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MEMORIE DI MADDALENA DI CANOSSA"
Capitolo X
TERZA FONDAZIONE : MILANO
E’ VOLONTÀ DI DIO?
1. Nei giorni seguenti, a motivo forse delle riflessioni che andavo facendo sul dovere che ho - e che non adempio mai - di cercare solo il Signore nella umiliazione, raccomandavo a Lui, o semplicemente pensavo, il nuovo progetto di fondazione a Milano.
2. Dagli inizi mi sembrava doverne dedurre che sul principio dovrà essere di molta povertà, umiliazione e molto patire, e per la prima volta mi parve pure di cominciare a sentire per questa fondazione una certa inclinazione.
3. Proposi perciò di tenermi nascosta più che mai e di cercare quello spirito che da tanto tempo il Signore vuole da me, benchè non l' abbia mai voluto far mio.
4. Intanto facevo varie devozioni per adempiere in questo la divina Volontà, vivendo col timore che il demonio voglia distogliermi da questo luogo, dove pare che il Signore adesso venga più servito di prima, essendo meglio conosciuta la nostra vocazione e, di conseguenza, venendo noi maggiormente impiegate dai sacerdoti delle chiese vicine nell'istruzione delle povere.
5. Un altro giorno, facendo orazione, mi trovai internante unita a Dio, ma non nel solito modo, sembrandomi di unirmi a Dio come spirito, nella solita forma del Sole, come quando, per modo di spiegarmi, una persona avvicina un ferro alla fiamma fino ad unirlo al fuoco, ma senza fonderlo in esso. 6. Questa orazione non fu tanto interna come i soliti impeti e senza sentimenti di amore, ma mi lasciò I'anima tranquilla, consolata e fortificata per tutto il giorno.
7. Dopo qualche tempo dovetti decidermi a tornare nel mio paese per gli affari dell'Istituto e qui ebbi subito un'altra piccola prova della cura di Dio per il medesimo.
8. Consigliata di parlare con il Principe, ospite in casa mia, trovai in chi avrebbe dovuto darmi tutta l’adesione, un’insuperabile contrarietà.
9. Affidai tranquillamente la cosa a Dio, certa che, se fosse stato opportuno, Egli acrebbe agito da sé: e così fu. Feci perciò quello che mi era stato suggerito.
10. Proseguii quindi per Milano, dove giudicavo utile constatare di persona ciò che mi si proponeva di fare in questa città.
11. Avevo anche intenzione di portarmi ai piedi del S. Padre, per conoscere la sua volontà circa alcuni punti delle Regole che, a causa della lontananza, non avevo potuto sottoporre al mio direttore.
12. Constatai che il viaggio era stato necessario, altimenti a Milano sarebbe stata scelta un'abitazione assolutamente inadatta. 13. Mi riuscì di trovarne una a proposito e stabilii pure tutte le cose concernenti l'istituzione; 14. ma per tutto il tempo che rimasi in questa città fui oppressa -contro il mio solito - da grande malinconia, stato d' animo che già conoscevo e che mi riuscì di nascondere a tutti.
15. Non ebbi però il coraggio di dare una parola positiva e di impegnarmi con le mie amiche e nemmeno con quel degno parroco, che pare debba essere il Superiore e il confessore della nuova Casa, benchè da chi mi dirige avessi avuto l' ordine di impegnarmi.
16. Tanto più mi sorprendeva questa malinconia in quanto, umanamente parlando, nulla avrei potuto desiderare di più, essendo provveduta in tutto dalle amiche. 17. Contrariamente al solito avevo pure molto tempo per far orazione ed effettivamente stavo molto in chiesa, ma ( cosa che mai o quasi mai mi succede) invece di far orazione, avrei sempre dormito. 18. Mi si presentarono pure varie compagne, di una delle quali mi sentii subito, direi, innamorata...
19. ...tuttavia non mi impegnai con nessuna, tenendole però tutte in parola, poichè vedevo che in nessun'altra città, , come in questa, vi potrebbe essere, umanamente parlando, il mezzo di stabilire l'Istituto in ogni suo ramo e nella sua vastità.
20. L 'unico momento di tranquillità l'ebbi quando andai con la mia amica a visitare il Santuario di Maria santissima in S. Celso; ma la serenità durò solo il tempo della visita. 21. Oltre ai motivi inspiegabili di malinconia, credo che un poco contribuisse ad accrescermela il dover vivere in mezzo ai signori.
22. Partii dunque per recarmi dal S. Padre e per questo incontro avevo fatto e facevo continuamente orazione; ma il primo viaggio fu inutile. 23. Continuai però a pregare, giudicando dall' abituale modo di agire del Signore con me che l' occasione non sarebbe passata, senza che potessi vedere il S. Padre, come infatti avvenne. 24. Dopo tante e continue preghiere Dio mi accordò quanto avevo desiderato, ma me lo fece pagare molto caro.
25. Nel momento in cui mi presentai al S. Padre, verso il quale mi ero sempre sentita piena di rispetto, venerazione e attaccamento, fui presa più che mai da tedio e indifferenza. 26. Malgrado la profonda confusione che provavo trovandomi ai suoi piedi, dopo che egli mi ebbe benignamente esibito l' approvazione formale dell'Istituto, gli inoltrai la richiesta di affidare l' esame delle Regole ad una sola Commissione, temendo che il passaggio delle medesime alla Congregazione dei Vescovi dovesse comportare una troppo lunga dilazione.
27. Il santo Padre replicò di mandare le carte a Roma, per cui, lì per lì, io immaginai che egli non fosse del tutto persuaso della persona per mezzo della quale sempre avevo esplorato la sua volontà. 28. Non potendo, però, per la brevità del tempo, capire chiaramente che cosa volesse, mi alzai per dar luogo ad altre persone, ma talmente angustiata che non sapevo nemmeno più che cosa fare.
29. Passai in cattedrale, dove ricevetti la benedizione apostolica, ma sempre nell'uguale stato d' animo e con tale angustia interiore che la mia amica, senza che io ne dessi il minimo cenno, dal colore del volto s'accorse dell'accaduto, senza però conoscerne il motivo.
30. Quando lo seppe, tentò di convincermi a tornare dal S. Padre; io non volevo, temendo di recargli disturbo; ma poi mi lasciai persuadere da quel parroco che, come già dissi, doveva essere il Superiore dell'Opera e che per combinazione pure si trovava lì.
31. Vi tornai, dunque, qualche ora dopo, gli parlai nuovamente e rimasi, almeno in parte, meno angustiata di prima, benchè ancora lo fossi tanto che, pur dissimulandolo completamente per non affliggere l' amica, temevo, restando così, di dovermi ammalare.
32. Mi sembrava infatti di aver pregiudicato l'Opera, di essermi avvilita per effetto di superbia, presumendo di essere accolta in modo migliore. 33. Internamente continuai a rac- comandare la cosa e l'Istituto a Maria Santissima, e dopo un giorno o due, riflettendo di essermi angustiata senza motivo, cominciai a calmarmi.
“ A VERONA TROVAI MOLTE CROCI ”
34. Tornata a Milano e conclusa ogni cosa, senza tuttavia impegnarmi, ripartii per Verona, dove trovai quante croci volevo o meglio, trovai molte croci tanto relativamente agli affari temporali riguardanti qualche mia compagna, quanto relativamente alle compagne stesse di quel primo Ritiro. 35. Molte di esse, infatti, non potevano rassegnarsi a restare così divise, non solo per riguardo a me, ma più di tutto per non avere una superiora del proprio Istituto.
36. Dio, però, mi diede la grazia di riuscire a tranquillizzarle, facendo loro comprendere che così richiedeva il bene dell'Istituto, lusingandole anche che la mia assenza non sarebbe stata poi tanto lunga.
37. Conclusi quivi gli affari ed accettate due compagne, una per Verona ( a suo tempo) , I'altra, dotata di uno spirito particolare, per Milano, dovetti tornare a Venezia, più raccolta interiormente, sembrandomi che il soggiorno a Verona mi avesse procurato questo effetto.
38. Nel tempo di questo soggiorno, infatti, qualche volta, durante l' orazione, il Signore mi incoraggiò con gli abituali pensieri del Paradiso, col trovarmi unita a Lui nel modo ormai abituale, senza alcun che di singolare, per quanto mi ricordo.
39. Ritornata a Venezia ed oppressa per qualche tempo dagli affari, non trovavo momenti da dedicare all' orazione. I primi giorni in cui ebbi un po' di libertà da poter stare col Signore, fui presa da grande noia, sentendo peso di tutto, assai angustiata per essere superiora, pensando al grande debito che me ne derivava davanti a Dio.
40. Si aggiunse la combinazione di non poter scambiare parola con nessuno: il Signore, infatti, aveva preso le sue misure così giuste che non ebbi neppure un momento per parlare col confessore. Se l' avessi potuto, sarei stata sempre sola.
41. Trascorsi così vari giorni, avendo in seguito anche disturbi di salute: passavo da un'occupazione all'altra senza intervalli di tempo. 42. In una sola occasione, vedendo un grave bisogno dei miei prossimi, pregai molto il Signore, domandandogli una certa grazia per amore di Maria Santissima e per i meriti del regnante Pontefice.
43. Poco tempo dopo, la grazia mi fu accordata; ma, benchè non dubitassi che il Signore aveva esaudito l'intercessione della sua santissima Madre e riguardato ai meriti del suo santo Vicario, tuttavia, conoscendo la mia indegnità e sapendo che varie altre persone avevano pregato al medesimo scopo, pur temendo di far torto al Signore non riconoscendo la grazia da Lui ottenuta, due volte dubitai che fosse stata concessa per le mie preghiere. 44. Ambedue le volte il Signore cominciò a ritirarla, per cui la seconda volta, essendo cosa più chiara della prima volta, anzi indubitata, domandai perdono al Signore e gli promisi di non dubitare più, benchè qualche pensiero di dubbio mi venga ancora. 45. Non ebbi coraggio di raccontarlo neppure a chi mi dirige, ben sapendo quanto il mio modo di servire il Signore sia in contrasto con le divine misericordie.
46. Nel periodo di tempo in cui domandavo questa grazia, sentii dire da alcune persone che, in forza dei castighi, il Signore veniva meno offeso; 47. mi trovai per questo angustiata e divisa tra il pensiero della giusta pena dovuta ai peccati e la compassione per la sofferenza dei poveri e temo che questa superasse quello.
48. Dopo qualche tempo, permettendolo la salute, potei nuovamente frequentare la Comunione, se non che, avendomi il Signore permesso varie croci relative agli affari esterni dell'Istituto, sopportai le prime molto male, mancando di abbandono nel Signore. 49. In seguito, in altre circostanze dalle quali chiaramente appariva che il Signore con me e con l'Istituto vuol agire solo, lo trovai nuovamente nell' orazione.
50. In tutto questo tempo, se mi riusciva di leggere qualche cosa che trattasse dell' amor di Dio, subito mi intenerivo; ma era cosa passeggera. 51. Un giorno, dopo la santa Comunione, se ben ricordo, mi parve di trovarmi tanto unita con Dio che mi sembrava non esservi cosa o forza alcuna che da Lui mi potesse dividere.
COMMENTO (di M. Elda Pollonara, fdcc)
1. Maddalena si interroga se quanto l'amica Durini le aveva prospettato nell'ultimo incontro a Venezia {gennaio 1815) sia proprio volontà di Dio, aprire cioè una casa a Milano. « Se fossi in libertà come quando ci siamo conosciute vi servirei in qualsiasi modo »[1] scrive da amica. Ma da fondatrice ha ormai sulle spalle il peso di due case in due diverse città e non ancora ben consolidate. Come pensare anche a Milano? Per « cercare solo il Signore nella umiliazione » sarebbe stata una buona occasione, ma la prudenza non consigliava una impresa affrettata. E ancora in una lettera successiva: « Altro non desidero che di fare la volontà di Dio e di vederlo glorificato, ma per la verità al mio giudizio non vedo combinabile il poter io venire per la vostra scuola... al momento non credo di poterlo fare »[2].
La fondazione sì, ma i tempi e le modalità sono da studiarsi insieme al Signore. Maddalena non è solo una Istitutrice, ma è la sposa del Crocifisso e solo con Lui si può accordare la gioia di una nuova maternità spirituale.
2. « Una certa inclinazione » per la fondazione in Milano era nel cuore dell'amica Carolina, era nel cuore di Maddalena. Bisognava chiarire se era anche nel cuore di Dio. I tempi e i modi erano ancora nascosti. Intanto Maddalena dispone lo spirito ad affrontare nuove umiliazioni e « molto patire ».
3. Ciò che preme sopra ogni altra cosa alla Fondatrice è stabilire l'Istituto nello spirito voluto dal Signore. Così aveva scritto fin dall'inizio all'amica Durini: « La infinita carità del Signore... mi darà la grazia di prestarmi in tutto ciò che mi sarà possibile per il servizio e per il bene dei prossimi. Ma non saprei e non potrei farlo se non secondo lo spirito e il perfetto sistema di questa istituzione»[3] .
4. Il timore di Maddalena è che l' invito per una fondazione a Milano sia un tranello del comune avversario per allontanarla da Venezia dove il Governo stava prendendo in seria considerazione l'Opera e dove il servizio della scuola, dell'istruzione religiosa e dell ' assistenza ai sofferenti era apprezzato e richiesto.
Per scongiurare tale timore Maddalena faceva intensificare preghiere nelle proprie comunità. E anche alla Durini scriveva: « ...pregate per la vostra Maddalena e fate pregare perchè possiamo fare la volontà di Dio e farla bene »[4].
5-6. Il tipo di orazione di cui tratta qui Maddalena porrebbe essersi verificato verso la fine del mese di aprile del 1815. Descrive una forma di unione interna con Dio diversa dal solito. Si unisce a Dio « come spirito, nella solita forma del Sole ». E’ la verità teologica descritta da san Paolo: « Chi si umsce al Signore forma con Lui un solo Spirito »[5]. E san Giovanni della Croce così commenta: « Non altrimenti da quel che avviene quando la luce di una stella o di una candela si unisce a quella del sole. Allora infatti ne la stella, ne la candela risplende, ma il sole che assorbe in sè ogni altra luce »[6].
A questa immagine del sole Maddalena sovrappone quella di un ferro avvicinato alla fiamma che dona al ferro tutte le caratteristiche del fuoco senza fondersi con esso. I paragoni sono tentativi dei mistici per spiegare in maniera solo approssimativa ciò che si verifica nel loro spirito. Tranquillità, consolazione, fortezza sono gli effetti di questa orazione.
7. E’ il mese di maggio 1815. Maddalena torna a Verona per alcuni « affari dell'Istituto ».
E’ la prima volta che usa il termine « Istituto ». Finora si
era sempre espressa con il termine più modesto e meno impegnativo di « Opera » .
Scrive all’amica Durini in data 6 maggio: “Parto oggi o al più domani da Venezia per Verona”[7]. A Verona l’attende una felice coincidenza. Nei giorni 10- 12 maggio sarà ospite a palazzo Canossa S.A.I. l’Arciduca Giovanni d’Asburgo. In tale occasione potrà forse chiedere l’uso gratuito dei monasteri di S. Lucia in Venezia e di S. Giuseppe in Verona.
8. Maddalena era stata forse « consigliata di parlare col Principe » dal can. Pacetti o dal provinciale Marino da Cadore, ma trovò probabilmente nel fratello Bonifacio, il quale riteneva indiscreta la richiesta della sorella, una imprevedibile barriera.
9. Il veto del fratello non disarma Maddalena. Affida semplicemente al Signore il suo problema e attende. Qualche ora dopo viene ammessa alla presenza dell ' Arciduca Giovanni.
Così ne darà relazione al conte Mellerio: « Quando S.A.I. l' Arciduca Giovanni venne in Italia presentai al medesimo la prima supplica in Verona nella casa di mio fratello ch'Egli degnossi onorare, pregandolo... di ottenermi da S.M. d'essere sollevata dagli affitti dei due locali... credendo potesse bastare domandarli gratuitamente per l'Istituto delle Figlie della Carità »[8].
Sarà il primo passo lusinghevole, ma non conclusivo, dell'affare. Altri inciampi troverà lungo l'iter burocratico.
10. Il giorno 12 maggio 1815 Maddalena prosegue il viaggio ormai programmato per Milano. Così alla Durini per mezzo di una sua segretaria: « La nostra amica non potendo , scriverle ella stessa, mi commette di farlo io per prevenirla che domani mattina parte da Verona e domenica arriverà a Milano »[9], Lo scopo del viaggio è duplice, quello di una possibile fondazione a Milano e, se le circostanze politiche lo avrebbero permesso, quello di proseguire con Carolina per Genova allo scopo di incontrare il card. Francesco Fontana a cui consegnare copia delle Regole completate in quell'anno.
11. Un altro desiderio racchiudeva Maddalena nel cuore ed era quello che esplicitamente. dichiarerà un anno più tardi: « Impossibilitata dalle fatali politiche circostanze di condurre un libero carteggio col signor Canonico [Pacetti] , venni a Milano lo scorso maggio per poter eseguire con voi la nostra gita a Genova nella speranza che col vostro mezzo il Reverendissimo Padre Fontana mi avrebbe fatto la carità di rivedere le Regole e di favorirmi presso il S. Padre, al quale io pure voleva esternare con le proteste della mia illimitata dipendenza altresì le mie umilissime suppliche a tale oggetto »[10]. Pio VII si era rifugiato a Genova dopo l'invasione degli Stati
Pontifici da parte di Gioacchino Murat. Solo il 22 maggio il S. Padre lascerà Genova per far rientro a Roma.
12-14. La presenza di Maddalena a Milano fu prowidenziale. Le fu possibile trovare una casa più adatta di quella trovata precedentemente dalla Durini presso la parrocchia di S. Stefano, le fu anche possibile incontrarsi con il parroco don Francesco Zoppi, che sarebbe in seguito divenuto superiore e confessore della futura comunità milanese. Sottolinea infine lo stato di profonda «malinconia » che l' accompagnò per il tempo che rimase a Milano e che cercò di occultare a tutti.
15. Le trattative concernenti l'istituzione non vennero per allora concluse, nonostante l'incoraggiamento da parte del suo direttore nell'Opera mons. Pacetti.
16-18. Gli affari materiali in Milano non potevano andare meglio, aveva molto più tempo per fare orazione, si erano presentate alcune giovani aspiranti alla vita religiosa. Perchè quel fondo ingiustificato di malinconia?
19. Fedele al consiglio del canonico Pacetti: « ...se le crede ottime le tenga in parola »[11], Maddalena non si impegna con nessuna delle aspiranti incontrate, anche se in nessun'altra città come in Milano si prevedeva una più completa e vasta realizzazione dei tre rami di carità propri dell'Istituto.
20-21. Un pellegrinaggio al Santuario di S. Maria dei Miracoli presso S. Celso è « l'unico momento di tranquillità ». L'incontro con la sua grande Madre è l'approdo a un'oasi di pace. Cerca di spiegare a se stessa il senso di malinconia che persiste anche dopo la visita. E se lo spiega così: il dover riprendere, lei Marchesa, le relazioni con i signori. La vita di monastero l' aveva disabituata alla vita dell 'alta società.
22-24. Secondo il progetto insieme concordato, Maddalena e la Durini partirono alla volta di Genova per incontrare Pio VII, ma il viaggio andò a vuoto perchè il S. Padre era improvvisamente partito per Savona e successivamente per Torino. La preghiera rivolta al Signore fece intuire a Maddalena che l'incontro, nonostante tutto, si sarebbe avverato. E così fu. II papa Pio VII sarebbe partito da Genova per Roma il 22 maggio 1815, e il 23 le due amiche lo avrebbero raggiunto a Piacenza. E’ un incontro però che pagherà a caro prezzo.
25-26. Tedio, confusione, indifferenza furono i sentimenti che accompagnarono l'incontro. Era quel Pio VII al quale mons. Pacetti aveva già dato informazione della nascente istituzione. Così Maddalena stessa rievoca un anno dopo: « In quei brevissimi momenti potei dirgli che io ero la Canossa, quella delle Figlie della Carità di cui parlato aveva a sua Santità il signor Canonico Pacetti»[12].
Per l'approvazione formale dell'Istituto Maddalena non nutriva alcun dubbio. Fece solo la richiesta che le Regole , anzichè passare per via ordinaria, fossero esaminate da una speciale Commissione di Cardinali. La speranza era che l'iter sarebbe stato più veloce. « In quel primo riordino delle Congregazioni romane dopo la bufera napoleonica l'intera trafila degli uffici non poteva non apparire lunghissima »[13].
27-28. Il S. Padre come immediata risposta alla richiesta della Canossa per due volte rispose: « Mandate a Roma, mandate a Roma e vedremo ». Questa risposta che non ammetteva replica, anche perchè altre persone presenti all 'udienza erano in attesa, lasciò Maddalena in forte angustia. Dubitò che il S. Padre non fosse troppo persuaso di passare le Regole per la revisione a mons. Pacetti.
29- 30. L' amica Durini, che aveva letto sul volto di Maddalena la delusione dell'incontro e ne aveva avuto conferma suggerisce e cerca di convincere l' amica di ripresentarsi al S. Padre. La persuase anche don Francesco Zoppi, che per puro caso si trovava presente a Piacenza per l'occasione.
31. Il ritorno a distanza di poche ore dalla prima udienza così Maddalena lo ricorda dopo un anno alla Durini: « Quando poi nel dopo pranzo voi, vedendomi tanto angustiata, mi obbligaste a ritornarvi, domandandogli intorno ai due monasteri, mi disse il S. Padre: "Se non tornano le monache restateci, restateci. Se tornano è roba d'altri" »[14].
32-33. Maddalena attribuisce alla sua « superbia » l'avvilimento seguito al duplice incontro con il Pontefice. Dopo un giorno o due, riflettendo all'accaduto e pregando Maria Santissima per la sua sofferta istituzione, riacquistò la calma. Le era sembrato di avere addirittura pregiudicato l'Opera.
34-35. Il 31 maggio 1815 Maddalena giunse a Verona con tante speranze nel cuore. Così all’amica milanese appena lasciata: “ Sono arrivata felicissimamente a Verona alle ore 6 dopo un ottimo viaggio ”[15].
E dopo dieci giorni da Verona : “ ...ho il cuore a Milano e prego e faccio pregare per poter adempire la volontà del Signore. Ho buone notizie di Venezia, cosa che mi consola per doppia ragione ”[16].
Non può “ volare a Venezia ” perchè la situazione a Verona è sempre più critica. Le figlie della comunità di S. Giuseppe reclamano una loro superiora dal momento che Leopoldina Naudet, creata superiora della casa dal 1808, stava per sciamare con il gruppo delle sue devote.
36. Il Signore è sempre il regista della sua vita: è Lui che tranquillizza le compagne preoccupate per la sua prolungata lontananza da Verona, è Lui che suggerisce le parole adatte per far loro accettare, In vista del bene generale dell'Istituto, un' altra sua breve assenza.
Spera partire per la metà di giugno. Così alla Durini: “ Non sono ancora partita per Venezia, ma cara Carolina, spero poterlo fare fra tre o quattro giorni… Quella benedetta lite dell’Angioletta che sempre pare sul finire, mi trattiene questi giorni, ma da finire o finita, io me ne vo' tra pochi giorni ”[17].
Un altro più grave ostacolo tratterrà Maddalena a Verona molto più di quanto pensasse: la situazione della comunità di S. Giuseppe. Infatti Leopoldina Naudet si prepara a lasciare il monastero di S. Giuseppe per un'altra sede. Così sempre alla al Durini: “ Vi confesso che mi dà più pensiero Verona che Venezia sembrando a me che l'amica di qui [Leopoldina] sia molto vacillante, mi sembra però che non abbia da essere
possibile che possa effettuare una qualsiasi risoluzione che con molto tempo... Vi prego di darmi una nuova prova della nostra amicizia col far rinnovare più che mai l' orazione, singolarmente, mi raccomando, fate pregare Maria Santissima che fu quella, la quale condusse questa piccola Opera sino a questo punto ”[18].
37. Maddalena potrà essere a Venezia solo il 1° agosto 1815. Così scrive all'amica: “...finalmente eccomi a Venezia... il Signore mi fece la grazia di terminare a Verona gli affari di Angioletta... cosa molto utile... perchè senza finire questi affari... mi sarebbe stato un pensiero doppio venire a Milano ”[19].
Appena tornata a Venezia testa e cuore sono a Milano: “ ...mi domandate la nota di ciò che può abbisognare per allestire la nuova Casa delle Figlie della Carità... ma prendiamo ancora per un poco la cosa dolcemente tanto che possa vedere qui concluso ciò che tanto desidero e che ci gioverà tanto anche per costì ”[20]. Aveva già accettato a Verona due postulanti, una delle quali per la futura casa di Milano.
38. Del soggiorno a Verona ricorda con una punta di nostalgia il tempo più prolungato che aveva potuto dedicare all'orazione e il maggiore raccoglimento, anche se nulla di singolare aveva sperimentato, ma solo pensieri abituali di Paradiso .
L' orazione per Maddalena è il tempo più prezioso della sua vita. E’ l'appuntamento con il suo Dio, è l'incontro con l'Amato, con lo Sposo, con il suo Tutto. Per i Figli della Carità scriverà sull'orazione questa massima: “ ...si comprenda e si valuti l'orazione più che lo studio, l'efficacia dell'orazione più che le fatiche, la forza dell ' orazione sopra ogni eloquenza e la scienza dell'orazione sopra ogni altro sapere ”[21].
39. Anche a Venezia, dopo un'assenza di quasi tre mesi si erano accumulati affari e Maddalena si trovò oberata di lavoro al punto da non trovare “ momenti da dedicare all'orazione ”, impegno ritenuto il più importante della sua vita. La preghiera viene definita “ libertà da poter stare col Signore ”. Ma anche questo tempo, sempre tanto agognato, si risolve inizialmente con sensi di noia e di oppressione. Ciò che maggiormente l'angustia è la responsabilità di “ essere superiora ”.
40-41. Il lavoro è senza respiro, la salute cagionevole. E’ ancora in sospeso la pratica relativa alla richiesta dell 'uso gratuito dei due monasteri, quello di Venezia e quello di Verona. Riceve pertanto in S. Lucia la visita del conte Goess,
nuovo governatore di Venezia, e del consigliere ecclesiastico, un certo don Lystal, in vista di una possibile soluzione del problema. In quella occasione Maddalena condizionava la richiesta al fatto “che l 'una e l' altra località. ..fosse senza pregiudizio delle monache che vi erano... ” e desiderava “l'aggradimento di S. Maestà [Francesco I d' Austria] ”. In seguito, “ onorata da una visita dello stesso Imperatore gli domandai le località, compresi gli orti, e volentieri me li accordò. Accettò l'Istituto sotto la sua protezione accordandomi di dilatarlo quanto potrò ”[22] .
Giungevano intanto da mons. Pacetti espressioni come le seguenti: “ Mi consolo del suo ritorno da Verona e che abbia combinato l'affare della sua compagna [Angioletta] e che a Milano abbia tutto appianato ”[23]. Tutti questi affari portati avanti “ sempre sola ”. Da dentro la sostenevano i suoi amori: Dio e Maria Santissima.
42. In una occasione si impegnò a molto pregare per un grave bisogno. Maddalena non fa nome dei destinatari di tale impegno di preghiera. Si sa solo che si rivolge a Maria Santissima e chiede di essere esaudita per i meriti di Pio VII, Pontefice regnante e già in concetto di santità. Così si era espresso mons. Pacetti in una sua lettera: “ Il Signore continua ad operare gran miracoli col mezzo del santo Padre tanto che in Roma non vi è giorno che non se ne sentano di strepitosissimi”[24].
43-45. Maddalena mette in evidenza in questo episodio la grandezza della misericordia di Dio in contrasto con la sua scarsa fiducia. Per due volte dubita di essere esaudita e per due volte il Signore ritira la grazia che sta per concedere.
46-47. Il cuore di Maddalena educato da Dio alla carità e alla bontà non tollera il sentire che Dio rimane placato dai castighi inflitti per i peccati. E’ vero, secondo san Paolo, che l'uomo non riconciliato è soggetto all'ira di Dio[25], ma è anche vero che i castighi, come segno e conseguenza del peccato, sono, da parte del Dio delle misericordie, un richiamo alla conversione e alla salvezza. Maddalena sa che l'ultima parola di Dio è quella dell'amore che salva l'uomo in Cristo Gesù. La compassione di Dio per le sofferenze dei poveri supera all'infinito l'esigenza di una presunta giustizia.
48-49. “ Sola con Dio solo ” è il programma che il vero Regista della sua vita personale e di quella dell 'Istituto le fa vivere in mezzo alle molteplici croci.
“ Le società segrete stavano installandosi nei gangli della vita pubblica ”[26] e Maddalena dovrà sempre più constatare che al di là di ogni difficoltà 'Istituto vivrà e si affermerà solo perchè Dio lo vuole.
50- 51. La Comunione sacramentale è la sorgente della vita mistica di Maddalena. Il dono che Cristo fa di sè trasfigura ogni giorno più il credente che lo riceve con fede. E Maddalena tocca con mano questo mistero di comunione sempre più intima e profonda con il Signore che ama e che sollecita quasi timidamente la risposta della sua sposa fedele[27].
[1] M.d.C., alla Durini, 4 marzo 1815, Ep. I, p. 396.
[2] M.d.C., alla Durini, 18 marzo 1815, Ep. I, p. 397.
[3] M.d.C., alla Durini, 4 marzo 1815, Ep. I, p. 395.
[4] M.d.C., alla Durini, 8 aprile 1815, Ep. I, p, 399.
[5] Cor 6,17.
[6] San GIOVANNI DELLA CROCE, o.c., p. 671.
[7] M.d.C., alla Durini, 6 maggio 1815, Ep. I, p. 404.
[8] M.d.C., al conte G. Mellerio, 25 marzo 1818, Ep. II/1, p. 106.
[9] M.d.C., alla Durini, 11 maggio 1815, Ep. l, p. 405.
[10] M.d.C., Relazione particolareggiata del sorgere dell'Istituto fino a1 1816, alla Durini, 30 gennaio 1816, Ep. I, p. 436.
[11] Mons. Pacetti, a M.d.C., 24 ottobre 1812, rns. A2, XXXI, A.C.R.
[12] M.d.C., Relazione particolareggiata del sorgere dell'Istituto fino al 1816, Ep. I, p. 436.
[13] G. STOFELLA, o.c., p. 413.
[14] M.d.C., Relazione particolareggiata del sorgere dell'Istituto fino a1 1816, Ep. I, p. 437.
[15] M.d.C., alla Durini, 31 maggio 1815, Ep. I, p. 406.
[16] M.d.C., alla Durini, 10 giugno 1815, Ep. I, p. 408.
[17] M.d.C., alla Durini, 10 giugno 1815, Ep. I, p. 408.
[18] M.d.C., alla Durini, 17 giugno 1815, Ep. I, pp. 409-410.
[19] M.d.C., alla Durini, 1° agosto 1815, Ep. I, p. 413.
[20] Ivi, p. 414
[21] M.d.C., R.s.s., P. 2°, p. 184.
[22] M.d.C., Relazione particolareggiata del sorgere dell'Istituto fino al 1816, Ep. I, p. 438.
[23] Mons. Pacetti, a M.d.C., 5 agosto 1815, rns. A2, XXXI, A.C.R.
[24] Mons. Pacetti, a M.d.C., 9 luglio 1814, Ep. II/1, p. 197.
[25] Rm. 11,28.
[26] T.M. PICCARI, o.c., p. 450.
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