LETTERE DI S. MADDALENA DI CANOSSA

 

ALLA CONTESSA CAROLINA DURINI

301

 

( Novembre 1816 ma dovrebbe essere partita il 3 dicembre, come si rileva dal timbro di arrivo).

 

Carissima Amica

 

Ricevetti varie carissime vostre, e secondo il solito, vi ripeto e sempre vi ripeterò che vi sono obbligatissima di tutto.  Lessi con molto genio la carta informativa spedita al vostro Direttore al quale pure sarò sempre obbligata.  A dirvi con sincerità questa carta servì per me di molta confusione trovando che dice cose più desiderabili che reali singolarmente riguardo a me.  Non crediate che ve lo dica pel solito complimento, ma non avrei potuto parlando giustamente, lasciar correre certe cose se l'avessi letta prima di partire da Milano.  Il Signore compatirà la buona fede di chi l'ha fatta ed a me resta il dispiacere d'incantare la gente colle mie parole.

Lessi se non isbaglio sulle fine della medesima che si dice che Mattei oltre il Padre dal Buono ed il padre Michele Agostiniano sono a cognizione dell'affare, avvertite che questi due ultimi possono ambedue parlare di veduta, ma il primo qualche cosa ne seppe sul principio ed io dissi aver egli cognizione del Provinciale de' Capuccini, ma non della cosa parlando diffusamente.

Il consiglio che mi date relativamente a non mandare quell'aggiunta già spedita, lo trovo giustissimo, e non so perché con me facciate tanti complimenti per dirmi le cose.  Il Signore ci visita con una malattia qui epidemica, da noi chiamata fersia ch'egli mandò alla Rosa la vostra che era in Brisa.  Questa mattina le fu amministrato il Santissimo Viatico, questa sera che scrivo combatte sì, ma noi speriamo che ricupererà.  Non fu mai all'Ospitale, né in verun luogo da prendere tal malattia, ma ne abbiamo pieno il Paese.  Per me state quieta che la ho avuta, come pure Cristina.  Raccomandateci al Signore che ci dia fortezza e che possiamo fare in tutto la Santissima di Lui volontà. 

Ho tanto piacere che siate contenta delle compagne e singolarmente dell'Elena, e mi conforta moltissimo il sentire che facciano qualche picciola cosa pel servizio del Signore.  Addio, Cara Amica, i miei soliti complimenti e doveri anche al Signor Prevosto, aggradite quelli delle compagne e credetemi quale abbracciandovi di cuore mi protesto.

 

         Di Voi Carissima Amica

 La Vostra Maddalena

  Figlia della Carità

 

San Giuseppe novembre 1816

                                  

                                                                                                     

A Madame

Madame la Contesse Durini

Née Marquise Trotti

sul Durino n.432      MILAN

                                                                                                                                                   302

 

Carissima Amica

 

Il Signore si compiace di visitarci mia cara amica, ed io sono in necessità di darvi un disturbo, cioè di mandare al zio di Rosa la occlusa lettera.

Non scrivo alla mia Elena per non darle tutto in un colpo la notizia della morte della mia Rosa, la quale questa notte colla morte dei Santi, passò da questa valle di pianto, alla celeste patria.  Siccome fu inaspettato l'aggravio di questa malattia, non potei scrivere prima a suo zio, onde gli scrivo in data di jeri per disporlo colla notizia della malattia, a quella della morte.

Non vi prendete pena per me, solo pregate perché Dio mi doni fortezza.  Addio, Cara, perdonate i rampini della mia Cristina, che vi presenta i suoi doveri.  I miei soliti complimenti. La cara Canonichessa saprà indicarvi dove sta il Signor Stella.  Addio di cuore.

 La Vostra Canossa Figlia della Carità

 

San Giuseppe 5 dicembre 1816

 

MIL.(ano) DIC.'(embre)                                                                                    Distrib.(uzione)...            

                   6                                                                                                 7Dec(embre)

                                                                                                                                     

A Madame

Madame Durini, née Trotti

sul Durino N. 432

MILAN

 303

Carissima Amica

 

Due sole righe perché affollatissima d'imbrogli.  La mia salute continua ad esser buona.  Molto mi rallegrò la cara vostra lettera e risi dei vostri castelli in aria.  Lasciamo fare a Dio e state certa che sono piena di premura per Milano, essendo a ciò anche dalla premura vostra e dei Milanesi acciò obbligata.

Il Reverendo Abate Pacifico si trova a fare delle prediche a Chiari dove si trattiene sino verso le Feste.  Al momento non incontri, ma il primo che mi si presenterà ve lo indicherò perché  ben vedete quanto sia necessario che quel mobile venga sicuro.

Scrissi prima che partisse dal paese dove si trovava l’Abate Pacifico, che essendo Chiari tanto vicino a Milano vi facesse una scorsa. Mi rispose che se potrà lo farà, ma che dubita per esser legato nei giorni.

Vi prego a far pregare molto Maria Santissima per noi essendo in altissima burrasca che mai ne ho passata una simile.  Non ne parlate con nessuno solo fate pregare e non vi mettete la più piccola pena perché vedrete che Maria Santissima accomoderà tutto, e saranno io spero li ultimi sforzi dell'inferno.  Sto benissimo, piena di voglia di ridere.  Vi abbraccio in fretta di vero cuore. Addio

                                                                                                          La Vostra Canossa Figlia

                                                                                                                   della Carità

San Giuseppe li 20 dicembre 1816

 304

Carissima Amica

Non potei scrivervi nello scorso ordinario come desiderava attese le mie occupazioni, ma la mia Elena vi avrà già detto che il Padre Pacifico aveva scritto essere per fare una gita d'un giorno circa a Milano, e che mi aveva scritto che in tal caso sarebbe venuto a fare ricapito da voi perché lo faceste condurre in un qualche alloggio che mi commetteva fargli ritrovare.  Io pensando e al Signor Canevese dove alloggia pure Don Pietro ed anche che potrebbe esservi più comodo trattandosi di una notte o di due al più che non fosse stato tanto lontano, subito che lo seppi, scrissi alla mia Elena per avvertirvi supponendo poteste aver genio d'aboccarvi con lui, e per quella lettera, e per gli affari come pur m'immaginai poteste aver genio di farlo parlare col Signor Prevosto.  Non so poi se tal ditto sia verificato nè se potrà verificarlo perché so che aveva le giornate impegnate.  Sentirò volentieri se ciò succede, l'esito delli vostri trattenimenti.  Ho sentito dalla mia Elena con massimo dispiacere la perdita che avete fatto dell'ottimo Signor Prevosto Mascheraro. M'immagino quanto voi l'avrete sentita, sembra che il Signore ci castighi quando prende di questi soggetti, ma insomma egli fa tutto bene, e voi fatevi coraggio.  Vorrei però che mi diceste o mi faceste dire dall'Elena, cosa succederà dell'oratorio del fu Don Carlo Palazzi.  Già potete credere che non vi domando per divertimento, ma perché non dimentico le vostre premure anche per i ragazzi.  Direte che sono degna di partire per San Servolo ma lasciate che l'aria di Montebaldo si sfoghi, che potete credere che vi domando col mio motivo.  Vi scrissi che mi trovavo come era vero nella borrasca maggiore di quante ne aveva passate, ma che sperava in Maria Santissima la quale difatti si è degnata calmare le cose, e spero che compirà tutto a di lei gloria in bene e spero anche non sarà tanto cosa longa.  Vi prego a continuare a pregare per me e per noi tutti.  Ho piacere di quanto mi scriveste riguardo a Checchina e per una parte mi sarebbe cara qui, intanto andiamo tirando avanti ancora un poco, e pregheremmo il Signore a farci conoscere cosa vuole anche per questa buona giovine.  Vi abbraccio di vero cuore pregandovi dei miei complimenti alla vostra famiglia, d'abbracciare per me le amiche.  I miei rispetti al Signor Prevosto piena d'amicizia e di attaccamento, presentandovi i doveri della mia Cristina, di cuore mi dico

 

            di Voi Carissima Amica

 

Quando mi scrivete datemi nuove di vostra sorella, la quale ebbe la bontà di scrivermi prima di partire da Verona dove, come sapete, non  ebbi  il  piacere di vederla, le  risposi, poi a Venezia  ora niente ne so, neppure niente so del Conte di lei marito. Addio, ringraziate Maria Santissima per me

  La Vostra Canossa Figlia della

 Carità

San Giuseppe li 28 dicembre 1816                                                   

       

              A Madame                                                                           Timbri    non rilevabili

Madame la Comtesse Durini

Nee Marquise Trotti

sul Durino N. 432

MILAN

  305

 Primi di gennaio 1817

Carissima Amica

 

L'Elena mi ha già scritto quanto voi mia amatissima Carlina mi significate intorno alle care compagne.  Voi avete ragione, come Superiora il Signore si degna sempre di sostenermi quando permette di mandarci delle afflizioni ed è necessario che io sappia tutto se debbo combinare, e prevedere. Rispondo dunque alla  stessa in questo medesimo ordinario dicendole come deve regolarsi giacché vedete, mia cara amica, niente per la Casa di Milano non mi par bene sia fatto di decisivo senza che sia consultato il Signor Prevosto.  Mi dispiace solo non poter essere in situazione  da mandare nessuna di queste qui in sostituzione d'Angela tanto più vedete che ho a Venezia l' Arcangela moribonda, l'Orsola da molto tempo ammalata per conseguenza conviene che pensi metterne piuttosto che a levarne.  Verso la fine di questo mese ne riceverò tre quattro, e quando sarà passato un po' di tempo che siano dirozzate, manderò o condurrò quelle che potrò.  Vi raccomando, mia Cara Carlina, che voi pure vi facciate coraggio e che queste croci nostre non vi facciano perdere d'animo, né di premura per l'Istituto.  Perdonate, mia Cara, se vi dico questo che voi anzi siete in stato di far coraggio a me, ma siccome io vedo dall'altra parte quanto il Signore ci assiste, se morissero anche tutte le compagne e me ne restasse una sola per Casa pur troppo lo farei, ma non avrei ragione di niente temere.  Credo che dovrò quanto prima fare una gita a Venezia, colà chiamata da Monsignor Patriarca.  Potete immaginarvi quanto anche questo viaggio m'imbarazzi, ma ringrazio il Signore che spero avrà un ottimo esito, tanto che vi scrissi, fissai di partire alla più lunga venerdì.  Tornerò possibilmente quanto prima.  Scrissi all'Elena anche relativamente alla nostra Angela, se troverete opportuno di spedirla anche subito, io supplirò a tutto già s'intende, ma mi raccomando a voi pel viaggio perchè possa venire sicura.  Raccomandatemi e fatemi raccomandare al Signore e state certa che ho anche la fortuna che l'aria di Montebaldo non la perdo mai, cioè che continuo e continuerò sempre a ridere.  Mi consolo che il Signor Prevosto stia meglio; il tempo mi manca per dire di più.  Forse vi sarà più comodo farmi avere il tesoro che custodite col mezzo di vostra sorella a Venezia. Fate voi purché sia sicuro.  Addio, in somma fretta

 

                                         La Vostra Maddalena

                                            Figlia della Carità

306

Carissima amica

Di volo vi scrivo queste due righe, mia carissima amica, ringraziandovi della vostra lettera e del pacco che avete favorito spedirmi del quale non posso darvi riscontro perchè per l'angustia del tempo e per non perdere la posta di oggi, non potei far mandare a vostra sorella se lo abbia ricevuto, lo che farò al primo ordinario.  Queste due righe sono per dirvi che grazie al Signore, giunsi sabato felicemente a Venezia.  Vi confesso che il non vedere neppure una riga della mia Elena  mi tiene veramente in pena.  Non le scrivo questa volta perchè non sapendo come sia la sua salute, non voglio darle di sbalzo delle notizie amare. Il Signore volle darmi la croce, mia cara Carlina: trovai Arcangela già morta e Francesca Maria munita del Santissimo Viatico per la minaccia di un colpo apopletico che si spiegò poi in una paralisi della quale, grazie al Signore, si va di giorno in giorno rimettendo.  Per quello che riguarda Francesca Maria potete tacerlo affatto colle compagne.  Per la prima già Elena, sarà disposta essendo la malattia tanto lunga.  Vidi Monsignore, Patriarca e per dirvi tutto in una parola, mediante l'intercessione di Maria santissima io spero molto in bene.  Potete figurarvi quanto sono occupata.  Vi assicuro con sincerità che mi sostiene per la sua misericordia e che me la passo sufficentemente bene.  Non mi fu possibile vedere ancora vostra sorella, non sortendo che per sola necessità, ma presto mi procurerò questo piacere.  So che tutti stanno bene.  Vi scriverò un’altra volta in lungo.

Quando lo fate voi, ditemi come sta la Canonichessa che abbraccio unicamente alle compagne.  Spero la prima settimana del venturo mese poter ritornare a Verona.  Dite all'Elena che mi scriva almeno due righe, e vi prego con sincerità dirmi come stanno le compagne stando più quieta quando so le cose schiettamente.  Vi abbraccio di vero cuore.  Vi prego di assistermi e farmi assistere colle orazioni.  I miei doveri al signor Prevosto.  Sono piena di amicizia

 

Di voi carissima amica

 La vostra Canossa   

Figlia della Carità

Venezia Santa Lucia                                                                                    

15 gennaio (18)17                                                                                      

 

Distrib.  I

18 GEN(naio

                                                            VENEZIA

  A Madame

Madame la Comtesse Durini

née Marquise Trotti

Sul Durino n. 342           MILANO

307

Carissima Amica

 

Jeri per grazia del Signore ricevetti da vostra sorella il pacco che avete favorito di spedirmi e che per essere venuto colla diligenza, poco ci mancò non andasse per isbaglio, io dico, nelle mani del censore che deve visitare tutti i libri.  Già era un libro che tutti possono vederlo essendo la Dottrina ma in somma mi venne direttamente.  Vi sono obbligata tanto che non saprei come esprimervelo e veramente provai un'allegrezza si grande ch'è molto tempo che non provai la simile.  Quando tornerò a Verona vi rimanderò la carta del vostro medico, la quale mi piacque oltre modo. Non so cosa pensare, ma mi lusingo sia difetto della posta, non avendo ricevuta ancora veruna lettera della mia Elena.

Ricordatevi che mi fido di voi che non vorrete nascondermi niente, e vedete che così mi fate stare tanto più quieta.  La mia Francesca Maria continua a migliorare ogni giorno, e tutti speriamo sia per rimettersi se non intieramente, almeno bastantemente per continuar ad assistermi.  Altro non succedendo sono sempre nell'intenzione di ritornare a Verona la prima settimana di febbraio.  Riguardo i nostri affari continuo a maneggiarmi quanto posso e parmi tutto sia bene disposto.  Mi riuscì jeri stare quasi due ore con vostra sorella la quale era di buon umore come pure il Signor Conte che se la passa benissimo anche di salute. Abbiamo, come potete credere, parlato tanto di voi e  perché io le aveva domandato se aveva notizie vostre, mi ci volle molto ad assicurarla che niente io sapeva in contrario, intorno alla vostra salute.  La trovai in miglior ciera e più nutrita del solito. lo sono un po' raffreddata, ma non è niente, e mi governo moltissimo.  Con sincerità vi assicuro che mi sento molto bene.  Abbracciate la Canonichessa, la Visconti, la Somaglia e le altre amiche dell'ospitale. I miei doveri alla vostra famiglia ed al Signor Prevosto.  Aggradite i doveri delle compagne; raccomandatemi e fattemi raccomandare a Maria Santissima, come pure Francesca Maria.  Amatemi e credetemi

 

                     Di Voi Carissima Amica 

 La Vostra Canossa Figlia

                       della Carità

Venezia Santa Lucia 18 gennaio (18)17

 

PS. Appena scritta la presente ricevetti una lettera della mia Elena nella quale sento essere essa in piedi, ma ancora molto raffreddata.  Io temo che si riscaldi troppo la festa con tante ragazze.  Fatemi la carità, se vedete che continui a stare poco bene, di pregare il Signor Prevosto di fare che due, o tre feste si riposi, e le ragazze stiano a casa.  Scusate la Secretaria rampina, che vi bacia la mano

      ed è Cristina

 

MIL.(ano) GEN.(naio)

                                       20                                                          VENEZIA

                                                                                                     Distrib........

                                                                                                     21 Gennaio

               A Madame

               Madame la Contesse Caroline Durini

               née Trotti

               sul Dúrino           n. 432

                                       MILANO

 308

Carissima Amica

 

Colla vostra solita bontà mi avrete perdonato se non mi fu possibile di scrivervi prima d'ora.  Vi sono obbligatissima di tanta carità e bontà colla quale vi siete prestata per la mia Elena e per le altre mie care compagne, come anche per la vostra premura nel darmene le notizie.  Vi assicuro, mia Cara Carolina, che la moltiplicità delle occupazioni per una parte e la mancanza di secretaria dall'altra, spesse volte fa mancare con mio dispiacere anche ai doveri precisi.  Dall'ultima pregiatissima vostra, comprendo che siete di cattivo umore assai, sia m'immagino che vi angustiate prima per vostro marito, e poi per la vostra agitazione.  Sappiate che desidererei in questo momento esservi vicina per poterve sgridare un poco per, una cosa e per l'altra.  Grazia al Signore sapete l'incomodo di vostro marito cosa è, e questa è una malattia, la quale non impedisce di diventare molto vecchio; da brava statemi un poco allegra, e fatemi sapere almeno dall'Elena come sta presentemente.

Riguardo a Chechina ho sentito dalla mia Elena e dal Signor Prevosto essere essa entrata non solo, ma anche portarsi molto bene, come già vi era sempre motivo da sperare atteso l'ottimo fondo di quella giovine.  Ringraziamone il Signore, ed in seguito riguardo al farla passare in qualcheduna altra casa faremo quanto Dio disporràRapporto poi a quanto mi scrivete per quello che riguarda i mobili, se veramente è sua zia che li da e non siete voi, l'Elena può farvene una picciola nota, e col primo ordinario io glielo scriverò.  Manderò anche alla stessa la nota della biancheria, ma se siete voi, vi parlo schietto quasi mi farete andare in collera, se me lo domandate.  E nella nota che mandai all'Elena, se v'entra di quella roba che la zia non ha, e che darete voi, prima di dare la nota a questa, cancellate quelle tali cose, avendoci voi dato tanto, che non c'è bisogno abbiate da dare per Chichina.

Lasciai vostra sorella in un stato ottimo alla mia partenza da Venezia, spero continuerà a star bene.  I nostri affari in generale camminano bene.  Mio cognato Orti tra quindici giorni viene a Milano, e come verrà a fare il suo dovere, con quel mezzo saprete in voce minutamente le mie notizie.  Per la Checchina state certa di tutta la mia premura e potete bene immaginarvi che l'avrei anche per solo vostro riguardo.  Vi prego di raccomandare all'Elena che non faccia tropo perché  il suo cuore è grande, ma il suo petto non porta tanta fatica, ed io l'ho esperimentata tante volte.  E poi già per tutte è meglio che facciano poco, ma che durino di quello, che sia, facciano assai per un poco e poi si riducano incapaci di più operare. 

Tanti doveri alla vostra famiglia. governatevi, abbracciate le amiche, e credetemi piena di attaccamento.

 

                                            La vostra Aff.ma  Amica

                                            Maddalena Figlia della Carità

Voltate carta

 

Per risparmiare una lettera, favoritemi voi di far tanto i miei complimenti al Marchese Casati e ditegli che la Sterna, o credo Sberna che sia perché la memoria non mi serve, si raccomanda caldamente alla di lui carità non potendo ancora niente conseguire, né per essa, né per la figlia, la quale però si trova in luogo sicuro.  Dite pure al medesimo che volesse fare la carità di informarsi in qual stato ora sia a Crema questo affare, il quale è sempre appoggiato al Capradoni e se come a Venezia dicono che si potrebbe nel caso dovesse andare molto lungo, si potesse avere qualche sorta d'alimenti per la madre e per la figlia, ricorrendo io credo all'Aurea Verbale così mi disse la Sberna, che non so poi quanto ne sappia, solo ha una gran fame.  Prima di tutto desidero saperlo io, essendo restata d'accordo con detta Sberna madre che farà a me, al caso una carta di procura per quanto può spettare alla figlia temendo io sempre che se non si fa in questo modo, tutto andrà consumato e la ragazza finirà su d'una strada.  Nello stesso tempo in quello che si può vorrei giovare anche alla madre, la quale manca di tutto.

          Quel giovane che desidera farsi cappuccino, viene ogni momento da me per sapere se m’ avete scritto niente per lui.  Andrebbe anche per sacerdote, ma vorrebbe sapere decisamente o sì o no. La mia salute è buona.  Di nuovo vi abbraccio

 La Vostra Maddalena

 

Verona San Giuseppe 4 marzo 1917

                                                                                  VERONA

MIL.(ano) MAR.(zo)                                                                         Distrib.(uzione)2°

7                                                                                                                                                                                              8 MAR.(zo)

 

                                   ( segue il solito indirizzo)

309

Carissima Amica

 

Io era sul punto di scrivervi, mia carissima amica, avendo saputo che eravate oppressa ed afflitta e per la continuazione dell’incomodo di vostro marito, e per la perdita di vostro cognato  Calcagnini, del quale avevate presso di voi la moglie, ed il figlio,  quando ricevetti la gratissima vostra in data del 5 corrente. Mia  cara Carlina, vi ricorderete ciò che vi proponeste per questo corrente anno; il Signore vi tratta da forte dandovi parte della sua  croce.  Niente me ne parlate e questo mi fa credere che siate afflittissima, e cerchiate di nascondermelo.  Mi pare che con me non dovreste farlo perché sapete che vi amo molto è vero, ma appunto per questo, benché senta le vostre afflizioni, nondimeno sento ancor più il desiderio della vostra santificazione, vorrei dunque sapere con sincerità come ve la passate di spirito, e come sta anche vostro marito.  State certa che da miserabile non mancherò d'assistervi coll’orazione.  Se non potete scriver in lungo fatelo in breve, ma ditemi qualche cosa di voi, governandovi, e mi raccomando mangiate singolarmente la mattina, se ci fossi vi farei mangiare qualche cosa in somma per servire il Signore vi  faccio scrupolo se non cercate di conservarvi.  Vengo a rispondere  ora alla cara vostra nella quale pare che supponiate che io mi sia dimenticata di Milano.  Vi assicuro con tutta sincerità che temo  di avere troppo premura per quella Casa.  Per la mia Elena poi non posso nascondervi non sentire estremamente il degrado di salute nel quale ben capisco dal modo di scrivere trovarsi essa.  Predico e scrivo continuamente ben sapendo per l'esperienza che ho degli anni che sta con me, che questi disturbi provengono dalla troppa fatica di petto, ben comprendo che se continua così, si formerà qualche malattia seria, e non vorrei l'avessimo da perdere per Milano e per l'Istituto.  Mi sento veramente agitata ed afflitta per essa e dall'altra parte io non volli mai scrivervi che mi trovo frequentemente ancora molestata per li affari dei locali, per cui solo Maria Santissima mi tiene difesa in modo che non ho ancora niente pagato, e le cose sono da Essa, ora disposte in modo che dovessi sperare che non si pagherà più.  Vi sono però ancora da finire le ultime conclusioni che sono le principali, ed ultimamente venne da Vienna un ordine immediato dell'Imperatore d'informare intorno a noi. Non so se tal domanda sia stata fatta al Governatore, ma io fui interrogata con lettera della Delegazione di Venezia.  Vi ripeto non posso dubitare un momento della misericordia di Maria ch'essa non sia per assisterci e difenderci, ma supponendo che due mesi al più secondo il consueto delle altre volte ci voglia per averne una nuova risposta, la quale suppongo la dicisiva, quando non fosse perché vedeste un pericolo per la salute di Elena, mi sembrerebbe meglio di restare qui, ed intanto tentare di provvedere questa Casa di Confessore e di Superiora, non volendo più il primo saperne di noi dopo che ci sono io, vedete che sono un buon capo, e vedete dall'altra parte come posso lasciare una casa così.  Riguardo alla casa che mi dite che sarebbe a proposito ma che il Signor Prevosto gli dispiace per esser fuori di Parrocchia, per me sapete che naturalmente vedo bene la carità vostra e sua, e parlandovi colla solita mia sincerità, vedo anch'io che la mia venuta gioverebbe per una determinazione, ma per ogni riflesso necessario sarebbe, almeno mi pare che quando vengo potessi fermarmi un tempo sufficiente senza dover continuamente andar e venire come ho fatto sin ora, e venendo adesso, così, dovrei fare, Vi ripeto, mia cara Durini, mi raccomando a voi quanto posso per Elena; cercate d' alleggerirla quanto potete, che abbia dei giorni di respiro, ed ogni giorno varie ore di quiete altrimenti credetemi la perderemmo, e quando bene venissi io, e potessi fermarmi ora mai le forze del petto sono consumate, e non mi sarebbe possibile di sostenere ne meno la quarta parte di fatica giornaliera che sostiene l'Elena, oltre che per le occupazioni di formar le compagne, ed attendere, colle lettere almeno, alle altre due Case, assai poco potrei fare, che se il Signore mi conserva l'Elena quando Egli vorrà che venga, avendo l'ajuto suo, posso in cinque o sei mesi fare a Milano, quello che non posso qui neppure in due anni.  Mi raccomando dunque a voi, ma ditemi anche come state.  Mi è venuto un pensiero del quale, fatene l'uso che vi pare.  Sento che il Conte Mellerio vadi a Vienna, mi pare che potrebbe nelle circostanze in cui mi trovo, giovare in pieno all'Istituto ed asserendo quel poco di bene che egli fa a Milano e giovando in somma all'esenziale che ora si sta trattando dell'esistenza dell'Istituto.  Se credete, parlatene all'amica Somaglia per altro fatte voi quello che credete, potete sentire il Signor Prevosto.  Sento pure vi siano varie giovani che bramerebbero venire, mi lusingo di certo che il Signore conserverà loro la vocazione se è vera. Tutto ciò avvertite che non ve lo dico perché non  curi Milano che anzi spero che lo vedrete, mi sta sul cuore più di quello che vi credete, e pel quale penso a tante cose che sempre più mi trovo degna d’ essere nativa di Montebaldo, vi scrivo le mie difficoltà a partir da qui perché mi trovo non oppressa per misericordia del Signore e della Santissima di Lui Madre, ma bensì circondata da motivi d'angustia i quali sono però raddolciti dal vedere come si degna il Signore di farsi servire dalle compagne di qui e di Venezia come voi mi dite da quelle di Milano.  Mi raccomando caldamente alle vostre orazioni; i miei doveri alla vostra famiglia.  Vi abbraccio di vero cuore protestandovi con sincerità di affetto, tante cose alle care amiche.  Salutatemi cordialmente la Signora Checca e la buona Serafina la quale mi fece dire dalla mia Elena che si ricorda i nostri patti pel Paradiso.

                                                                                                                      La Vostra Maddalena

8 aprile San Giuseppe                                                                                       Figlia della Carità

 

                        Distrib.......                                                                                      VERONA

                                              14 APR.(ile)

 

                                  A Madame

                                  Madame la Comtesse Durini

                                  Née Marquise Trotti

                                  sul Durino n. 342

                                                MILAN

 

310

Carissima Amica

 

Se la vostra Maddalena potesse ridursi in un granello di arena, la trovereste dentro di questa lettera, perché, mia cara amica, per voi, e per tutte mi sarebbe un vero contento poter fare una gita e rivedervi tutte, ma come ben dite conviene amare ed eseguire più di tutto ciò che è più bello, cioè la volontà di Dio, e perciò adattiamoci a riserbarci questo contento per averlo un po' più lungo, terminato di concertare Verona.  Vedete, mia cara, il sentimento del Signor Prevosto fu pur quello di chi, mi dirige e trovano giustamente che il venire adesso non trovando essi necessità ch'io lo faccia, sarebbe l'impiegare un tempo che ritarderebbe poi li affari di qui, e prolungherebbe per conseguenza il poter poi venire con qualche stabilità.  Tengo la compagna apparecchiata per condurre meco e lasciarvela intanto che mi fermerò farò quel poco che potrò per Checchina che poi condurrò qui nel mio ritorno.  Intanto, cara Carlina, facciamo ambedue orazione, e se sarà vero ciò che a voi sembra che sia necessario anche adesso una sfuggita Dio darà il lume a chi mi comanda ed io verrò molto volentieri per ogni rapporto, e per voi singolarmente. Fatemi continuare da Elena le notizie della vostra buona suocera che tanto m'interessano perché le sono di cuore attaccata assicurandovi che la farò raccomandare molto al Signore. Io cara amica, perdonate la somma mia fretta; tanti doveri alla vostra famiglia ed alla mia Visconti, alla Canonichessa alla Somaglia, addio di vero cuore

 

La Vostra Aff.ma Amica

                              Maddalena Figlia della Carità

 

San Giuseppe li 17 maggio 1817

                                                                                  VERONA

                                                                                              D...........

(Segue, il solito indirizzo)                                                                        20 MAG(gio)

 

                                 311

Carissima Amica

Prima di entrare nell'argomento per cui ci scrivo, mia Cara Carolina, voglio domandarvi le notizie di vostra suocera della quale bramerei la salute, se al Signore piacesse.  Potendo con voi parlare liberamente, mia cara amica, certa essendo non solo della vostra premura per noi, che della vostra prudenza, conviene che vi parli di un'affare il quale in sostanza non conclude niente, ma che il demonio, il quale è tanto temerario potrebbe servirsene per disturbare l'unione  e l'armonia che sempre passò tra la cara Canonichessa ed io.  Sappiate dunque che l'ottima nostra amica Visconti mi raccomandò col mezzo della mia Elena una vedova veronese, dicevano esse, ad unico oggetto ch'io cercassi i suoi parenti.  Niente più nella lettera mi diceva Elena, ed in un'altra lettera della stessa me la nominava, chiamandola la buona vedova della cara Visconti, aggiungendomi che bramavano le notizie del suo arrivo per loro quiete.  Di fatto arrivò, saranno, se non isbaglio, quindici giorni dimani; questa donna presentandomi la lettera di raccomandazione, in conseguenza della quale io le feci comprendere, ch'altra commissione io aveva se non ricercare li parenti suoi, si mise in un pianto dirotto soggiungendo che se avesse creduto non essere da me assistita, non sarebbe venuta a Verona, poi disse che voleva confidarmi cosa che non aveva manifestato se non che al proprio confessore; io le risposi che, essendo donna, non potevo confessare alcuno.  Insomma mi disse essere essa di nascita vicentina e con un vicentino maritata, ma che da giovanetta, essendo andato un veronese, che mi nominò, a Vicenza per alcune vicende, essendo ritornata a casa sua, fuggiendo dal marito, vedendo che questo non voleva più riunirsi perché erasi rifugiata da suo padre, fece la pazza risoluzione di unirsi col veronese, e venne a Verona, dove credendola vera moglie fu accolta nella famiglia di lui, dove ebbe due figli battezzati sotto il di lui nome.  Avvedutisi i parenti di quanto era accaduto più non li vollero in casa, ed allora vennero a Brescia e a Milano dove vissero come marito e moglie agli occhi di tutti sinché, morto l'uomo, passò ella a servire in varie successive case, sino che ultimamente fu in casa Bertoli a San Damiano, dalla quale dovette per giusta ragione partire. Dopo tutto questo racconto io mi trovai imbarazzatissima, come bene vi potete immaginare, comprendendo, secondo me, non esservi città meno per essa addattata di Verona.  Non ebbi il coraggio di lasciarla su d'una strada, almeno sino che non aveva rischiarimenti maggiori e che non mi consigliava e che non interpellava la volontà dell'amica Visconti che me l'aveva raccomandata, prima per riguardo del Signore, che non voleva mettere in occasione che fosse offeso per cagione mia, poi per la buona amica, alla quale, come a voi, sono tanto grata per tanto che per noi opera. Diedi dunque alla stessa, onde compire il pagamento del viaggio ed il seguente giorno le trovai alloggio da una buona vedova dandole io il letto, tenendola tutto il giorno in una camera in San Giuseppe in compagnia della mia Stella.

 La famiglia di quel uomo infelice mi è molto nota, ed eravi un Parroco ora morto, come pure il padre di costui.  Questo soggetto era per cattivo conosciuto, ed aveva una pessima fama.  Vedendo dunque tutto ciò, pensando essere impossibile trovare qui una famiglia, o dirò meglio un padrone per questa donna, vedendo parimenti non essere, secondo me, né prudente, né combinabile impiegarla in altro modo, sentendo dalla stessa in progresso che la Contessa Veri Melzi era impegnata a trovarle padrone, ma che il suo obbietto per ritornare a Milano era in debito di quaranta lire colla sua albergatrice, debito che fu il principal motivo della sua partenza da Milano, pensai che soddisfandole io a questo, era più opportuno che la rimandassi.  Temendo però di fare dispiacere alla mia cara Visconti spedirla senza darne alla medesima un cenno, non volendo scrivere all'Elena tutto questo, le scrissi soltanto che i parenti erano morti e che temeva doverla rimandare. Ricevetti una risposta di Elena, contenente un biglietto della buona Canonichessa, la quale mi dice perché ho voluto fare più bene di quello che mi fu scritto, che questa donna, essendo nata in Verona, deve qui guadagnarsi il pane, che ha dato tre scudi all'Elena da passare alla stessa, e che consegnando questo danaro subito me ne sbrighi.  Che non vuole che la cara Visconti sappia niente di tutto ciò, perché, come è tanto buona, potrebbe prendere pena che io avessi questo disturbo, che anche il signor Don Pietro giudica che lo spedirla a Milano sarebbe danaro gettato, ne volle permettere che Elena niente dicesse all'amica nostra. Io niente condanno la Canonichessa, la quale avrà le sue ragioni, solo non posso risolvermi ad eseguire quanto essa mi dice senza l'assenso della mia buona Visconti che me l'à raccomandata.  Per non compromettere la mia Elena, non disgustare l'amica Canonichessa, mi trattenni di scrivere alla Visconti e pensai invece di rispondere alla Canonichessa la lettera, che vi occludo, e che vi prego di leggere, poi di pregarvi ad assicurare la nostra amica del mio desiderio di servirla, come vuole, pregandola colla solita sua prudenza di non mostrare alla Canonichessa, che voi pure l'abbiate avvertita della cosa, pregandola col mezzo della Canonichessa sempre che questa naturalmente e da se gliene parli, di farmi sapere la sua volontà.  Se la Canonichessa poi non giudicasse parlargliene, che lo farebbe solo per attaccamento ch'essa ignori tutto colla stessa, ed a voi dica il suo volere, lasciando a me la cura di eseguirlo, con massima cautela e secretezza senza far dispiacere ne pure all'amica Canonichessa.  Perdonate, cara Carlina, anche questo imbroglio, ma sapendo quanto voi pure desiderate la perfetta unione e pieno concerto tra la pia unione, e il miserabile nostro Istituto, approfitto anche in questo della vostra bontà.  Aspetto la vostra risposta. 

         La lettera della Canonichessa dopo letta, datela all'Elena da consegnartela.  Il Signor Canonico continua qui a predicare e sembra che il Signore, dopo le generali orazioni siasi placato essendosi qui svanite le malattie e raddrizzata intieramente la stagione.  Vi presento i complimenti dello stesso, come pure del signor Arciprete Galvani.  Io sono sempre piena di desiderio di venire ad abbracciarvi e faccio il possibile per sollecitare, ma fate fare orazione, che il Signore mi doni una superiora, perché possa con quiete restare con voi.  Addio Carissima amica. I miei soliti doveri, amatemi e credetemi di vero cuore.  Assicurate la buona Visconti che mi fu un disturbo piccolissimo quella donna tanto più, ch'è affatto ragionevole, contenta di tutto, amante di lavorare, insomma quieta come non vi fosse, addio

                                                       La Vostra Maddalena

San  Giuseppe li 10 giugno 1817

312

Carissima Carolina

 

Non potei scrivervi subito, mia carissima Amica, attese le nostre molte occupazioni singolarmente in questi giorni, in cui il Signor Canonico predica a San Zeno, e noi abbiamo le ragazze da istruire ecc.  Scrissi alla nostra buona Elena di dirvi che non vi prendiate pena, comprendendo dalla cara vostra che vi angustiate, perché sempre dite che fate male.  In somma voi avete creduto bene ad operare così, state quieta e non pensate ad altro, solo nel caso che abbiate qualcuna di voi da mandare a Verona, qualche donna o ragazza, scrivete prima e fate che prima si cerchi, altrimenti sarà sempre un'azzardarle sulla strada.  Non parlo per voi, mia cara Carlina, ma per la nostra buona amica Canonichessa, già che tal volta vi sono casi tali che non è possibile, nè spediente che restino nei loro paesi senza a rischiare scandali e peccati.  Perdonate, mia cara, se ancor questa volta vi parlo di questa donna.  Nel tempo che aveva scritto a voi l'altra mia lettera, volli scrivere pure al Signor Conte Abbate  Nuttoni missionario vicentino per tentare di riunirla al marito.  Mancandomi il tempo di trascriverla, vi occludo la lettera che mi rispose.  Dalla quale vedete non potersi mandare come dice la buona nostra Amica ne pure a Vicenza.  In tanto la mando ad ascoltare la divina parola a San Zeno; desidera, per acquistare l'indulgenza fare una nuova confessione dal Canonico, vedrò poi cosa pel meno male potrò farne, e voi altre state quiete.  Solo come vi dissi un'altra volta prego la mia cara Amica Canonichessa di scrivermi prima di mandar nessuna, non potendo io aver cuore da mandare una donna così alla sorte benché sia pienamente persuasa che la medesima abbia delle buonissime ragioni per così operare.  Non parliamo dunque più di questo argomento, abbracciate per me la Canonichessa e la carissima Visconti.  Senza altro che anche della prima sarò sempre amica sino che staremo vive, perché abbiamo anche un temperamento tanto analogo che sempre lo saremo.  Mi dispiace sentirla nuovamente incomodata.  Fate prima i miei doveri all'ottimo Signor Don Pietro, ringraziandolo di tutto e raccomandandomi tanto alle di lui orazioni.  Sono in pena, mia cara amica, per la nuova malattia della cara mia Elena.  A dirvi il vero questa gran frequenza di incomodi, dopo che si trova a Milano, mi dà dei pensieri non pochi.

Piace al Signore che non possa adesso muovermi da qui.  Voi mi parlate di una gita ed io vorrei potermi fermar de' tempo venendo a Milano che per una gita non sarebbe cosa difficile il combinarla.  Basta, raccomandatemi a Maria Santissima e fate governare Elena per me.  Sento con piacere che la vostra buona socera sia migliorata, voi mi dite essere dichiarata cronica, ma già vedete dopo li ottanta anni saremo cronici tutti se viveremo tanto.  Se scrivete a vostra sorella, riveritemela tanto tanto; i miei soliti doveri e complimenti anche all'amica Somaglia.  Vi abbraccio di cuore e mi protesto per sempre.

 

San Giuseppe 2 luglio 1817                                                    La Vostra Maddalena Figlia

                                                                                                          della Carità

Distrib.(uzione) III

1... LUG(Iio)

VERONA

(Segue il solito indirizzo)

                           313

Carissima Amica

 

Tardai a darvi le mie notizie, mia carissima Carolina, ma solo per impossibilità.  Ho per altro il contento di potervele dare migliori di quello che mai possiate aspettarvi né immaginarvi.

Prima di tutto vi dirò che la mia Elena, la quale vi protesta i suoi doveri, si va di giorno in giorno rimettendo.  Per quindici giorni potei far senza medico e coi miei rimedi semplici e rinfrescanti si mise in istato di tollerare la medicatura delle acque.  Prima di questa però tenni un consulto col medico Zoppi avendo il medico nostro ammalato.  Come medico alla cura ho supplito io ed abbiamo concluso che non vi è nemmen dubbio di aneurisma e che Elena non ha nessun male organico, ma che è soltanto eccessivamente debilitata dalle fatiche già fatte; abbiamo concluso che prenda le acque di Recoaro, con massima cura e che in progresso si regoli nel faticare.  Cominciò dunque martedì scorso l'uso delle acque e sin ora tutto va benissimo, va riprendendo l'appetito ed il sonno, e si fortifica giornalmente di modo che terminata la medicatura spero restituirvela come l'anno scorso la condussi a Milano.  Mi pare di sentirvi contenta di queste notizie, ma niente poi di non sentirvi a parlar del tempo del suo ritorno, o della mia gita.  Eccomi dunque quanto in questo articolo debbo aggiungervi.  M'informai dal degnissimo Signor Prevosto e seppi che Teresa si porta benissimo ed egli mi scrive queste parole che il Signore le dirige tutte e che non vi è bisogno che tanto mi affretti a ritornare purché riconduca io Elena a Milano, e ci vada io pure, che basta che procuri di esservi circa il tempo dell'ottavario di Maria Santissima Addolorata.  Mi scrive altresì che le compagne pure sono contente di Teresa.  Questa nell'ultima sua mi dice che le ragazze vanno sempre crescendo e che il Signore manda delle persone per le quali sono impegnatissimi il Signor Prevosto e le amiche Canonichessa e Visconti, già mi capite s'intende di conversioni.  La buona Visconti si presta altresì in vantaggio delle ragazze onde, mia Cara Durini, state tranquilla ed assicuratevi che sono piena di premura per Milano e che sono già risoluta di andarvi anch'io con Elena per fermarmi però solo dieci o dodici giorni non potendo lasciare questa casa senza capo.  Spero che così sarete voi pure contenta, mia cara amica, cioè sarà contento la vostra carità e premura per noi tutte della quale vi sono e vi sarò senza fine obbligatissima.  Quando altro non succeda, vorrei, per la metà circa dell'entrante, partire per Milano avendo così tutto il tempo onde compir la medicatura di Elena.  Spero che voi pure sarete in buona salute, che la compagnia della cara vostra sorella alla quale vi prego dei miei più cordiali e distinti doveri, vi farà stare sempre meglio, abbracciatela anche per me; dite alla signora Chicca che la sua Checchina si porta assai bene, e sta continuamente allegra e benissimo.  Riveritemela tanto insieme colla Signora Maria anche per parte di Elena.

Monsignor Canonico si trova a Venezia, dove arrivò non so se lunedì.  Mi commise di scrivervi prima di partire ch'egli avrebbe desiderato di fermarsi a Padova per potervi vedere, ma sul dubbio lasciò a me il fare li suoi complimenti.  Tante cose al vostro buon marito, ed all'ottimo Conte vostro cognato.  Addio Carissima Amica.  Raccomandatemi a Sant'Antonio, amatemi e credetemi

 

   Di Voi Carissima Carlina

  La Vostra Maddalena

Figlia della Carità

San Giuseppe 22 agosto 1817

                                                                  

PADOVA                                                                                         VERONA

25 AGOSTO

Ferma in posta

                 A Madame

Madame la Comtesse Durini

née Marquise Trotti

All'Aquila d'oro

PADOUE

    314

Vedi 337

315

Carissima Amica

 

Non mi fu possibile servirvi lo scorso ordinario, non avendo potuto avere la carta da voi bramata, se non che jeri.  Per minorarvi il plicco, la troverete nel mezzo foglio precedente.  Io sto bene e sono nella speranza di presto abbracciarvi.  Non mi diffondo, perché vi dirò tutto in voce quello che l'angustia del tempo, m'impedisce dirvi colla penna.  Per risparmiare una lettera, non solo, ma anche per non aver coraggio d'incomodare l'ottimo Marchese Casati, vi prego al medesimo dei miei complimenti, e di dirgli come avendo io parlato varie volte con Donna Marianna Valenti, nel tempo di quest'ultimo mio soggiorno a Milano, ora in conseguenza di questi ragionamenti con essa tenuti, lo supplico della carità di sollecitare l'estesa del testamento della medesima, avvertendo se fosse mai possibile di concertare che il Signor Antonio suo figlio, benché anche usufruttuario, non sia egli amministratore della facoltà.  Vi abbraccio di tutto cuore, già il Marchese Casati comprenderà cosa voglio dire mancandomi il tempo. Addio, mia cara, al piacer di abbracciarci, addio.  Raccomandatemi molto al Signore

                        Di Voi Carissima Amica

La Vostra Maddalen

Figlia della Carità

San Giuseppe Verona 26 novembre 1817                                                     

 

                   VERONA     Distrib.......... 29 novembre

A Madame

Madame la Contesse Durini

née Marquise Trotti

sul Durino n. 432

MILANO

 316

V.G.M.        Carissima Amica

 

Vedendo, mia cara Carlina, che ambedue siamo ogni momento per mettersi in viaggio e non si moviamo mai, ho scritto all'ottimo nostro Signor Alessandri di venire a farvi una visita per me, ed ora che sento che vi siete stabilita più che mai, vengo con questa mia a salutarvi tanto e a dirvi che io tengo una carta da consegnarvi quando ci vedremo, lasciatami per voi dal Signor Canonico; non so se voi gli abbiate dato qualche commissione o se sia stata la di lui gentilezza che vi abbia favorita.  Il Cardinale Fontana vi fa tanti complimenti, ed aspetta con sommo desiderio il Signor Conte Costanzo, vostro cognato, quando vi risolverete di andarlo a riverire, se però credete meglio di non dirglielo, fate quel che volete.

Quando siete stata a Verona, restai a dirvi il vero, non poco mortificata di restar priva del contento di abbracciarvi, ma non volli dirvelo allora, perché sapendo la vostra amicizia, temeva senza ragione d'agitarvi, ma quel giorno mi sentiva un po' di febbre, che potei passare in piedi, ma non mi sentiva forza da fare la strada.  Adesso mi sento bene, avendomi, l'ultimo giorno di carnevale fatto cavar sangue, per non digiunar la Quaresima; vi scrivo alzata, e con sincerità mi sento bene.  Aveva della tosse ed aveva estremo bisogno di farmi questa solita medicatura che mi giovò assai.

     Vi buone nuove di Milano, vale a dire che operano assai assai per la misericordia di Dio.  Già vi sarà noto come siamo in altissima tempesta pel dono che mi fece Sua Maestà; mi fecero tanto stancare a scrivere, che quando sarà tutto finito, a pagarmi i miei danni facendo le cose giuste, altri due locali non bastano, pensando io che anche questi due salassi siano a conto di tanta fatica che mi fanno fare; basta, pazienza, purché mi diano i miei compensi.  So che tratto tratto favorite le compagne di Santa Lucia e ve ne ringrazio, vi raccomando anche la mia cara Francesca Maria, fatele coraggio e fatela star allegra, ma per quest'ultima parte vi manca l'aria di Montebaldo.  Non vi parlo della mia venuta a Venezia volendo il Signore che io viva pellegrina cioè sempre incerta del mio soggiorno e dei miei viaggi. Adesso già così subito non potrei, ancor che volessi, avendo bisogno di riprendere affatto le mie forze perché sono vecchietta, e adesso, dopo il sangue conviene che mi riposi, più di quello che facevo quand'ero giovane.

Vi prego dei miei distinti e cordiali complimenti a vostra sorella, dei miei doveri a vostro marito e cognato.  Dite alla Signora Checca, che riverisco, colla Signora Maria, che la nostra Checchina sta bene e si porta benissimo in scuola.  Vi abbraccio di vero cuore, mi raccomando assai alle vostre Orazioni.  Addio, amatemi e credetemi

 

                                                                  Di Voi Carissima Amica

Verona San Giuseppe 5 febbraio 1818

 

PS. Sappiate che io ho rubato e voi dovete ottenermi non solo il perdono del furto, ma anche il rifacimento del furto da me fatto.  Quando fui l'anno scorso a Venezia, io aveva commissione da Donna Teresa Zaponi di domandare al Signor Don Giulian Cottulo delle immagini di Maria Santissima Addolorata per essa, egli me le diede da portargliele; tutti qui s'innamorarono di queste immagini.  Infatti Donna Teresa non ebbe niente e parte le donai ad alcune persone, parte ancora le ho, ma avrei voglia di tenermele; perciò vi prego di dire a nome mio allo stesso che se me le lascia quelle che ho, me le tengo, quelle che ho date, me le doni e a Donna Teresa ne mandi delle altre che già si tratta della nostra Signora.

 

La Vostra Aff.ma Amica

Maddalena Figlia della Carità

       317

V.G. e M.       Carissima Amica

 

Vedete come i bei spiriti s'incontrano, ci siamo scambievolmente incontrate nello scrivere, e quando io ò ricevuto la vostra lettera, voi avrete ricevuto la mia.  Vi siete ottimamente regolata, coll'ottimo signor Direttore del Demani, il quale so anch'io, essere un galantuomo e disposto a favorirmi in quello che può.  Vi confesso però che restai sommamente, sorpresa, come dopo due dichiarazioni apertissime fatte alla nostra Regia Delegazione di Verona, che per ordine del Governo Generale di Venezia mi significò qui la risoluzione sovrana del giorno 16 ottobre, e le appostevi per me impossibili condizioni, tanto per Verona che per Venezia, nell'ultima delle quali significando al nostro Delegato esser io ricorsa al Donatore Sovrano perchè dichiari l'epoca del dono, e similmente che quando non vengano modificate come ho chiesto le condizioni, mi troverò in necessità di rinunziare al dono, nondimeno tali risposte, si continui ad operare come avessi accettato.  Già vi scrissi, mia cara Amica, che non vi prendiate pena perché sono cose da niente, ma che veramente non mi sento ancora in istato di mettermi in viaggio.  State quieta che sono alzata, e se avessi vent'anni di meno, sarei franchissima, ma essendo vecchia, le mie forze non mi sono ancora ritornate, ne la tosse mi è cessata del tutto.  Non sono ancora in istato di sortire di casa, e mio fratello che assolutamente non vuole sentir parlare che per ora mi muova.  Scrissi domenica al Signor Alessandri pregandolo a mandarmi la copia delle carte mandate a Santa Lucia, alle quali intanto potrei rispondere da qui.  Io non rifiuto però di venire a Venezia, anzi credetemi che ho il cuore diviso tra questa e quella casa, anzi concludo che quando il bisogno lo richieda, della salute poco me ne curo, tanto più che già il Signore mi ha sempre assistito e sono certissima, per la sua misericordia, che lo farà anche questa volta; solo vorrei vedere se potessi far lo stesso  stando qui come a Venezia, sino che possa, poi, farlo fermandomi conclusivamente, giacché voi ben vedete, mia cara amica che quando Sua Maestà o il Governo non riduca le condizioni apposte al dono sovrano, io necessariamente conviene che rinunzi al dono medesimo, e perciò non potendo né per la salute, ne per i modi, ne pel consumo inutile del tempo andare innanzi e indietro ogni momento vorrei aspettare al tempo della risposta sovrana per fare un viaggio solo, e se la risposta è favorevole, condur meco la mia Teresa da lasciar poi per ajuto di Francesca Maria, e forse qualche altra, fermarmi qualche mese e mettere tutto in sistema per pensar poi alle altre Case con quiete, nel caso contrario allora venire per rinunziare a ciò che mi si nega facendo mostra di volermelo dare. Per la salute tra otto giorni al mio giudizio sarò in istato di poter venire, ma quando la necessità non lo richiegga aspetto per li altri motivi che vi ho detto.      

Raccomandatemi intanto al Signore abbisognandone veramente.  Non crediate, mia cara Carlina, che per quanto me ne facciano, possa perdere la voglia che io ho di ridire che già è una gran fortuna essere del paese di Montebaldo.

Non posso però nascondervi che la fiducia che le mie compagne hanno in Maria santissima non mi confermi anch'io a sperare da essa un esito felice benché non sappia quale sia per essere; pregate e fate pregare per noi questa nostra cara Madre.

Tanti complimenti a vostra sorella, a vostro marito, ed al cognato.  Vi do buone nuove della casa di Milano, furono occupatissime questo carnevale, e prima di essere arrivate alle ultime sere, Elena mi scrisse che una festa avevano centosettanta ragazze, ed una sera novanta ragazze, aspettandomi ancora più per la fine di carnevale.  Tutte le altre opere di carità degnasi il Signore di benedirle pienamente.  Per farvi vedere le mie ricchezze vi scrivo sempre con due secretarie, quest'ultima ed anche la prima da voi ben conosciute, vi presentano tanti e tanti complimenti. Addio, cara Carolina, scrivetemi, amatemi e credetemi di vero cuore, quale ringraziandovi di tutto mi protesto

 

Di Voi Carissima Amica

 

San Giuseppe 10 febbraio 1818

 

PS. Chi scrive si raccomanda caldamente alle vostre orazioni.  Siccome per le molte mie occupazioni mi è impossibile lo scrivere oggi di nuovo al Signor Allessandri favoritemi di mandarlo a chiamare o veramente di pregare il buon Signor Giuseppe, che riverisco colla Signora Maria e Signora Checcha, di dire a mio nome al Signor Alessandri suddetto, che mi mandi a posta corrente, la copia esatta delle sottoscrizioni delle carte mandatemi dal Governo per rispondervi o regolarmi, e come vi dissi rimessa un poco ch'io sia se sarà necessario venire allora verrò.

 

Devotissima Aff.ma Amica

Maddalena Figlia della Carità

318

 

V.M.G.       Carissima Amica

In fretta due sole righe, mia cara Carlina benché coll' ordinario di domenica abbia scritto al buon Signor Alessandri, dal quale dopo subito la partenza della mia lettera, ne ricevetti una sua, nella quale mi diceva anche per parte vostra essere necessaria la mia venuta a Venezia.  Per verità, sino ch'egli mi avesse risposto, avrei fatto le mie disposizioni per partire, lasciando a Dio la cura della mia salute, ma piace al Medesimo di visitarmi con altra croce maggiore, e questa si è la malattia di una delle mie prime compagne, che sarà mezz'ora che le fu amministrato il Santissimo Viatico.  Voi ben comprendete che non ho il cuore di lasciarla per qualsiasi cosa, tanto più essa mi diceva ieri, quanto era contenta ch'io non fossi partita per Venezia, perché l'assistessi nella sua morte.  Questa forse il Signore non la permetterà, ma sino che non vedo l'esito della malattia , io non posso risolver nulla.  Sin'ora il male è di petto, malattia acutissima però.  Mi convien dunque rimettere gli affari doppiamente in mano di Dio, e perché sono sempre suoi ed Egli sempre fa tutto, e per quella picciolissima parte altresì che sembrava Egli volesse cooperassi anch'io.  Mi raccomando alla vostra amicizia in quello che poteste far voi, anche col far comprendere al signor Consiliere Farina la mia situazione.  Vi prego assistermi assai coll’orazione e pregare altresi per la mia cara compagna.  Addio, i miei distinti complimenti a vostra sorella, vostro marito e vostro cognato.  Vi abbraccio di vero cuore protestandomi per sempre

Di Voi Carissima Amica

Verona San Giuseppe 16 febbraio 1818

Oggi, giorno 17 in cui parte la posta ho il contento di dirvi il notabile miglioramento della mia compagna, ma siccome i mali di petto sono bugiardi, non si può assicurarsi pienamente, ma intanto andiamo bene