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LETTERE DI S. MADDALENA DI CANOSSA
ALLA CONTESSA CAROLINA DURINI |
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Amatissima Carolina
16 febbraio (1)805
Nell'ultima vostra lettera, mia amatissima Carolina, nulla mi dite della vostra preziosa salute, e questo è un difetto dal quale vi vorrei corretta, perchè a dirvi il vero quei raffreddori mi disturbano molto. Mia sorella Orti va un poco rimettendosi, ed un poco ricadendo, ma grazie al Signore, il male è senza pericolo alcuno essendo una periodica. La Sarego è guarita da molto tempo. A proposito di prendersi pena quando si ha affetto, e del distacco generale che voi per me con gran ragione bramate, converrebbe che sciegliessi un'altra città differente da Milano quando volessi abbandonare Verona per questo oggetto, sino che voi l'abitate, mia amatissima amica. Contuttociò restiamo pure, mia cara, alle divine determinazioni. Vi assicuro che sospiro, e temo la santa Pasqua di questo anno dopo la quale è fissato che parlerò; sento sempre più il bisogno in cui sono d'orazione, sono certa però che voi ne farete, e ne farete fare, perchè già so che capite forse più di me, qual passo questo per me debba essere.
Cavatemi, mia cara, una curiosità; qui si è sparsa la notizia che la febbre gialla siasi manifestata a Nizza. Non vi ho mai domandato se la temete, io non la temo niente, ma bramerei sapere se ciò sia vero. Di giorno in giorno, per quanto ho sentito dire, rivedrete Don Leonardi, il quale è in viaggio di ritorno da Parigi. Addio, cara carissima amica, amatemi quanto vi amo.
Addio
La vostra aff.ma amica
Maddalena
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Amatissima Carolina,
2 aprile (1)805
Quante cose vorrei dirvi, mia amatissima Carolina, ma quanto più volentieri ve le direi in voce se potessi farlo, e se questo dovesse esservi di sollievo.
Oh Dio, mia cara amica, il Signore vi vuole veramente tutta per lui, ecco il motivo per il quale vi ha levato io credo una persona tanto degna del vostro affetto. Vi parlo con tutta sincerità, non so d'avere da grandissimo tempo sentito sì vivamente la perdita di nessuno nemmeno mio parente, come questa, immaginandovi la vostra situazione, e vedendo quanti fili restano spezzati, tutti conducenti all'unica mira della Divina Gloria. Dio lo ha fatto, mia cara, adoriamo le sante e misericordiose divine disposizioni, con dolore, ma con consolazione insieme, e per la gloria che gode adesso questa santa anima e per l'amore col quale Dio ha disposto questo dolore per voi, mia cara amica. Si, cara Carlina, Dio vi terrà luogo anche di sorella, per quel poco di tempo in cui dovete voi, ed io restarne divisa. Le vostre sante opere si effettueranno egualmente, perchè il Signor opererà più lui. Sacrificate volentieri il vostro dolore, mia cara in compagnia di quello della Vergine santissima in questi santi giorni, coll'idea della felicità che gode adesso, e goderà in eterno questa vostra degna sorella, cercate di calmare quanto potete il vostro cuore. Ne avete tante prove che non avete luogo di dubitarne certamente. Contuttociò, mia cara, non ho mancato di procurare orazione da per tutto per lei, e di far pregare per voi. Don Pietro che mi commette dirvi mille cose, mi ha assicurato d'avere fatto col Signore quanto ha saputo, e l'ho pregato in particolare di far pregare dalla Raimondi.
Il signor Maestro anch'esso non manca di farlo nel Santo Sacrificio, ma io sono tanto lontana dal credere ch'essa ne abbisogni, ch'io me le sono invece raccomandata; contuttociò dobbiamo conformarci alle intenzioni di Santa Chiesa.
Mia carissima amica, vi lascio colla penna, ma non già col cuore; se mi conosceste capace di potervi in qualsiasi modo sollevare, in tutto quello che posso, comandatemi con tutta libertà. Salutatemi tanto tanto la cara Viscontina, alla quale sono obbligatissima delle notizie che di voi mi ha date, e del disturbo che si è preso di scrivermi. Le scriverò nel venturo ordinario. Addio, cara carissima Carlina, il Signore sia la vostra fortezza e la vostra consolazione. Addio, cara. La mia salute è buona Addio.
La vostra Maddalena
PS. Non vi affaticate a scrivermi, se la nostra cara Luisa può, fatemi dare da essa le vostre notizie. Spero che essa avrà ricevuta una mia lettera, nuovamente addio.
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Amatissima Carolina
21 aprile 1805
Dalla nostra Viscontina sento nuove sufficienti della vostra salute, mia amatissima amica, e molto le desideri della vostra morale situazione.
So che avete fatti i Santi Esercizj questa Quaresima, e mi lusingo che questi vi avranno alquanto fortificata, e consolata. Non iscrivetemi però, mia cara, perchè temo che anche lo scrivere debba disturbarvi di più. Oh Dio, cara Carlina, quanto più di noi sono felici, quelli che sono già sortiti da questa valle di miserie, ed arrivati alla Patria; qui non si sentono che cose affliggenti. Vorrei scrivere se posso alla nostra Luisa, che sento sia anch'essa afflitta per la perdita del cognato. Coraggio, mia cara amica, coraggio, ci arriveremo anche noi coll'aiuto della divina Misericordia all'eterno riposo, e Dio ve ne dà una nuova caparra nell'afflizione che vi ha mandato.
Si avvicina il tempo per me di gran risoluzioni, mia cara, ricordatevi di me, e quando le cose saranno più fissate, vi scriverò. Sto peraltro assai bene di salute, e di umore, quando non mi si presenta la vostra afflizione.
Addio, mia cara, abbracciate la nostra amica, se mai non potesse scriverle.
Addio, vi abbraccio, e sono tutta vostra.
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Amatissima Carolina
Vi suppongo, mia cara, già ritornata dalla vostra gita di Piacenza, che spero vi avrà giovato per sollievo dello spirito, come del fisico. Cara la mia Carolina, quanto mi consolò la vostra ultima lettera; Dio vi conceda quello spirito ch'egli da voi voleva nel darvi occasione di fare un si gran sacrifizio; e non dubitate che quello ch'egli non vi ha ancora donato, ve Io donerà coll'intercessione della sorella, che non già voi sola, ma tutti quelli che l' hanno conosciuta credono fermamente in Paradiso. Non dubitate però, che non mancheremo in ogni modo di pregare per lei, ed essa pregherà per noi. Ciò solo che mi dà un po' di pena riguardo a voi, mia cara, perdonate se la mia amicizia mi da coraggio di forse troppo inoltrarmi, sapete voi cos’è? E' la facilità che sembrami che abbiate d’angustiarvi, e non vorrei che andando avanti col tempo, e non sentendo più cosi vivamente quel generale distacco, e quel totale abbandono in Dio, ch'egli forse vi concede per sostenervi adesso, non vorrei che vi lasciaste allora doppiamente opprimere, e che non sentendo quel sentimento sensibile come adesso, non già per mancanza di cognizione, ma per la vostra solita delicatezza, vi agitaste sembrandovi di non essere più attaccata a Dio solo.
Non ho mancato di dare commissione al signor Arciprete Galvani per far pregare per voi la Raimondi, la quale adesso si trova gravissimamente ammalata. Ma, cara la mia amica, vi raccomando in tutto, coraggio, e poi coraggio. Ci avviciniamo ogni giorno al Paradiso, presto la finiremo totalmente. Io intanto, mia cara, se al Signore non piacesse frapporvi nuovi ostacoli, m'avvicino al gran momento di cominciare quella strada, che pare debba essere per me quella del Paradiso. Per carità. rinnovate, e fate rinnovare per me l'orazione. Col ritorno a Milano del Padre De Vecchj, probabilmente vi potrò dire qualche cosa di preciso. So che I'avete fatto per lo passato, ma al presente ne abbisogno sempre più, perchè il Signore disponga tutte le circostanze in modo ch'io abbracci veramente la Divina Volontà. Addio cara carissima amica, vi abbraccio con tutto il cuore, e ricordatevi non vi sforzate a scrivermi, fatemi dare le vostre nuove dalla nostra amica se può, o dalla signora Cecca che vi prego di riverirmi. Addio, addio
La vostra aff.ma Maddalena
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Amatissima Carolina
20 maggio (1) 805
Preparo questa lettera, mia cara, per consegnarla al Padre De Vecchj, il quale deve oggi da qui passare, e dal quale pure sentirete in voce le mie notizie, e forse anche qualche cosa di più. Vi scriverò tra non molto in diffuso sopra dei miei pensieri, i quali unicamente alla vostra Maddalena, vi prego di tenere caldamente raccomandati al Signore.
Io non ho mancato indegnamente di pregare in particolare per voi dopo l'ultima vostra lettera; ma per carità, mia cara Carolina, tenete vivo il vostro coraggio, il Signore sosterrà non dubitate la vostra rassegnazione, ad onta del sentimento naturale, il quale, attese tante circostanze che capisco debbono circondarvi, deve per molto tempo continuare vivissimo. L'idea del Paradiso e di quei disegni d'amore che Dio sopra di voi ha formato, mia cara, vorrei in questi momenti di strepiti, e di sussurri, cose che sempre più opprimono le persone afflitte, che fossero il vostro sostegno. Cara Carolina, perdonate al mio affetto, se m’avvanzo un po' troppo, vi vedo rassegnata, ma molto oppressa.
Spero che avrete ricevuta un'altra mia in risposta della lettera che mi scriveste prima d'andare a Piacenza. Riguardo, mia cara, alla giovane Boschetti, non mi è ancora riuscito di trovare i suoi parenti, essendovi molte famiglie di questo nome. Ditele che vi dica meglio la sua parrocchia, e la situazione della sua casa, perchè nel cercare, per timore di mettere nuovamente la ragazza in vista, vado con molte cautele, e questo mi rende più difficile il trovare la traccia. Per altro, mia cara, subito che l'avrò trovata, ben volentieri m'adopererò possibilmente per pacificarla coi suoi parenti.
Vi prego, mia cara, di consegnare alla cara Viscontina quel plichetto di libri, che vi darà il Padre De Vecchj, scusate se invece di mandarli a lei direttamente, li mando a voi, perchè il tempo mi manca di scriverle, abbracciatela per me; le scriverò coll'ordinario di giovedì. Voleva mandarne io altri ad ambedue, ma non li ho potuti avere ve li manderò a prima occasione. Addio cara, addio di tutto cuore.
Mia amatissima Carolina
2 giugno 1805
Per quante ricerche abbia fatte, carissima amica, non m'è mai stato possibile sin'ora di trovare alcuna traccia della famiglia Boschetti. Fate il piacere, mia cara, di fare che questa povera giovane dica almeno in quale parrocchia presso al Duomo essa stava, o per lo meno ancora, vicina a quale delle tante chiese vicine al Duomo essa abitava di casa, se la bottega di formagiaro di suo padre era contigua alla casa, o se era in altra situazione. Ed io in allora farò colla possibile sollecitudine nuove ricerche per ritrovarlo.
Ho spedito le due lettere al Parroco d'Isola della Scala, al quale ho aggiunto la più calda raccomandazione, che ho saputo. Ne aspetto in breve riscontro, che subito vi spedirò. Senza complimenti mia carissima amica, con tutta libertà, in tutto quello che posso comandatemi liberamente. Forse a quest'ora avrete veduto il Padre De Vecchj, cara la mia Carolina, che la cosa resti tra di noi, avrete già sentito la di lui determinazione, cioè ch'io segua la mia vocazione, ma restando in Verona. Quest'ordinario non vi posso dire di più, non vi affliggete però chi sa che ancora un giorno non dobbiamo unirci, e chi sa se qui non troverò ostacoli insuperabili che mi facciano risolvere differentemente. Intanto pregate, e fate molto pregare per me, io lo farò per voi. Un'altra volta vi dirò i miei timori, intanto procuratemi dell'orazione. Vi confesso che a me pure sarebbe d'una indicibile consolazione l'esservi vicina, ed il gran affetto che ho per voi a me pure fa credere, che potrei qualche momento sollevarvi, credo però, mia cara, che Dio voglia esser solo, ma procurate quanto potete di svagarvi perchè vi vedo molto oppressa. Addio, cara, per carità non riflettete tanto sopra voi stessa, Dio vi ama assai, confidatevi nella invariabile di lui bontà e state tranquilla quanto potete. Addio, scusate se il desiderio di vedervi sollevata, mi fa tanto inoltrare. Addio cara
La vostra Maddalena
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Amatissima Carolina
6 giugno 1805
La posta parte a momenti, mia cara, vi spedisco la risposta dell’Arciprete d'Isola, il quale mi scrisse assicurandomi di tutta la sua premura pel buon esito dell'affare.
Scrivetemi più diffusamente riguardo alla Boschetti che non ne trovo traccia alcuna per quanto cerchi. Pregate assai per me.
La vostra Maddalena
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Mia amatissima Carolina
26 giugno 1805
Posso quasi assicurarvi, mia cara, che mi fermerò tutto il venturo mese in Verona, perciò se vorrete favorirmi di farmi conoscere la Visconti di Cremona, mi farete un vero piacere, sperando di potere da essa imparare, e consolandomi sempre molto quando ho occasione di trattare persone, che hanno una vocazione simile alla mia.
Riguardo poi all'altra cara persona, che vuol vedermi nel passare da Verona, ed andare a Mont'Ortone, ditele mia amatissima Carlina, che non vedo il momento d'abbracciarla, e che come ancora vi dissi questa per me sarà una delle maggiori consolazioni ch'io possa avere nel mondo. E perché mia cara, nascondermi che siete voi che passate per Verona? Già lo capisco, l'affetto vostro per me, è cagione anche di questo silenzio. Voi temete che qualche ostacolo si frapponga a questo viaggio, e che mi affligga se ciò non si effettua. Speriamo che la cosa seguirà, intanto, cara la mia Carlina, ricordatevi che quel tempo che passerete in Verona, ha da essere tutto mio, per conseguenza ricordatevi che vi aspetto qui con me, mia cognata e mio fratello hanno lo stesso desiderio e vi aspettano assolutamente. Non mi trovate scuse, per privarci di questo contento, e senza complimenti ricordatevi che vi aspettiamo ad abitare con noi. Scrivetemi, mia cara, quando sarà il vostro arrivo, per anticiparmi la consolazione.
Da Isola non ho più avuto ulteriore riscontro. Cara la mia Carlina, non credo d'avervi scritto che quando l'imperatore è stato a Verona essendo egli stato ad alloggiare in casa nostra sono andata ad abitare in casa delle mie ragazze; ed ivi mi sono fermata otto giorni. Ho colto quell'occasione mia cara per fare dichiarare alla mia famiglia la mia vocazione, che già tante volte vi nominai, e la quale come già v'immaginate, è di ritirarmi unita alle mie ragazze, e quando poi ci sono, mettere un sistema interno per me e quelle compagne che al Signore piacesse chiamare, e nell'esterno occuparci nelle opere della carità. Vi potete immaginare, e vi conterò, le opposizioni che ho trovato dalla mia famiglia. Pure dopo molti discorsi e contrasti, grazie al Signore mi hanno accordato che quando abbia un locale decente, ed ivi abbia trasportata l'opera delle mie ragazze, mi permetteranno d'andarvi. Vi confesso, mia cara, che un locale a proposito l'avrei, ma siccome pur troppo, qui molto si parla di restrizioni di monasteri, non ho voluto approfittarmene; anzi vi prego a questo proposito, cara la mia Carolina, se mai voi sapeste qualche cosa a questo proposito di farmelo sapere. Sinceramente io vorrei che lasciassero tranquilli i poveri conventi, ma in una disgrazia, piuttosto che vadino in mano d'empi, è meglio io penso che ne prenda uno per un'opera santa, ed io ho sempre un tal timore di danneggiare le monache, che eccetto che a voi, o alla nostra Luisa, o a persone come voi due, non ardirei nemmeno di domandare. Cosi pure, mia cara Carolina, voglio prevenirvi di alcuni articoli riguardanti le mie povere Terese, per darvi un'altro disturbo se pure avete mezzi, e se credete utili adoperarli.
Mi viene detto che la persona che in questo affare potrebbe molto giovare sia un certo Don Giudici, Religioso, addetto al Ministero del Culto. Nelle restrizioni che si temono, una appunto è quella delle Terese, per fare la quale vi sarebbero minori ragioni di tutte le altre, benchè non so neppure per gli altri quali ragioni abbiano, per me sono ignote. Le Terese dunque sono uniche d'istituto in tutto il Regno, non essendo Scalze, nè Carmelitane, ma Istituto particolare. Hanno sempre avuto educande, e ne hanno anche al presente, ed alcune ne hanno che ci andranno tra non molto, non ne hanno però che cinque vedete adesso. Hanno il numero di venticinque coriste, volute dalla legge, sono sempre state riguardate da questo Governo come semi mendicanti, hanno un locale sanissimo ma non capace d'altri usi perchè non molto grande. Non ho però dopo tutto queste notizie coraggio di pregarvi apertamente se avete mezzi di adoperarli, fate se ne aveste, quello che vi sembrerà più opportuno.
Cara la mia Carlina, non vi posso dire a qual segno abbisogni d'orazione, ve lo potete immaginare senza che ve lo spieghi. Vi prego di non parlare di ciò ch'è di me seguito che colla nostra comune amica Viscontina, della secretezza della quale sono sicura, abbracciatela per me, e ditele che preghi per me; vi confesso che non so ancora dove abbia affatto la testa dopo i passati giorni. Vi conterò tutto minutamente in voce.
Addio carissima amica, amatemi e credetemi di tutto cuore, sospiro il momento di dirvi in persona, che sono
Tutta vostra Maddalena
PS. Questa lettera somiglia alla mia testa.
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Amatissima Carolina
19 luglio 1805
Per quanto care mi sieno le vostre lettere, mal volentieri ho ricevuto l'ultima cara vostra, e perchè desiderava la persona invece della carta, e perchè non volete darmi neppure la lusinga passando per Verona di venire con me. Se avete giusti motivi di farlo, pazienza, mia cara, purchè almeno vi veda, e che stiamo unite quanto potremo; ma se fossero come temo delle cerimonie, vi prego a metterle da parte, e vi replico sinceramente che sarebbe un regalo per me non solo, ma anche per la mia famiglia. Vi scrivo forse un po' confuso, mia cara, facendolo in casa di mia sorella Sarego, la quale è ammalata con un aspetto di malattia piuttosto grave. Mio cognato anzi mi commette presentarvi i suoi complimenti. Vi ringrazio infinitamente, mia carissima Carolina dell'esibizione che mi fate di fare qualche passo presso codesti Ministri per ottenermi un locale. Grazie al Signore, sin'ora nessuno è restato in libertà, e Verona appunto come voi mi dite, non crederei potesse perdere che poco, al caso però approfitterò forse delle vostre offerte. Riguardo al dilatare come mi dite le idee, mia cara, che posso mai dirvi? Altro che sono in mano del Signore, che desidero la di.lui gloria, e che s'egli vorrà donarmi tutto ciò che mi manca, sono disposta a tutto. In somma ch'io non ardirei ne di rifiutare, ne di abbracciare le vostre idee.
Ma che ho somma necessità d'orazione, perchè Dio mi apra quelle strade conformi alla volonta di lui santissima, che perciò mi raccomando al vostro affetto, ed alla vostra amicizia, perchè lo facciate voi, e lo facciate anche fare. Mi lusingo d'avere a momenti una decisiva risposta da Isola, la quale vi spedirò subito avuta, non dubitate, mia cara, ch'io certamente farò il possibile perchè, la Stovara sia accettata dal fratello. A proposito di Isola, sono costretta a darvi un nuovo disturbo appunto per fare un bene a quel paese se è possibile. Si trova in quella comunità, è quasi direi mezza città, un Convento di Minori Osservanti il quale in virtù dell'ultimo decreto deve restare soppresso con grave danno spirituale di quel paese, che sente anche molto questa soppressione. Uno della Municipalità anzi, viene spedito a Milano per ottenere che restino, non so se con lui si accompagnerà, nessuno di quei Religiosi, ed essendo stata pregata, mi sono presa la libertà, di dar loro il vostro nome, perchè voi facciate la carità di suggerire a questo Municipale o Religioso se vi fosse, quali passi per tali casi egli deve fare. Notate che questi religiose facevano anche scuola ai ragazzi del paese, per conseguenza ecco un danno maggiore. Addio cara carissima amica, di vero cuore v'abbraccio, scusate di tutto. Salutate mille volte la Viscontina, che troppo cara mi sarebbe se dovesse essermi compagna. Amatemi, e pregate per me.
La vostra Maddalena
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Amatissima Carolina
26 luglio (1)805
Comincierò per dirvi, mia amatissima amica, che mia sorella è guarita, e comincia anche a rimettersi, e che ad onta dei timori del medico, e delle apparenze d'una grave malattia in quattro giorni, grazie al Signore, la febbre è cessata. Sapendo la vostra bontà, comincio la mia lettera da questo punto. Nell'ultima mia dubitava, anzi credeva, mia cara, di darvi quel disturbo relativo al procurare la sussistenza dei Religiosi Francescani d'Isola, ma adesso sperano quei del paese d'avere ottenuto la grazia di loro sussistenza, onde vi ringrazio anche da parte loro, quanto se aveste fatto loro questo bene, ed io pure, cara Carolina, vi ringrazio. E la vostra venuta quando poi sarà? Non vi mettete tanti timori, e non considerate, se potete, tante difficoltà. Cara amica, non voglio certamente oppormi alla Divina Volontà, ma non vorrei altresi che fossero i vostri sommi riguardi quelli che mi privassero di questo contento. Non ho più veduto neppure la Visconti di Cremona; scrivetemi qualche cosa prima di voi, poi anche di lei.
Ho avuto la risposta del Parroco d'Isola contraria affatto ai nostri desideri. Voleva anzi occludervela, ma penso invece di dirvene il ristretto. Egli mi dice dunque, che i fratelli della Stovara non la vogliono accettare perchè uno di essi è ridotto a tale stato di povertà che vive infermo e cerca d'andare all'ospitale, e l' altro fa il cameriere d'oste in altro paese fuori d'Isola, e questo, dice lo stesso Parroco, che non può riceverla neppur’esso. Cara la mia Carlina, pensate voi se conoscete qualche altra strada per poter trovare un qualche collocamento per questa povera giovane sicuro per l'anima sua, e scrivetemelo, ch'io farò il possibile per vederne un buon' esito. Per esempio se oltre i fratelli, ell' avesse altri parenti appresso i quali si potesse collocarla bene.
Riguardo alla vostra Maddalena, mia cara, essa è sempre nella solita sua situazione, bisognosa assai, assai d'orazione. Sto in attenzione della destinazione di qualche luogo pio, che potrebbe restare vacuo secondo quello che qui si dice, o veramente che sia affatto cessata la tempesta, cose che o l'una, o l'altra tra non molto sarà decisa, sembrando a me, mia cara, che possa essere più utile per l'opera che ho per le mani, d'aspettare un poco di più, ma di piantarci in luogo che dopo s'avesse a vedere che si poteva fissarsi in altro migliore. Se Dio poi farà la carità di salvare come desidero tutti i locali a lui consacrati, potrò poi passare tranquillamente alla compera di un locale di qualche particolare, scegliendo quello che sembrerà il migliore, che già qui ne abbiamo vari. Intanto, cara, pregate per me, che il Signore pianti Lui veramente quest'opera, secondo il di lui cuore. Addio, mia carissima amica
la vostra Maddalena
Timbro partenza) VERONA A DESTRA
26 luglio 1805
(Timbro arrivo) MIL.(ano) LUG.(Iio
30
A Madame
Madame Caroline Durini, nèe Trotti MILAN
161
Amatissima Carolina
12 settembre (1)805
Vi sembrerò negligente, Mia Amatissima Amica, nel riscontrare le pregiatissime vostre due righine, che ho ricevuto dal Marchese Casati, ma assicuratevi che la sola impossibilità produce il mio silenzio. Non mi diffondo in ragioni, essendo certa che conoscendo quanto vi amo, sarete persuasa che mi costa molto il non potervi scrivere; e per voi non so addattarmi a servirmi d'altra mano. Non ho avuto la fortuna di vedere Casati al di lui passaggio da Verona, credo ch'io mi trovassi dalle mie ragazze, egli ha favorito di scrivermi occludendomi le care vostre righe, e mi promette di venire da me al di lui ritorno, che mi diceva sarebbe stato circa il 18 del corrente, ma io lo credo impossibile così in breve. Mi dà gran pena la vostra salute, Mia Cara Carolina, ah: perchè mai non vi sono vicina? E perchè mai ancora i vostri medici non farvi andare a Mont'Ortone?. Senza affaticarvi a scrivere fatemi dare le vostre nuove da chi volete purchè le sappia, ma vi raccomando che siano sincere. Non ho coraggio di pregare la nostra Amica Luisa, verso la quale sono troppo debitrice di risposte, ditele però tante cose per me. State certa che non manchiamo di avervi debolmente presente, voi fatelo per noi. Vi ringrazio delle esibizioni e dell'ottima persona, che mi presentate per trattare gli affari relativi alla mia vocazione; questi sono ancora sullo stesso piede. Ne approfitterò, ed in voce poi, non potendo scrivere in lungo, ne saprete il risultato. Non abbiate neppur voi pena per me se la guerra dovesse succedere. Questa volta mi affligge, come deve affligger chi ha umanità e ragione, ma non mi sento il timore che ho provato le altre volte, credo per l'uso. Addio, Cara Carissima Amica, governatevi ma davvero, ed il vostro principal governo cominciatelo collo svagarvi. V'abbraccio, e sono con tutto il cuore.
La Vostra Aff.ma Amica
Maddalena
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Amatissima Carlina
27 settembre (1)805
Mi lusingava, Mia Amatissima Amica, di avere qualche vostra notizia almeno dopo l'arrivo del Marchese Casati a Milano, avendomi molto con lui confidata sulla gran pena che mi porta il vostro silenzio, e vi confesso che sperava ch'egli vi avesse fatta determinare a darmi le vostre nuove, o a farmele dare con sincerità. Ma temo che voi siate ammalata, Mia Cara Carolina, ed intanto per timore d' affliggermi non volete dirmi niente. Vi assicuro, Mia Cara, che mi date in questo modo una doppia afflizione, per troppo affetto, vi prego quanto posso, se non altro dalla signora Cecca, che riverisco caramente, di dirmi qualche cosa del vostro stato, al più presto che potete.
Dallo stesso Marchese Casati avrete inteso la mia buona salute, e la situazione dei miei affari, altro per ora non ve ne dico. L'ho trovato nell'ottima intenzione di favorirmi al caso, avendomi approfittato del vostro cortesissimo suggerimento. Egli altresì vi avrà detto che ho avuto il contento di vedere, e di parlare a lungo colla Visconti di Cremona, la quale ha avuto la bontà di vedere altresì le mie ragazze. Mi ha parlato molto della sua Istituzione, ed io sempre più concludo, che per istabilirle tutte stabilmente, conviene prima piantare chi le deve internamente coltivare, vale a dire...
Ho assai ammirata la bontà, ed umiltà di questa dama, e ringrazio quella che m'ha procurato la conoscenza dell'uno e dell'altra.
Cara Carolina vi abbraccio di tutto cuore, scrivetemi, o fatemi scrivere subito, addio.
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La posta, che parte non mi lascia che un momento, Mia Cara, per darvi le nostre nuove, le quali, grazie al Signore, sono ottime.
Non posso diffondermi a ringraziarvi della vostra premura, per me, e per la mia famiglia, ve ne sono obbligatissima. La situazione della nostra nuova casa è tanto felice, che nel giorno della battaglia benché così vicina alla città, si sentiva pochissimo anche il rumore; onde niente abbiamo sofferto, e pochissimo ha sofferto la nostra casa che restava dirimpetto alla battaglia. Ci lusingano che ambedue le guarnigioni delle diremo due Verone, non vorranno offendere la città se nuovamente venissero ad attaccarsi. Per me Mia Cara non vi prendete alcuna pena, non ho niente affatto di timore; solo pregate e fate pregare per noi, che Dio si plachi con questa città, la quale non ostante la somma disciplina della truppa, è sotto un gran peso. Se potete fatemi anche questa volta la grazia di far sapere mie notizie alla nostra Amica. Vi abbraccio di cuore.
La Vostra Obbligatissima Aff.ma
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Mia Amatissima Carolina
Dalla comune nostra Amica, ho sempre avuto le vostre notizie, Mia Carissima Carolina ed ho il vero contento di sentire che la vostra salute va rimettendosi di giorno in giorno, dopo che siete in campagna; io vorrei che in vece d'andare incontro all'inverno, andassimo incontro all'estate per che poteste restarvi fino che siete affatto rimessa. Non vorrei, Mia Cara, che al vostro ritorno in Milano per rifarvi del tempo che vi pare perduto, benché non lo sia, riprendeste le vostre occupazioni con troppo attività, ed andassimo a perdere tutto quel poco che abbiamo acquistato.
Cara Amica, non temete tanto l'inerzia che davvero non avete nessuna corrispondenza con essa, temete piuttosto di privarvi. di quella po' di salute che avete e che dovete conservare per servire lungamente. il Signore e per consolazione della vostra Maddalena. Dopo avere parlato della vostra salute, eccomi a dirvi che la mia è ottima; grazie a Dio nessun timore ho avuto nelle scorse battaglie; mia cognata niente ha patito, e tutti stiamo ottimamente. Solo, Mia Cara, mi rincresce un poco il vedermi prolungata l'esecuzione delle mie risoluzioni, giacche fuori d'un caso d'una volontà aperta di Dio nelle attuali circostanze parerebbe più opportuno e più prudente l'aspettare. Continuate, Mia Cara, a pregare per me perchè mi approfitti di questa dilazione per dispormi davvero ad operare acquistando adesso tutte quelle virtù che mi mancano, motivo per cui il Signore non mi dà l'effetto dei miei desiderj. Anzi per questo appunto vi prego di farmi raccomandare alla Santissima Vergine ancora da quelle persone buone che conoscete avendone un'estremo bisogno. Vi scrivo, Mia Cara, diffusamente mandandovi questa lettera con occasione particolare del Marchese Casati. Se siete a Milano tante cose alla Cara Luisa, altrimenti quando la vedrete. Di cuore vi abbraccio, Mia Cara Amica, e sono per sempre
Di Voi Amatissima Carolina
La Vostra Aff.ma Amica
Maddalena Canossa
PS. Nei momenti delle battaglie non vi ho mai detto che siamo state ricoverate nel Ritiro dei ragazzi di Don Leonardi. Egli è sempre negli Ospitali militari dove succedono grandi, e continue conversioni,
adoperandosi egli insieme con Don Carlo Steeb, qualche Filippino, i Cappuccini, ed altri Religiosi Regolari Francescani, ed altri, oltre i nostri sacerdoti in sollievo ugualmente del corpo e dell'anima. Il capo di tutti è Don Pietro, il quale pare impossibile possa reggere a tante fatiche. Don Steeb ha il contento di vedere varj scismatici ed eretici austriaci ritornare alla Santa Chiesa, la strada prima con questa povera gente è l'assistenza corporale. Da voi altri m'immagino saranno ben assistiti di tutto perchè avete un grand'Ospitale, ma se si facessero timore per lo spirituale, fate coraggio, mia cara ai Capi della vostra Santa Istituzione, coll'esempio di Verona; vorrei che voi aveste il merito della conversione e salvezza di tante anime. Qui anche quasi tutti gli uffiziali si convertono. Addio di nuovo, Mia Cara. Questa lettera non è stata finita prima della partenza di Carlotti, onde ve la mando per la posta.
(Timbro partenza) VERONA A DESTRA
21 novembre 1805
(Timbro di arrivo) MIL.(ano) NOV.(embre)
23
21 novembre 1805
(Segue il solito indirizzo)
165
Amatissima Carolina
22 febbraio 1806
Se sarà vero, voglio scrivervi tante, tante cose, Mia Carissima Carolina, essendo molto tempo che per mancanza di tempo fisico non posso trattenermi con voi. Prima di tutto vi dirò che la mia salute é ottima e che la mia debolezza di stomaco è assai minorata. Oltre l'alloggio dei Principi sono stata molto occupata perchè il mio Carlino ha avuto una malattia di petto acuta come si usa, che m'ha fatto stare in qualche pena, della quale però é quasi rimesso. La nostra Viscontina vi avrà detto che al presente ho la mia buona cognata a letto, che ha dato alla luce sabato scorso una bambina, e che si trova molto bene, tutto questo mi occupa molto tempo, Mia Cara, ma veniamo a noi.
Voi sarete servita della lettera per Don Pietro, il qual è ancora in campagna, e si va lentamente rimettendo della sua malattia. Voi siete stata informata assai bene sulle mie piume, ma intorno all'oggetto dei nostri desiderj nulla ho saputo, né potuto fare. Posso essere stata in presentazione due minuti, se pur è vero; dopo di che per isfuggire inviti a feste da ballo, che si vociferano, e ad altri simili incontri, mi sono trovata in necessità di andare dicendo, o facendo dire che il mio sistema di vita era affatto ritirato, e lontano dal mondo, cosa che mi fu facilmente creduta per essermi presentata con piume bensì, e con gala fuori del mio solito, ma nella stessa ordinaria mia forma di vestiario. Più dunque non fui chiamata, né presentata. Ho inutilmente tentato se mi poteva riuscire di fare conoscenza colla Governante Bavarese, la quale mi dicono vesta modestamente, e sia anche buona, ma non mi fu possibile. Se voi aveste strada per insinuarvi da quella parte, sarebbe l'unico mezzo ch'io conosca a Milano, ci vorrebbe, Mia Carissima Amica, coraggio vero cristiano nelle vostre milanesi. La Principessa è buona di fondo, ma è giovane assai, e mi fa compassione l'immaginarmela in mezzo a tanta corutela.
Per raffrenare questo torrente, bisognerebbe, Mia Cara, arginarlo più vicino alla primiera sorgente, un'altra volta vi dirò su questo articolo il mio pensiero, ma se avete mezzo intanto non vi dimenticate le Bavaresi; sono com’è troppo giusto attaccatissime alla Principessa che lo merita, e per farla amare, e rispettare dal popolo potrebbero intenderla e giovare. Anche la più giovane delle due, era a quello che si vedeva passabilmente modesta, anzi a Milano diranno modestissima; io non l'ho veduta, ma me l'hanno detto che era modesta anche per noi.
Riguardo ai miei affari, ecco cosa feci, Mia Cara, mi premeva tentare che fosse riaperto un Convento in un Paese, la soppressione del quale porta ivi la rovina della gioventù, e dei poveri infermi, e per presentare quel Memoriale ho impegnato la Verri secondo il vostro consiglio; ne sentirò poi l'esito, avendomi essa promesso di farlo a Milano. Feci poi altresì conoscenza colla Marchesa Litta e siccome una sera ch'io le faceva visita, essendo essa altresì alloggiata in casa, molto mi burlarono delle Veronesi, però.sulle mie ragazze e sul mio vestiario, io presi da ciò occasione di domandare alla Litta il permesso di potermi a lei indirizzare con lettere se ne avessi bisogno, alla quale domanda mi rispose gentilissimamente, e con mille esebizioni. Io però feci la domanda in generale pensando per le Terese, non per le ragazze.
Resta adesso, Mia Cara, che a voi, ed a Casati mi raccomandi, perchè senza svegliare questa idea, voi ed io possiamo essere, informate pel momento in cui si voglia trattare dei nostri Monasterj, perchè prima del Decreto possa fare quei passi, o colla Litta se crederete bene, o come voi, ed il Marchese Casati crederete bene.
Addio Carissima Carlina, mi restano tante altre cose da dirvi, ma sono stanca di scrivere. Quanto prima vi scriverò. Debolmente non manco di ricordarmi di voi, e della Cara Luisa che abbraccio, pregate voi altre pure la Santissima Vergine Addolorata per me. Addio di cuore, sono
Tutta Vostra Maddalena
PS. Siete pregata d'informarvi, Mia Cara, se le vostre Salesiane possono vestire e se possono di qual' età, e con quali condizioni prenderebbero una giovane, che brama di farsi Salesiana.
166
Mia Cara Amica,
nel momento ch'è per partire la posta vi prego di informarvi a dirittura se per la località ch'io penserei d'appigliarmi, essendo alla riva dell'Adige, la quale era già del Regno d'Italia, se le Rescrizioni sono, o non sono buone per nostra regola. Fatelo mia cara colla solita vostra prudenza. V'abbraccio di cuore.
La Vostra Maddalena
(Timbro di partenza ovale) VERONA
(Timbro di arrivo) MIL.(ano) MAR.(zo)
14
A Madame
Madame la Contesse Durini
née Trotti
MILAN
(Con la medesima collocazione numerica c'è in A.C.R. senza alcuna indicazione cronologica, ma con lettera spedita a parte, un elenco di opere che la Canossa chiede, o ha inviato, alla Durini. Si tratta di Regole di Congregazioni religiose: quelle di S. Francesco di Sales, del de' Paoli, dell'Orfanotrofio della Stella, che dovrebbero essere la falsariga per la sua opera ancora in embrione).
Le primitive regole delle Salesiane, prima che San Francesco di Sales erigesse la Congregazione in Religione.
Le regole Des Filles de la Charitè di San Vincenzo de' Paoli.
E le regole delle Orfane della Stella.
Mia Carissima Amica, vi mando mille baci, se mai partite vi desidero un felice viaggio; ricordatevi di me, amatemi, e credetemi di vero cuore
La Vostra Maddalena
A Madame
167
Amatissima Carolina
16 marzo (1)806
Vi ringrazio, Mia Amatissima Carolina, di tutti i disturbi che vi siete presa, e di tutte le notizie che mi date. Oggi sono stata alle Terese le quali vi sono obbligatissime, ed ho detto alla Nicolini , la quale è stata fatta nuovamente Superiora, con sommo suo dolore, di pregare per voi; già dopo ricevute le care vostre, le avevo mandato a dire di farvi applicare una general Santa Comunione di tutte le Monache, non dubitate, Mia Cara Carlina, il Signore vi assisterà, ma statemi allegra e non temete tanto. La Raimondi lo farà anch'essa, ma state di buon'animo. Riguardo agli affari di cui favoriste scrivermi, noi qui stiamo sospesi, perchè dicono che il Codice Napoleone possa sortire il primo d'aprile, e che questo porterà delle terribili conseguenze. Io conservo ancora delle speranze che per l'Italia possa essere in molti articoli modificato; se dovesse sortire come in Francia, anch'io sarei imbrogliata riguardo alla casa delle mie ragazze, il valor della quale, o per meglio dire, sulla quale sono fondati capitali monastici, dei quali io pago il frutto. Se sapete, Mia Cara, qualche cosa positiva intorno al tempo della pubblicazione del Codice, e se questo sia per portare conseguenze relativamente ai Monasterj mi farete una grazia particolare a darmene ragguaglio, e su di ciò mi regolerò per la mia piccola e povera Opera ed anche per le mie povere Terese. In seguito intanto di ciò che m'avete favorito scrivere, parlerò, o farò parlare al Prefetto, e bene pensando credo io pure che la Litta per Monache non sia il caso. Credo potrebbe essere più opportuna se si trattasse d'un ricorso per la casa delle ragazze.
Non mi ricordo se v'abbia detto, Mia Cara, che la Verri si è impegnata di presentare un Memoriale perchè possa essere rimesso un Monastero di Francescani, la mancanza dei quali cagiona il spirituale danno d'un grosso paese; giacche avete il mezzo, farete una carità grande, e mi farete un singolar piacere a sollecitarla. Nulla so ancora della giovane, che brama farsi Salesiana, vi disturberò poi in caso si determini. Il Signore benedica le vostre parole presso la Governante Mia Cara, s'egli ci additerà qualche altro mezzo lo tenteremo. Abbracciate la cara Viscontina, e ditele che non si farà quest'anno la funzione delle tre Ore per quanto io so. Addio, Mia Cara, vi lascio tra le braccia di Maria Santissima Addolorata, la quale certamente, appoggiandovi a lei, vi sarà di fortezza, e vi darà quel conforto che ben capisco abbisognate. Pregate, e fate pregare per me, voi potete immaginarvi s'io abbia bisogno forte, e simile a voi. Addio Cara di cuore sono
Tutta Vostra Maddalena
(Timbro partenza illeggibile)
(Timbro arrivo) MILANO MARZO
18
A Madame
Madame Caroline Durini, néeTrotti
MILAN
168
Amatissima Amica
Sono alcuni ordinarj ch'io non ricevo vostre notizie, Amica Carissima; suppongo che il motivo sarà, che sarete in Orazione, ed io me ne rallegro perchè spero che vi ricorderete anche di me. Voi con tutta ragione direte che in questi santi giorni meglio io farei a pregare che a scrivere, ma, Mia Cara, l'affare stringe, ed io sono costretta a disturbarvi se anche fosse il giorno di Pasqua, giacché il ritardo potrebbe pregiudicare notabilmente alla cosa. Già sapete che ho accettato le gentili vostre esebizioni, relativamente al sollecitare presso la Verri, l'affare del essere rimesso un Convento di Religiosi in un paese ove facevano moltissimo bene. Adesso succede una novità, per la quale con un poco di maneggio sarà molto facile io credo impegnare in nostro favore il signor Ministro per il Culto. Conviene che vi dica tutta la cosa, perchè bene m'intendiate, Mia Cara Carlina. Al momento che succedette la concentrazione dei vari Monasterj come comandava il Decreto dell'anno scorso per tutto il Regno, uno dei Monasterj che restava soppresso di quelli della Religione dei Minori Osservanti, era quello d'Isola dalla Scala, paese un poco soggetto a Verona, ed un poco a Mantova, ma in sostanza nel passato, paese veronese, e sussistere doveva il Convento pure dei Minori Osservanti d'Ostiglia, Convento composto di pochissimi soggetti, cadente, in pessima situazione, ed appunto per tal motivo, ordinariamente non abitabile. La Municipalità d'Isola fece a Milano presso il Ministero del Culto le più forti rimostranze, e preghiere, essendo la soppressione del loro Convento d'un notabile pregiudizio al paese, ma siccome il Decreto era sortito, il Ministro era risoluto di compiacere quei d'Isola della Scala, ma voleva per avere un motivo estensibile avere un attestato di quanto io vi dissi di sopra dei Religiosi d'Ostiglia. Il Guardiano era dispostissimo a farlo, ma gli abitanti d'Ostiglia si opposero fortemente in mancanza dunque dell'attestato venne eseguito il Decreto, ed il Convento d'Isola fu soppresso, e quello d'Ostiglia restò.
Presentemente avendo i Religiosi d'Ostiglia esperimentato che meglio sarebbe la sussistenza dell'altro, hanno spontaneamente presentata una supplica al Prefetto di Mantova di cui v'accludo la copia, nella quale domandano ciò che noi bramavamo. Ecco dunque, Mia Cara, ciò che da voi vorrei. Voi saprete naturalmente a qual segno sia la trattativa della Contessa Verri, se capite che il rendere tutte le ragioni che vi ho addotto sia superfluo perchè già senza queste si otterrà, fate la carità di sollecitare l'affare, e non ne fate uso. Se credete altrimenti, informate la Verri, perchè essa possa adoperarsi col Ministro, essendo già fatto a Mantova tutti i passi.
Avvertite che la Verri nulla sa dell'affare d'Ostiglia neppure del principio, avendola io semplicemente pregata di presentare il Memoriale perchè ritorni il Convento d'Isola, senza dirle di più, essendo allora superfluo. Se credete ch'io scrivessi alla Verri ditemelo, che non ho difficoltà di farlo. Se crederete opportuno faccia prevenire il nostro Prefetto lo farò. In somma ditemi tutto ciò che voi credete che io potessi operare, che non so cosa farei per raddrizzare questo affare, trattandosi in ciò di tante anime. Cara Carolina, perdonate, vi abbraccio di tutto cuore, e sono con tutto l'affetto, desiderandovi felicissime le sante feste, addio
La Vostra Maddalena
<Timbro partenza) VERONA A DESTRA
aprile 18 (06) (Il giorno è illeggibile)
(Timbro arrivo) MIL.(ano) APR.(ile)
3 (o 5 - non esattamente leggibile)
A Madame
Madame Durini, née Trotti
MILAN
169
La situazione spirituale di Verona è desolante: molte Parrocchie vengono estinte, altre ristrette. Maddalena non si dà pace e scrive alla Durini, perché intervenga per i casi più pressanti: ci sono ancora i Francescani di Isola, le Terese di Verona e infine la Parrocchia di San Giovanni in Foro, dove è parroco il suo confessore, l'Arciprete Galvani, che sono in angosciosa attesa. La Durini e il Marchese Casati possono molto: facciano tutto quello che .possono.
Amatissima Carlina
24 aprile 1806
Ho ricevuto due pregiatissime vostre lettere, e due altresì della. nostra cara Visconti. Ho pure ricevuti i libri francesi per Don Carlo, il quale vivamente vi ringrazia, ed io pure faccio lo stesso per tanti disturbi, che ambedue vi siete prese. Oh Dio, Mia Cara Amica, qual'è mai la situazione di questa povera Verona, le Parrocchie sono ristrette e chiuse, e fosse finita. Non avrei creduto vedere tanto dolore in questo popolo. Veniamo a noi e preghiamo, Mia Cara, come voi dite, e parliamo di ciò che resta, e di ciò che abbiamo ancora parlato. Le Prefetture di Mantova, e di Verona sono ambedue favorevoli allo ristabilimento del Convento d'isola; il Convento d'Ostiglia è già stato soppresso, solo mi dà pena che quei Religiosi sono stati concentrati al Convento delle Grazie di Mantova. Contuttociò non perdiamo il coraggio, all'esecuzione del Decreto dell'anno scorso, Giudici era risoluto e disposto a lasciare quel d'isola in vece di quello d'Ostiglia purché restasse quel numero. La Prefettura di Verona non vuole essa presentare il ricorso al Ministro per il Culto per avere ricevuto un' ordine dallo stesso Ministro, al momento dell'esecuzione del primo decreto, che non si ricevono più suppliche, ma se il Ministro domanderà l'informazione, sarà la più favorevole. Perciò, Mia Cara, nel venturo ordinario io scriverò alla Verri, e le manderò il Memoriale della Municipalità pel Ministro, non essendo stato possibile per quanto io abbia sollecitato, che siansi potuti combinare tutti i passi a Mantova, ed a Verona, ed anche avere nel Memoriale. Mi sembrerebbe bene, se voleste farmi il favore di far sapere tutto ciò alla Verri, perchè Cara Carlina, non ho forza nello stomaco da scrivere tanto, e pregarla intanto per me, se in voce ella volesse intanto prevenire in nostro favore il Ministro, perchè non concorressero in questo breve intervallo altri ricorsi dai Mantovani, e non risorgesse qualche altro luogo in vece d'isola. Notate bene che Giudici era benissimo disposto se quei d'Ostiglia cedevano alla prima.
Giudici è da qui passato l'altro giorno, ma la cosa fu così secreta che nulla si seppe se non dopo la di lui partenza. Per quanto vengo assicurata un assoluta determinazione non è ancor presa riguardo alli Monasterj, quali cioè resteranno, e quali saranno concentrati. Il Prefetto presente mi ha molto lusingata per essere le mie Terese sole d'istituto, considerati quali semi Mendicanti, ed in numero competente essendo esse venti una Coriste, oltre le Converse, Postulanti, ed Educande. Non crederei pensassero ad unirle a quelle di Vicenza, di Padova, o di Venezia, tanto più che sono tutte veronesi, le raccomando caldamente alla vostra carità e destrezza, ed alla carità e destrezza del Marchese Casati. Già lo sapete esse null'altro desiderano che di vivere nel loro nido sole con Dio solo, se loro lascieranno da vivere, faranno il loro dovere, e lo riceveranno, ma nulla domandano di questo. Quando verrà il nuovo Prefetto cercherò appoggio appresso di lui, ma intanto a voi le raccomando. Per Isola siamo certi dell'appoggio in ogni modo, perche n'è persuasissimo l'Assessore del Ministro per il Culto. Aveva domandati dei lumi alla cara Viscontina per impiegarmi per un Monastero di Verona fu austriaca, chiamato San Giorgio, scrissi a Venezia di fatti per essere quel convento utile all'educazione, ai poveri di quella parrocchia, quella Chiesa la quale è parrocchiale, ma già sento qui mille consolanti notizie per esso, onde non v'incomodo per questo, solo raccontate alla cara Visconti, ed a Casati la cosa perché in caso ne sentissero a parlare cooperino anch'essi. lo m'arrossisco a darvi tanti disturbi benchè si tratti di far del bene, ma sempre v'incomodo. Un'altra me ne rimane ed è questa. Nella riduzione delle Parrocchie, quella di San Giovanni in Foro dove è parroco l'Arciprete Galvani, fu eletta per sussistere, in qualità però d'Ausiliaria, al presente pare che vogliano sopprimerla affatto, per riaprirne in vece un'altra soppressa. Il Signor Arciprete vi prega col mio mezzo, se vi fosse possibile d'ottenere, al caso, che si dovesse ascoltare anche le di lui ragioni prima di sopprimerla. Se la cosa poi non è, vi sarà ugualmente obbligato. Se fosse fattibile scoprire se veramente la vogliono sopprimere, che se riaprissero l'altra senza pregiudicare a questa, Dio lo volesse. Perdonate di tutto. Ho voglia di scrivervi anche di me, ma non trovo mai un momento. Addio Cara Carissima, pregate per me. Vi raccomando Galvani.
170
Mia Amatissima Carolina
28 aprile (1806)
Questo ordinario spedisco il Memoriale d'Isola alla Verri, se mai la vedete sollecitatela vi prego. Sappiate, Mia Cara, che quella Comune è impegnata, e sempre più s'impegna, per certo prodigio accaduto, e che vi scriverò in altra occasione, colla Verri credo meglio non parlarne. Ve lo dirò, Mia Cara, perchè tra tanti disturbi, che per me avete, abbiate il contento di vedere che fate una cosa assai grata a Dio, benchè debba bastarci la sola fede.
Cara Carolina, la mia famiglia è disposta a passare in breve in campagna per qualche mese, ed a lasciarmi in città, ed anche colle mie ragazze. Se la Santissima Vergine disporrà che ciò s'effettui quand'anche volessero che tornassi la sera a casa a dormire, il passo è sempre bello, la scala si comincia. Pregate, Cara Amica, per la vostra Maddalena, la quale abbisogna come vedete di forza , di virtù, di tutto in somma. Vi scriverò l'esito delle mie speranze. Piaccia al Signore che m'approfitti di tante divine misericordie. Ditelo anche alla cara Viscontina, che preghi per me. Le Terese hanno bisogno di Milano per restare, non ve le raccomando perchè è superfluo, v'assicuro solo che corrisponderanno verso di voi, e verso Casati a forza d'Orazione. Addio cara.
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Amatissima Carolina
(16 maggio 1806)
(E' data presunta perchè la lettera non è datata)
Spero che avrete ricevuta l'altra mia, Carissima Amica, con dentro il Memoriale per le mie Terese. Adesso debbo pregarvi d'un' altra grazia, Mia Cara, la qual' è di far domandare alla Verri se avesse qualche notizia consolante intorno ad Isola, trovandosi quel paese afflittissimo perchè il Ministro pel Culto ha ordinato sia messo di nuovo all'asta quel Convento. Notate che nel tempo di queste trattative il Demanio di Mantova ha fatto mettere il locale all'asta, ed è stato preso in affitto da alcuni particolari d'Isola stessa per poterlo poi cedere ai Religiosi, se ottengono la grazia che ritornino, e adesso il Ministro dice che non è contento dell 'affittanza già fatta. Dalla Verri non ebbi più risposta della lettera che le scrissi, né del Memoriale che le inviai, potrebbe anche essere che il Ministro fatto l'avesse per prender tempo, ond