LETTERE DI S. MADDALENA DI CANOSSA

 

ALLA CONTESSA CAROLINA DURINI

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Amatissima Carolina

17 dicembre 1801

 

Il mio Carlino, che mi detta questa lettera, mi dice che vi scriva che vi saluta tanto, e che venghiate a trovarlo.  Adesso poi se potrà, o meglio che potrà, vi scriverà la vostra Maddalena. Io sto benissimo, ma per cagione della posta non ho ancora ricevuto lettera in questo ordinario, ne ho bensì ricevuta una vostra, Carissima, lunedì scorso, sulla quale vi dirò.  Che Momolo   non ha ottenuto dispense, ma se le ha prese.  Come hanno fatto tanti altri in questa spezie di matrimonjDio gliela mandi buona.

Sono restata sorpresa dall'idea che mi dite avere la Damina Anguissola, la quale mi pare sia la primogenita, perché qui si vociferava che sposasse un nostro Veronese, ma non già mio Fratello.  Io però credo che questa voce non avesse fondamento.  Già non posso dissimularvi quel ch'io sento perché voi siete Milanese, e perché o di persona, o di fama, ne conosco tante di tanto buone, avrei piacere che per qualche combinazione prima che si determinasse, egli dovesse venire a Milano.  Basta il Signor me lo benedica, e gli doni una compagna cristiana.

Qui si dicono mille cose dei viaggiatori di Lione.  Chi suppone dovranno proseguire per Parigi, chi crede assai differentemente.  Il fatto è, che per verità dopo Torino nessuno sa più niente. Il vostro zelante Arcivescovo vuol compire la sua santificazione io credo.  La di lui partenza fa del senso anche qui.  Mia Cara Carolina, ricordatevi molto della vostra Maddalena, che ne ha molto di bisogno, particolarmente in questi santi giorni.  Vi desidero con tutto il cuore, con tutta l'amicizia, con tutto l'affetto tutte le benedizioni, e tutte le felicità di queste sante feste.  Direte che queste sono usanze antiche, ma sappiate che vi amo all'antica, ed alla moderna.

La mia putina vive ancora per penare, e la mia ammalata grande guarisce.  Ho molte cose da dirvi, ma il tempo mi manca. I  miei soliti complimenti.  Addio Cara, sono sempre

Tutta Vostra Maddalena

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Amatissima Amica   

 25 dicembre 1801

 

Non posso dirvi con quanta gioia io abbia per una parte letta la vostra ultima lettera, Mia Amatissirna Carolina, nel sentire così bene stabilita la santa Opera dell'Ospitale Io che sono tanto difficile al pianto non potei quasi trattenere le lagrime di consolazione vedendo in sì rapido tempo stabilita una cosa di tanta gloria d'Iddio e di tanto vantaggio delle anime. Ma vedete, Mia Cara, la vostra amicizia vi fa un poco ingiusta nel volermi dare un merito che non ho, contuttociò per non perdermi in questi contrasti, lascio questa decisione alla Divina Misericordia, dalla quale semplicemente, io spero qualche parte del merito che avete acquistato.  E che cosa dirò mai, Mia Cara Arnica, di questa Opera che mi riempie di tanta allegrezza, e dello zelo, e della Cara Arconati, se non che ringraziare con voi la Divina Pietà che sì soavemente e fortemente conduce le persone a lui fedeli a compiere le alte sue disposizioni.  Anche il presente Governo  sarà in ogni evento portato per quest'Opera, giacché è molto portato dicesi, per gli stabilimenti utili all'umanità. Ciò che mi resta da desiderare adesso pel vostro Paese si è, che coll'occasione che queste Signore trovano questi buoni Religiosi, che oltre quelli, che ci sono già obbligati, ascoltano le confessioni, a poco a poco possano istituire una Compagnia di Religiosi, come la nostra, la quale oltre l'ascoltare queste confessioni delle Donne come fanno, possano anche usare cogli uomini quelle carità che le signore usano colle Donne, per vantaggio anche di questi.  Forse m'ingannerò, e non ve ne sarà di bisogno, o io parlerò sulla idea del nostro piccolissimo Ospitale, e da voi non sarà possibile, ma non posso a meno, cara la Mia Amica, di non dirvi anche questo mio pensiero, mettendolo sotto i vostri, più giusti dei miei.

La Compagnia dei tre soldi  comincia un poco a invigorirsi, e a dilatarsi malgrado la mia somma freddezza, per sola provvidenza del Signore.  Vi dirò peraltro che quando fui a Mantova parlandone col Padre Bellavite, egli era piuttosto di parere facendo la Compagnia, di lasciare la libertà agli associati di notarsi per quel che vogliono, e mi suggerì di cercare, per i Mercanti un Mercante, e così in ogni ceto.  Ma a dirvi il vero l'esempio d'un’ altra Compagnia qui di quattro soldi al mese, che s'è tanto estesa che è la più abbondante di tutte quante ve ne sono, e che mi ha dato l'idea della mia, mi fa stare piuttosto dubbiosa sul mio pensiero, questo poi è relativo ai Paesi.  Per le convertite poi non so se sappiate come qui avevamo un Ritiro di fabbrica bellissima, fabbricato da un Padre Filippino di santa memoria, pochi anni fa, colle sole elemosine da lui raccolte. Alcuna di queste convertite sono d'una santità straordinaria e con doni miracolosi per quel che mi fu detto.  Questo veniva sostenuto, o tutto, o in parte, con una Compagnia sul gusto di questa. Era Confessore di questo luogo uno dei primi teologi del Paese, che l'anno scorso morì per una bomba caduta nella Chiesa di questo Ritiro mentre celebrava.  Ora in una parte del fabbricato ci sono le truppe, non so poi del rimanente.  Se voi, o l'Arconati ne bramaste delle informazioni precise del principio, dei metodi, di tutto, scrivetemelo, che vi manderò quello che vorrete.

La parte poi della vostra lettera che non mi rallegrò, fu quella di sentire che siete ancor raffreddata.  Non capisco perché adesso lo siate sì spesso.  Ditemi se avete febbre, se avete tosse, come sono questi vostri raffreddori, che m'inquietano un poco? lo per esperienza di questa sorte di mali sono Maestra, ma fatemi questo favore ditemi qualche cosa di più.

            Don Pietro che vi fa mille complimenti, vi ringrazia altresì dell’operato, e si rimette interamente in voi. Vi prego anche, perché m’è stata data questa commissione, di sapermi dire s’è vero che la Cisalpina abbia emanato in Milano un decreto, in cui proibisce la vendita dei Fideicommissi.

            Ho mille complimenti e mille auguri per voi da tanti, Orti, Stella, Luigi... ma sono stanca essendo passate le undici, vado dunque a letto, pregandovi dei miei complimenti a chi sapete. Da Lione non abbiamo nuove nessuno. Vi ringrazio di nuovo tanto di tutto. Altro che la Mia Carolina non sa fare tante cose, addio Cara, sto benissimo, addio

 

La Vostra Amica

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Amatissima Amica

3 gennaio 1802

 

Faccio al prova quest’ordinario di scrivervi come per le passate, per vedere, se c’è il caso di riordinare il nostro carteggio, Cara la Mia Carolina.

Jeri sera ricevetti la vostra pregiatissima letterina, la quale benché breve mi diede la felice nuova che siete rimessa. Il vostro Governo è buono, ma io conosco per esperienza un rimedio eccellente di preservativo contro i raffreddori, nonostante per mancanza di tempo, per essere fuori di stagione, e potreste credere ch’io parlassi per interesse, cioè per vedervi, non voglio per ora parlarvene.

Riguardo poi a quell’ora sarei in libertà, Mia Cara Amica, quando passerà quella persona, che avete desiderio ch’io impari a conoscere, e ch’io pure desidero vivamente di conoscere, immaginandomi che la vostra amicizia vorrà farmi fare una qualche altra ottima conoscenza; vi dirò che se me lo farete sapere qualche giorno prima un’apprress’a poco, ci sarò da tutte le ore. Se mai poi fosse una cosa passeggera, ed accidentale diremo, allora vi dirò che la mattina sino le nove sono a casa in libertà, così pure, eccetto che il sabato, che quando posso vado all'Ospitale, se non è un caso di necessità, sono sempre in casa, e in libertà, dalle undici alle due, dopo il mezzo giorno, il dopo pranzo sono in libertà alle tre e mezzo, ma se non so il tempo all'incirca un poco più tardi, potrei essere sortita, per Carlino.  La sera dopo subito l' Ave Maria, sono in casa, ed in libertà tutta la sera.  Ho formato un giudizio sopra chi possa essere questa persona, e mi è venuta in mente quella degna Mademoiselle Louise, se non m'inganno, che potesse ancora andare a Vicenza.  Riguardo, Mia Cara, a ciò che mi scrivete nella precedente vostra, alla quale oggi solo, in grazia della posta potei rispondere vi dirò, che ciò che tempo fa vi scrissi sembrarmi mancare alla perfezione della vostra santa Opera, si è la Compagnia dei Religiosi, come vi scrissi nell'ultima mia, senza sapere che me lo aveste domandato, ma su quello che m'avevate scritto due ordinari sono.  Addio, Cara, i miei distinti saluti all'Arconati, alla Viscontina, ed a chi sapete.  Vi abbraccio, e sono tutta vostra, non avendo altro tempo che di dichiararmi, addio sono piena d'affetto

La Vostra Maddalena

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Amatissima Carolina                                

9 gennaio (1)802

 

Comincerò per dirvi, Cara la Mia Amica, che oggi ho il contento di ricevere una vostra pregiatissima lettera, quanto più' lunga, altrettanto a me più cara in data dei 4 e 5 corrente.  Aveva già sentito con mio, ed universale dispiacere la perdita da voi fatta dell'ottimo vostro Pastore.  Se guardiamo le cose coll'occhio umano convien dire che nella sua età, il viaggio di Lione in questa stagione, sia stata la di lui morte, ma se alziamo un poco lo sguardo, e pensiamo alla morte di San Francesco di Sales, pari in moltissime circostanze a quella del vostro Arcivescovo, allora Cara Carolina, si cangia pensiero, e discorso.  Una delle cose che mi è venuta in mente, riflettendo alle perdite, che questa perdita porterà, si è, la vostra pia Istituzione.  Non già vedete che io tema niente per essa, ma sapendo ch'egli la favoriva, anche per questo ne ho avuto un particolar dispiacere.  Ma già il Signore è il solo aiuto nostro, che non possiamo perdere.  Vi do parte che finalmente, ho trovato la seconda Maestra per le mie Ragazze, e sono piena di speranza che mi riuscirà, come mi riesce la prima.  La mia piccolina, è sempre nello stesso stato, vive penando.  Alla prima occasione vi spedirò tutti i documenti, o sia metodi, com'era il nostro Ritiro delle Convertite, e ve ne dirò tutto quello che saprò.  Sempre con nuovo contento, sento i progressi della vostra bell'Opera, e le belle idee, che si matureranno se a Dio piacerà.  Quando potrete dirmele me le direte, e potrete esser certa del mio silenzio, come lo uso perché tempo fa me lo scriveste anche della vostra Opera presente.  Ma già per questo quando vorrete che per parte mia altro non è che una semplice compiacenza, ciò che veramente desidero si è che il Signore vi benedica anche l'Opera fondamentale, per impedire tanti mali, distruggere tanta ignoranza, in somma tenir soda quanto si può la religione.  Vi dirò peraltro che ho ammirato anche in quella già stabilita da voi, la maturità e la prudenza, colla quale è stata piantata, la quale umanamente parlando, l'ha preservata da mille contrarietà, che sarebbero state inevitabili per poco minor riflesso e prudenza che vi fossero state, e questo mi fa sperare, che riuscirà parimenti anche la seconda bene.

Mi rallegro infinitamente che siate rimessa, e che vostro marito voglia che vi curiate.  Cara Carolina, la mia rovina è che siamo lontane, se fossimo ambedue nella stessa città, vorrei farvi passare la noia del vostro governo a forza d'aria di Montebaldo, di cui abbondo come sa.

Se quel Religioso, che deve da qui passare, è suscettibile di conversione per far visite, vi prego di convertirlo, Mia Cara. Senza conoscerlo sono pienissima di stima per lui, e per quello che me ne dite, e per le di lui relazioni coll'Arconati, persuadetelo che questa non sarà una visita, ma vorrei trovare un altro termine, ma il tempo non me lo permette.  Un'altra volta vi dirò di più.  Carlino non mi lascia mai quieta.  Addio Cara, amatemi che sono ringraziandovi di tutto.

            La Vostra Maddalena

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Amatissima Carolina                   

Verona 15 gennaio 1802

 

Guardate che differenza tra di noi passa, mia Cara Amica, in quest'ordinario, voi mi dite, che volete scrivermi poco, perché non avevate ricevute mie lettere ed io vi scriverò in lungo più che mi sarà possibile, e perché ho genio di scrivervi, e perché contro il solito ho ricevuto la vostra cara lettera in data 13 corrente, in questa giornata, cioè un giorno più presto di tutte le altre settimane.  Sappiate che per tentare di mettere di nuovo in sistema il nostro carteggio, aveva provato a scrivervi come faceva tempo fa, un giorno dopo, ma vedo che mi ritardano onde ci vuole pazienza vi scriverò come potrò, bastami di assicurarvi, Mia Cara, che sempre ogni settimana vi ho scritto, e che tutta la colpa è della posta, la quale fa tutto quello che vuole.  Grazie a Dio sto benissimo, questa settimana sono stata un giorno a letto, solo per bisogno di farmi cavar sangue, ma vi accerto con tutta sincerità che mi ha giovato assai, e sono in ottima salute.

       Desidero e spero che il Signore vi accorderà un Pastore simile a quello che avete perduto.  Vi confesso Mia Cara, ch'io pure purtroppo capisco quanto la vostra chiesa ne abbia bisogno. Ma le mie Orazioni son troppo deboli per ottenervelo, contuttociò non mancherò di farlo, e di farlo fare da qualche persona buona che conosco. Farò pregare anche per la vostra santa Opera, ma gli ostacoli non mi danno veruna pena, anzi piuttosto mi rallegrano, vuol dire che sarà ancor più bella in avvenire. Ho pensato qual mezzo termine ci sarebbe per non nominare la parola visita con quella persona che debba qui passare. Potreste dirgli con verità che supponga di venire in un’Ospitale avendo sempre qualche ammalato in casa mia, in ogni caso la situazione della nostra casa dirimpetto a Montebaldo, ed io che l’abito, se anche non ci fossero ammalati, può supporre di venire nell’Ospitale dei pazzi. Perdonate, cara Carolina, queste mie pazzie, dalla vostra cara lettera parmi vedervi piuttosto confusa e mortificata, e vorrei farvi ridere se potessi. Addio, Cara, non ho altro tempo che di abbracciarvi, e di dirmi

 

La Vostra Aff.ma Amica

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Carissima Carolina

Verona 22 gennaio 1802

 

Quanto mai, Mia Cara Carolina, voi prendete piacere a tormentarvi; il Signore vi dà l’afflizione di prendervi un cognato, del quale dovete avere una morale certezza della di lui eterna salute, e voi oltre il dolore, che certamente il vostro ottimo cuore avrà provato, volete sognarvi che non l'avete curato, ed io sono testimonio sino da quando aveva la sorte d'avervi vicina, dei sentimenti, e della premura che avevate per lui, per tutto quello che me ne dicevate, e v'immaginate una pigrizia della quale voi siete perfettamente opposta.  Già, cara Carolina, vi compatisco, tutti facciamo così, quando si perde una persona cara, ci sembra non avere mai fatto quello che si doveva con lei, ma vi prego non v'affliggete di più.  Vi garantisco io che avete fatto anche più del vostro dovere.  E per la perdita poi, riflettete che il nostro buon Dio, ha voluto metter fine al suo penare col coronare le di lui misericordie, altro non potendosi chiamare le di lui naturali disgrazie.

M'immagino che voi sarete più afflitta anche per riguardo alla vostra famiglia; egli è pure una gran cosa amarvi tanto come vi amo, e non potere per la lontananza venire un poco a svagarvi in simili occasioni.  Pazienza anche per questo, state certa che vi sono vicina col cuore, e coll'affetto più di quello che vi sia lontana colla persona.  Via fatevi coraggio, non siatemi tanto riflessiva, quando mi scriverete datemi nuove della vostra salute, e come ve la passate.

State quieta, Mia Cara, riguardo alla Gianetta di Treviso. Quando verrà, farò tutto il possibile per trovarle appoggio nel suo Paese, o quello che mi scriverete, e riguardo ai sussidi non ve ne prendete pena che tutto anderà bene.  Già sapete ch'io pure ho dei conti con voi.  Le donne qui del nostro Ospitale mi hanno commesso di salutarvi, non so quante volte.  Già che me lo ricordo questa servirà per tutte.  Una di esse ch'è la Brigida vi pregherebbe d'informarvi s'è più vivo un certo Signor Paolo Guarnieri il quale una volta era nella posta, ed ha due figli, l'uno medico di medicina, l'altro dottore di Legge, non so se questo sia suo fratello, o suo nipote, ma prima di morire bramerebbe la consolazione questa povera donna di sapere se è vivo.  Cara Carolina, ringraziate il Signore per me della ottima Maestra seconda ch'egli mi ha mandato, e pregatelo che mi doni la grazia di fare dal canto mio fruttificare i di lui doni.  Addio, Cara la mia più cara Amica, salutatemi le nostre che sapete. Addio. Sono

La Vostra Maddalena

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Amatissima Amica

 30 gennaio 1802

 

Comincio adesso, Mia Cara, a lodare la posta, perchè vedo il nostro carteggio perfettamente rimesso.  Grazie al Signore, io sto benissimo, resto che voi vi maravigliate per la frequenza dei salassi che mi danno.  Non sapete l'usanza del nostro Paese che per la più piccola cosa cavano sangue; quest'anno anzi, ve lo dico con tutta sincerità, contro il metodo di molti inverni, sono in buona salute, e vi accerto che mi ho tutti i possibili riguardi per non ammalarmi, anche troppo vedete.  Questa volta colla moltiplicità delle cose, che vi pare d'avermi da dire, non mi parlate di quella che più mi preme, cioè di voi, da una circostanza pero giudico, cara la mia Carolina, che siate in buona, o efficiente salute, almeno lo spero, ed è perchè la pregiatissima vostra lettera, è piuttosto breve, ed ho osservato che quando state bene mi scrivete più breve.  Quanto è cattiva la vostra amica con voi. Eppure vi rendo giustizia e capisco che deve essere così, perchè allora si ha più tempo, e per quanto grande sia il piacere che provo a trattenermi con voi nelle lettere, sono più contenta che mi scriviate brevemente.

Non ho ancora veduta quella certa Giannetta,  mi lusingo però che non istarà molto a venire, secondo il mio conto dovrebbe essere vicina.  Non mancherò di pregare, e di far pregare, e pel vostro cognato, e pel vostro maestro inglese.  Voi mi fate ridere coi vostri supposti del vostro cuore di ghiaccio, che credetemi è di ghiaccio solo solo verso di voi, perché volete angustiarvi, e tormentarvi per tutto quello che anzi  dovrebbe rallegrarvi.  Qual prova maggiore volete per questo infermo della Divina Misericordia di quanto mi scrivete?

            Mi pare che il Padre De' Vecchi sia il Direttore dell'Arconati e di Mademoiselle Louise, non è vero? E che sia quello forse mi procurerete la sorte di conoscere al di lui passaggio.  Riguardo la seconda Maestra vi dirò, che benché come pure è la prima, sia assai migliore di me, pure io tengo intieramente tutto il potere, e la somma vicinanza fa che spessissimo ci sono, e qualche ora anche le ragazze mi divertono assai; onde vedete che sono simili affatto i nostri pensieri.

Se non avessi altro tempo, i miei soliti complimenti, addio cara, vi abbraccio di tutto cuore, e sono tutta vostra

 

La Vostra Maddalena

 

PS. Se vedete il signor Arciprete Galvani, come credo, perché m'immagino passerà da Milano nel suo ritorno, vi prego dei miei complimenti. Il mio Carlino vi manda un bacio. Addio.

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Amatissima amica                       

Verona 6 febbraio (1)802

 

Povera la Mia Carolina, mi avete scritto in lungo benché stiate perfettamente bene, io pure sto benissimo, e ve lo dico con tutta sincerità. il Signore vede il mio bisogno, quest'anno sinora mi lascia in piedi.  La Maffei somiglia a voi in questo articolo, la vostra premura d'ambedue per me mi fanno comparire artificiosa, per non dire anche falsa, ma ve lo accerto senza doppiezza, né raggiri, sto benissimo.

Se questa mia lettera vi giunge in tempo, Mia Cara, cioè prima che abbiate consegnate le Cartelle  di Don Pietro al Signor Arciprete, vi pregherei a ri(prenderle) perché Don Pietro dubita che se ritornano nelle mani dei proprietari essi non potessero pentirsi dell'offerta alla quale ora sono disposti.  Egli di più mi disse, che sarebbero pure contenti della metà del valore, ma per questa ultima parte, vi dirò quanto prima qualche cosa di più decisivo.

Ho un sommo contento di non essermi ingannata nell'immaginarmi che sia quella degna persona, che deve da qui passare tra poco tempo, e si raddoppia il mio contento nel pensare che mi procurerete la sorte d'impararla a conoscere.  Vi potete immaginare con qual piacere m'informerò della vostra santa Istituzione, la quale mi fa rapidissimi progressi, con pari gioja e sorpresa, e quanti dettagli le domanderò, che non si possono per le gran cose, che sempre abbiamo da dirci, domandare in iscritto, e come ascolterò volentieri i lumi e consigli che mi darà.….Mi rincresce Cara Amica dover essere brevissima in quest’ordinario, vi do parola di scrivervi il doppio almeno nel venturo, state certa però che vi sono vicina, e mi trattengo con voi col cuore. Per carità abbiatevi cura nel rimettervi al vostro metodo, pregate per me, addio Cara Carissima Carolina, sono di cuore

Tutta Vostra Maddalena

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Amatissima Carolina          

                                                                                          Verona 10 febbraio 1802

 

Le mie promesse sono simili ai voti dei marinari, quando si tratta di scrivere in lungo, Cara Amica, da questa cattiva debitrice prendete quello che potete. La mia putina ha finito di penare domenica scorsa, e spero sia andata a pregare per noi, come me lo ha promesso, non avendo che sette anni, e mezzo; ed io ne ho accettato altre due.  Ve lo dico perché vi consoliate, mi ha promesso di pregare in particolare per voi e per la Viscontina.

Sono sorpresa che non abbiate nello scorso ordinario ricevuto le mie lettere, abbiamo forse troppo lodata la posta.  Ho poi goduto, mia cara, una più grata sorpresa nell'aprire l'ultima vostra lettera, trovandone una del Signor Arciprete Galvani, del quale qui si parlava come fosse morto, cosa che mi dava qualche pena.  Da un giorno all'altro mi lusingo sarà il di lui ritorno, intanto, Mia Cara Carolina, vi ringrazio nuovamente di tutto.  Da lui saprò delle nuove distinte della vostra salute della quale vi dispensate bene spesso di parlarmi.  Jeri per moltissimi imbrogli avuti per le mie Ragazze, m'è stato impossibile finire questa lettera prima della partenza della posta, ma ho la felice combinazione d'un mio cognato, marito della più giovane di mie sorelle che si chiama Sarègo, il quale per confessarvi la verità con mio dispiacere, viene a fare una gita a Milano, e brama anche d'impararvi a conoscere.  Egli dice che ha bisogno di svagarsi un poco, e per verità ha ragione, ma con queste strade che qui mi dicono tanto pericolose, e con questa stagione, non so come si possa aver desiderio di divertirsi viaggiando. Jeri 15 febbraio, è ritornato il Signor Arciprete, per quanto m'hanno detto in ottimo stato, io non l'ho peraltro ancora veduto.  Lo desidero perché spero d'avere nuova di voi.  Ho mille cose da dirvi, ma neppur oggi non posso.  Addio Mia Cara Carissima Carolina, amatemi sempre che sono davvero

 

                                     La Vostra Aff.ma Maddalena

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Amatissima Carolina

19 febbraio 1802

Dal Signor Arciprete Galvani, ho avuto il contento di sentire ottime nuove della Mia Cara Carolina, direte che adesso vi crederò, e scusatemi dite il vero.  Egli mi ha assicurata che avete una buona cera, e non sa come esprimere le obbligazioni che ha con voi.  Mi ha raccontato che le lettere, che gli avete dato gli hanno servito d'un particolar conforto, di tutto Mia Cara vi rinnovo i miei distinti ringraziamenti.  Sono poi restata mortificata per l'altra parte delle notizie, che mi ha portato della Cara Viscontina, la quale egli mi dice essere molto abbattuta.  Conoscendo in gran parte la virtù della nostra amica mille giudizi ho formato sopra di lei, temo che il di lei fervore la distrugga, datemene vi prego qualche nuova. intanto sono piena di lusinga, mercoledì o giovedì, di avere dal degnissimo Padre de' Vecchi, dettaglio di tutte voi, e della vostra. santa Istituzione.  Vi potete immaginare quanto lo interrogherò di tutto; nel venturo ordinario vi ragguaglierò d'ogni cosa.  Sono contentissima intanto coltivando questo pensiero, e vi assicuro mi procurate un gran piacere.  Al più tardi, al di lui ritorno gli consegnerò le Regole nostre di cui siamo intese.  Voglio dire, che se avrò occasione ve le manderò prima.  Aveva disegnato mandarvele da mio cognato perché sapeva che voleva venire a Milano, ma non credeva che questo viaggio dovesse essere così sollecito.  Per la Gianetta poi, volete andare in collera avanti di sentire la ragione.  Per verità vi confesso che anche colle vostre collere m'ispirate più affetto, che timore, contuttociò sappiate, che con mia sorpresa non l'ho ancora veduta. State quieta peraltro che né per la Gianetta, né per qualsiasi ragione non vi darei un'ombra avvertita di dispiacere, ed il maggior dispiacere che possa ricevere da voi si è, se m'accorgessi che non vi prevalete di me con quella libertà, che l'amicizia, che tra di noi abbiamo, richiede.

Don Pietro vi riverisce distintamente, e vi prega di esitare quelle due Cartelle subito che potete ricavare la metà del valore di ciascheduna.  Se fosse di più tanto meglio, ma se non potete, almeno la metà, e quando ve le danno, esitatele pure. Dopo avervi parlato di cose serie, voglio parlarvi d'un bel sogno, cioè d'un progetto fatto jeri.  Mio Zio è nominato non so in qual Consiglio, per cui egli deve venire a Milano ogni due anni, jeri ho fatto il progetto di venirci con lui, ma notate che questo è un sogno.  Addio Cara Carissima Amica, salutatemi la Viscontina, l'Arconati, amatemi che sono

 

La Vostra Maddalena

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Amatissima Amica                        

 Verona 25 febbraio 1802

 

Nel momento che ho la consolazione di avere distinte notizie delle Mie Care Amiche, e di tutte le sante Opere, che il Signore ha voluto stabilire col loro mezzo, sono in pena per la più cara di tutte che siete voi Cara la Mia Carolina.  La vostra lettera, che ho ricevuto jeri dal degnissimo Padre de’ Vecchi, mi fa temere che siate in qualche angustia grande, male troppo comune nelle generali nostre circostanze.  Non ho mancato di raccomandarvi come posso al Signore, e continuerò a farlo, ma voi intanto qualunque sia la cosa, fatevi coraggio.  Ne avete superate di grandi ancora, col Divino aiuto supererete anche questa.  Così potessi, come vorrei, esservi di qualche sollievo.  Per mia quiete, ditemi nel modo che potete, se siete fuori di questa angustia.  Il Padre de’ Vecchi vi fa a tutte mille complimenti e mi ha commesso di dirvi che sta benissimo, ed ha fatto un ottimo viaggio sin qui.  Questa mattina con mio dispiacere, ha voluto proseguire per Padova.  Jeri ho avuto il piacere di trattenermi con lui due ore, e veramente l'ho trovato per ogni articolo, tale quale me lo avete descritto.  Sarò forse stata indiscreta, ma ebbi il contento di sapere a fondo la vostra santissima istituzione, e adesso sono pienamente soddisfatta, ed i miei desideri sono interamente compiti.  Oh Dio! Cara Carolina, pregate per la vostra Maddalena che non si pasce che di desiderj.  Per voi altre adesso più non resta secondo me, che bene stabilire la Compagnia dei Sacerdoti, se non è anche stabilita, che di questa non abbiamo potuto parlarne per mancanza di tempo, e fissare luogo per le Convertite.  Al ritorno del Padre gli consegnerò le Regole, come siamo intese.  Il Signore benedica, e stabilisca sempre più tutto il cominciato.  Adesso, Mia Cara, vi dirò chi sarà il lattore di questa lettera, egli è mio fratello, il quale viene a Milano in compagnia di due altri nostri cittadini per complimentare il Vice Presidente, per parte della nostra Città.  Egli verrà a farvi una visita per me, e così potrò, avere notizie più recenti di veduta al di lui ritorno.  Vi avverto che con lui anche c'è quel Religioso, che lo ha educato, e che forse vi porterà questa lettera prima che mio fratello forse anche potesse venire, se mai fosse imbarazzato per gli affari.  Egli è stato quello che mi ha fatto scrivere riguardo alla Damina Roma, ed Anguissoli, non so poi se d'accordo o di nascosto con mio fratello.  Ma se non ve lo dice, non mostrate di sapere che sia stato lui.  Dite pure che ve l'ho scritto parlandone, ma non già che vi abbia detto che sia per di lui commissione. Sono per questo affatto tranquilla nella Divina Volontà.  Spero che mio fratello starà bene, e che non gli succederà nessuna sventura, ma già sapete, chi ama teme.  In caso il Signore permettesse una qualche disgrazia, spero, Mia Cara Carolina, mi farete il favore di assisterlo coi vostri lumi, e colla vostra direzione, lo stesso dico della di lui guida.  Vi confesso che nel dispiacere che provo adesso per la di lui partenza, mi consolo a pensare che viene in una città ove siete voi, per una disgrazia che gli potesse succedere.

Io non sono buona altro che da darvi dei disturbi, ma voi siete tanto buona, e tanto brava che mi prendo sempre nuove libertà.  Sappiate che nell'affare che vi raccomando vi ho una gran vista d'interesse per vantaggio delle mie Ragazze.

      Vi occludo le Carte che trattano di questo affare, che in succinto è questo.  La Municipalità di Monzambano, o di Salionze, ha domandato il permesso alla nostra Commissione delle Acque Veronesi di fare un ponte a sue spese sul Mincio nel paese di Monzambano perché per la mancanza di questo ponte, oltre che molta gente è perita, e perisce annegata ogni anno, spesso succede che muore della gente al di là dell'acqua, senza Sacramenti, e senza medici chirurghi e medicine.  La Commissione delle Acque, ha scritto alla Commissione delle Acque di Mantova, e questa dopo aver fatto varj obbietti, ai quali dalla Municipalità di Salionze, paese piccolo, com'è anche Mozambano, è stato risposto, finalmente adesso ha mandato l'affare a Milano per averne l'assenso per quanto pare.  Forse la risposta sarà già data, ma se mai non lo fosse, e voi avete qualche mezzo coll'Idraulica io credo, sarei a pregarvi di cercare se si potesse avere l'assenso.  Voi direte qual relazione questo abbia colle mie Ragazze, questo ve lo dirò un'altra volta, vi dirò peraltro che anche senza questo 'mi fa compassione quella povera popolazione prima per l'anima, poi pel corpo.  Se non vi fosse sovvenuto, ecco un altro mezzo ch'io tento per le mie Ragazze, e voi altre potreste tentare per le vostre convertite, per procurar loro una sussistenza.  Qui si usa nelle nostre ville predicare la Quaresima e raccomandare delle elemosine una volta per un povero, una volta per un altro.  Mi sono raccomandata ad alcuni Religiosi ai quali ho dato delle fedi raccomandando una famiglia bisognosa, da distribuire a varj loro amici, e questo spero mi renderà il frutto di molte sottoscrizioni.  Non parlate molto né di quest’ultimo periodo, né di quel di sopra con quelli che vi porteranno questa lettera, temerei anche che mio fratello. mi dicesse sul primo affare che vi disturbo troppo, com'è vero.  Non vi acclu(do) le copie delle Carte perché le trovo inutili.  Addio Cara Carissima Carolina, se potessi farmi uno stivale per due giorni, lo farei volentieri assai assai, per abbracciarvi, ma così, Mia Cara, resterò una zucca come sono, e solo col cuore vi abbraccio col più tenero affetto che sia possibile.  Addio, Cara, sono tutta per sempre

 

                                                                                                                   La Vostra Maddalena

Questa lettera è molto confusa, ma già spero  che la capirete.

  La Gianetta non si vede.

62

                Amatissima Carolina

1 marzo (1)802

 

Due sole righe questa volta, Mia Cara Carolina, giacché da mio fratello avrete ricevuta una lunghissima mia lettera.  Riguardo all'affare del ponte che in essa vi pregava, sospendete per ora di farne parola, perché la risposta è già venuta; non so qual sia, ma per intanto per non far confusioni, se anche avevate mezzo da favorirmi non parlate altro.

Mi sono informata della salute del Signor Conte Ernesto Bevilacqua, il quale è in campagna, e tutti mi hanno assicurata che sta eccellentemente bene.  Vi ringrazio, Mia Cara, delle gentili vostre intenzioni verso mio cognato, il quale siccome so che molto vi stima, così suppongo ch'egli si procurerà il piacere d'impararvi a conoscere, e se non avesse la sorte di trovarvi non vi prendete perciò verun pensiero.  Se vedete o mio fratello, o il Signor Maestro, fatemi grazia di dir loro che le loro lettere le facciamo ferme in posta.  Addio Cara Carissima Amica, le mie Ragazze sono sei, ve ne parlerò nel venturo ordinario.  Addio di cuore

Sono per sempre la Vostra Maddalena

63

Amatissima Carolina                                         

 7 marzo (1)802

 

Ogni volta che comincio una lettera per voi, Mia Cara Amica, conviene che vi ringrazi di qualche cosa, di modo che quanto vi sono obbligata per mille e mille cose, altrettanto alle volte mi viene timore d'esservi importuna.

Basta, altro non so ripetervi se non che vi ringrazio di tutte le gentilezze che avete praticate a mio fratello, ed a mio cognato, e ridirvi che anche di queste ve ne sarò sempre obbligatissima.  Spero che l'Arconati avrà già avuto nuova del Padre de' Vecchi, guardate l'altra volta mi sono lusingata che poteste avere le di lui notizie da mio fratello due giorni prima che dalla posta, ed invece ve le ho ritardate. Devo nuovamente ripetervi anche su di questo argomento, che ho ammirato il di lui zelo, e la di lui prudenza.

Il minuto racconto che mi ha fatto della vostra Opera pia, tanti scogli evitati che dovevate incontrare, il bene che si fa, oh Dio, convienmi dire che santità, che prudenza, che condotta in chi regge, ed in chi opera.  Spero che gl'insorti contrasti si supereranno, giacché per quanto ho sentito la vostra santa Opera è frutto d’Orazione.  Noi vedete siamo in altissimo mare, ma fallo a dir noi, voglio dire l'Opera dell'Ospitale, è tremante, vacillante come volete.  Vi dirò tutto un altro giorno, che dovrò scrivervi per un'occasione particolare, che non vorrei avere.  Oggi sono piuttosto stanca; e balla, e balla tutto il Carnovale, la Quaresima poi ci si stanca di piccole cose.

Addio, Mia Amatissima Carolina, amatemi, state certa che sono tutta, ma tutta vostra

Maddalena

64

 

Amatissima Carolina                             

 8 marzo (1)802

 

Oh Dio, Cara la Mia Amica, tutti i miei cognati hanno quest'anno la mania di viaggiare, eccovi mio cognato Orti, che vuol andare a Roma, ed è obbligato a venire a Milano, per ottenere dei passaporti per quella parte.  Egli dunque vuol vedervi, e se mai non potesse ottenerli, vuole che vi preghi d'insegnargli i mezzi dei quali si potrebbe servire per averli.

Io lo vedrei più volentieri a casa, ma già che ha questo capriccio, che per verità non ne ha di altra sorte, vi prego se mai ne avesse bisogno di suggerirgli le strade per avere i passaporti.

Perdonatemi anche questo nuovo disturbo, vi confesso che quasi mi dispiace che si sappia che vi conosco perché sempre ho motivo di disturbarvi.  Voleva scrivervi mille cose con questa occasione, ma il tempo mi manca, altro non posso se non che abbracciarvi di vero cuore, e dirmi per sempre

Tutta vostra Maddalena

65

 

Amatissima Amica                                   

14 marzo (1)802

 

Ho tanti motivi, e tante commissioni da presentarvi migliaja di ringraziamenti, Mia Cara Carolina, che non so da che parte cominciare.  Voi dite che non avete fatto niente per mio fratello, ed io vi dico che davvero non potevate fare di più, e che tanto lui, quanto il Signor Maestro non sanno che dire di tutte le gentilezze, attenzioni e bontà che loro avete praticate.  Mi connettono essi di ringraziarvi vivamente di tutto, e di dirvi che bramano molto rivedervi ma qui in Verona.  Hanno, grazie a Dio, fatto un ottimo viaggio, e sono arrivati in buona salute.  Adesso poi Mia Cara, debbo ringraziarvi per me.  Vi assicuro con ogni sincerità che quanto il viaggio di Milano mi sarebbe indifferente se non ci foste voi, altrettanto sarebbe il più, anzi l'unico che bramerei fare per aver la sorte di rivedervi e di conoscere anche le altre vostre tanto buone amiche, e per rivedere anche la Cara Viscontina; per conseguenza dunque potete credere che più volentieri in un sotterraneo con voi, che nel palazzo ducale senza di voi, ma mia cara amica, io non vedo lusinga alcuna d'approfittare delle vostre gentilissime esibizioni, e perché non sono niente persuasa che mi si presenti un'occasione da poter venire a Milano, e perché anche venendo sarebbe un troppo gran disturbo.  Non dubitate però che in tal caso, ch'io non ispero, cercherò un modo d'esservi vicina quanto sarà possibile, ed intanto vi ringrazio senza fine di tutto, e ve ne sarò per sempre obbligatissima.

  Mia Cara Carolina, sono piuttosto afflitta, e voglio dirvi il motivo della mia afflizione, perché senza dirlo, massime a mio cognato Sarego, possiate pregare e far anche pregare il Signore.  Mia sorella Sarego è ammalata da quindici giorni, ora si alza, ma io temo assai che finisca in un male cronico di petto.  Oh Dio Cara, ha venti tre anni, non è brutta, ha molti vantaggi di fortuna, vi potete immaginare se mi costerebbe a perderla, ma il mio maggior dolore si è il pensare quale rassegnazione, quale virtù gli bisognano per una perfetta rassegnazione. Ho tante cose da dirvi questa m'ha rubate le altre; mi raccomando a voi che mi facciate la carità di pregare il Signore, sono contenta anche di perderla se egli vuole, ma vorrei che passasse di volo dalle mie braccia alle sue. Addio, Cara Carissima Amica, mille doveri per me a vostro marito, tanti saluti all'Arconati. Se saprò qualche cosa da Venezia ve lo scriverò, v'abbraccio, e sono

Tutta vostra Maddalena

                      66

Amatissima Carolina                                 

21 marzo (1)802

 

Finalmente, Cara la Mia Amica, il vostro buon cuore, ed il vostro affetto per me vi hanno tradita, e mi avete senza accorgervi scoperto ciò che già da altri sapeva, riguardo a quel piccolo raffreddore, che la vostra poltroneria vi faceva tanto curare come decantavate quest'autunno.  Vorrei sgridarvi un poco, ma sapendo per qual cagione lo avete fatto conviene che vi perdoni, pregandovi però a non farmi mai più misteri simili, perché davvero per risparmiarmi una pena, me ne date mille, facendomi sempre tremare ogni volta che avrete un poco di male per timore che me lo nascondiate.  Vi ringrazio del rimedio, che mi suggerite, il quale poi non so se verrà adottato dai nostri medici.  Questi ultimi giorni sono stata in gran pena per mia sorella; all'attacco di petto, è succeduta una colica con febbre viva che mi fece temere assai, oggi i dolori sono moderati, e con grand'intervalli, la febbre è piccola, ma il petto oppresso di più.  Ve lo dico perché poi Dio disponga secondo la di lui gloria e volontà, e per bene dell'anima.  Don Pietro è stato vicino a morte, ora sta meglio. Il male lo ha sorpreso in campagna ove il di lui zelo lo aveva strascinato a predicare.  Siamo tutti in collera perché vorressimo ch'egli abbandonasse la predicazione, altrimenti abbandonerà la vita, e tutte le altre imprese.  Quella dell'Ospitale languisce alquanto dopo la di lui partenza.  Già se continuano a volere che il nostro poverissimo Ospitale paghi i prediali, e le contribuzioni come fanno, l'Opera dei Religiosi diverrà a momenti superflua perché non si può già fino d'adesso più ricevere che ammalati all'estremo, il numero dei letti è diminuito, e tra poco saranno costretti a non riceverne altri.  Immaginatevi se sono cose orribili.  Basta, parliamo di cose allegre, di malinconia abbiamo detto il bisogno, Dio disponga secondo la di lui volontà anche di questo.  Ho accettato la settima Ragazza pure di sette anni.  La Metilde sta sufficientemente, la Nicolini è fatta superiora con sommo suo dolore.  La prima è la mia testa, il mio braccio destro, il mio ajutante di campo, tutto quel che volete per le mie Ragazze, la seconda è quella che fa orazione per tutto.  Vi presento i complimenti d'ambedue.

Vi ringrazio poi tanto, come pure la cara Viscontina, di tutto ciò che avete fatto anche per mio cognato Orti.  Voi avete voluto interessarvi al di là assai di ciò ch'io vi aveva pregato. Cara Carolina, spero che di tante vostre viste, premure, ed attenzioni, che troppo ben capisco, ne avrete un merito vero dinanzi a Dio, e mi lusingo che le conoscenze che con tanta bontà gli avete procurato avranno l'effetto di fare che si conservi buono com'è.  Per mia parte, e per quella anche di mia sorella Orti', che vi fa tanto i suoi complimenti, vi presento altresì i nostri più sinceri ringraziamenti.  Addio Cara, i miei doveri a vostro marito, mille cose all'Arconati, sono tutta vostra, non potendo più scrivere. Addio di cuore

 

                                                                            La Vostra Maddalena

67   

Amatissima Carolina                              

                                                                                                                                            28 marzo (1)802

 

Questa volta non potrò scrivervi in lungo, Mia Cara Carolina, perché ho avuto molte occupazioni, e perché anche per dirvi tutto, jeri non mi trovava in tanto buona salute, ed oggi che stava presso che bene per non aver potuto coglier il tempo di jeri, ho dovuto stare con mia sorella ammalata, la quale però sta meglio, ma non bene.  Voi credete ch'io tema assai senza gran motivo, potrebbe essere; a me non pare.  Dio voglia sia così in questo caso.  Vi ringrazio tanto del rimedio che mi suggerite mi pare chiaro abbastanza, lo suggerirò ai nostri medici.

Don Pietro sta meglio. Fatemi grazia di salutarmi mille volte la cara Víscontina, alla quale la mancanza del tempo m'impedisce di scrivere e ditele che la ringrazio della musica, che ho ricevuto, che l'ordinario venturo risponderò a tutto.  Addio Cara, altro non posso che abbracciarvi, state quieta, che questa sera sto proprio bene.  Addio.

La Vostra Maddalena

68

 

Amatissima Carolina                                 

                                                                                                                                                 4 aprile (1)802

 

Mi ha sorpreso, Cara Amica, il sentire che non abbiate ricevuta l'altra mia scrittavi nel passato ordinario.  State quieta però, e riguardo mio, e riguardo mia sorella, io sto bene affatto, e ve lo assicuro sinceramente.  Mia sorella è senza febbre, e si alza da letto; adesso spero molto che si ricupererà, purchè si governi. Vi ringrazio però, e della vostra premura, e del nome del rimedio che m'avete suggerito.  Sentite Mia Cara come i begli spiriti s'incontrano. lo conosceva questo rimedio per averlo preso anni sono per una tosse ostinata, quando ho saputo veramente la vostra, voleva suggerirvelo, ma poi non lo feci, che già sapete che la cosa vera non la seppi tanto presto, e siccome ne ho un altro rimedio che credo assai migliore, ch'io presi, che prenderà mia sorella, e che vorrei che prendeste, aspettai un poco ancora a proporvelo, non essendo ancora il tempo.  Questo però per ora lo crederei assai opportuno se i medici lo consentiranno, e ve ne sono senza fine obbligata.  Vorrei che altrettanto vi piegaste a prendere il mio.  Basta oggi non voglio dir altro.  Sono per prendere una settima Ragazzina, Cara Carolina, vi prego di fare una particolar memoria di questa piccola Opera col Signore.  Mi vien proposta una terza Maestra, la quale secondo quello che mi viene detto, e dall'esito di alcune Ragazze da essa educate sarebbe da dire ogni cento mille, una. Ma voi vedete quanti pensieri d'ogni sorte porta questa risoluzione. A confidarvi tutto, una delle due che ho, potrebbe allora venir meco all'Ospitale, si potrebbe dare la prima linea dell'antico disegno.  Ma tremo di fallare, e di disturbare in allora la quiete, e l'economia.  Mi raccomando perché preghiate la santissima Vergine, che mi dia luce.  Ho del tempo da risolvere, ecco un gran vantaggio.

Mille saluti alla Cara Viscontina, alla quale spero di scrivere con un'occasione da un giorno all'altro.  Ho sempre commissioni di complimenti per voi, mio fratello, il Signor Maestro, mio cognato, che non sa come ringraziarvi di tante gentilezze che gli avete praticato, e delle quali per lui e per me, vi ringrazio, in somma già sapete, onde accettateli da tutti, e fate i miei a chi sapete. Addio Cara, cosa è mai della vostra Gíanetta?  Vi abbraccio, e sono ben di cuore.  Addio Cara

 

La Vostra Maddalena

69

 

Amatissima Amica

18 aprile (1)802.

 

Devo dirvi mille cose, Cara Carolina, ma tutte non lo potrò perché il tempo non me lo permetterà.  Ho ricevuto due vostre pregiatissime lettere, una per la posta e l'altra da un'occasione particolare unicamente alla musica, ed all'associazione, che avete avuto la bontà di procurarmi.  Prima di tutto vi ringrazio d'ogni cosa, in particolar poi della vostra premura nel procurarmi questo gran vantaggio di quest'associazione.  Ben vedo sempre più la vostra amicizia che cerca il mio vero bene, cioè quello dell'anima, e ve ne sono infinitamente obbligata, che già ne ho tanto bisogno.  Non vi so dire quanto mi sia stata cara.  Pregate il Signore che se la di lui santa Volontà lo vuole, egli appiani le strade perché possa veramente secondare quell'inclinazione, la quale non ardisco ancora chiamare vocazione riguardo gl'infermi.

Domani, o dopo domani spero di poter parlare col Signor Arciprete di S. Vitale, e state quiete che in un modo, o nell'altro, farò il possibile per collocarla, ma non mi fate complimenti se mi amate.  Tutto deve farsi pel Signore, ma Cara la Mia Carolina, io spero che anche il Signore sia contento della nostra amicizia.  Per essere il giorno di Pasqua non posso più scrivere perché il tempo mi manca. Mi compenserò un'altra volta.  Avete fatto benissimo a non vendere le Cartelle; mandatemele più presto che potete.  Addio Cara Carissima Amica, tante cose alla cara Viscontina Addio

 

La Vostra Maddalena

 

(Timbro) VERONA CISALPINA

 

A Madame

Madame Caroline Durini, née Trotti

 

à MILAN

70

Amatissima Carolina                                

2 maggio (1)802

 

Da molte persone milanesi voi avete avuto le mie nuove, Amatissima Amica, contuttociò non posso a meno di scrivervi anche per la posta, tanto più che non potei farlo nello scorso ordinario, e che forse il nostro carteggio va ad essere di nuovo disturbato, dall'essere io costretta probabilmente la ventura settimana, ad andare in campagna.  Ciò che più di tutto mi afflige si è il motivo di questa gita, il qual è per cagione di mia sorella, la quale mai si rimette, ed i medici bramano che provi a cangiar aria, e come quella della nostra villeggiatura sempre le ha giovato vogliono tentarla.  Non ve la dimenticate col Signore, Mia Cara.  Spero che nei vostri santi Esercizj vi sarete ricordata anche di me che tanto ne abbisogno.  Mi ha sorpreso il sentire che li facciate dopo Pasqua, qui si fanno prima.  A proposito mi dimenticava di dirvi che le lettere continuiate ad indirizzarle a Verona, che già un poco più tardi bensì, ma le ricevo.  L'altro ordinario non essendomi stato possibile di scrivervi, Cara Carolina, ho scritto alla nostra Viscontina, circa certa Ragazza.  Vi ripeto lo stesso mia cara.  Il Signor Arciprete non l'ho ancora veduto, ma questo non vi faccia obbietto; se non è collocata sicura in Milano, mandatela che già c'ingegneremo.  Quanto più gradita di tutti questi Milanesi, benché ancor questi li veda con molto genio, voi e la vostra cara compagnia mi sarebbe.  Vi confesso che dopo che vi conosco quando vedo milanesi, perché sono del vostro Paese, parlano come voi, e mi ricordano voi, mi pare di vedere qualche cosa del mio.  Sono due giorni che vedo milanesi, e domani sarà il terzo.  Non ve li nomino perché essi già ve lo diranno.  Anche il mio Carlino ha loro dato commissioni per voi.  Mia Cara Carolina, si avvicina il tempo di prendere quel rimedio che per voi sarebbe opportuno, ed io anzi direi necessario per rimettervi perfettamente dall'incomodo da voi sofferto quest'autunno, ed anche questo carnevale, che l'ho oggi saputo accidentalmente, perché già da voi su questo punto conviene che mi adatti a non saperne una.  Questo rimedio è che veniate a prendere le Acque della Vergine di Montartone.  Vedete, Mia Cara, queste si possono avere bastantemente fresche anche qui in Verona, io pure le ho prese con un sommo giovamento, ed in tal caso ricordatevi che io conto sulla vostra amicizia che si contenterà d'essere male alloggiata, ma assolutamente verrete qui da me.  Anche mio fratello mi commette di pregarvi unicamente a vostro marito della stessa grazia.  Oh Dio, che bei giorni, e che belle idee mi vengono.  Contuttociò per farvi vedere che questo progetto non è pel piacere di vedervi, ma perché so che questo rimedio sarebbe l'unico per la vostra preziosa salute, se i medici credessero migliore che andaste a Montartone, mi contenterò di godervi al vostro passaggio, ma assicuratevi; che ve lo dico sinceramente ne trovereste un vantaggio indicibile.  Vi protesto, Cara Carolina, che non vi scrivo queste cose altro che per affetto, e che non ingrandisco un punto l’efficacia di questo rimedio per i mali che minacciano il petto.  Voi pensate a persuadervi che per vostro marito spero non ci vorrà gran cosa, e ci penserò io.  Addio Cara Carissima Amica

La Vostra Maddalena

 

(Timbro) VERONA CISALPINA

 

A Madame

Madame Caroline Durini, née Trotti

à MILAN

71

Amatissima Amica                                 

9 maggio (1)802

Per vostra quiete, Mia Cara Amica, comincerò per dirvi che la nota giovine, è arrivata felicissimamente, anzi mi commette di presentarvi migliaja di ringraziamenti per tante carità che le avete fatto, e dice che non mancherà di pregare per voi.  Inoltre mi commette di significarvi che il vetturale l'ha trattata benissimo in tutto il viaggio, che n'è restata contentissima, e che si è regolata come glielo avevate raccomandato.  Non so ancora quale collocamento il Signor Arciprete  le determinerà, è in una casa non molto da lui lontana presso una savia donna, vi dirò poi ciò che ne succederà. Intanto, Mia Cara Carissima Carolina, state quieta, che tanto il Signor Arciprete quanto io, cercheremo ogni mezzo perché si conservi il frutto di tante vostre carità.  Sono restata un poco sorpresa del vestiario alla moda, contuttociò è sempre più modesto di quel che mi dicono si usa, perché coperto, ma per questo non voglio spaventarmi, tanto più che mi ha mostrato anche disposizioni di cambiarlo.  Ho ricevuto in quello stesso incontro oltre una cara vostra, anche una moneta d'oro.  Voi volete tutti i meriti per voi, ciò non è Mia Cara, secondo le leggi della vera amicizia.

Per l'affare di Don Pietro, in quest'ordinario nulla posso dirvi perché egli è in campagna, e chi fa le di lui veci non m'ha ancora portato risposta alcuna. Teniamo intanto sospesa ogni risoluzione, quanto prima vi scriverò.  La pochissima salute di Don Pietro è cagione di tutte queste confusioni.

I ringraziamenti della Cara Viscontina, pel piacere che mi sono procurata di godere la compagnia di quegli ottimi signori per qualche momento, mi fanno come da ridere, e perdonatemi, non c'è cosa che meriti la pena d'un ringraziamento.  Io sì che vorrei farvene in voce, in iscritto, in prosa, in versi, se voleste fare ciò che vi scrissi nell'ultima mia, per la vostra salute.  Ma già vi parlo chiaro, spero più negli avvocati che troverò, che in voi.

Ho da molto tempo il libro delle nostre convertite, il quale avrei potuto mandarvelo cento volte, ma come stava aspettando il Padre de’ Vecchi, voleva consegnarlo a lui.  Se tarderà poi ancora ve lo manderò.  Questo degno Padre so che ha fatto gran bene a Venezia, ed ora a Vicenza ne fa forse di più.

Mia sorella sta alquanto meglio, mio zio Borgia adesso mi tiene occupata alquanto per essere ammalato.  Non vedo però in lui timori imminenti, ma temo che andiamo in qualche cronico, perché ha ottant'anni.  Addio Amatissima Carolina, sono per sempre, pregandovi dei miei soliti complimenti.  Addio

                                                                                                                    La Vostra Maddalena

(Timbro) VERONA CISALPINA

A Madame

Madame Caroline Durini, née Trotti 

 

à MILAN

72

Amatissima Carolina                           

 12 maggio (1)802

 

Mio fratello, che è costretto di portarsi a Milano, vi dirà Mia Cara, per qual motivo non posso scrivervi più in lungo, e perché non posso scrivere alla cara Viscontina.  Vi prego di consegnare alla stessa quel piccolo plico di libri che mio fratello vi consegnerà. Voleva unirne degli altri per lei, e per voi, ma il tempo me lo impedisce, e lo farò alla prima occasione.

Vedete Mia Cara neppure con questa nuova occasione non posso per mille circostanze aver la sorte di rivedervi è deciso che per procurarmela voi dovete qui venire.  La mia salute è ottima.  Vi abbraccio di tutto cuore, e sono lontana e vicina ugualmente.

Tutta vostra Maddalena

 

A Mádame

Madame Caroline Durini, née Trotti

 

à MILAN

73

 

Amatissima Amica

Verona 18 maggio (1)802

Avendo avuto la gentilezza il degnissimo Padre de'Vecchi d'avvertirmi con una pregiatissima sua che mercoledì egli sarà in Verona, comincio questa lettera che sarà lunga quanto mai mi sarà possibile di tenerla, per consegnargliela, per indennizzarmi anche di non avere potuto scrivervi coll'ultimo ordinario.  Ricomincio a scrivere oggi 19: Mia Cara Carolina, voi già avete veduto l'impossibilità mia di venire a Milano; vi ringrazio mille volte delle vostre gentilissime esibizioni.  Di questo per ora non ne parliamo altro, ma con voi sono un poco in collera perché credete che l'invitarvi a prendere le Acque sia un pretesto per avere la fortuna, e la consolazione di vedervi.  Vi assicuro, Cara Amica, che benché come vi potete immaginare, desideri estremamente questo piacere, contuttociò rinunzierei anche a questo, e sarei contenta che prendeste altra strada per andare a Montartone se qui non voleste restare, purché vi serviste del rimedio.  Qui questo si considera il migliore per i mali di petto, e vi accerto che varie persone attaccate decisamente, si sono rimesse, e quelle che vi erano minacciate si sono fortificate intieramente.  Parlatene coi vostri medici, questo è un rimedio tonico.  Il tempo che perderete per i vostri tanti affari già lo guadagnate forse con quello che avreste da spendere per curarvi se nuovamente vi raffredderete.  In somma non mi dite un no, che non dovete dirmelo.

Sono restata alquanto mortificata di ciò che vi ha scritto l'Arciprete di San Vitale; dopo che la Ragazza gliel'ho consegnata non gli ho ancora potuto parlare.  Vi dirò peraltro che allora restammo intesi che in prima di risolvere per qualsiasi collocamento, l'avrebbe provata per una ventina di giorni, presso una buona donna ch'egli aveva in Parrocchia, e poi che su ciò che fosse risultato si sarebbe determinato.  Uno di questi giorni lo vedrò nuovamente; se le cose andranno bene, e che si possa metterla a servire, voi vedete che ogni pensiero è finito per tutti.  Se andassero male, cercheremo qualche altro espediente, più adattato, e più proprio che sia possibile, ma voi non vi prendete alcun fastidio di ciò.  Avete fatto tanto voi milanesi per essa, lasciate che faccia qualche cosa anche Verona.  Intanto voi e la Cara Viscontina state quiete, vi scriverò io ciò che succederà Neppure di questa sola non ne parliamo più intanto, ma quando rifletto alla vostra santa opera dell'Ospitale parmi vedere indispensabile anche per vostro sollievo, se fosse possibile, l'istituzione d'un luogo sul gusto del nostro, detto il Soccorso .  Vi spedisco p il libro, e se mai ci mancasse una qualche cosa, o che aveste qualche cosa, o che aveste qualche obbietto scrivetemelo che m'informerò, e vi risponderò.

Pare che anche il Governo possa interessarsene perché si tratta d'una spezie di Casa di Correzione ma dove si spera possa regnare più che in quella l'amor di Dio.  Vi avverto che le Vergini Presidi erano un ripiego della vera idea di chi ha istituito questo Pio Luogo, perché la vera idea era di metterci a presiedere delle Salesiane , che qui non abbiamo, sull'idea di quelle Salesiane, che dirigevano le Case di Penitenza in Parigi come sapete, e queste essendo io credo vedove, o almeno avanzate in età, sembravano assai più a proposito.  Colla stessa occasione mi prendo la libertà di mandarvi dei libretti della Via Crucis, perché mi pare abbino dell'incontro a Milano, e ne unisco altri sei che vi prego di dare alla Cara Viscontina, alla quale pure scrivo se il tempo me lo permette, e se non potrò, scriverò il primo ordinario.  Abbracciatela per me, e fate tanti complimenti a vostro marito, all'Arconati, ed a tutti che voi sapete.  Fatemi la grazia di mandare a mio fratello quel plico che il Padre De’ Vecchi vi consegnerà diretto a lui, perché io non so dove sia alloggiato, e perciò mi prendo la libertà di mandarlo a voi; se mai egli fosse partito, ritenete il plico, e la lettera presso di voi, che me lo rimanderete con qualche occasione.  Perdonate il disturbo.  L'occasione che parte mi costringe a protestarmi per sempre.

 

Tutta Vostra Maddalena

                                                        74

Amatissima Amica                                  

 13 giugno (1)802

 

Avete ragione, Mia Cara Carolina, ed io alle volte sono un poco stravagante anche con voi, vi ho sgridato un poco troppo per cagione delle Acque, sono pentita d'avervi sgridata, ma non lo sono, d'avervi sollecitata a prendere questo rimedio, che credo uno dei migliori preservativi pel petto.  Sentite, o che io sono un giudice troppo facile, o che voi siete troppo ristretta, ma non so qual mollezza ci possa essere a prendere le Acque.  Per i bagni, vi confesso che senza un espresso bisogno non piacerebbero neppure a me, e veramente ve li ho proposti senza riflettervi, ma le Acque non mi è mai passato per idea che possano avere questo carattere di mollezza, anzi adesso io pure le prendo da varj giorni, per semplice preservativo, e per fortificarmi il petto.  Onde perdonatemi la prima parte, ma ditemi qualche cosa di ciò che i vostri medici risolveranno.  Ricordatevi che il tempo che supponete di perdere adesso per curarvi, lo riguadagnerete a molti doppj godendo buona salute.  Anche mia sorella è adesso a Padova a prendere le Acque, contuttociò tutti i medici non la pensano ugualmente.

Mia Cara Carolina, la fretta con cui vi scrissi nell'ultimo ordinario non mi ha permesso di domandarvi notizie del vostro nipotino, benché anche avessi commissione da farlo da parte di mio fratello, e del signor maestro, non ho però mancato di farlo raccomandare al Signore dalle mie putine, le quali sono adesso otto, vi prego di darmene notizia, e di abbracciare l'Arconati per me. Ditemi qualche cosa anche della salute della Canonichessa.  Perciò che riguarda quel mio pensiero detto all'Arconati dal degnissimo Padre de' Vecchi, vi dirò, che ben volentieri chiamerei tutta l'aria di Montebaldo in ajuto per riuscire nell'intento, ma mi pare che per riuscirne con felicità, sarebbe necessario il Figurino di Francia, e su quello regolarsi, correggendo, cangiando con leggiadria, e questo sarebbe ' necessario per qualche mese, di continuarlo a fare, sino che prende piede il nuovo sistema, ed in allora io dico che ne riusciremo assai più facilmente, ed intanto tutti questi Paesi godranno dei beni di Milano; e vi stimerò voi due, più brave del Padre de' Vecchi per impedire l'offesa d'Iddio.

Io mi offro peraltro in tutto ciò che mi conoscete abile, che aguzzerò l'ingegno quanto sarà possibile, senz'essere però grand'intendente, come sapete, ma ci vorrebbe il Figurino a mio credere.  Vado a dormire, Mia Cara, perché il sonno è grande, e l'ora tarda, vi abbraccio di tutto cuore, e sono davvero

 

                                                                                                               La Vostra Aff.ma Maddalena

ma tutta vostra

 

(Timbro) VERONA CISALPINA

 

A Madame

 

Madame Durini, née Trotti

 

à MILAN

75

      Amatissima Carolina                                                            

20 giugno (1)802

Non so che dire della posta, Mia Cara Carolina, l'ordinario solito vi scrissi una lunga lettera, e sento dalla vostra carissima lettera che non l'avete ricevuta.  Forse già a quest'ora l'avrete avuta. Veramente adesso se però la cosa dura, il mio ammalato non ha più bisogno d'un' assistenza assidua come per lo passato, per conseguenza, mia cara, sarò più esatta nello scrivervi.  Mi rincresce che il vostro medico sia d'un' opinione tanto opposta alla nostra medicina, ed ai miei desiderj, contuttociò adesso mi adatto, ed io pure convengo con voi, ricordatevi però, mia Cara, che secondo le nostre esposizioni viene giudicato, ma supponendo che siate in questo stata esatta, non vi parlerò più d'Acque, né di bagni, e conserverò la lusinga di sentirvi anche nell'avvenire in buona salute, e di vedervi con qualche altra occasione. Nell'ultima mia vi scrissi Mia Cara, relativamente all'affare del quale parlò all' Arconati il Padre de’ Vecchi ; parlandone un giorno col Signor Arciprete , egli mi diede un lume il quale per voi altre sarà forse inutile, nonostante ve lo voglio dire.  Mi dice dunque che il dispensatore dei nostri cari Figurini, è in Milano un certo Arnaud , il quale abita in Contrada Larga dirimpetto al Teatro della Canobiana .  Questa è una famiglia di negozianti composta dal padre, che dice sia un buonissimo vecchio, e credo di tre figli.  Uno di questi fratelli sta in Parigi, da dove spedisce queste belle figurine a Lione ad un altro fratello ivi abitante, e da Lione si spediscono al padre in Milano, da dove poi si diramano in tutto il rimanente d'Italia.  Chi sa non possasi assistere la sorgente come i ruscelli.

Mia Cara Carolina, se vi credete d'essere in questo genere bravi voi soli signori delle capitali, v'ingannate; l'ordinario venturo, al più tardi, vi manderò un estro di Montebaldo, avvertite però che finisco la mia lettera oggi 24 giugno, non avendolo assolutamente potuto fare il giorno che l'ho cominciata.

Dall'ultima cara vostra sento, Cara amica, ciò che mi dite riguardo a quella buona Dama Cremonese, che deve da qui passare.  Avrò molto piacere di fare la di lei conoscenza, e le dirò tutto quello che vuole, perché per dirvi il vero come già vi pregai, quanto desidero lasciare la cosa sepolta quando non c'è bisogno, per maggior vantaggio spirituale e temporale dell'Opera, altrettanto più che volentieri, dico le mie idee, giacché davvero poco assai ci è di realizzato, quando esse possano servire alla gloria ed al servizio d'Iddio, oltre anche il solito contento che provo di parlare con chi vi conosce, e di parlare di voi.  Mio zio è ricaduto, ma non ci sono pericoli di vita per ora, temo però incontriamo un cronico.  Addio intanto Amatissima Carolina, ricordatevi che vi amo e che sarò sempre tutta vostra.

Abbracciate la Cara Viscontina e la nostra Arconati, datemi nuove del di lei ragazzino e della Canonichessa, ricordatevi tutte di me col Signore, che ne ho gran bisogno.  Addio di cuore.

La Vostra  Maddalena

 

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Amatissima Carolina

 

Doveva e voleva scrivervi, Mia Cara Amica, sino dallo scorso ordinario, ma mille occupazioni, tra le quali il mio ammalato in primo luogo, me lo hanno assolutamente impedito. Vi ringrazio senza fine di tutte le bontà, che tanto voi, che il Signor Conte, e tutta la vostra famiglia avete praticate a mio fratello, ed al signor maestro. Ambedue vi presentano i loro distinti ringraziamenti e complimenti, che farete grazia di presentare anche alla vostra famiglia, ed alla cara Arconati, Non vi posso dire quanto sempre più in me s'accresca il desiderio d'impararla a conoscere, da tutto ciò che da tutti, di lei mi vien detto.  Per verità, già a me basterebbe che fosse vostra sorella, ma oltre questa prima qualità ne sento tante altre che sono molto contenta di ciò che mi dite, che essa mi riguarda come una sua amica.  Salutatemela tanto tanto.  Adesso comincio alla lontana a lusingarmi di potere una volta, o l'altra rivedervi, avvertite però, che questa non è niente più che una lusinga. Già sinceramente vi protesto, che principalmente per voi farei con tanto genio il viaggio di Milano, ma mi pare che voi non sareste tanto trasportata per venire ancora a Verona.  Non vi degnate neppure di pensare ai miei progetti, nulla più mi parlate né di bagni, né di acque, non curate né la vostra salute, né le premure di chi vi ama, in somma se per prova non sapessi quanto mi amate, penserei che neppure mi credete.  Ho tante cose da dirvi, che non posso mia cara, aggiungere tutto ciò che vorrei su questo argomento, non ho però finito di parlarvene, e mi riservo ad un'altra volta.  Sono un poco offesa, benché la vostra amicizia vi va diffondendo nel mio cuore, adducendomi le vostre ragioni, ossia per meglio dire le vostre scuse.

Ho ricevuto, Mia Cara, il danaro che voi e la Cara Viscontina mi avete mandato per la nota giovine .  Spero nel venturo ordinario potervi dire il suo collocamento, cioè il luogo trovato dal signor Arciprete di San Vitale da collocarla.  Ho pure ricevuto le Cartelle di Don Pietro, e vi ringrazio di tanti vostri disturbi.  Vi avverto peraltro, Mia Cara, che se mai qui non le volessero per niente, vi scriverò decisamente, ma sarete disturbata ancora. Tutta la colpa questa volta è stata mia per l'impossibilità di trovare un momento da farvi avere una risposta.

Mio zio sta meglio assai, mia sorella si rimette ogni giorno, e finirà la sua cura colle acque  prese a Padova. Addio Amatissima Amica, il tempo mi costringe ad abbracciarvi.

La Vostra Maddalena

26 giugno (1)802

(Timbro) VERONA CISALPINA

A Madame

Madame Durini, née Trotti

                                                               Milan

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Amatissima Carolina 

1 luglio (1)802

Giacché il Cavaliere Casati , ha avuto la bontà di venire a portarmi