena
(Timbro arrivo) MILANO MAGGIO
3
(Timbro partenza) VERONA A DESTRA
2 maggio 1803
A Madame
Madame Caroline Durini, née Trotti
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Amatissima Carolina
9 maggio (1)803
Con sommo dispiacere sento dalla pregiatissima lettera vostra, la perdita che ha fatto la cara Viscontina, e la vostra unitamente; e perché non posso a meno di non interessarmi in tutto ciò che vi appartiene, e perché mi rincresce assai che abbiate perduto il vostro trattenimento della sera, il quale credo fosse assai utile per l'anima, e pel corpo, permettete ch'io ve lo dica, il vostro ottimo cuore che si lascia alle volte un poco troppo opprimere, ha bisogno dell'allegria dell'Arconati, e anzi, se mi volete affatto tranquilla per voi, fatemi il piacere di scrivermi come passate adesso la sera. Non so ancora quello che avrà ottenuto il Padre Giovanbattista riguardo al ripararsi dal freddo, non vi angustiate nemmeno per questo, mia cara. Faremo quello che potremo, ed il Signore gradirà la nostra buona volontà. Non posso dirvi di più perché sono interrotta. E' venuta la mia terza Maestra, pregate per me. Addio, Cara, state di buon animo, e salutate l'Arconati.
La Vostra Aff.ma Maddalena
111
Amatissima Carolina
22 maggio (1)803
Debbo rispondere a due pregiatissime vostre, Mia Carissima Carolina, l'una ricevuta dalla vostra amabile nipote, l'altra dal Marchese Casati. Lo farò come potrò essendo pienissima di ammalati da vari giorni. Lo zio Borgia è stato attaccato replicatamente dai suoi assalti di respiro per cui sempre più ci fa temere il cronico d'idropisia, la Maffei con tutte quattro le sue Ragazzine ha la fersa ma stanno tutte meglio, sette delle, mie Ragazze l'hanno avuta e sono convalescenti in sei, ma una che era infermiccia quando è venuta, ed alla quale la fersa non ha avuto forza di sortire, è quasi moribonda, anzi domani mattina riceverà il SS. Viatico, il quale sarà la sua Prima Comunione non avendo che nove anni; pregate per lei perché possa subito volare in Paradiso, ch'io le dirò di farlo per voi.
Per discorrere di persone in ottima salute vi dirò che la vostra brava nipote è qui giunta in ottimo stato. Che tutti abbiamo ammirato le di lei buone qualità, e ve lo dico con la mia solita sincerità. Si è trattenuta un solo giorno oltre quello del suo arrivo, bramando essa di essere a Venezia il giorno dell'Ascensione. Mi sono procurata tutto il tempo che ho potuto per godere della sua compagnia, non già tutto quello che avrei voluto per cagione dei miei ammalati, e vi assicuro che il di lei contegno singolarmente e la di lei gentilezza mi han fatto concepire una stima grande per lei. Dal Marchese Casati poi mi sono sentita confermare le ottime vostre nuove ed ho ricevuta quella vostra lettera in cui mi date la lusinga di rivedervi. Sappiate che alle volte vado pensando quali sarebbero in questo mondo le cose che mi darebbero maggior piacere, e quella di rivedervi sarebbe capisco una delle prime, onde, Mia Cara, se potete, datemi questa consolazione. Riguardo al Signor Giacomo Valenti mi hanno fatto credere esserci nelle Salesiane vi dirò, che presso Porta Orientale la di lui madre, la quale si chiama Teresa vedova Valenti, ivi ritirata per vivere in santa tranquillità nelle attuali circostanze. Se questo è, vi sarà forse più facile il trovare un mezzo per interessare questa Signora in favore delle sue nipoti, nel modo con cui vi aveva pregato pel Signor Giacomo, o per lui poi se potrete fare a queste povere Ragazze questa carità, tenterete in seguito. Perdonate di tutto, addio Carissima Amica; tante cose alla Visconti e all'Arconati; dovrei parlarvi del Padre De Vecchi, ma il sonno m'obbliga ad abbracciarvi, e andare a dormire essendo la mezza notte vicina. Addio.
La Vostra Aff.ma Maddalena
(Timbro arrivo) MILANO MAGGIO
data illeggibile
(Timbro partenza) VERONA A DESTRA
data illeggibile
Madame Durini née Trotti
à MILAN
112
Amatissima Carolina
29 maggio 1803
Ho fatto un giudizio sopra di voi, mia cara, non avendo ricevuto vostre lettere in quest’ordinario; il giudizio è questo, che siate sempre occupata nell'ascoltare le sante missioni. Vi siete poi ricordata di domandare il Santo Spirito anche per la vostra Maddalena che tanto ne abbisogna? Mi lusingo che lo avrete fatto, come io pure lo faccio per voi. La maggior parte dei miei ammalati sta bene, un'altra parte è convalescente, il zio Borgia sta meglio, solo la mia povera Ragazzina è ancora moribonda, senza speranza di guarigione. Ha già ricevuta l'Estrema Unzione, ma vive penando, sempre però in perfetta cognizione. Raccomandatela alla Santissima Vergine, che per verità mi dà della pena. Mia Carissima Carolina, quanta gioia mi recherebbe mai l'effettuazione di quel certo castello in aria di Monte Ortona qual contento di rivedere un'amica quale voi siete. Non voglio nemmeno troppo fermarmi in questo pensiero, se non dovesse poi effettuarsi troppo dispiacere ne proverei. Credo, Mia Cara, che non avrete bisogno di essere sollecitata sapendo quanto voi pure mi amate, contuttociò superate vi prego tutto ciò che trovate superabile, e date a me per la prima, ed a tutte le persone che qui vi conoscono questo contento. Ricordatevi che quello che vi dico io, tutti qui ridicono lo stesso, e sarebbe per noi tutti una vera consolazione. Per non disubbidire all'ordine che m'avete dato finisco di scrivere per andare a letto, essendo vicina mezza notte, ed avendo gran bisogno di dormire. Addio, Cara. I miei soliti complimenti. Addio.
La Vostra Maddalena
113
Amatissima Carolina
3 luglio(1)803
A dirla schiettamente, neppur io, Mia Cara Amica, non vorrei che nessuna di noi prendesse la cattiva usanza di lasciar passare qualche settimana senza scriversi scambievolmente. Il maggior motivo del mio silenzio, o per meglio dire l'unico, è la malattia non interrotta dello zio Borgia, il quale ha genio ch'io stia molto con lui; per conseguenza i momenti che mi restano sono tanto brevi, e tanto occupati che spesso mi è impossibile lo scrivere. Grazie a Dio, Mia Cara sto bene, e vi amo sempre ugualmente. Desidero di sentire rimesso vostro marito anche per vedervi in calma; non è però di rassegnazione che manchiate per quanto vi conosco, ma piuttosto il vostro cuore, che ama assai vivamente, vi fa temere un gran male dove anche ce n'è poco. Già sapete che San Francesco di Sales lodava un cuore simile nella Santa di Chantal, solo lo bramava un po' più tranquillo, e la Mia Carissima Carolina sembra nata per tormentarsi. Vi ringrazio delle notizie che mi date di mio fratello, e della bontà che avete avuto di procurargli quei biglietti; le corse di bighe e di fantini mi sembrano cose per sé indifferenti, e sono persuasissima che non si sarà scandalizzato di questa gentilezza.
Quante cose vorrei dirvi che il tempo me lo impedisce. I vostri ringraziamenti riguardo alla Fraganeschi mi fanno dispiacere perché davvero niente abbiamo fatto per lei; particolarmente per essere io tanto imbrogliata cogli ammalati. Ho cominciato sabato la scuola esterna nella casa delle Ragazze. Pregate per me che vada bene. Cosa n'è mai della nostra cara Viscontina? Addio Cara Carissima Carolina, suona mezza notte ed il sonno mi obbliga ad abbracciarvi, Addio, tanti saluti all'Arconati. Il signor Maestro vi ha consegnata la Carta delle Regole delle Ragazze del Conte Aldo?.
Come sta la Louise e la Canonichessa? Addio, vado a letto, Cara Carolina.
La Vostra Maddalena
(Timbro di arrivo) MILANO LUGLIO
5
(Manca il timbro di partenza)
A Madame
Madame Caroline Durini née Trotti
MILAN
114
Amatissima Carolina 10 luglio (1)803
Per qualche volta, pazienza ve la passo, ma non vi pensaste, mia amatissima Carolina, ch'io volessi adatterai ad stare per metodo delle settimane, senza che ci scriviamo. Vi ho dato mal esempio nel tempo che mio zio stava male, adesso che sta meglio, risarcirò lo scandalo, e se non vi correggerete come spero, vi scriverò due volte alla settimana: sono un poco in pena per vostro marito, vedendo il vostro silenzio, datemene vi prego qualche notizie per mia quiete, giacché oltre la stima che ho per lui, non posso a meno di non interessarmi per chi vi appartiene, e v'interessa. Per l'incomodo del Signor Conte, ho sentito qui a ordinare i bagni, o fanghi di Abano. Quanto bramerei, se questo rimedio ha le virtù che qui dicono, che i vostri medici lo conoscessero come lo conoscono i nostri!
Nulla più vi scrissi relativamente al degno Padre de' Vecchi, perché Don Carlo non mi diede più la risposta. Parmi, vedete, che il zelo di quest'ultimo sarà attraversato da scogli insuperabili, contuttociò egli mi disse ultimamente che forse egli combinerà di venire a fare una gita a Milano ove concluderà in voce a norma di ciò che avrà potuto qui ottenere. Se vedete il Padre de' Vecchi fatemi il favore di presentargli i miei doveri.
17 luglio
Vedete, Mia Cara, con tutta la mia superbia non ho potuto finire questa lettera nello scorso ordinario, intanto venerdì ho avuto il contento di ricevere la pregiatissima vostra. Siete dunque in campagna, Mia Cara Carolina, divertitevi bene, o per meglio dire cercate di sollevarvi quanto potete, e se vi avanza un po' di tempo donatene qualche momento alla vostra Maddalena. Mi rallegro molto della notizia che mi date del ritorno a Milano del Padre Fontana per qualche mese, lusingandomi ch'egli debba giovare alla vostra quiete, cosa che sembrami che abbisogniate.
Benché per ora vi sia inutile, a prima opportuna occasione voglio spedirvi le Regole in stampa del Padre Bellavite. Forse in qualche parte potrebbero servirvi per la pianta delle Convertite, se non altro formerete un'idea della santità di chi le ha scritte. Ho finalmente aperta la scuola esterna dove però non ho che quattro ragazzine, non essendo che una sola settimana che la scuola è aperta. Pregate per me che ne ho estremo bisogno. Sentite, Mia Cara, un'altra idea venutami per rimediare un poco al vestiario, che qui abbiamo appena cominciato a tentare, e della quale non so l'esito. Parlare, o far parlare a qualche medico di conosciuta religione di cui qui abbondiamo, e fare che per la salute ordinino che le ragazze portino il busto, e se è possibile che le donne tutte lo portino, perché già mi ricordo per verità che quando io doveva farmi Scalza, siccome le Scalze vanno senza busto, portano però cosa simile sotto al loro sacco, le nostre dame erano tutte agitate, quando mi parlavano, dall'idea di tutte le malattie alle quali sarei stata soggetta per la mancanza del busto. Molto mi spaventa il temporale che si forma, raccomando di nuovo la calamità a Casati. Qui a forza d'orazione si cercherà di disarmare dai fulmini il Divin Braccio. Addio amatissima Carolina, mille saluti all'Arconati quando la vedete. Addio, amatemi e ricordatevi che sarò sempre
Tutta vostra Maddalena
115
Amatissima Carolina 31 luglio 1803
Eccomi di bel nuovo quindici giorni senza vostre Carissime lettere Mia Amatissima Carolina. Mi avevate promesso di scrivermi dalla vostra campagna, ma mi avete burlata. Se non mi lusingassi che foste ancora in villeggiatura, comincerei a temere che non mi amaste più come avete fatto finora. Ma perdonatemi, Mia Cara, questo è un torto che vi faccio che voi non meritate, fatemi però questa grazia datemi almeno con due righe le vostre nuove.
Il temporale di cui mi parlavate, sempre più minaccia per quanto qui si dice, e qui regna nelle case minacciate dal fulmine una generale costernazione, la quale si estende nelle famiglie che hanno aderenza colle persone che piangono. La Nicolini che prega e fa pregare, si raccomanda a voi, ed a Casati. Datemi quelle nuove che su questo articolo sapete. Anche quest'anno mi viene progettato il solito viaggio di Parma, ma non ho molto intenzione d'andarci. Il solo un motivo, che un poco mi tenta, sarebbe quello di rivedere le Luigine per prendere nuovi lumi riguardo la mia scuola, che grazie al Signore va lentamente bene. Le nostre Monache Austriache sono molto consolate pel permesso, che hanno avuto, o che sono per ricevere, di vestire, e lo stesso è di quei Religiosi dell'altra sponda.
La posta che parte mi obbliga ad abbracciarvi, Mia Carissima Carolina, addio vi abbraccio, e sono
La Vostra Maddalena
PS. La mia lettera non è arrivata ad ora di partire coll'ordinario di lunedì perciò se mi permettete, aggiungo altre due parole. Mi è stato fatto credere che siate ritornata dalla villeggiatura venerdì, dunque mi lusingo, Mia Cara, d'avere vostre nuove.
Qui si discorre che sia giunto a Milano il Decreto ottenuto dal Sommo Pontefice contenente l'adesione di Sua Santità alla soppressione di tutti i Regolari, cosa che anche ideata cagiona grand'amarezza a chi ama la Religione e la Repubblica davvero. Crederei, se ciò fosse, che in questo Decreto non venissero compresi i Padri Filippini, non essendo essi Corpo Regolare come ben sapete. Ditemene vi prego la vostra opinione. Il permesso del vestiario per le Monache Austriache non so ben dirvelo ancora, poiché chi lo conta in un modo, e chi in un altro, ve lo saprò dire un'altra volta. Dal Signor Maestro avrete ricevuto le Regole del Padre Bellavite, scusate se in allora nulla vi scrissi per mancanza di tempo. Ditemi anche di queste che ve ne pare, e cosa ne dice l'Arconati. Alla stessa, ed alla nostra Viscontina tante belle cose. Di nuovo vi abbraccio, e sono tutta vostra, Addio.
(Timbro partenza) VERONA A DESTRA
4 agosto 1803
(Timbro arrivo) MILANO AGOSTO
6
A Madame
Madame Durini, née Trotti
MILAN
116
Amatissima Carolina,
7 agosto (1)803
Venerdì ebbi il contento di ricevere la vostra pregiatissima lettera, Mia Cara Carolina; la quale benché breve mi è stata assai gradita; e ieri mattina nell’avere la consolazione di rivedere mio fratello ritornato dopo un ottimo viaggio in buona salute, ebbi anche quella di sentire a confermarmi le vostre buone nuove. Desidero sentire ricuperata intieramente la vostra Signora Suocera, anche perché possiate avere quella quiete, e quella libertà che in questi momenti penso potrà esservi molto cara. Non vi affaticate però tanto, Mia Cara; trattenendosi chi è ritornato a Milano, tre o quattro mesi, potete fare ogni cosa comodamente. Il Signore vi conceda quella pace, che vi bramo, e che vi farà forse operare sempre più per la Divina Gloria.
La vostra ultima lettera mi fa molto pentire d'avervi scritto che temo non mi amiate più come una volta, ho avuto torto, perdonatemi, Comincio a non più vedere per me impossibile il viaggio di Milano, avvertite però che non sono che speranze, vedremo se si matureranno. Le notizie relative alle Case erette sembrano qui calmate; che ne dice Casati, e che ne dite voi? Vi prego di dirmi quello che potete, perché non siano sorprese.
Cosa n'è mai della cara Viscontina, le ho scritto saranno otto o dieci giorni senza averne ottenuto riscontro alcuno, m'immagino già che non abbia potuto, ma il non saperne niente di dettagliato da qualche tempo mi fa stare con pena. Addio, Cara, il Signor Maestro e mio fratello vi presentano i loro complimenti, e ringraziamenti, uniti ai miei. Addio di nuovo, i miei soliti saluti, vi abbraccio di cuore.
La Vostra Maddalena
(Timbro partenza) VERONA A DESTRA
8 agosto 1803
(Timbro arrivo) MILANO AGOSTO
9
(Segue il solito indirizzo)
117
Amatissima Carolina
14 agosto 1803
Già ve lo scrissi, e voglio mantenervelo, Mia Amatissima Carolina, state in silenzio quanto volete, io continuerò a scrivervi sino che vi farò risolvere a ripigliare il vostro solito carteggio. M'immagino già che sarete affatto occupata, a me bastano poche righe. Vi prego di raccomandare al Signore l'Opera delle mie Ragazze, perché oltre il solito bisogno, ho la combinazione d'avere una delle Maestre ammalata seriamente d'un male penoso non solo, ma anche che potrebbe essere lunghissimo, essendo attaccata dai dolori noi diciamo articolari. Pensate tra le Ragazze interne e la scuola esterna non ho che tre Maestre, quando una è ammalata, come mai trovare ripiego opportuno, quando il Signore non mandi propriamente egli stesso un soggetto opportuno. Vi prego dunque d'orazione. Addio Carissima Carolina amatemi. Fate i miei soliti complimenti a chi sapete, v'abbraccio, e sono
Tutta Vostra Maddalena
118
Amatissima Carolina
21 agosto (1)803
Vi debbo perdonare il vostro silenzio, Mia Amatissima Carolina, avendo anch'io tante volte avuto bisogno della vostra indulgenza per la stessa cagione. Quando si hanno ammalati non si possono far conti di sorte alcuna. Mi rincresce però molto l'incomodo di vostra suocera, perché quando l'età è un poco avanzata i mali lunghi danno da temere assai. Datemene notizia quando mi scrivete.
Mia Cara Carolina, l'idea che ho di poter pure venire a Milano altro non è che una semplice lusinga, forse m'ingannerò, ma se anche potessi venirci, e dovessi andare spesso dalli nostri parenti, so che l'Arconati abita vicino a loro, onde in qualche modo troveressimo la strada di unirci, il punto sta, Mia Cara, che io possa venirci. Basta, faccia il Signore. Credo dopo domani d'andare per qualche giorno in campagna, poi a Mantova da dove scriverò, e forse a Parma.
Il Signore faccia la carità di tenere lontani i temporali interamente. In questa stagione rovinerebbero i nostri riti. Tutto il punto sta che il nostro Arcivescovo al di lui ritorno dia una buona benedizione alle nubi del cielo.
Ditemi vi prego se i vostri medici hanno assunto d'interessarsi per l'umanità. Addio, Cara Amica,, se vado a Mantova vi scriverò in lungo perché avrò tempo. Addio, siete riverita dai soliti, i miei soliti complimenti, v'abbraccio, e sono
Tutta vostra M.C. (Maddalena Canossa)
119
Amatissima Carolina
4 settembre 1803: Verona
La mia piccola gita di Mantova mi ha privata del contento di scrivervi nello scorso ordinario. Non ho passato Mantova, vedete, Mia Cara Carolina, e mi ci sono fermata così pochi momenti che non ho avuto opportunità di scrivervi. Sono in dubbio di doverci ritornare tra pochi giorni per combinazioni di famiglia, intanto vi scriverò da qui, mia cara, e se dovrò partire, vi scriverò da dove mi troverò. Debbo rispondere a due pregiatissime vostre e prima di tutto mi rallegro di sentire che vostra suocera si vada rimettendo, le desidero sempre un'ottima salute, ma sino che il degnissimo Padre Fontana è in Milano vorrei foste in libertà.
I nostri medici come i vostri non li credo disposti a scrivere in vantaggio dell'umanità. Non esortano che in voce, e secondo la debolissima mia opinione, quando non fosse qualche Professore di primo grido non mi sembrerebbe molto vantaggioso lo scritto, perché ai mediocri potrebbe opporsi qualche uomo celebre, e fare un male maggiore. Credo converrà contentarsi di quel poco che si potrà colle parole.
O tardi, o presto vi sono sempre obbligatissima di tutto ciò che avete fatto presso la signora Valenti, e ne ringrazio vivamente anche il Marchese Casati. Altro, Mia Cara, non aggiungo se non che vorrei se fosse possibile che questa Signora sapesse che nulla si domanda per Paolo Valenti, che solo è pregata di qualche soccorso per le di lui figlie, le quali sono state messe per la necessità estrema nella quale si trovavano, in un nostro povero ritiro, nel quale sono custodite, ed allevate nel miglior modo possibile per quanto porta quel luogo, ma con una educazione assai differente dalla loro nascita, e dal loro merito personale, perché si diportano veramente assai bene; che il soccorso che domandano era fondato sull'idea che il loro padre avesse da lei o dal fratello dei soccorsi, ma molto più è fondato sulla loro necessità perché il mensile che viene loro somministrato per carità, va alle volte mancando, e si minaccia di levarlo per impotenza di chi lo somministra, ed allora due belle e buone Ragazze ritornano alla mendicità. Finalmente che quello che domandano lo chiedono per atto di carità, non di dovere. Se il Signore vorrà assisterle per questa strada, egli benedirà le vostre parole, Mia Carissima Carolina; in ogni modo egli vi ricompenserà della vostra carità in Paradiso.
Il tempo mi manca da dirvi più altro come vorrei, tante cose alla cara Viscontina, addio di tutto cuore.
La Vostra Maddalena
PS. Non aveva riflettuto, Mia Cara, di dirvi che oltre le due Ragazze c'è anche un ragazzino bisognoso all'estremo, il quale vive col padre e colla madre e se mai questa Signora Valenti volesse, e potesse prestare soccorso a questi poveri innocenti si cercherebbe anche per questo il minor male, regolatevi però colla vostra prudenza.
(Timbro partenza) VERONA A DESTRA
8 settembre 1803
(Timbro arrivo) MILANO SETTEMBRE
10
A Madame
Madame Durini, née Trotti
MILAN
120
Amatissima Carolina
Verona 17 settembre (1)803
Comincio oggi questa lettera, Mia Amatissima amica, per essere più certa di finirla prima della partenza della posta, volendovi dire varie cose se pure potrò. Non mi è stato possibile di scrivervi nello scorso ordinario come bramava perché aveva mio zio. ed il mio Carlino ambedue incomodati. Il primo sta il solito, cioè fuori del letto, l'altro è rimesso. Credo nell'entrante settimana di fare nuovamente una gita in campagna, ed a Mantova per ricondurvi una mia zia, che è stata qui con me da quando vi scrissi che era da colà ritornata. Il mio maggior divertimento consiste quando sono a Mantova ad andare a passare il maggior tempo che posso dalle Ragazze del Padre Bellavite. Vi confesso, mia cara, che io ne resto alquanto avvilita, non tanto pel gran numero, per la direzione, e per ciò che mi conta la Priora del fervore di quelle Ragazze. Voi dicevate benissimo tempo fa in una vostra lettera in cui mi facevate coraggio, e che le difficoltà quando giungono, e ci vorrebbe perciò da me la santità, e la confidenza in Dio, del Padre Bellavite. Assistetemi, Mia Cara, dinanzi al Signore coll'orazione, che ne ho estremo bisogno. La burrasca però che in allora mi dava pena è cessata intieramente, le due Maestre ammalate sono rimesse passabilmente, ma vedo ogni giorno più quanto ho bisogno del divino aiuto.
Quando potete, ditemi, vi prego, cosa n'è di Mademoiselle Luoise. Debbo rimediare ad uno sbaglio notarile succeduto per mia parte nell'affare del signor Valenti, per le figlie del quale mi avete fatto il favore d'interessarvi. Lo sbaglio è questo. Il nome del padre delle Ragazze che vi raccomandai non è Paolo, ma Antonio; e questo era al Servizio Veneto al tempo della nostra Repubblica di San Marco. Le Ragazze dicono che il loro padre aveva altri fratelli l'uno dei quali potrebbe essere Paolo.
Mi rallegro del miglioramento di vostra suocera, e ve lo desidero continuato. Mille saluti all'Arconati, ed alla Viscontina. Come va la vostra Opera dell'Ospitale, e delle Convertite? Rispondetemi a queste ricerche con tutto vostro comodo. Intanto amatemi, ricordatevi di me, e state certa che sono, e sarò sempre di vero cuore
Tutta vostra Maddalena
18 settembre
(Timbro di partenza illeggibile)
(Timbro di arrivo) MILANO SETTEMBRE
20
A Madame
Madame Durini, née Trotti
à MILAN
121
Amatissima Carolina
2 ottobre (1)803
Anche questa lettera, Mia Carissima Amica, doveva scrivervela da Mantova perché colà doveva ritornare, ma per una combinazione dei nostri alloggiati sono restata a Verona; con ferma intenzione che il nostro carteggio non debba mai più alterarsi. Che ne dite per parte vostra, Mia Cara? Voi mi dite come già dovrebbe essere, che ci converrebbe ogni giorno morire a qualche cosa, ma perché spero che la nostra amicizia non dispiaccia al Signore, penso che questa sia l'ultima cosa alla quale abbiamo da morire qui, per riunirla più stretta dopo morte, anzi se voi pure consentite bramerei che sino da adesso tra noi due facessimo un patto, che la prima di noi, che il Signore per sua misericordia prenderà in Cielo, abbia sempre da pregare per quella che resterà sino che l'altra sarà in sua compagnia. Ditemi, ci consentite? Passo adesso dalla morte alla vita. Mademoiselle Louise di cosa n'è mai venuto che non posso cavarvene mai una parola. Mi vado sempre lusingando di rivedere un volta, o l'altra le mie Care Amiche, e se questo potesse riuscirmi. Mademoiselle Louise sarebbe una persona che bramerei molto conoscere. Adesso parliamo un poco del Padre De Vecchi degnissimo. Don Carlo Steeb non ha potuto concludere niente sinora riguardo le Missioni. Adesso, Mia Cara, Don Pietro anzi mi ha dato commissione di pregarvi di dire al suddetto Padre De Vecchi ch'egli lo supplica di dirgli se dopo fatte le Missioni di Mantova non avendo subito altri impegni, se fosse possibile qui intanto combinare, se egli volesse avere la bontà di sospendere a prenderne qualche altro sino che Don Pietro ha la risposta definitiva, la quale deve averla tra pochi giorni.
Io poi, Mia Cara Carolina, direi in vece così, che domandaste al suddetto Padre De Vecchi se, subito dopo le Missioni di Mantova, ha impegni precisi, se al caso si possa ottenere qui la licenza, egli sarebbe in libertà di far questo bene alla povera Verona, ed in caso fosse allora impegnato subito dopo, se nel corso del di lui apostolico giro, egli potesse in altro momento farci questa carità.
Carissima Amica, perdonatemi anche questo disturbo, addio, cara, il tempo mi manca, i miei soliti saluti, addio in fretta ma di cuore.
La Vostra Maddalena
(Senza timbro)
A Madame
Madame Durini nèe Trotti
MILAN
122
Amatissima Carolina
Verona 8 ottobre (1)803
Con egual sorpresa e dispiacere rilevo, Mia Carissima Amica, dalla pregiatissima vostra lettera da ne ricevuta questa mattina che le lettere che vi scrissi sa quattro ordinari a questa parte siensi smarrite. Mi rincresce per la pena che la vostra bontà, ed amicizia vi ha fatto prendere per la mia salute, la quale è ottima grazie a Dio, mi rincresce perché vi parlava di qualche affare, e mi rincresce perché non so capire come sia questo disordine. Vedremo se anche questa lettera soffrirà la stessa crisi delle altre; voglio io stessa portarla sino alla posta; gran fatto, mi ricordo simile incagliamento un'altra volta, e poi si siano rimesse come prima: Dall'ultima Cara vostra sento con gran piacere il nuovo Stabilimento Pio (che) si fa adesso in Milano da quel Santo Religioso, e da quelle buone donne.
(Dite)mi almeno se lo sapete, qual è lo scopo di questa istituzione. (Pas)sando l'altro giorno dalla chiesa dei Padri Scalzi, i quali hanno comincia(to) la novena di Santa Teresa, a me pure sovvenne il nostro dolcissimo trattenimento che facevamo nella strada dopo la Benedizione, e l'anniversario fatale della cara Viscontina. Salutatela tanto, come pure l'Arconati quando le vedrete. Vorrei ripetervi il contenuto delle altre lettere, ma il timore che anche questa possa andare dove sono andate le altre mi fa sospendere sino che abbia avuto riscontro di questa. Solo, se pure questa vi giunge, vi prego a dirmi, quando il Padre de' Vecchi passerà a Mantova. Addio, Mia Carissima Carolina, quanto bramerei far ritornare il tempo addietro quando penso il contento che aveva d'esservi vicina! Addio Amatissima Amica. Sono, e sarò sempre
Tutta vostra Maddalena
123
Amatissima Carolina
16 ottobre 1803
Finalmente, Mia Cara, sento che avete ricevute varie mie lettere, ed io mi sono assai rallegrata nel vedere l'ultima pregiatissima vostra, vedendola sì lunga. Vi ringrazio dei riscontri che mi favorite di tutte le mie, e ripiglio alcuni articoli colla solita libertà che mi dona la vostra amicizia.
L'articolo medici non l'ho abbandonato affatto, Mia Cara, solo l'ho abbandonato sull'idea che nessun medico scriva in favore dell'umanità, bensì in voce cerco che insinuino il miglior rimedio per gli incomodi. Non so poi se faranno fortuna. Non so da voi a Milano, ma qui si comincia a prevenire queste malattie da qualche nostra signora, la quale, siasi per cercare il proprio vantaggio, siasi qui dicono essere la Moda di Parigi, vanno lentamente, e leggermente rimettendo il busto. Il Signore vi darà in Paradiso il premio di quanto avete operato per le povere Ragazze, e pel povero ragazzino Valenti. Caso mai che Casati vedesse però ora che non fosse il caso fare un nuovo tentativo, lo farà al momento più opportuno, basterebbe solo che questa signora sapesse per chi è stata pregata, che alle volte potendo, in vece di soccorrere i figli, non soccorresse il padre senza passare per le vostre mani. E in caso fosse l'affare disperato d'ottenere mai soccorso alcuno, almeno in morte se si potesse ottenere che si ricordasse di queste povere vittime dell' altrui cattiva condotta, colle debite cautele perché non venga consumato anche questo resto.
Veniamo al Padre Bellavite. Le di lui Regole a me pure sembrano piene dello Spirito di Dio, e che mostrano chiaramente il cuore di chi le ha scritte. Ma a dirvi il vero mi sembrano, per la mia debolezza certamente, troppo perfette per ragazze. Contuttociò vi dirò che la di lui santità influirà a farle eseguire in più modi; e perché il Signore gli fa riuscire in bene le cose, e perché confessando egli tutte le Maestre, e tutte le Ragazze, voi ben vedete quanto sia più facile insinuare uno stesso spirito a tutte. Di quelle Maestre non ho trattato con qualche sorta d'intrinsichezza che la Priora, e questa la trovo come la vedete descritta nelle Regole; un'anima piena d'Iddio, di carità, di viste, e di abilità. Dopo che conosco Bellavite di quelle Maestre che ci fossero quando fu cominciata l'Opera, e che ci siano ancora, non ne conosco, e non ce n'è che una oltre la Priora.
La cosa che mi ha reso gran meraviglia, e piacere quest'anno in quest' Opera è stata la somma venerazione e l'ammirabile dipendenza che tutte hanno verso la Priora. Ho altre cose da dirvi su questo articolo, e su quello delle Missioni, ma il tempo mi manca, addio Carissima al venturo ordinario, addio
La Vostra Maddalena
PS. Mi dimenticava di dirvi, Mia Cara che qui molto si teme che il temporale, che tempo fa minaccia
col suo fulmine la Niccolini, torni di nuovo a sterminare i nostri giardini, che ne dite?
Raccomandiamo a Casati il tira fulmini.
124
Amatissima Carolina
5 novembre (1)803
Benché fossimo ambedue disposte a vicendevolmente compatirci, quando una giusta ragione interrompe il nostro carteggio, pure ci si unisce una egual combinazione, voi Mia Amatissima Amica avete la suocera incomodata ed io ho mio zio il quale è stato da otto giorni a questa parte munito del SS.mo Viatico, e va sempre lottando colla morte. Questa volta il male è sì avanzato che ci toglie la speranza di ricuperarlo, ma sembra però possa sostenersi ancora un poco di tempo. Per carità, Mia Cara, pregate, fate pregare per lui, che il Signore gli conceda pazienza perseverante, ed una santa morte. Debbo adesso parlarvi di tutt'altro argomento, Mia Amatissima Carolina, ma vi confesso che ho la testa sì ingombra da questi pensieri di mio zio, che dubito non parlarvi come pure sento, e vorrei, di un soggetto che riempie di gioia tutta la mia famiglia. Finalmente il Signore ha spiegato la Sua Volontà sopra mio fratello, ed egli ha scelto la Contessina Francesca Castiglione per sua sposa. Voi già mi capite quale m'intendo, Mia Cara, ci ho messo il titolo a bella posta perché capite chi è. La figlia della Castiglioni Crivelli. Non ne fate uso però di quanto vi scrivo, altro che con vostro marito, e la nostra Viscontina, sino che la cosa non si sa anche in Milano. Non posso dispensarmi di dirvelo per mille ragioni, tra tutte le quali quella dell'affetto, e dell'amicizia sono le prime. Addio Amatissima Amica, vado da mio zio, il quale oggi 7 novembre, in cui finisco questa lettera, è aggravatissimo, pregate per lui.
La Vostra Maddalena
125
Amatissima Carolina
Oggi: 28 novembre (1)803
Non vi mettete in nessuna pena, Mia Cara Carolina, se questa volta per iscrivervi mi servo della Stella. Oltre del signor zio