|
|
|
|
Don Luigi Libera LETTERE DI DIREZIONE SPIRITUALE PER LA MARCHESA MADDALENA GABRIELLA DI CANOSSA |
||
|
|
EPISTOLARIO VOL. III/5 |
|
|
A 125 18 luglio 1792
E' necessaria tanta luce per capire la vera essenza della divina volontà sulla sua vocazione. Per questo Don Libera le detta un programma giornaliero di preghiera e di silenzio, quest’ultimo però fatto «senza dar in occhio ad alcuno “.
(Del doppio foglio ne rimane metà – A.C.R., A 1/1/1)
V(iva) G(esù) e M(aria)
Mi sono dimenticato di suggerirli, di far cinque visite al giorno al Santissimo Sacramento con questa condizione però: Che ogni qual volta si porta in Chiesa per la S(ant)a Comunione potrà farne due: una subito entrata, l'altra pria di uscirne: una le sera nell'incontro che esce di casa a far il suo solito giro, non restituendosi alla sua abitazione pria di prendere la perdonanza[1] in qualche Chiesa dove ritrovisi il Santissimo Sacramento, quando le sia possibile il farlo. Le altre due; e così pure tutte, qualora non esca di casa, le farà nella sua stanza, mettendosi per un mezzo quarto d’ora in circa in spirito dinnanzi all'Augustissimo Santissimo. Dirà in ogni visita il Pange Lingua, e le Litanie a Maria Vergine; così pure tre volte al giorno il Veni Creator Spiritus. L’ultima azione della mattina la compirà con la recita del Miserere: quella della sera con la recita delle Litanie dei Santi senza le preci. Le raccomando di usar un particolare raccoglimento e tutto il silenzio possibile senza dar in occhio ad alcuno; usando pure una prudente industria per tenersi fuori, o sbrigarsi dalle occasioni di parlare. Qualche Giaculatoria fra giorno relativa agli affetti e propositi fatti nelle meditazioni. La prego nelle viscere di Gesù Cristo di mettervi la più devota attenzione ed applicazione: trattandosi d'implorare dalla Divina misericordia un lume, che ha tanta connessione con l'affare di sua eterna salute. Portandosi dal Padre…[2] non parli di vocazione, se non richiesta, e ancor in tal caso non si profondi molto. Il Signore la benedica
Li 18 luglio 1792_______________
A 126 12 agosto 1792
No, non può pentirsi Don Libera di quanto sta decidendo, nonostante le opposizioni dei due Carmelitani, che l'hanno guidata e condotta all'esperienza del Carmelo. Non è chiara la volontà del Signore e, per un anno, ella dovrà attendere in preghiera e in ascolto della divina voce e delle tendenze del suo animo. Acconsente alla confessione generale, ma quando egli stesso l'avrà preparata.
(Mezzo foglio scritto su due lati – A.C.R., A 1/1/2)
V(iva) G(esù) e M(aria)
Della decisione fatta non posso in modo alcuno pentirmi che che dicano i Reverendi Padri Provinciale e Stefano[3]: si è fatta con tanta maturità, con tanto fondamento, dopo tanta orazione, che certo da occhio umano non si può pretender di più. Ella dunque può e deve essere certa e sicura, che non avrà da render conto al Signore d'aver mancato di corrispondenza in questa parte. Desidero bensì, che si metta in guardia per non dar nelle reti, che il mondo va preparandole per tirarla al suo partito. Per un anno, la mia Figlia, non ha da dar il minimo ascolto a qualsiasi proposizione le venga fatta, desidero che faccia conoscere la fermezza dell'animo suo senza mancare a quella civiltà, ch'è propria della sua nascita, ma insieme senza mancare a quella fedeltà, che per ogni titolo è a Dio dovuta. Ella pur ancor non sa cosa Iddio abbia disposto di Lei: qualora avremo conosciuta la Divina Volontà, prenderemo quelle misure, che siano a portata ad adempierla col suo Santo aiuto. Intanto abbiamo da applicare seriamente il nostro cuore ad implorare da Dio Signore questo lume. Tra le pratiche devote in cui abbiamo a tal fine da esercitarci, oltre l'orazione, la lezione, la frequenza dei Santissimi Sacramenti, Le raccomando quanto so e posso il ritiro, ed a vivere il più che può, a se sola. Nella solitudine si protesta il Signore di voler parlare all'anima: ne perciò intendo di esortarla a viver da romita; ma bensì molto riservata. Anzi in questo desidererei, che eccettuato qualche caso istantaneo, dipendesse molto dalla Santa Obbedienza. In ordine poi al dispiacere che dimostra il Signor Zio per la frequenza accordatale della Santissima Comunione io giudico opportuno, per quella dipendenza, ch'è tenuta rendergli, farsi dichiarare la sua volontà: mostrandogli nello stesso tempo dolcemente e destramente il suo santo desiderio di andarvi con frequenza: dicendogli queste o simili parole: che sebbene è smontata dalla risoluzione di rendersi scalza, intende però che il suo cuore sia tuttavia tutto di Dio, come insinua l'Apostolo; e che per ora non ha alcuna intenzione di dividerlo con chi si sia. Forse dispiacerà al Signor Zio la lunghezza della strada. Veramente nella circostanza di rendersi scalza, il portarsi là con frequenza, niuno poteva disapprovarlo; ma nella presente situazione qualche occhio un po' troppo scrupoloso vi potrebbe trovare di che dispiacergli; se mai fosse questo il motivo, sarebbe facile ripiegarvi. Non dissento punto far la Confessione Generale; anzi a ciò la esorto efficacemente; con questo però, che sino a tanto che non ci parliamo, non voglio, che pensi ad effettuarla. Continui fedelmente il metodo suggeritole a voce, che subito che mi sarà possibile e libero l'applicar un poco, lo stenderò. Se Ella non è impedita, se non mi sopravviene qualche indispensabile occupazione li 20 del corrente mi do l'onore di riverirla. Se mai fosse impedita, La prego prevenirmi di qualche avviso; come lo farò ancor io, qualora non sia in caso di venire. Iddio Signore la benedica, e la renda santa, perchè certo voglio che sia santa tanto se Iddio la destina per il secolo, che per la Religione. Amen
Li 12 agosto 1792A 127 (Fine agosto o primi di settembre 1792)
La confessione generale l'ha lasciata turbata perché teme di non aver detto tutto. Don Libera la rassicura e ripete con Don Gasperi, il confessore, « d'aver veduto e sentilo un concorso particolar del Signore». I1 Padre Provinciale Carmelitano esprime una convinzione errata, perché privo della necessaria conoscenza e approfondimento. La sua orazione sia fiduciosa e non tema di farla male se si sente attirata a stare alla presenza di Dio senza pensare a nulla e quando questa attrattiva cessa, non si rammarichi: ciò che è dono di Dio non ha misura terrena. Combatta il timore di dannarsi e lo scrupolo, del tutto negativo, di voler incontrare la sorella per comunicarle i suoi turbamenti. Obbedisca, perché questo è il mezzo sovrano per superare tutti gli ostacoli. (Doppio foglio, di cui due facciate complete, e tre righe sulla terza facciata – A.C.R., A 1/1/3)
V(iva) G(esù) e M(aria)
Per quanta cognizione io ho dell'anima sua posso, e devo darle tutta la sicurezza, di star quieta quietissima; si perchè non si è fatta[4] per una necessità di rimediare a confessioni mal fatte in addietro, ma soltanto per trarne maggior eccitamento a servire con più perfezione il Signore: per cui qualunque cosa fosse andata di vista, non perciò si dovrebbe riguardar per mal fatta in modo alcuno, e solo basterebbe per un sopra più, che al venirli a memoria qualche difetti non detto in questi incontro, accusarsene, quando fosse grave, e li venisse dal suo Confessore permesso; il che per altro io avrei molta difficoltà ad accordarglielo. Ella non deve giudicare delle colpe passate secondo la cognizione, ch'ha di presente delle cose; perchè dinnanzi a Dio non hanno altro peso, che quello dell'età, e della cognizione d'allora, che furono commesse. Io mi figuro che Ella si prefiggeva con una tal Confessione di mettersi in una pace e quiete di paradiso, ma la mia figlia non è questo il luogo di conseguir una si fatta pace. Ella ha fatto alla meglio ch'ha potuto; si acquieti dunque, si abbandoni totalmente nella bontà e misericordia di Dio, ubbidisca e troverà quella pace, che si può godere in questa val di lagrime. Per altro io li protesto con quella sincerità che sono tenuto a trattarla per dover di coscienza, che da quanto mi scrive, io ravviso degli effetti salutari ed utilissimi al suo profitto in Lei da questa confessione, per cui credo certamente ciò che Li ha asserito il Padre Gaspari; d'aver veduto e sentito un concorso particolar del Signore. La mia figlia le tracce della Divina Provvidenza nella condotta dell'anime sue care, sono molto diverse da quelle noi si figuriamo; si fidi del suo Dio, che le vuol bene. Che dirò del Padre Provinciale ? Egli dà sentenza sopra una causa non esaminata nè conosciuta; perciò di qual valore può mai essere? condoniamo il tutto alla stima ed al desiderio di render sua Figlia la Degnissima sua persona; e non si lasci prendere da alcuna angustia su tal proposito; perchè era fuori di strada, come mi sento sempre più intimamente assicurato. Veniamo all'orazione; e prima di tutto le raccomando quanto so e posso di non lasciarla mai e poi mai per il timore di farla male. Si presenti dinanzi a Dio con un semplice desiderio di tributargli un ossequio dovuto alla sua Sovranità; volontariamente ed avvertitamente non dia ascolto a distrazioni, e del rimanente procuri di esser contenta di quel trattamento che Dio le fa. Noi non sappiamo ciò che sia meglio per noi; ma lo sa bene il Signore; il qual da tutto sa trarne bene per noi; e per lo più vuol trarlo per quei mezzi, che a noi sembrano meno adatti, perchè ammiriamo la sua sapienza, e ci fidiamo del suo amore. Per altro ogni qual volta si sente attratta di starsene alla presenza di Dio senza pensare a cosa alcuna, lo faccia pure, senza dar la minima retta al timor di perdere il tempo, e di farlo per poltroneria. Questa la mia Figlia è una suggestione del Demonio per divertir il nostro spirito da un'orazione la più utilissima, che mai possiamo praticare, poichè in questa opera più Dio che noi; e perciò essendo l'Agente sì grande, apparisse chiaramente, che più preziosa la si deve riputare; ancorchè a noi possa sembrar diversamente; ma se saremo fedeli a secondar l'amor del Signore, a tempo opportuno saremo ancor convinti della sua utilità. L 'avverto però che non è in nostra mano l'avere questo attratto quanto a noi piace; e quindi si regoli così. Quando Iddio le dona questo santo attratto, non lo rifiuti giammai: quando Iddio glielo toglie, rimanga contenta di tutto ciò che fa il Signore, ed in tal caso si rivolga alla santa meditazione. Lasci la mia figlia tutta la libertà al suo cuore, sempre però con l'avvertenza di profonder i suoi affetti con dolcezza, e senza affanni. Da qualunque motivo nascano quest'affetti, sono sempre da coltivarsi, perchè ne possiamo trar del bene; e non sono no la mia Figlia effetti d'amore, ma bensì disposizioni all'acquisto dell'amor divino; e così Ella può vedere che le tante ragioni e riflessi che le fanno smarrire il filo della Santa Orazione, non sono che castelli in aria. Io mi consolo a veder tanto impegno dei comuni nemici a deviarla dal bene; perchè temono molto da lei. Ella dunque si tenga forte a camminar con l'indirizzo della Santa Obbedienza, che di certo con tal appoggio trionferemo di tutto; come ci assicura lo Spirito Santo: L 'obbediente, dice Egli, riporterà vittoria sopra i suoi nemici . Il timor di dannarsi lo combatta con un forte esercizio di fiducia nella Divina Misericordia e bontà di un Dio che l'ama. Non ci facciamo schiavi degli scrupoli; per peccare si ricerca l'avvertenza e la volontà; e beato è quegli che vive con timore di offender Dio; ma procuriamo, che il nostro timore sia filiale e ragionevole perchè nasce d 'amore. Il timore di ricercar la Sorella è uno scrupolaccio, da disprezzare. Iddio ci ha fatti socievoli; e perciò non è disdetto comunicarsi i propri travagli. Animo, Marchesina. Iddio ci conduce per la strada dei santi, non ci imbrogliamo con vani riflessi, nè ci spaventi il patire. Qualora non desideri di parlarmi, prima del tempo stabilito, la renderò avvisata del giorno, che verrò. Io desidero da qui innanzi che si sottoscriva in questo modo. Sua Figlia nel Signore obbedientissima[5], e niente più. Il Signore la benedica e l 'aricchisca sempre più della sua grazia.
s.d.[6].
A 128 11 settembre 1792
Sperare di ottenere grazie dal Signore diviene superbia solo quando si pensa che esse siano dovute per nostro merito, altrimenti è segno di fiducia filiale. Se le necessita un salasso, lo riceva per obbedienza, se deve fare un viaggio a Mantova con gli zii e la sorella, cerchi di sottrarsene: andrà con loro al Grezzano.
(Mezzo foglio, scritto su di una sola facciata – A.C.R., A 1/1/4)
V(iva) G(esù) e M(aria)
Lo sperar dal Signore Iddio qualsiasi cosa, ed il chiederlo e supplicarlo di sue grazie non è altrimenti superbia, ma un effetto di quella speranza, con cui ci comanda Egli di onorarlo come nostro amorosissimo Padre e come unico fonte di ogni nostro bene sì spirituale, che temporale. Certo che non bisogna pretenderle per alcun nostro merito, perchè in questo dovremmo riconoscere della superbia, ma solo prometterselo dalla sua bontà per il solo motivo della stessa sua Bontà. Per altro in questo incontro, in cui il medico giudica tener Ella bisogno di una emissione di sangue[7], io li do il merito della Santa Obbedienza, e la esorto a sottomettersi a tal ordinazione. La Fede poi, che desidero, ch'ella abbia nella obbedienza si è di promettersi, che mediante la grazia del Signore sia per giovarle, e di aversi a rimettere in breve tempo; che per tanto conseguire dalla bontà del Signore la benedico, e le do il merito della Santa Obbedienza. Se mai gli Signori zii insistessero a volerla svagare o col viaggio di Mantova, o con la compagna della sorella[8], si adopri con tutta destrezza a sottrarsene, col supplicarli per grazia, portando per ragione che essendo vicino l'Autunno si solleverà col portarsi in loro compagnia al Grezzano[9]. Viva quieta, che andrà tutto bene. Per ora tanto abbrevi l'orazioni, e supplisca con più frequenti slanci del suo cuore a Dio, ma dolcemente, e senza ansia, e trasporto. Giovedì della settimana ventura, quando non mi si frapponga qualche intoppo spero di venir a riverirla, ma già di ciò sarà premunita di qualche avviso. Il Signore la benedica, la consoli, la fortifichi a servirlo generosamente e confidentemente.
Li 11 Settembre 1792A 129 19 novembre 1792
Se per curare lo zio infermo, non ha tempo di attendere regolarmente all'orazione, non si preoccupi. Se opera « in ispirito di carità » « vive in Dio e vive con Dio ». Può così vivere « nel mezzo del secolo con cuore di scalza ». Per ora è davvero « opportuna per la sua famiglia ».
(Foglio doppio, di cui è scritta una sola facciata – A.C.R., A 1/1/5)
Viva Gesù e Maria
Il suo foglio mi è stato carissimopoiche è tanto tempo che tengo desiderio d'avere una qualche nuova del suo cuore. Oh, è pur buono il Signore! Non posso esprimerle la consolazione, ch'ho esperimentata a conoscere il conto e la cura che tiene il Signore dell’anima sua, e la sua gelosia amorosa per conservarsi gli affetti del suo cuore. Animo la mia figlia: e che non può mai promettersi da sì generoso e buon amante? Se non può di presente attendere all'orazione quanto desidera il suo cuore, si ricordi di operar tutto con spirito di carità, e di quando in quando rinnovare la sua intenzione, riaccendere i suoi affetti verso Dio, con inviargli qualche aspirazione, e ravvivare qualche pensiero atto a tenere sempre vivo il suo amore verso di Lui: e tutto praticare con dolcezza e soavità di spirito. Dio è carità, dice il Diletto discepolo, e chi vive e opera in carità e con carità, vive in Dio e vive con Dio. L'assistere gli infermi, consolarli, ed alleggerire i loro fastidi è un'opera di carità; procuriamo ancor in quest'esercizio, che più prevalga l'amor verso Dio, che l'affetto del sangue: intendiamo d'assistere Gesù Cristo: giacchè Egli non sdegna di riconoscere fatto per Lui ciò che facciamo per amore di Lui verso i poveri infermi. La direzione delle Comunioni è ottima, e da qui innanzi avrà il merito ancor dell'obbedienza. La novena poi la faremo a tempo più disoccupato, e per ora non trattiamo di vocazione. Può il Signore conservar e svegliare in Lei sì buoni e santi desideri per fini diversi. Sarebbe di gran gloria al Signore e di gran vantaggio all'anime se ella vivesse nel mezzo del secolo col cuore di scalza. Basta, per ora non abbiamo a decidere niente, ma molto raccomandarci al Signore. Intanto la vedo opportuna nella sua famiglia; nè per rapporto al suo interno, nè per l'esterno di sua condotta ho il minimo motivo d'avermi a pentire di ciò che si è fatto, La Santissima Volontà del Signore sarà sempre l’unica mira e regola di ciò che si ha da fare; come è stata di ciò, che sin d’ora si è fatto. Io mi riservo a farli una mia visita, quando intenderò, che si trovi un poco più in libertà. Intanto il Signore le doni la sua benedizione, e la rafforzi sempre più nel suo santo amore.
Li 19 novembre 1792
A 130 26 novembre 1792
Poiché ella e sua sorella chiedono di potersi confessare a volte in una chiesa più vicina, Don Libera propone che gli si indichino i nomi dei sacerdoti che confessano sia in San Lorenzo, sia alla Fratta, poi deciderà. Incaglio maggiore la ragione dell'arrivo a Verona della zia di Mantova. Ella vuol proporre alla nipote un partito secondo lei assai valido. Anche questo, nell'economia divina, è un mezzo perché Maddalena studi il suo cuore e veda se c'è in esso una tendenza allo stato matrimoniale o se veramente vi è un rifiuto. Mezzo foglio, scritto su due facciate – A.C.R., A1/1/6) V(iva) G(esù) e M(aria)
Le sue lettere mi sono gratissime; e perciò qualunque volta tiene qualche bisogno dell'opera mia, mi scriva con tutta libertà, che così si diporterà da vera figlia spirituale, ed io procurerò sempre di diportarmi da vero suo Padre nel Signore. Ma la mia figlia un gran consiglio ella mi ricerca. E pur è più che ragionevole doverlo chiedere. Un ottimo e adatto Confessore al bisogno dell'anima è cosa di grande importanza, massime a persone della loro condizione per ogni riguardo. Che si Lei, che la degnissima sua Sorella si provveda di Confessore in situazione più comoda e vicina io lo reputo quasi assolutamente necessario; ma mi spiace solo, che io non ho alcuna cognizione dei soggetti che esercitano questo ministero nè in San Lorenzo, nè alla Fratta[10]. Per rapporto al Parroco …[11] della Fratta è mio amicissimo e ci conosciamo sino dalla prima gioventù; è di ottimi costumi, è di buona dottrina; ma io temo, che possa inclinare a partecipare della bontà, dolcezza, e connivenza del padre …[12]: perciò se vuol avere la bontà d’informarsi chi siano i soggetti che confessano sia in San Lorenzo che alla Fratta, io cercherò di prendere lume delle loro maniere, e darle il mio consiglio. Mi basta che mi additi i nomi di questi soggetti. E' un bell' imbarazzetto ancora l'altro che mi notifica del fine per cui può essersi portata da queste parti la Signora Zia d'Arco, ma per uscire da questo imbarazzo più d'ogn'altro può aiutarla il suo cuore. Il Direttore non ha alcun diritto a determinare la figlia spirituale a prendere piuttosto uno stato che l'altro; ma solo consigliarla più ad uno che all'altro sempre con riflesso a quelle inclinazioni, a cui vede piegare il cuore mosso dalla grazia e ispirazione del Signore. Perciò interroghi il suo cuore, ed alcuna volta ancor lo tenti con voler quasi abbracciare il partito, che li venisse proposto; e poi stia in osservazione che le dice, e da qual parte inclini: dove lo trova più quieto. Se persiste forte e generoso nel ributto a quello stato; quali fini lo muove: se provenienti dal sensibile, oppure dalla brama di servire l'ordine della Divina Providenza. Ancor, lo stato matrimoniale è una disposizione del Signore, è uno stato di santità per chi sa vivervi santamente; ed abbiamo nei fasti della Chiesa molti che si sono fatti santi in questo stato. Tutti questi riflessi glieli metta d'avanti. Ma se non lo muovono, nè sanno inclinarlo ad abbracciarlo, ma persiste a non voler ammettere in se stesso altri oggetti con Dio, rispondiamo di un tono più forte e preciso. Abbiamo preso un anno di tempo a risolvere della nostra vocazione per lo stato religioso o secolare; ma non per questo abbiamo preso un anno di tempo per maritarsi. Una che risolva per lo stato secolare, non per questo abbiamo da supporre che abbia risolto per il Matrimonio; massimamente se una sì fatta risoluzione non è capricciosa, ma regolata dall'amor della Volontà di Dio. La mia figlia si raccomandi assai al Signore: ancor questi incontri sono necessari per fare una risoluzione più fondata e più ferma, e per certificarsi della volontà di Dio, ma voglio proprio che ascolti il suo cuore; perchè mi pare con tutta sicurezza, che Dio lo tenga nelle sue mani; e così posso dirle, che faccia un gran conto delle sue mozioni qualunque esse si siano per uno stato o l'altro. Per la giovane io le dico senza punto esitare, che la faccia pure passare nelle Paulote[13], che sarà di suo meglio per ogni conto. Così pure le approvo di consolar la Signora Contessa Brenzoni[14] coll'andarvi un giorno a pranzo. Consolar gli afflitti è un'opera di misericordia. Vi vada con questa intenzione. Si ricordi di riandare una qualche volta le massime che le ho trascritte. Io mi riservo di venire quando sia disoccupata un poco più, e quando possa essere di suo piacere. Coraggio marchesina: chi si dà cuore a servire il Signore, bisogna che sia piena di coraggio proveniente da una vera confidenza in chi può tutto e da una sincera diffidenza in noi stessi. La benedico e la ribenedico, desiderandole pure tutte le benedizioni del Signore.
Li 26 novembre 1792A 131(Dicembre 1792)
Buona la scelta dei confessori: Don Zorzi per la sorella Rosa, l’Arciprete della Fratta per lei. Però non si angusti per la sorella, che ha le esigenze della crescita. Un buon confessore e la lontananza da compagnie cattive sono il solo mezzo per preservarla da cattivi orientamenti, tuttavia non si può impedire ogni contatto col male. Si attenga all’orazione ma senza inquietudini.(Mezzo foglio, scritto da una sola parte – A.C.R., A1/1/7)
V(iva) G(esù) e M(aria)
Lodo sommamente, anzi la consiglio e la esorto di adoperarsi con tutta destrezza acciocché il Signor Don Zorzi ascolti la sua Sorellina in Confessione; avvertendola per altro, che se si trova rimessa in salute, sarà difficile che la confessi in casa; ed in tal caso potrebbe pregarlo di portarsi o alla Fratta o a San Lorenzo, con ottener prima la licenza dai rispettivi Parroci ed ivi ascoltarla. E se mai questo Signor Don Zorzi si sentisse di assisterla ancor in avvenire; la consiglierei di appoggiargliela; perchè di tal soggetto io ne sono interamente persuaso. Finalmente non vi sarebbe niente che dire essendo il Confessore del monastero, da cui è or ora, per dir così, uscita. Se questo colpo le riesce, io non avrei alcuna difficoltà che Ella poi scegliesse per suo Confessore il Signor Arciprete della Fratta. Nel primo incontro che mi scriverà, intenderò volentieri l'esito del suo maneggio; ed io fra tanto cercherò di prender lume più sicuro, che mi sarà possibile, dei soggetti trascrittemi. Per altro la mia Figlia non voglio tante angustie. Ella procuri di usar tutta l'attenzione possibile alla Signora Sorellina, e si accerti, che Dio non richiede se non quel tanto che può l'umana avvedutezza; e che qualora una giovine principia a …[15] crescere, il mezzo più opportuno per preservarla è un buon Confessore, con cui proceda con confidenza e certo tenerla lontana da compagnie cattive; ma poter riparare ogni colpo, di cui può l'umana inclinazione trar motivo di qualche discapito, io lo riguardo per impossibile alla nostra accortezza. Non si affligga soverchiamente, perchè forse sono difetti piuttosto di leggerezza giovanile, che difetti di cattiva volontà. Animo, animo se Dio le porge qualche occasione di mortificazione. La mia Figlia è troppo necessaria per farsi santi; e senza esercizio non si acquista alcuna professione nè arte; e così medesimamente senza esercizio non si acquista alcuna virtù, di cui è proprio distruggere in noi alcuna parte dell'uomo vecchio, e farvi nascere l'uomo nuovo tutto conforme alle virtù di Gesù Cristo: opera che non si compie in noi senza grandi fatiche e grandi sudori. Ma con l'aiuto di Dio si può ogni cosa. Le raccomando d'operar con tranquillità; ed alzar di frequente il suo cuore e la sua mente a Dio con qualche affetto e giaculatoria sino a tanto che il Signore le doni maggior opportunità di trattar e conversar con Lui solo per mezzo dell'orazione. Alla quale vi attenda per quanto le riesce, il più che può, ma senza ansia e inquietudine. Il Signor la benedica.
s.d.[16] A 132 [ Dicembre 1792 ]
E’ risolto non completamente il problema del confessore per la sorella. C’è pericolo che si accosti ai Sacramenti della confessione e della Eucarestia piuttosto di rado, per cui le consiglia un altro espediente. Per lei, la scelta del nuovo confessore è mezzo per soddisfare il suo desiderio di accostarsi sovente al Signore. Per ora lasci da parte il pensiero della vocazione: a suo tempo Dio chiarirà ciò che vuole da lei. Ami senz’altro la Vergine e goda del suo aiuto. Le affidi il suo avvenire. (Foglio doppio, scritto su due facciate. L’angolo inferiore sinistro è lacerato – A.C.R., A1/1/8)
V(iva) G(esù) e M(aria)
Benedictus Deus! Iddio Signore sia lodato e benedetto di tutto. L 'affare della Sorellina è andato a segno non con tutta la perfezione; che avrei desiderato, ma il tempo accomoderà tutto. L'andar a Sant’ Andrea con l'incontro che …[17] si porta ai Santi Fermo e Rustico è un ottimo espediente; ma non vorrei che per questo la Marchesina Sorella avesse d'andar alla Santissima Comunione e Confessione un po' troppo di raro. Bisogna in questa età assuefarla alla frequenza; perchè la mia Figlia verrà tempo, che pur troppo o per un motivo o per l'altro si lascerà passare il tempo consueto; ma se si avvezzerà ora a frequentare i Sacramenti, li lascerà in altro tempo meno di raro. Prenda il mio consiglio: non si perda d'animo a pregar il Signor Don Zorzi a voler far la carità di portarsi a qualche Chiesa vicina una qualche volta: cosicchè andando e a Sant’ Andrea e in quell' altra Chiesa, potesse almeno ogni quindici giorni accostarsi ai Sacramenti. Anzi poichè parliamo della Sorella, jo la consiglio di illuminare, su il punto del maestro francese, Don Zorzi; acciocchè egli esaminasse con tutta destrezza e prudenza l'animo della Marchesina e la condotta di questo maestro; ed Egli insinuasse alla Puttina (= giovinetta), al caso che il Signor Zio volesse, che ripigliasse il suo studio sotto tal maestro, ch'ella stessa facesse istanza per ora tanto di sospender questo studio, o pur di aver altro maestro quando Don Zorzi lo stimasse bene. La mia Figlia questi francesi sono persone sospette; oltre il trattar troppo effeminato e gentile proprio di persone di tal nazione non è per modo alcuno confacente ad una giovine qual è sua sorella senza padre e senza madre. Io voglio che sia impegnatissima su questo affare, e senza scrupoli: desidero ancora che sia più segreta e nascosta che sia possibile, perchè non venga tacciata in famiglia o di scrupolosa o d'altro per non impedire tutto quel bene che Iddio vuole da Lei per ora in sua casa. Vengo a Lei: le accordo con tutta la mia soddisfazione di scegliere per suo Confessore il Signor Arciprete della Fratta e così fuggiremo tutti gli ostacoli per soddisfare il suo cuore a cibarsi, con frequenza ancor maggiore della passata, di questo cibo d'amore; però la metto in libertà d'andarvi tutte le volte che desidera; regolandosi con prudenza per altro, per schivare le dicerie degli oziosi, e il dispiacere del Signor Zio. La mia Figlia lasciamo da una parte per ora ogni pensiero rapporto alla vocazione, e viva attenta a secondare gli attratti (= le attrazioni) del suo Dio. Egli certamente lavora il suo cuore; e vediamo di non stornare l'opera della sua perfezione in un tempo, che potrebbe essere piuttosto d'impedimento che di giovamento. Mi creda Marchesina che questo è un affare d'abbandonare con tutta la semplicità nelle mani di Dio. Ella ha prove certissime del suo amore. Ella è disposta a far tutto ciò che Egli vuole; e potrà dubitare che a tempo opportuno non sia per manifestare i disegni amorosi, che ha formato sopra di Lei sino dall'eternità? Io non posso in conto alcuno temere; e voglio che ancor Lei nutra questa ferma speranza, e ricambi in tal guisa il suo amore. Potrebbe la mia Figlia questo desiderio[18] distrarre il di Lei cuore, portar dell'agitazione, insinuar dell'ansietà: cose tutte che potrebbero essere atte ad impedire quei maggiori effetti, che pretende adesso produrre il Signore nell'anima sua; e niente più facilmente può succedere di tal portamento nel suo cuore in un tempo che si vede e si conosce tanto ricolmo delle divine misericordie, per un puro movimento naturale, senza che vi concorra niente di Dio. Si abbandoni nel Signore, si fidi dell'obbedienza: attenda ad amarlo, e non tema, che verremo a capo di tutto. Questo è il sacrificio che vuole il Signore da Lei; e con ciò, mi creda, che lì si sacrifica tutto e interamente. Intorno a quanto mi notifica degli effetti amorosi, che esperimenta dal ricorso, che fa a Maria nei suoi bisogni, non vi è la mia Figlia, che motivo di maggiormente attaccarsi a sì gran Madre; nutrire nel cuore sentimenti di riconoscenza e di devozione verso di Lei. Appoggi pure a Maria ancor l'affare della sua vocazione, che io sono contentissimo; e sicuramente la sperimenteremo propizia. La mia Figlia non può essere in modo alcuno superbia, riconoscere per effetto del di lei amore, venir esaudita senza suo merito: sarebbe bensì ingratitudine per timore di insuperbire, non riconoscere per benefici il buon esito delle cose a Maria raccomandate. Per rapporto al dubbio del voto stia intieramente quieta, poichè se ancor vi fosse non è questa la circostanza di effettuarlo; ma già non abbiamo a dar corpo a uno scrupolo, che non ha alcun apparente e riflessibile fondamento. Il Signor la benedica, e la ricolmi di quella pace che è venuto a portare in terra a tutti quelli che nutrono una buona volontà.
s.d.[19] A 133 12 gennaio 1793
Non perché ha cambiato ministero, Don Libera intende lasciare la guida delle anime che Dio gli ha affidate. Così non le proibisce di pensare che potrebbe farsi Scalza, ma si tratta per ora di capire, con la maggior approssimazione, la volontà di Dio. E non si spaventi delle tentazioni: entrano anch’esse nel piano divino. In quanto all’accettare o meno un invito a pranzo, si può rifiutarlo destramente, ma se non lo si potesse, non si deve rendere « la nostra devozione pedantesca agli occhi del mondo». Per la sorella poi è possibile proibirle ciò che rientra nelle esigenze della sua classe sociale. Per la Teresina invece, la cameriera a cui le due sorelle vogliono tanto bene, se è ammalata, si chieda al medico come comportarsi, perché non sia causa di diffusione del male.
(Foglio doppio, scritto su due facciate – A.C.R., A1/1/9)
V(iva)G(esù) e M(aria)
Benchè abbia cambiato Monastero[20] non ho cambiato nè il cuore nè le premure di servire il Signore nell'assistenza dell'anime, che Egli si compiace affidare per la sua maggior gloria alla mia debolezza ed ignoranza. Ella mi comandi con libertà, poichè, sperando con tutta fermezza, che sia per dar gran gusto al Signore, la servo di tutto buon cuore; nè mi potrebbe esser di maggior dispiacere, che il sapere che andasse con qualche riserva. Non mi dispiace punto, che qualora volesse contentar se stessa fosse per farsi scalza.[21] Questo è un contrassegno, che naturalmente e da se medesima aspira al bene. Io non le vieto il dirlo: solo mi basta: che non voglia se non ciò che vuole il Signore da lei; e che si conservi in disposizione di sacrificare ogni suo desiderio ed ogni sua volontà alla volontà di Dio. Stia attenta che questo pensiero non la distragga d'attendere ad impiegar in bene il tempo presente, e non divida il suo cuore, onde non vaglia ad attuarsi tutto e sempre in Dio, e massimamente in quei momenti, che da sola può darsi con tutta libertà nelle sue braccia. Si ricordi la mia Figlia di usar tutta l'industria, che sa suggerire l'amore, per trovar tempo di trattenersi con Dio; ma però senza affanno, e qualor venga impedita di poter soddisfare le sue brame, tolga tutto in pace, impiegandosi volentieri in quei fini ed intenzioni, che le ho indicato negli avvertimenti. Lo spirito nostro, Figliola, non vale ad esser imprigionato, e può sempre aspirare a Dio. Coraggio la mia Figlia: Iddio si dona molto al suo cuore; ed è inteso ad arricchirlo delle sue misericordie: non si spaventi se ancor permette al demonio di tentarla: che non lo fa per altro che per accrescerle il merito ed il motivo di più amarla. Questo è lo stile, che tiene il Signore verso quelli che ama, e vuol servirsi a sua maggior gloria: come possiamo vedere in un Giobbe, in un Tobia, in un Paolo e in mille altri. Proceda con gran confidenza nel Signore. Il male non sta nell' essere tentati, ma sì nel cedere alla tentazione. Iddio sarà sempre in suo aiuto, come si è protestato in mille luoghi delle sacre carte. Continui nel raccomandarsi a Maria: non si agiti tanto la mia Figlia; si conservi più tranquilla che può in mezzo a queste burrasche; perchè ancor questo è un mezzo efficacissimo per non restar mai al di sotto. Ho caro che le siano di tanto orrore, perchè diceva il Santo di Sales: sino a che le tentazioni ci dispiacciono, sono cani che abbaiano, ma non mordono. Animo coraggio le darei l'anima mia per sicurezza, che non vi acconsente mai. Le raccomando la tranquillità, e la frequenza dei Santissimi Sacramenti. Ho tutto il contento che si trovi soddisfatta del Signor Arciprete.[22] La mia Marchesina che dirò dell'invito di sua Eccellenza Capitania?[23] Io non voglio che rendiamo la nostra devozione pedantesca agli occhi del mondo. Se le riesce dolcemente e nobilmente esentarsi, l'avrò in piacere: se no, vada pure; solo l'avverto, che l'incontro del pranzo non finisca col teatro se mai è possibile, perchè assolutamente non voglio, che per questa unica volta comparisca incivile. In questo accidente, se mai succedesse, si premunisca con quei riflessi, che il Santo di Sales suggerisce alla sua Filotea, qualor fosse costretta ad intervenire ad una festa di ballo. Le accordo di leggere l'Addolorata.[24]. Oh Dio! quanto mi dispiace lo stato della Teresina[25]; ma quando pure volesse il Signore condurla al cielo con l'infermità temuta dal Medico, converrebbe adorare le divine disposizioni; ed io l'impongo di parlar col medico ed informarsi se per ora tanto deve andar con qualche riserva, ed avvertirlo a renderla avvisata, qualora mai il male si rendesse un poco più serio, per provvedere in tempo al governo della Figlia, ed alla sua salute e di sua sorella, perchè altrimenti la mia figlia non si gioverà nè alla Teresina nè a loro. Voglio che le voglia bene, ma non attacco, perchè questo è riservato tutto per Iddio. Ho parlato col Signor Don Zorzi, ed ho inteso il tutto con mio sommo piacere; anzi mi ha incaricato di dirle che i suoi avvisi gli sono stati cari, e che qualora vi è bisogno continui a farlo, come la consiglio ancor io; e che egli non ha risposto in scritto per schivar ogni occasione di sospetto alla puttina, il che farà, per questo solo riguardo, ancor in avvenire qualora riceva tali avvisi. La mia Figlia io non vorrei, che ci imbrogliassimo a motivo della Sorella. Noi l'abbiamo mezzo rotta col mondo, e perciò possiamo con coraggio voltar le spalle ai suoi intrighi. Iddio dà troppo chiaro a conoscere, che vuol tutto il suo cuore immediatamente per Lui, e perciò ci conviene resistere a tutto. Ma tanto non possiamo dire della sorella. Che voglia tenersi lontana dall'acquistare quelle doti, che il mondo nobile si fa dovere di sapere, io non lo approvo troppo. Rifiutare di andar per una volta o due a teatro per quest’ anno tanto, forse non dovrebbe essere di tanto dispiacere ai Signori Zii. Si potrebbe produrre la scusa di non mettere a repentaglio la salute, o altra simile; per imparar il ballo io la consiglio a persuaderla a non resister troppo. Così la sento la mia Figlia: convien adattarsi ai doveri della nascita, e renderemmo altrimenti la devozione troppo odiosa ai secolari. Dove non vi è male assoluto, bisogna condiscendere, finchè non apparisca un qualche pericolo d'inciampo. Se avrà di qui innanzi più tempo per l'orazione e per scrivermi l'avrò a sommo piacere. Quando ancor io sia un poco più sbrigato, mi darò il contento di farle una visita, se le è per essere accetta; poichè fino ad ora mi sono trattenuto a motivo delle sue occupazioni, attendendo da lei un qualche avviso, come le ho più volte scritto. Intanto la mia Figlia cammini con coraggio e semplicità, poichè che ha mai da temere, chi si trova tra le braccia del Signore? Sì la mia Figlia Iddio la tiene tra le sue mani: mi creda, e ne viva sicura. Io non credo che mi sia andato d'occhio niente e però termino col benedirla .
Li 12 gennaio 1793 A 134 31 Gennaio 1793
Forse il Signore il Signore, che è geloso della sua anima, ha permesso la sua malattia per sottrarla ai doveri e ai pericoli del carnevale. Nella malattia poi si possono praticare tutte le più belle virtù.
(Mezzo foglio, scritto su di una sola facciata – A.C.R., A1/1/10
V(iva) G(esù) e M(aria)
Ancor le malattie sono visite amorose del Signore: Ancor nelle malattie si ama di un vero amore il Signore: Ancor nelle malattie si possono praticar le virtù, e che belle virtù si possono praticare? Tutto questo già lei lo sa; e tutto questo credo; che procurerà di praticare con una amorosa e dolce uniformità alla sempre amabilissima volontà del suo Dio e sposo. Chi sa la mia Figlia: che il Signore per sottrarla da tutti gl'impegni del carnevale[26] non abbia usato questo mezzo. Certo certo se così fosse bisognerebbe dire, che le vuol molto bene; e che si diporta d'Amante un po' gelosetto, ma ad ogni modo, che le deve esser molto caro. La mia Figlia le protesto con tutta sincerità, che io la intendo così. Sia dunque di tutto lodato e lodato di tutto cuore ancor che così non fosse; giacchè tutto coopera in bene a chi di vero cuore cerca d'amare il Signore. Coraggio la mia Figlia; si ricordi di essere obbediente al medico per il solo amor del Signore; di prendere i medicamenti, quantunque disgustosi, in memoria del fiele ed aceto gustato per di Lei amore dal buon Gesù: d'esser dolce con chi l'assiste; ed aver ancora nella presente situazione la premura di edificar il prossimo con la sua obbedienza, pazienza, carità, e dolcezza. Quando è in stato di ricevermi con tutta libertà me lo faccia sapere, che verrò ben volentieri. In tanto non manco di raccomandarla al Signore acciò le doni salute, e con questo fine ed intenzione di benedirla nel nome del Padre del Figliuolo, e dello Spirito Santo. Amen.
Li 31 gennaio 1793
A 135 6 marzo 1793
Le tentazioni le fanno temere di essere separata da Dio, ma Don Libera, con tutta la sua esperienza, l’assicura che il Signore adopera questo mezzo per lavorare le anime, non per perderle. Il suo cuore – egli l’assicura – è tutto di Dio.
(Il secondo mezzo foglio è stato strappato, ma non completamente; rimane l’impronta del sigillo di ceralacca – A.C.R., A1/1/11)
V(iva) G(esù) e M(aria)
O Dio la mia Figlia, quanto più il Signore si dona a Lei, tanto più Ella pensa d'esser divisa da Lui. No, e poi no che il Signore non è punto in disgusto con Lei; o se pure non è un pochetto amareggiato per le sue diffidenza e ritrosie; e diciamo ancora un'altra parolina, e per la poca sommissione del suo intelletto a quanto le ho detto. Sino che Pietro si conservò pieno di fede e di confidenza camminava sopra l'acqua come sopra di un fermo e sodo terreno; ma non sì tosto al soffio di un po' di vento, si raffreddò nella fiducia, principiò a sommergersi, e si sarebbe annegato se Gesù non gli stendeva la mano. Marchesina, se Iddio le dona fede nella mia miserabile persona, le dico e l'impegno l'anima mia, che camminiamo bene; e che Dio è con lei. Coraggio la mia Figlia. Iddio ha lavorato tutte l'anime a Lui più care su queste tracce; nè per niente le ha donato quei tratti sì vivi d'amore. Con ciò la mia Figlia Iddio l'ha preparata e fortificata a questi travagli; ma la prego per quanto ha di più caro, per Iddio insomma a non tralasciar alcuno dei suoi esercizi devoti e di non far resistenza al suo cuore onde sfogar i suoi affetti verso Iddio, unico di Lui oggetto. Continui la sua comunione quando può sì sacramentale e più volte al giorno ancor la spirituale. Le tentazioni non sono peccati, e voglio esser creduto. Non vi è necessità di confessarsi se non in generale di queste cose, che da Dio non le sono permesse, se non per renderla più ricca di meriti; Le accordo di leggere ed ancora cantare quelle canzonette[27], e di lasciare in mano di Dio il pensiero di sua salute, usando però i riguardi dovuti nella presente sua situazione. Marchesina un cuore tanto avverso alle cose contrarie alla purità, come è mai possibile che venga da Dio abbandonato? Non è che il cuore la mia Figlia che pecchi: i pensieri, i fantasmi e che che di più molesto non macchiano nè appannano punto il candore della bella purità, quando il cuore è tutto di Dio. Animo: camminiamo per queste strade con coraggio e fiducia in Dio: sono scabrose, sono dure, ma ci portano a Dio: Arcta et angusta est via, quae ducit ad vitam: Le rinnovo la benedizione ed il merito della Santa obbedienza di migliorar di salute. Con l'aiuto di Dio è possibile ogni cosa.
Li 6 marzo 1793A 136 5 aprile 1973
Non tema se la sorella viene mandata dagli zii nel collegio di Castiglione; abitualmente chi vi è educato, fa bene. E tanto meno tema se continua in lei l’attrattiva alla preghiera di ascolto: Dio lavora così le anime che Egli ama in particolare.
(Foglio semplice, scritto da una sola parte – A.C.R., A1/1/12)
V(iva) G(esù) e M(aria)
Martedì ho fissato di portarmi a visitare il suo cuore, quando la giornata non sia più che cattiva, e non mi succeda qualche indispensabile impedimento, già intendo della settimana ventura; se mai fosse impedita vien pregata di preventivo avviso. E che abbiamo a dire la mia Figlia?... adoriamo le divine disposizioni; e queste combinazioni, riguardiamole come colpi maestri di quella mano sapiente ed amorosa intesa con soavità e fortezza a distaccare il nostro cuore dalle cose della terra, ed a farci toccar sensibilmente il vano appoggio delle creature; e così non aspirar ad altro, che a congiungerci con quel Dio ch'è il vero amico e l'unico centro del riposo del nostro spirito. Abbandoniamoci sempre più nelle braccia amorose del nostro Dio, ed in Lui ed a Lui appoggiati non temiamo, se ancor si scatenasse contro di noi l'inferno tutto, lasciamo la mia Figlia condurre da Dio l'affar della Sorella. Quante conosciamo essere state educate là in Castiglione[28] si diportano poi bene. Forse ancor in questi cambiamenti si nasconde qualche tratto amoroso della Divina Provvidenza, che a tempo migliore si svilupperà. Per rapporto alla Teresina io dirò, che li giudico ambedue opportuni, che si consulti col suo cuore, dopo d'essersi raccomandata al Signore, e dove si sente più incline, creda che Dio la voglia, appoggiata. Mi consola infinitamente l'intendere l'affetto ed il conforto, che Dio le dona per l'orazione: corrisponda alla misericordia del Signore, perchè questo è il nutrimento ed il cibo con cui Iddio alimenta l'anime a Lui più care, e le rende forti a tutto. Oh! Dio! E come non le posso approvare quel raccoglimento tacito e quieto, ch'è tanto tempo che desidero vederlo. Quando viene da Dio, voglio dire ogni qual volta viene da Dio messa in questo dolce riposo, vi stii pure, senza punto curarsi di non intender cosa alcuna, nè dar retta a qualche timore che le si destasse di perder tempo; perchè la mia Figlia non vi è tempo più ben impiegato di questo; e l'anima si fortifica più in una mezz'ora di questa secreta orazione, che in più ore dell'altra. Le ricordo di vivere confidente, e di disprezzare coraggiosamente le sue apprensioni. Iddio la benedica ora e sempre.
Li 5 aprile 1793A137
16 giugno 1793
Don Libera la sente inquieta e giudica che il turbamento derivi dal fatto che, avendo perduto i genitori, morto il padre, risposatasi la madre, ella non è mai stata soggetta ai vincoli dovuti alla sua nascita e alla sua età. La sofferenza però è il mezzo per avvicinarsi ancor più al Signore.
(Doppio foglio, di cui è scritta solo la prima pagina -A.C.R., Al/l/13)
V(iva) G(esù) e M(aria)
Veramente la sua inquietudine mi dà da pensare; ma ad ogni modo non mi sento di poter cambiare sentimento. Mi sono raccomandato al Signore e non per tutto ciò non posso pentirmi di quanto ho detto. Vedo che ancora in questa risoluzione vi può essere qualche cosa di ripugnante all'umano, perchè porta con sè un distacco, sebbene non apparisca, di qualche conseguenza; e mette un qualche legame ad uno spirito, che per una condizione delle umane vicende; non è mai stato sotto quel peso di soggezione, che la sua nascita ed età avrebbe dovuto portare, se il Signore conservato le avesse il suo Genitore: e non vorrei la mia Figlia, che potesse esser questo un occulto motivo della sua inquietezza. Per altro è certo, che l'incontrar una novità di vita, per chi ha sentimento, porta certo qualche agittazione. La mia Figlia ancorchè io vegga il suo cuore attaccato a Dio ed in possesso della verità; ad ogni modo non so scoprire in Lei dati certi e prove indubitate di vocazione religiosa[29] ; dall'altra parte veggo uno stabile aborrimento allo stato matrimoniale: dunque io dico appigliamoci a quella strada, che non si chiude la porta a qualsiasi disposizione che potesse ad un tempo dichiarare Iddio su la di Lei persona; ed a un tempo mi toglie fuori dai pericoli e da quei inevitabili inciampi, che vivendo nel mezzo del secolo è forza, e quasi siamo in necessità d'incontrare qualora si voglia con verità e sodezza darsi intieramente a Dio[30]. Giovedì mattina di questa settimana verrò a visitarla, e concluderemo di meglio. Basta solo che mi renda avvisato qualor fosse impedita. Coraggio la mia Figlia non si acquista Dio senza contraddire ben di continuo alle nostre inclinazioni, e senza patire. Il Signore la benedica, e la renda sempre più sua.
Li 16 Giugno 1793
A 138 27 giugno 1793
Don Libera è contento perché si è rasserenata, ma assolutamente non vuol sentire parlare di Scalze, perché in lei non c’è alcuna vocazione per esse. Piuttosto è turbato dalle insistenze del confessore che la vorrebbe come educanda tra le Dimesse. Per ora egli non vede chiaro e teme ci sia qualche interferenza delle Dimesse. Se ne interesserà.
(Foglio doppio, di cui è scritta solo la prima facciata -A.C.R., Al/l/14)
V(iva) G(esù) e M(aria)
Ho tutto il contento, che abbia ritrovata la sua quiete, ed il suo Dio nell'orazione. Le protesto, la mia Figlia, che mi sarebbe stato di pena a vederla poco quieta nella presa risoluzione, ma ad ogni modo io non avrei potuto rimuovermi, stante che mi sento sempre più confermato esser questa la Volontà del Signore, e nella presente situazione di cose, non esservi miglior espediente di questo. In quanto alle scalze a me non danno niente da fare, poichè non so scoprire alcun certo indizio di vocazione allo stato religioso; e se mai sono stato certo, che Iddio non la chiama scalza, lo sono totalmente di presente. Piùttosto mi da da pensare l'insistenza del Signor Arciprete, perchè vada nelle Dimesse[31] in qualità di educanda: cosa che non va punto a seconda del mio cuore. Io le parlerò prima di portarmi da Lei, a troverò l'ora ed il tempo di ritrovarlo in casa. Non vorrei che questa cosa traspirasse fuori prima di averlo partecipato al Signor Zio, e l'insistenza dell' Arciprete mi dà molto da sospettare, che parli con qualche intelligenza delle Dimesse[32]: con destrezza e prudenza gli faccia intendere, che le preme oltremodo, che la cosa sia secreta. Per altro la mia Figlia, stia quieta, che ancora che tal fosse l'intenzione delle Dimesse, quando abbiamo l'assenso del Signor Zio, tutto andrà bene. Così certo io spero. Martedì della futura (settimana) verrò a visitarla, giacchè è il giorno della Visitazione; ma le dico confidentemente, che voglio prima parlare col Signor Maestro[33] a solo, perchè in quel giorno mi è sembrato di vederlo sospeso e voglio ricavare quali dubbi gli vanno per testa. Ella non gli dica niente, e non gli dia di ciò sentore di sorte alcuna. Le benedico le Comunioni, e desidero di tutto cuore, che il Signore la consoli ancor rapporto alla Sorella. Coraggio coraggio. Iddio la benedica.
Li 27 giugno 1793
A 139 29 luglio 1793
“ L’affare della nostra vocazione l’abbiamo da riguardar per finito”. Dalla lettera non si avverte però alcuna disposizione a tale riguardo se non che lo zio Canossa ha concesso il suo assenso. Don Libera insiste sulla pratica della virtù e della preghiera, quella fatta col cuore più che con la testa. Ed ella non sia esigente nel voler avere sempre luce nella sua orazione. Anche i santi passavano attraverso parentesi di oscurità.
(Foglio doppio, scritto su due facciate -A.C.R., Al/l/15)
V(iva) G(esù) e M(aria)
Ero veramente desideroso di aver una qualche nuova dell'anima sua avendola lasciata in quel giorno[34], secondo mi parve, confusa. Io sono restato molto contento del Signor Zio, e la cosa è stata conclusa con tanta giustezza, che io non posso a meno di riconoscervi la man di Dio. Intanto la mia Figlia l'affar della nostra vocazione l'abbiamo da riguardar per finito; e di presente non abbiamo ad avere che il solo pensiero di santificarsi con quei mezzi, che piacerà al Signore darci di giorno in giorno fra le mani. Noi staremo su l'attenzione di attenersi dalla parte della virtù e specialmente di esercitarsi nell'amor della Volontà di Dio fra le varie situazioni e circostanze, in cui sarà piacere del Signore di metterci. L 'orazione sarà il nostro cibo. Ma qui la mia Figlia non vorrei confusioni. Portiamoci dinnanzi al Signore alla semplice. Io non voglio tanti studi e tante perplessità ad appigliarci piùttosto ad un modo che all'altro. Meno che occuperà la testa, il cuore sarà più atto ad essere attratto da Dio. Per fare bene l'orazione vi vuole più cuore che testa; e perciò io desidero che coltivi assai la presenza di Dio; e che non pretenda di voler sempre il cielo aperto. Ancor i santi più contemplativi avevano i loro tempi di oscurità d'aridità e di spogliamento d'ogni sensibile conforto. Camminiamo in questo con dolcezza, con confidenza, e con un amor grande di cercare il gusto di Dio, alle volte ancor senza la compiacenza di conoscere di darglielo. E' verissimo la mia Figlia, che ho pregato la Madre Luigia a scriverle quel mio sentimento; ma ad ogni modo voglio che riguardiamo questo affare, come sopra le ho accennato, come finito. Nè perciò con questo ci opponiamo punto alle disposizioni del Signore; anzi lo reputo l'unico mezzo per conoscerle quando Iddio avesse disposto altrimenti. Con la Sorella si è regolata ottimamente, e sappiamo poi compatirla, perchè lo merita il Signore e perchè lo seppe meritare ancor Ella. lo non ho a memoria d'averle accordato di non aver a domandar più grazie al Signore; Marchesina questa è un'apprensione di quelle che con tanta risoluzione mi ha promesso di non voler curar per niente. Abbiamo tutto il giorno bisogno dell'aiuto del Signore; e ci giungono ben spesso circostanze tali, per cui abbiamo bisogno di qualche particolar grazia ed aiuto, e sarebbe certo uno sproposito, non domandarlo a chi solo può darcelo; tanto più che Egli stesso ci insegna a farlo nel suo vangelo; perciò deponga ogni scrupolo e si attenga a ciò che le ha detto il Signor Arciprete, ch 'è ancor il mio sentimento. Io non ho alcuna difficoltà, che soddisfi nel modo che mi notifica, le premure di quella Madre. Lo faccia pure: ma dovendo scrivere, lo faccia con riflesso e con tutta la circospezione. Per assumere certi impegni cammini con qualche riserva. Non le vieto assolutamente l'esser giovevole al prossimo; e quando abbia opportunità senza gran maneggi di poter consolar e provvedere a qualche persona lo faccia pure; ma se mai convenisse metter in opera del maneggio grande e diffondersi troppo per ora tanto non lo crederei opportuno al suo spiritual profitto, se non in qualche affare di grandi conseguenze. Animo la mia Figlia; che il mondo dica ciò che vuole; a noi debbi bastare di contentar Dio. Per altro le dico, che io ho sentito da varie persone savie e prudenti molto a commendarla. In questo punto ricevo la nuova dalle Teresie della morte della loro Provante. Raccomandiamole al Signore. Oh Dio quanto mi è sensibile questa nuova! Il Signore la benedica.
Li 29 Luglio 1793
A 140 (Tra luglio e Settembre 1793)
Don Libera è amareggiato dalla constatazione dei tanti dolori che apporta la vita e sogna quel giorno in cui sia possibile pensare solo al divino volere. Lo zio Canossa è ammalato e Maddalena ha poco tempo per l’orazione. Ma non si angusti: ciò che si fa per amore di Dio è preghiera ed ella voglia Lui solo, volendo, per Lui, vivere e morire.
(Mezzo foglio scritto da una sola parte -A.C.R., AI/2/16)
V(iva) G(esù) e M(aria)
Oh quanti guai la mia Figlia oh quanti guai! Eh come si può mai amar una vita, che non è tessuta, che di timori, angustie, tentazioni, pericoli e malori, di ogni sorta? E pur conviene adorar le divine disposizioni, e non voler se non quel che Dio vuole. Oh quando mai sarà la mia Figlia che vivremo totalmente ed interamente del divin volere senza punto pensar all'indomani, ma soltanto ad impiegar sempre la giornata di oggi secondo il beneplacito di quel Dio ch'è il solo nostro pensiero e l'unico oggetto dei nostri affetti e di tutte le nostre pretensioni? Animo coraggio a sopportar tutte le nostre angustie, che non abbiamo a dar loro maggior durata di una giornata. Così è la mia Marchesina. Le rinnovo l'ordine di raccogliersi per un brevissimo momento di tempo due volte ogni mattina, due volte il dopo pranzo, ed una la sera; e ciò s'intende tra le faccende ed occupazioni domestiche, perchè non intendo di esentarla da tutto quel bene che può fare, e che le permettono le sue occupazioni, convenienze, ed anche, se vuole, le sue distrazioni. Purchè si studi di vivere quieta e sbrigata da vani timori, e di nutrire il suo cuore d'una amorosa e dolce confidenza verso un Dio che le dà tante prove del suo amore, io sono contento. Sino a che ci nutriremo di questa bella virtù, saremo cari al nostro buon Dio, e non ci mancherà di somministrarci tutti li aiuti opportuni ad amarlo, sì la mia Figlia ad amarlo ad amarlo in mezzo a tutto quell'umano ed imperfetto, che ci lascia provar e sentir per mantenersi fedeli nell'umiltà e conservarsi la cognizione del nostro niente troppo necessaria a perseverar nel divin servizio. Animo coraggio. Mi consolo del miglioramento del Signor Zio, e che la Teresina sia in campagna. Il Signore e Maria S.ma ci consolerà ancor a tempo opportuno in tutto il rimanente. Nutra vivamente questa speranza, che Iddio lo farà di certo. Li raccomando il più frequentemente, che può le sante Comunioni. Aiutiamoci con questo gran mezzo, e certamente tutto il tempo che impieghiamo in esse è speso per Iddio. Quando saprò che sia in maggior libertà le farò una visita. Intanto stia di buon animo: offerisca tutte le sue azioni la mattina al Signore e gli dica: che non vuol altri che Lui, e per Lui solo vivere e morire. Il Signor la benedica ora e sempre. s.d. A 141 13 ottobre 1793
Sono troppe le apprensioni che ella ha di procurargli disturbo scivendogli, per cui Don Libera lascia intravedere il suo disappunto. Non è neppure contento degli ostacoli che ella oppone allo zio, dopo che egli ha deciso di mandare la Marchesina Rosa nel collegio di Castiglione. Si metta in pace e attenda le divine disposizioni. Quando gli scrive, gli manifesti l’interno del suo cuore, che vuole esaminarlo.
(Mezzo foglio, strappato in malo modo -A.C.R., Al/2/17)
V(iva) G(esù) e M(aria)
La stimatissima sua scritta lì 11 l'ho ricevuta il 12: ciò glielo dico per accertarla della sicurezza dell'incontro; di più le dico, che mi è stata carissima, e che finiamo la cerimonia. Io la servo di cuore, e non mi può dar la maggior consolazione, che prevalersi con filial libertà in tutto ciò, che voglio per la sua quiete. Per altro per venire al punto le dico prima di tutto: che io non la voglio tanto ansiosa; poichè se ancora si avesse ad effettuare l'educazione della Marchesina... [35] in Castiglione, io non penso, che si abbia a tormentare il Signor Zio coll'andargli subito addosso con un 'altra novità. La mia Figlia chi si dà a servir Dio, ed a camminare la strada della perfezione, convien che si assuefaccia a prender le cose con gran quiete e soavità, non distogliendo mai l'occhio del proprio cuore da quella divina Provvidenza, su di cui deve un'anima tale formare tutto il suo conforto. Intanto la mia Figlia allontanandosi da Lei la Sorellina, Ella sarà sgombra da molti pensieri e legami; ed io sarei di opinione che avessimo a sperimentare in casa, come camminino le cose. Insomma per ora tanto mettiamo in pace il cuore, e stiamo a vedere cosa succede; e poi a tempo opportuno risolveremo a seconda della Volontà di Dio. Quello che mi preme su questo affare si è ch 'Ella non sia tolta in sospetto d'esser complice di questi raggiri; e però data occasione si regoli in modo, non affettato ma semplice, che dia a conoscere di non aver avuto alcuna mano in tutto ciò. In ordine alla giovane, risponda pure come mi scrive, che così appunto si deve rispondere, e stia pur fuori da ogni imbarazzo. La mia Figlia io ho avuto due sue Lettere senza che mi dia sentore del suo interno, e senza che mi dica niente di quello che più mi preme. Gliela perdono per questa volta, ma si ricordi, che quando ha motivo di scrivermi sempre e poi sempre desidero una parolina del suo cuore; e che mi renda qualche conto dell'obbedienze; e soprattutto se avanza nel coraggio nel disprezzar quei vani timori, e quelle apprensioni, che non servono ad altro, che a ritardare il nostro avanzamento nell' amare il Signore. II Signor La benedica, e non si scordi di me dinanzi al Signore, che le do la parola di non scordarmi giammai di Lei nel Santo Sacrifizio.
Li 13 Ottobre 1793 A 142 28 novembre 1793
Non si sgomenti se si accorge della meschinità e delle brutture della sua anima, che, del resto, ella vede la minima parte della realtà. Appunto per questo Dio la ama, perché può attuare ancor meglio la Sua misericordia. In tutti i casi Don Libera è contentissimo di lei “ e le cose non vanno così male come ella pensa”. La zia di Mantova, Matilde d’Arco, sta intervenendo per sanare il contrasto di famiglia per la suddivisione dei beni. E’ meglio farla avvertire dal maestro, Don Leonardi, del complesso della situazione.
(Foglio doppio, scritto su due facciate. A destra della piegatura, ampia lacerazione -A.C.R., Al/2/18)
V(iva) G(esù) e M(aria)
Eccomi la mia Figlia un po' tardetto[36], perchè hanno voluto le mie circostanze così, ma con lo stesso amore, e con una maggior premura di giovarle. Io ho tutto il contento, che riconosca l'affetto e l'amore, con cui Iddio, per un semplice atto di misericordia, si porta verso l'anima sua; perchè non vi è la mia Figlia cognizione più di questa opportuna ed efficace a riamare un Dio di tanta bontà; ed il conoscere ad un tempo stesso la nostra mala corrispondenza è un lume giusto, ed una conseguenza legittima di quella dolce cognizione. Quanto più la luce è chiara tanto maggiormente ci fa scoprire le macchie ancor più minute; e poi a sì eccellenza d'amore divino, qual amore umano, voglio dir, di creatura non deve parere fiacco e di niun o molto poco valore? Nè questo io lo dico perchè non voglio credere, quanto mi scrive delle sue miserie ed imperfezi |