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MEMORIE DI MADDALENA DI CANOSSA"
2. Nella Comunione seguente, per quanto mi ricordo o nelle successive, immersa in questi pensieri o in altri simili, considerando che allora il Signore era mio, mi sembrava con forza sensibile di non poterlo contenere nel petto; ma fu cosa di breve durata.
3. Quando poi mi recai a far orazione, mi sentii portata ad unirmi al Signore che mi si presentò, ma - come al solito senza niente vedere - come Sole nel mezzo dell' anima. 4. Questa volta l' anima mia si immerse in Dio, ma non total mente: vedevo in me certe oscurità e certe macchie che mi inducevano a pregare il Signore affinchè lo stare unita con Lui avesse come effetto di purificarmi dai miei peccati e difetti, rimanendo io in grande pace e allegrezza.
5. Quando sono in questo stato di grazia, benchè non se ne conosca il motivo, un po' dalle mie compagne viene notato.
6. Il giorno seguente, pure durante l'orazione, mi sembrava che l' anima fosse portata nello stesso modo verso Dio; 7. ma invece della sua presenza interna già descritta, sempre senza che nulla io vedessi, Dio mi si presentò non già sotto forma di Sole, ma come spirito. 8. lo ero sorpresa della sua grandezza e bontà e di altri suoi attributi, ma specialmente di questi due e più ancora del primo, per cui mi conobbi e mi conosco per un puro niente, e niente pure mi sembrano tutti gli uomini della terra e tutte le grandezze, la stima e le cose tutte del mondo.
9. In grazia di queste esperienze, proporzionatamente al sentimento particolare e vario del momento, ora ero presa da trasporti di amore, per cui dicevo espressioni che in altri momenti mi sarebbero sembrate non confacenti al Signore; 10. ora comprendevo come un'anima, per non vedersi macchiata dinanzi a Dio, pur di purificarsi ed unirsi a Lui (non essendo possibile che un'anima impura possa far unione con Lui) , volentieri si getta in Purgatorio.
11. Il desiderio di morire, in queste occasioni prende solitamente maggior forza; ma, per timore di disobbedire, non chiedo la morte, anzi qualche volta neppure la desidero.
12. Mentre durano queste esperienze, eccetto le ultime volte nelle quali sentivo la presenza di Dio fuori di me, quasi non sapevo più dove fossi, benchè qualche volta, per la presenza delle compagne, non mi convenga abbandonarmi quanto vorrei a questi trasporti, dopo i quali rimango senza forza fisica, tanto più indebolita quanto più l'unione è interna.
13. Pure in questo tempo, avendo anch'io pregato per quel sacerdote infermo per il quale -come si disse a suo tempo - aveva pregato la mia compagna, io stessa, prima che questa me lo dicesse, avevo compreso che egli sarebbe guarito, benchè al presente questi lumi non siano più chiari e frequenti come una volta.
14. Ovviamente ne parlavo sempre come se ancora fosse in pericolo di morte; tuttavia le mie compagne notavano la mia indifferenza, motivata da questo presentimento, benchè a loro adducessi altri motivi.
15. Qualche tempo dopo mi fu concesso di occuparmi a vantaggio di alcune povere ragazze che dovevano prepararsi a ricevere la prima Comunione. 16. Dio dispose alcune circostanze, per le quali ebbi da faticare più del previsto.
17. Con mia grande consolazione sentii rinnovarsi in me l' antico zelo per il bene delle anime, ed avendo dovuto incon- trare, per la fatica, dei disturbi di salute, mi sentivo dispostis- sima, se ve ne fosse stato bisogno, ad incontrare anche una malattia e a lasciarvi la vita stessa, se l' obbedienza me l' avesse permesso. 18. In questo tempo non potevo assolutamente fare orazione, ma ero ugualmente contentissima, anzi sorpresa di essere ancora più contenta che della mia vita ordinaria.
19. Varie volte mi pare, ed ugualmente con molta sorpresa, anche prima di quest'ultimo incontro, di sentirmi internamente portata, anche nell'orazione, ad operare in questo modo piuttosto che dedicarmi al bene e alla sistemazione interna del mio Ritiro. 20. Perciò presentai al Signore i bisogni interni del medesimo, pregandolo però insieme perchè si compia la sua Volontà, e doni a questo Istituto quello spirito e quella forma di vita che a Lui possa piacere.
21. In seguito dovetti, in forza del mio ufficio, ascoltare e consigliare una giovinetta che mostrava di poter essere chiamata dal Signore per una via del tutto straordinaria. 22. Ascoltandola e interrogandola intorno ai doni che pare il Signore le faccia, e parlando con lei del possedere e conversare con Dio intimamente e di cose simili, 23. nelle risposte della giovinetta non trovai corrispondenza a quanto le dicevo, motivo per cui ebbi l'impressione che non comprendesse questa forma di orazione e mi venne il pensiero che, benchè tanto favorita, avesse un grado d'orazione inferiore al mio. 24. Sinceramente non so d'aver acconsentito a questo pensiero, ma sta di fatto che, venuto il momento di mettermi io in orazione, non trovai più Dio dentro di me e mi sembrò che l'anima dovesse andare a cercarlo verso il Cielo. 25. Lo trovavo, però, constatando in sostanza i medesimi effetti descritti sopra, tanto nell' anima quanto nel corpo; solo che in precedenza sperimentavo la presenza di Dio più intimamente e profondamente. 26. Una di queste volte, avendo letto in precedenza un passo che trattava del Paradiso, sempre presa dagli stessi sentimenti di quando mi occupavo delle ragazze e dall' affetto sensibile versoDio, 27. Egli mi si presentò, non solo al pensiero ma nel modo dell' orazione, come in Cielo. 28. In qualunque parte mi fossi rivolta, in qualunque luogo avessi girato lo sguardo, non avrei incontrato altri che Dio.
29. Sentivo che Egli è l'unico oggetto da me amato e provavo una consolazione indicibile pensando che sarebbe poi venuto il momento di non incontrare che questo caro Oggetto, essendo io del tutto indifferente a quanto si pensa o si legge del Paradiso ad eccezione di Maria Santissima.
DIO SOLO
30. Rileggendo più tardi il medesimo brano e trovando esplicitato il testo che dice: “ Deus omnia in omnibus” e riflettendo che i poveri in spirito possederanno il Signore, capii allora in certo modo come chi in terra può dire con tutta verità “Deus meus et omnia”, possa giustamente aspettare che un giorno sia per loro “ Omnia in omnibus”. Non fu tuttavia cosa tanto intima. 31. Vedo bene, però, che sono nuovamente stimolata a cercare DIO SOLO; ma purtroppo non trovo in me che ingratitudini e cattiva corrispondenza.
32. Infatti mi angustiai per alcuni affari che, umanamente parlando, potevano darmi ragionevole motivo di angustia, per rimediare ai quali scrissi al mio confessore diVerona; quindi per la molteplicità delle mie occupazioni me li dimenticai.
33. In seguito, però, compresi che non andava bene angustiarsi dinanzi al Signore.
34. Passò molto tempo senza che il santo religioso a cui avevo scritto mi rispondesse. Finalmente mi scrisse dicendomi che a lungo, per quanto lo volesse, non gli era stato possibile scrivermi. 35. Egli pure, conoscendo il mio bisogno, era angustiato ed afflitto da questa sua impotenza. Non sapendo da che cosa provenisse, si era prostrato davanti a Maria Santissima Addolorata, supplicandola a fargli conoscere il motivo della sua impotenza e a suggerirgli quanto voleva che scrivesse a me. 36. E Maria gli fece conoscere che al Signore dispiacevano le sollecitudini, le angustie e la poca mia confidenza in Dio.
37. A poco a poco mi acquietai, domandando perdono al Signore e promettendogli di abbandonarmi in Lui.
38. Dopo di ciò restai a lungo senza più unirmi a Dio nell' orazione, come avveniva invece per il passato, provata da tentazioni contro Dio, tentazioni contro la fede, timori di non salvarmi, tentazioni contro la vocazione con una profonda consapevolezza del mio niente e della mia incapacità, per cui sentivo, come sempre, il peso di essere superiora.
39. Insieme, però, mi restava e mi resta, essendo sempre nel medesimo stato d' animo, il sentimento di amore verso Dio. 40. Benchè soffocata dalle tentazioni, ad ogni occasione rinasce, al punto che talvolta mi pare impossibile poter amarlo di più in questa vita. 41. Così pure sento talvolta tale interesse per tutto ciò che riguarda Dio e la sua gloria, da ritenerlo e sentirlo più importante di ogni cosa mia propria, compresa la mia vita.
42. In questo tempo una mattina mi accadde di essermi comunicata, di pregare per una giovinetta che desiderava di entrare nell’Istituto e che volentieri avrei ricevuto, convinta dell’autenticità della sua vocazione. 43. Mi sentii allora chiaramente illuminata circa il modo mediante il quale ottenere che essa potesse effettuarla, sembrandomi che l’ispirazione mi venisse da Maria santissima; 44. Rimasi poi assai tramqiulla, ed effettivamente, col mezzo che le avevo suggerito, la giovinetta potè entrare nell’Istituto.
45. Analogamente avvenne riguardo all’ingresso di un’altra persona di gran virtù, che da molto tempo domandava al Signore, sempre però rimettendomi alla sua Volontà.
46. Un giorno, dopo la santa Comunione. Lo pregavo facendogli presenti i bisogni dell’Istituto e offrendomi ad andare io stessa a patire quanto vuole il Signore in qualsiasi luogo, fosse pure Milano, quantunque per questa città abbia molta ripugnanza. 47. Solamente lo pregavo che la Casa di S. Lucia non patisse danno per la mia lontananza e mi parve di essere su ciò tranquillizzata. 48. Mi sentii pure internamente rasssicurata che la compagna da me desiderata sarebbe venuta precisamente a tale scopo, come infatti avvenne circa un mese dopo.
49. Anche dopo aver ricevuto dal Sovrano il dono del monastero, mi trovavo sempre nel medesimo stato d'animo: ogni cosa che possa dar sollievo, anche se un poco ne sentivo, riusciva inutile; niente vi era che potesse darmi vera consolazione. 50. Agli ordinari miei impegni si andavano aggiungendo altri pensieri ed altri affari per la Casa di Verona, così che un giorno, oppressa da tante preoccupazioni e nell'impossibilità di chiedere consiglio, 51. mi lasciai nuovamente abbattere dalla malinconia e, tentata più che mai anche sulla vocazione, mi angustiai non poco.
52. Riflettendovi qualche ora più tardi, mi ricordai del rimprovero già avuto per le angustie passate - come dissi sopra - e considerai pure più attentamente la mia ingratitudine nel corrispondere a quel modo a tante divine misericordie. 53. Ne domandai perdono al Signore, piangendo tutto il tempo che mi lasciarono tranquilla, poi mi rimisi in pace.
54. In quel medesimo giorno andai in chiesa, dove era esposto il santissimo Sacramento e mi si rinnovò l’ affetto verso Dio, non sentendo più patire, nè trovando cosa che potesse essermi di peso quando si tratti del servizio di Dio. 55. Piansi qualche ora, avvicinandosi la notte, rimanendo raccolta e assai tranquilla tutta la sera e anche parte della mattina seguente, con desiderio di patire anche di più: cosa per me del tutto insolita. 56. Tornai quindi allo stato precedente, sentendo che Dio vuol essere solo in tutto, che al presente mi vuole in stato di pura fede, sostenuta dal testo ormai familiare: « Torcular calcavi solus... » e dal pensiero, che non fu però pensiero ma sentimento, di come Gesù Cristo fosse entrato nel mondo solo per patire.
57. Ritornando poi al solito sentimento (che io preferisco ad ogni altro) del mio proprio niente, della mia incapacità e miseria, mi sprofondo nella mia polvere, col timore di non salvarmi, 58. ma ciò che più di tutto mi affligge ed opprime sono le tentazioni contro la fede.
59. A volte mi sento così oppressa che mi sembra impossibile poter reggere, combinandosi anche che, per motivi di salute, sono priva della santa Comunione, e pure angustiata da pensieri relativi alle compagne e agli affari.
60. Una mattina, tra le altre, sentendomi oppressa più che mai, dissi al Signore che, se non mi avesse assistito, sarei caduta sotto il peso; poi pensai di farmi forza e di andare alla santa Comunione. 61. Ricevuta che l' ebbi, mi sentii fortificata e continuai per alcune mattine a comunicarmi ogni giorno, sperimentando, appena ricevuta la santa Particola, una sensazione fisica interna che non so spiegare.
62. L 'ultima volta questo effetto divenne tanto forte che mi sembrò di avere il sole nel petto; non mi arrecò l'allegrezza e soavità delle altre volte, anzi era come qualche cosa di più oscuro, ma con impeto tale che, sul momento, mi sembrò di non poter più contenere nè il Signore nè l'anima e che il petto mi si spezzasse.
63. Cercai di scuotermi per riprendere respiro, come infatti mi riuscì. 64. Restai tutto il giorno assai tranquilla, prolungando l' orazione nella stessa forma di unione, per cui rimasi debilitata, così che l’indomani non sapevo più come fare per rimettermi in orazione.
65. A causa della malferma salute, dall'obbedienza mi fu poi impedita la Comunione; così tornai allo stato di prima, sembrandomi che il patire non mi manchi; del resto esso mi apre la strada all' orazione, ma io purtroppo vi commetto sempre mille difetti.
66. In questo tempo ebbi un giorno una compagna gravemente ammalata; credendola in pericolo di morte, ricorsi a Maria Addolorata e, pregando, conobbi che la compagna non sarebbe morta. 67. Mi recò grande conforto risentire la voce interna del Signore a me ben nota, vedendo di non essere abbandonata dal Signore, come temevo. 68. Quando andai all' orazione, ritornarono i soliti sentimenti di affetto verso Dio, sentimenti che poi, insieme con tutto il resto, scompavero.
69. Da molto tempo poi pregavo il Signore per la Chiesa di Venezia [con sede vacante] nel timore che non vi fosse chiamato un certo particolare soggetto; sembrandomi che invece il Signore fosse deciso per un altro, gli dissi: « Non volete dunque smuovervi ? Del resto vi raccomando solo il vostro servizio e la vostra gloria ».
70. Un giorno o due dopo, mi parve percepire momentaneamente la voce del Signore che me ne indicava per nome un altro, non il primo; fu però solo come un lampo e dalla tranquillità che mi rimase nell' anima, mi sembrò che anche questo secondo fosse persona adatta.
71. Una delle volte in cui, dopo queste ultime Comunioni, feci orazione, volli nuovamente pregare il Signore per un affare temporale che mi dava molta pena, ma per quante volte mi sia messa a pregare ( e furono molte) e per quanta angustia avessi, non mi era possibile farlo. 72. Trovandomi raccolta, ne parlai al Signore ed ebbi questa risposta: « Quando mandai i miei Apostoli senza scarpe, ecc., che cosa mancò loro ? », facendomi con ciò capire che Egli solo è il tesoro dell'Istituto.
73. Un giorno, leggendo la vita di san Gaetano, mi sentii spinta ad imitarlo nella nudità di spirito, come pure nella sua carità permeata d'amor di Dio, per cui passava da un'opera di misericordia all' altra. Con questa risoluzione mi sentii internamente unita a Dio.
COMMENTO ( di M. Elda Pollonara, fdcc)
1. Maddalena in questo capitolo riprende la narrazione di esperienze spirituali che si verificano intorno ai mesi di agosto e settembre del 1815. Non si sa quale versetto esplicito abbia impressionato il suo spirito. Forse un pensiero di san Paolo: « Chi si unisce al Signore forma con lui un solo spirito »[1], oppure il ricordo di una lettura spirituale fatta recentemente. Il « sentimento vivo» di un cuore a cuore con Dio riempie tutta la giornata anche in mezzo alle sue molteplici occupa- zioni.
2. Nella Comunione sacramentale successiva Dio immerge Maddalena in considerazioni di cielo. L 'amore infinito di Dio nel cuore dell'uomo! Maddalena è presa dallo stupore al pensiero che il Signore sia tutto suo, dentro di sè, e ha l'impressione di non poterlo contenere nel petto. Il mistero eucaristico ha dominato la sua vita, ma ora diviene sempre più il luogo della sua unione nuziale con il Verbo fatto uomo e fatto pane per lei. Realizza coscientemente quanto Gesù stesso aveva detto: «Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me ed io in lui »[2].
3-4. Nell'orazione il Signore ritorna a presentarsi « come Sole nel mezzo dell'anima ». Ritorna anche l'espressione « come al solito senza niente vedere ». Non si immerge talmente in Dio da non scorgere anche in se stessa segni di macchie e di oscurità che soltanto esposta e unita al Dio-Sole sarebbero potute scompanre. Pace e allegrezza sono effetti evidenti di una azione reale dello spirito di Dio.
Anche santa T eresa aveva avuto una simile esperienza. Così infatti scrive: « ...il Sole è così chiaro che l'anima non solo vede le ragnatele dei grandi peccati, ma perfino i minimi pulviscoli »[3].
5. Le compagne con le quali vive, pur non conoscendone la causa, hanno la percezione di qualche cosa di straordinario. Così depone Navoni Luigia, testimone indiretta di questo periodo: «… ricordo avermi riferito certa Elisabetta Olivo tuttora vivente nella casa di Sant' Antonio, che ne fu testimone di fatto, che orando la Marchesa dinanzi all'immagine di Gesù Crocifisso e di Maria Santissima Addolorata nella casa di S. Lucia in Venezia, la vide così immobile con gli occhi fissi nel Crocifisso, inginocchiata sul pavimento, da esserle passata inosservatamente da presso e davanti più volte per cui la predetta dichiarò di ritenere cotale concentramento come rapimento ed estasi in Dio »[4].
Un'altra testimone diretta, Anna Rizzi, così racconta: «Un giorno prima d'entrare nell'Istituto mi trovava dinanzi ad una Immagine di Maria in Venezia nel convento di S. Lucia. Colà vidi la Marchesa con la faccia tutta accesa e con gli occhi fissi in questa Immagine. La chiamai, la scossi per vedere se sentiva, ma tutto invano perchè non sentiva nulla. Ritornata in sè si mise a ridere. Io la voleva interrogare su di ciò, ma non potei ritrarle niente perchè mi menò a cammmare e tanto fece per interrompermi l'idea di quello che avevo veduto per cui non ho avuto più coraggio di farne parola »[5].
6-8. Le esperienze di trasporto verso Dio si susseguono con ritmo incalzante. Questa volta, sempre senza nulla vedere, Dio si presenta non più come sole, ma come spirito. E’ una visione tutta intellettuale, e la Santa rimane sorpresa di alcuni attributi di Dio, in particolare della sua bontà, ma in modo speciale della sua grandezza. « Maddalena patisce quasi un naufragio nell'Oceano divino... di fronte a Dio, dentro di sè e attorno a sè tutto riacquista la dimensione del nulla »[6].
9: I sentimenti che accompagnano questi fenomeni mistici variano col variare delle diverse esperienze. A volte come ebbra d'amore dice al Signore le cose più strane. Lo stesso avvenva nell’orazione a santa Teresa: « ...m orazione entrai in profondo raccoglimento e mi misi a parlare con Dio rivolgendogli delle parole come di persona che non sa cosa dice... spesso mi avviene di parlare a Dio così. L’anima e così fuori di sè da non pensare neppure alla distanza che la separa da Lui. Allora è l'amore che parla, perchè l'anima, sentendsi da Lui amata, dimentica, di ogni cosa, sembra immergersi in Lui come sua proprietà senza alcuna divisione e non fa che dire spropositi »[7].
10. Altre volte di fronte allo splendore di Dio, Maddalena comprende chiaramente come un'anima, scoprendosi macchiata e impura, possa desiderare di gettarsi in Purgatorio per una adeguata purificazione.
11. Due desideri contrastanti scattano in queste occasioni nel cuore di Maddalena: il desiderio di morire per fissarsi eternamente in ciò che l'anima ha veduto, e il desiderio di vivere come l'obbedienza le ha comandato. Fuori di questi stati mistici, il primo desiderio scompare del tutto.
12. L 'unione interna con Dio le toglie spesso le forze fisiche e tanto più quanto più controlla se stessa per evitare la pubblicità.
13-14. Il sacerdote a cui si riferisce Maddalena è mons. Pacetti, il qual in data 3 settembre così scrive: « Un nuovo carattere [ di scrittura] indica una nuova ricaduta. Sono in un fondo di letto per una infiammazione di gola... con febbri che tengono ancora in pericolo la mia vita »[8]. Maddalena prega e sente che il suo direttore non morirà, anzi guarirà. Così di suo pugno mons. Pacetti scrive dopo diciotto giorni: « Voglio scriverle due righe giacchè comincio ad alzarmi dal letto. Peraltro se sono in piedi non sono ancora guarito perfettamente »[9]. Nella lettera dell'1 ottobre è deciso di partire per un periodo di riposo a Grezzano[10].
Nonostante i fenomeni di chiaroveggenza siano meno « chiari » e meno « frequenti » di un tempo, il lume avuto, anche questa volta, risponde a verità.
15-18. La zelante apostola si assume anche l'impegno di preparare alcune ragazze a ricevere per la prima volta Gesù Eucaristia e in tale compito rimane assorbita più del previsto. II bene delle anime legato al fine della gloria di Dio accende di rinnovato zelo il cuore di Maddalena che nonostante la salute sempre cagionevole si impegna nell'istruzione religiosa senza risparmio. Si sente così carica di consolazione spirituale che in tale occupazione avrebbe sacrificato non solo la salute ma la vita stessa.
19-20. Nell'alternativa di impegnarsi nell'istruzione religiosa delle ragazze povere o di dedicarsi al consolidamento dell'Istituto, con sua grande sorpresa Maddalena avrebbe scelto la prima occupazione. Anche il Signore sembrava nell'orazione desiderasse la stessa cosa. Se così è la sua volontà, pensi Lui stesso a donare al suo Istituto « quello spirito e quella forma di vita che a Lui possa piacere ». E come se dicesse al Signore: « Tu pensa al mio Istituto, mentre io penso alle tue anime » .
21-25. Non è possibile ne individuare la giovinetta di cui Maddalena fa cenno, ne le modalità del loro incontro. Nel dialogo tutto intessuto di alta spiritualità Maddalena crede di intuire nella giovane un grado di orazione inferiore al suo. A seguito del colloquio e del giudizio dato sulla giovane, Maddalena si esamina se abbia peccato di orgoglio. Le rimane il dubbio, ma insieme constata che nell ' orazione il suo Dio, che abitualmente incontra sempre dentro di sè, per trovarlo deve cercarlo « verso il Cielo ». Si accorge però che gli effetti dell'orazione sperimentati in precedenza sono gli stessi sia per quanto si riferisce al corpo che allo spirito. Variava invece l'intensità della divina presenza. Maddalena potrà in seguito scrivere nelle Regole delle sue figlie quanto era frutto della sua esperienza non solo personale ma anche di guida spirituale: « Dio è padrone delle sue anime e vuole condurle come a Lui piace »[11].
26-28. Anche la lettura spirituale è sufficiente per trasferire Maddalena in uno stato di alta orazione. Mentre legge un brano che tratta del Paradiso, Dio le si presenta « come in Cielo » .La presenza del Signore è dominante. Dovunque avesse volto lo sguardo avrebbe incontrato l'oggetto del suo amore. Non era solo penetrata, ma anche avvolta dalla sua presenza.
29. Due persone formano il Paradiso di Maddalena: Dio e Maria Santissima. E prova una gioia ineffabile al pensieeo che la morte la rapirà al tempo e la immergerà per sempre in seno all'Unico amato.
30-31. Se il Paradiso è la visione e il possesso di Dio, solo i poveri in spirito sono in grado di scoprirlo e contemplarlo in tutte le cose fin da questa terra. Il “Dio mio e mio tutto” di S. Francesco diverrà in cielo il “tutto” in ogni cosa. Maddalena ci tiene a sottolineare che questa considerazione non fu “cosa tanto intima”, forse per la sua incorrispondenza al Signore, ma fu profondamente chiaro che si sentì “stimolata a cercare Dio solo”.
32-33. E’ il September 1815. Gli affari che Maddalena deve portare avanti non sono pochi. Può essere ragionevolmente preoccupata per la situazione del ritiro di S. Giuseppe in Verona, per la situazione giuridica della casa di S. Lucia in Venezia, per la futura e sollecitata fondazione di una nuova Casa a Milano. Così scrive all'amica Durini: « Sappiate che… negli affari, tanto qui che per Verona,... dispongo... per rnetermi in libertà,... ma tutto,... da me non dipende... Le decisioni del nostro Governo intorno alla località che abitiamo mi tengono alquanto sospesa, giacchè, come sapete, le varie cure d 'un sì vasto Impero non possono lasciar luogo a sbrigare sollecitamente affari riguardo ad esso tanto piccoli, e voi vedete l'impossibilità mia di muovermi da qui senza lasciare le compagne stabilite e tranquille »[12]. Una quarta preoccupazione era « la minaccia di una malattia cronica mortale »[13] di Francesca Ghezzi, destinata a sostituirla in qualità di superiora in Venezia. Solo in seguito comprende che nei confronti di Dio non è bene angustiarsi, perchè Lui è l'Onnipotente e a tutto provvede.
34- 37. Maddalena attende con una certa ansia la risposta di don Galvani, suo confessore in Verona. Gli aveva comunicato la sua preoccupazione per il vuoto che avrebbe lasciato, in qualità di confessore della comunità di S. Giuseppe, don Matteo Farinati, che da soli due anni aveva sostituito don Gaspare Bertoni. A questa e ad altre angustie don Galvani, con un giustificato ritardo, così risponde: « Più volte ho pensato meco medesimo donde mai avvenisse, che quantunque leggessi più volte la pregiatissima sua e intendessi benissimo le di lei grandissime premure e fossi ancora quasi certo ch’ella si troverebbe in non piccola pena per ciò, pure non sapessi determinarmi a risponderle… Finalmente il 2 ottobre per trarmi dal cuore, se fosse possibile, un sì grave peso, m’inginocchiai avanti a Maria Santissima Addolorata pregandola assai più con la voce del cuore che con quella della lingua, acciò si degnasse, s’era volontà di Gesù suo Figliuolo, di determinarmi a risponderle ed insieme mi illuminasse a cnoscere il perché d’un tanto riguardo e mi suggerisse quello le dovessi scrivere. Signora Marchesa, Dio benedetto non vuole tanti pensieri, tanti discorsi interni, tante angustie d'animo e tanti timori di cuore. Vuole che deposte le sollecitudini ci abbandoniamo in seno alla sua Provvidenza, la quale non manca mai e poi mai a chi tranquillamente in Essa riposa”[14].
38. Ritornano nello spirito di Maddalena le tenebre più fitte. Per lungo tempo le manca nel-l’ orazione l 'unione con Dio, anzi ha tentazioni contro di Lui, contro la fede, contro la vocazione e timore di salvarsi. E’ la notte più fonda, accompagnata da una altrettanto profonda consapevolezza del proprio nulla, della propria incapacità, della propria impotenza. Così spiega san Giovanni della Croce questa esperienza spirituale: « Quanto più l'anima si accosta a Dio, tanto più si trova in profonde tenebre. ..come chi si avvicinasse di più al sole, più avrebbe gli occhi offesi dal grande splendore e non avrebbe che oscurità maggiore »[15].
39-41. Nelle prove a cui il Signore a intermittenza sottopone le sue anime predilette non solo rimane, ma sempre più cresce, « il sentimento di amore » verso di Lui. Maddalena, pur soffocata dalle tentazioni e immersa nelle tenebre più fitte, sente che non può amare il Signore più di quanto lo ama. L’interesse per tutto quanto concerne la gloria di Dio è così vivo e ritenuto di tale importanza da essere pronta a sacrificare ogni cosa, “compresa la vita”.
42-43. Gesù Eucarestia e Maria Santissima la illuminano circa le modalità di accettazione di una giovane aspirante alla vita religiosa. Discernimento, prudenza e preghiera sono i criteri che accompagnano Maddalena nella scelta delle nuove reclute. Da lontano così mons. Pacetti consiglia: “Mi compiaccio che acquisti gente. Io non fo che raccomandarle di avere gli occhi aperti. Una sola che non abbia il pieno spirito desiderato può formare un gran disordine”[16]. La giovanetta a cui Maddalena fa cenno pare possa identificarsi con Cristina Pilotti[17], entrata a Venezia il 2 febbraio 1816 e braccio destro fin dall'inizio della Fondatrice.
45-48. Maddalena in preghiera chiede al Signore un'altra « persona di gran virtù », sempre però disponibile alla sua volontà.
Dopo la Comunione sacramentale si offre al Signore di andare in qualsiasi luogo, anche a Milano per cui sente forte ripugnanza. A un patto: che la Casa di S. Lucia non ne risenta spiritualmente a causa della sua lontananza. Il Signore internamente la rassicura, e la persona per cui ha pregato entrerà nell'Istituto un mese dopo per divenire dal cielo, dopo soli sei mesi, interceditrice presso Dio per la fondazione di Milano a cui sarebbe stata destinata.
49-51. La visita a S. Lucia dell'Imperatore Francesco I, avvenuta il 9 novembre 1815, segna una data importante per la storia dell'Istituto. Così viene descritta all'amica di Milano: « Quando Sua Maestà entrò, lo ringraziai della sua degnazione di visitare un luogo di povere ed egli rispose che mi ringraziava di quel bene ch'egli crede ch'io faccia, aggiungendo che il Pubblico non può supplire a tutto. Lo pregai di degnarsi di entrare nella solita camera dove ricevo; mi rispose: -Faccia di me tutto quello che vuole -.Lo condussi in detta camera, gli diedi un' idea di questo Istituto supplicandolo a concedermi i due locali comprese le ortaglie in questi rinchiuse ed a prendere l'Istituto sotto la sua protezione, permettendomi di dilatarlo quanto posso. Lo condussi nella scuola e a vedere il rimanente del convento, dove parlò di ogni cosa con tanto aggradimento e clemenza che non si può spiegare. Prima ch'egli partisse gli domandai se S.M. giudicava ben fatto che ci vestissimo tutte uniformi; mi rispose che mi consigliava anzi di farlo, perchè così non vi sono grane. Mi disse due volte che quando viene a Verona, verrà a vedere S. Giuseppe »[18].
52-53. La pace nel cuore di Maddalena ritorna dopo molto piangere nel considerare le proprie ingratitudini di fronte a Dio ricco di tante misericordie e considerando anche alcuni recenti rimproveri ricevuti da don Galvani: « Dio... non vuole tanti pensieri, tanti discorsi interni, tante angustie d'animo e tanti timori di cuore... Intendiamola una volta per sempre »[19]. Il pianto e il perdono chiesto a Dio danno al suo spirito tranquillità e pace interiore.
54-55. Chiuse la giornata così angustiata in chiesa di fronte al Santissimo Sacramento facendo una preghiera intensa e prolungata. Si rinnovò nel cuore l' affetto verso il Signore e con sua sorpresa, perchè cosa « del tutto insolita », sentì il desiderio di patire più di quanto non avesse patito fin qui. Il pensiero della gloria e del servizio di Dio la fortificano al punto da sentirsi alleggerire da ogni sofferenza.
56. La considerazione sul mistero della Incarnazione e in particolare del Verbo che si fa carne « solo per patire »[20] rincuora Maddalena a sostenerla nella solitudine. E mentre ritorna alla memoria il « testo ormai familiare: Torcular calcavi solus », si rende conto sempre più che nella sua vita « Dio vuol essere solo in tutto » e vuole che viva « in stato di pura fede ».
57-58. Quanto più cresce il sentimento della grandezza di Dio tanto più Maddalena si fa piccola di fronte a Lui. Il proprio niente, la propria incapacità e miseria sono sentimenti che preferisce ad ogni altro. Il Dio che non vede, ma di cui avverte l'infinita maestà, la stimola a sprofondarsi nella propria polvere. Così commenta questo stato d' animo santa T eresa: « L 'umiltà vera e piena di luce che qui il Signore concede è produttrice di una confusione che annienta. Assai degna di rilievo è la profondità con cui Dio ci vuole allora far conoscere che da noi non può venire alcun bene e ciò tanto più chiaramente quanto più elevate sono le grazie che fa »[21].
59. La salute malferma per il corpo, l'esser priva della santa Comunione per lo spirito, le preoccupazioni di ogni dor genere opprimono talmente Maddalena da sembrarle impossibile lo stare in piedi e proseguire il cammino.
60-61. Una mattina del mese di dicembre 1815, al limite della Sopportazione fisica e spirituale, Maddalena sperimenta sensibilmente la efficacia della Comunione sacramentale. Ri- cevuto Gesù Eucaristia, sente che una forza impossibile a spiegarsi entra in lei. « Grandi misteri avvengono nel nostro interno al momento della Comunione »[22].
62. Maddalena ritorna a esprimere la presenza di Gesù Eucaristia nel suo petto come un « sole ». Altre volte il Dio- sole era più luminoso se ora lo descrive « come qualche cosa di più oscuro ». Tale presenza fu così impetuosa da sembrarle di non poter contenere nel petto nè il Signore nè l'anima. Il salmista conferma: « Sole e scudo è il Signore Iddio»[23]. Egli « viene a visitarci dall'alto come un sole che sorge »[24].
63-64. La pace che Maddalena sperimenta dopo lo splendore di Dio che ha illuminato e fortificato il suo spirito si prolunga per tutta la giornata, caratterizzata da una comunione d' amore così intensa da ripercuotersi sensibilmente nel suo fisico.
65. La privazione della Comunione sacramentale e della conseguente azione di Cristo in lei fa riemergere allo sguardo i suoi « mille difetti » e le fa sentire più vivo il peso della sofferenza. Ma per sua fortuna quest'ultima le « apre la strada all'orazione ».
66-68. Siamo nel gennaio 1816. Maddalena comunica alla Durini quanto avviene in S. Lucia: « Io me la passo sufficientissimamente, ma ho quasi tutte le compagne incomodate. Angioletta [Guarnieri] veronese ha la fersa [morbillo] »[25]. Maddalena teme per questa sua figlia e invoca Maria Addolorata. Mentre prega conosce in maniera misteriosa, ma sicura, che « la compagna non sarebbe morta ». E « la voce interna del Signore » che la rassicura e le dà la certezza, contrariamente a quanto temeva, che non l'ha abbandonata.
69-70. Un altro fenomeno di chiaroveggenza in Maddalena. Era vacante dal 1808 la sede patriarcale di Venezia. Nel periodo napoleonico era stato eletto illegittimamente il vescovo di Faenza mons. Stefano Bonsignore. Maddalena teme anche per voci che corrono, che l'elezione cada su un vescovo giansenista. Così le aveva ventilato in una lettera anche mons. Pacetti. Come scongiurare il pericolo? Maddalena si rivolge al suo Dio così: « Non volete dunque smuovervi? Vi raccomando solo il vostro servizio e la vostra gloria ». E la solita voce del Signore la rassicura che non sarà la persona di cui si parla, ma quella « adatta ». Il 7 dicembre veniva nominato mons. Francesco Maria Milesi, il Patriarca che dopo qualche anno riconoscerà giuridicamente il suo Istituto nella diocesi di Venezia.
71-72. Dopo una Comunione sacramentale Maddalena vorrebbe raccomandare al Signore «un affare temporale » che le dà molta preoccupazione ma pur tentando più volte, non ci riesce. Da dentro il Signore la richiama all'essenziale. Le fa capire che « Egli solo è il tesoro dell'Istituto ». Gli Apostoli non avevano nulla quando iniziarono la loro predicazione. E’ questo un richiamo a quanto lei stessa aveva scritto nelle Regole: « ...spogliate di ogni affetto e ogni sollecitudine per le cose terrene le Sorelle avranno sempre il loro cuore vicino al loro Tesoro »[26].
73. La vita di san Gaetano dispone lo spirito di Maddalena « ad imitarlo nella nudità di spirito » e nel dono di sè a servizio del prossimo più bisognoso. E’ una preparazione spirituale alla prossima fondazione a Milano per la quale si preoccupa di guardare solo all'essenziale.
Il Signore voleva che da esperta guida spirituale sperimentasse in sé quanto tramandava alle figlie. Così aveva scritto:”… quelle Sorelle che con maggior perfezione preticheranno lo spirito di povertà con lo stabilirsi in Dio solo, non altro pretendendo, non amando che Lui, non volendo e non cercando in se stesse, nelle interne occupazioni e nei ministeri di carità che Dio solo, non altro pretendendo che la sua gloria, saranno le più felici”[27].
[1] Cor. 6 17.
[2] Gv. 6,56.
[3] Santa TERESA DI GESÙ, o.c., p. 201.
[4] Processus ordinarius Veronensis super virtutibus, 1870, vol. I, pp. 278-279, A4, A.C.R.
[5] T. M. PICCARI, o.c., p. 847.
[6] T..M. PICCARI, o.c., pp. 451-452.
[7] Santa TERESA DI GESÙ, o.c., pp. 345-346.
[8] Mons. Pacetti, a M.d.C., 3 settembre 1815, ms. A2, XXXI, A.C.R.
[9] Mons. Pacetti, a M.d.C., 21 settembre 1815, ms. A2, XXXI, A.C.R.
[10] Cfr. Mons. Pacetti, a M.d.C., 1 ottobre 1815, ms. A2, XXXI, A.C.R.
[11] M.d.C., R.s.s., P. 1a, p. 138.
[12] M.d.C., alla Durini, 9 settembre 1815, Ep. I, p. 416.
[13] Ivi, p.417.
[14] Don N. Galvani, a M.d.C., 2 ottobre 1815, Ep. II/1, p. 201.
[15] San GIOVANNI DELLA CROCE, o.c., pp. 485-486.
[16] Mons. Pacetti, M.d.C., 11 dicembre 1815, Ep. I, p. 198
[17] Cfr. G. STOFELLA, o.c., p. 327.
[18] M.d.C., alla Durini, 11 novembre 1815, Ep. I, pp. 425-426.
[19] Don N. Galvani, a M.d.C., 2 ottobre 1815, Ep. II/1, p. 201.
[20] Cfr. 1 Pt. 2,21-24.
[21] Santa TERESA DI GESÙ, o.c., p. 156.
[22] Santa TERESA DI GESÙ, o.c., p. 521.
[23] Sl. 83,12.
[24] Lc. 1,78.
[25] M.d.C., alla Durini, 12 gennaio 1816, Ep. I, pp. 428-429.
[26] M.d.C., R.s.s., P. l°, p. 57.
[27] M.d.C., R.s.s., P. 18, p. 55.
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