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MEMORIE DI MADDALENA DI CANOSSA"
1. Essendo trascorso molto tempo senza che potessi annotare cosa alcuna, oggi, 2 giugno, in cui ricomincio a scrivere, non ricordo quasi più nulla. Scriverò quel poco che ricordo.
2. Appena giunto chi mi dirigeva, dovetti partire io, secondo il solito, ammirando come il Signore disponga sempre le cose in modo da essere solo.
3. Tornata a Verona, trovai delle croci, tra cui la Sovrana gravemente ammalata.
4. Mi riuscì di farle avere una reliquia del S. Padre e la sera seguente, facendo orazione, offersi al Signore dieci anni della mia vita, purchè risparmiasse la Sovrana, glorificando così il S. Padre e la Chiesa. 5. Mi sembrò che fossero di ostacolo gli spettacoli che si davano in continuazione, nonostante fosse Quaresima, e mi ripromisi che, se per i meriti del S. Padre la Sovrana fosse guarita, avrei detto chiaramente ogni cosa al Sovrano.
6. Effettivamente essa migliorò sensibilmente, ed io, sentendo dire che gli spettacoli continuavano, avevo rimorso a tacere; 7. siccome però la Sovrana non era guarita istantaneamente, temevo, parlando, di esporre la fede al ridicolo; chiesi consiglio e mi fu detto di non parlare.
8. Non ricordo se prima o dopo di ciò, trovandomi dinanzi al divin Sacramento esposto alla pubblica adorazione per la guarigione della Sovrana e pregando io per lo stesso motivo, compresi che l'Imperatrice sarebbe morta e che il Governo attuale non sarebbe rimasto in questi Stati.
9. Essendo io molto affezionata ai Sovrani, mi misi a piangere davanti al Signore, ma non mi fu possibile ottenere altra risposta. 10. E’ vero che non si trattò di un lume chiaro, poiche - come già dissi - attualmente non ne ho più; tuttavia uscii di chiesa con i segni del linguaggio di Dio, cioè assai tranquilla, benchè il presentimento fosse contrario ai miei desideri.
11. Un altro giorno, vedendo che non si effettuava mai la promessa visita del Sovrano alla nostra Casa, benchè fossi tranquillissima nella certezza che Dio e Maria Santissima avrebbero fatto tutto da soli, mentre tuttavia pregavo per l'Istituto, mi parve conoscere per nome quale fosse la persona che avrebbe fatto tutto.
12. E veramente venni poi a sapere che questa persona aveva molto scritto a favore dell'Istituto; nondimeno, trattandosi di presentimenti non tanto profondi, dubito della loro credibilità, anche se poi si verificano.
13. La Domenica delle Palme, senza saperne il motivo, mi sentii intimamente mossa a pregare insistentemente per l'Istituto; altrettanto feci nel pomeriggio e, essendo morta inaspettatamente la Sovrana, credetti di comprendere il motivo della mia prolungata preghiera. 14. Sentii moltissimo questa perdita, benchè non ricordi di aver temuto alcun che per l'Istituto.
MORIRE D'AMORE
15. II Venerdì Santo, per quanto ricordo, contro il mio solito, così profondamente mi penetrarono l'anima le pene sofferte da Gesù Cristo che altro non avrei fatto che piangere continuamente. 16. Dovevo farmi continua violenza perchè le altre non se ne accorgessero, ma temo che le mie precauzioni non siano bastate a dissimulare la mia emozione.
17. Comprendevo e invidiavo la situazione di san Francesco d' Assisi, il quale poteva piangere nei boschi la passione del Signore e mi sembrava che sarei dovuta morire d' amore e che non mi fosse possibile pensare ad altri che a Gesù Cristo. 18. Ma il giorno seguente, credo per non essermi comportata come dovevo in un' occasione di patire, perdetti tutti questi sentimenti e tornai come il solito.
19. Noto una differenza tra quest'ultima esperienza e le precedenti: quelle mi toccavano più o meno intimamente nella parte più profonda dell' anima; in questa, invece, ero presa anche esternamente, cioè nella mente e nei sensi esterni.
20. Per quanto ricordo, trascorsi la festa di Pasqua con allegrezza, non però proporzionata alI' afflizione.
21. Quindi partii dal mio Ritiro per tornare a Venezia, sentendo molto questa volta il distacco dalle compagne.
22. Tornata che fui, per aver sperimentato - credo - nell' orazione i soliti trasporti d' amore, mi si rinnovò desiderio del voto di castità perpetua, sembrandomi di non poter dire con verità al Signore di essere sua, riservandomi la libertà di non esserlo quando l' avessi voluto; 23. perciò ne domandai nuovamente il consenso a chi mi dirige. Egli, però, mi ammonì che, se l' avessi fatto, sarei stata soggetta a particolari tentazioni; tuttavia, vinto dalle mie preghiere, acconsentì.
24. Una volta ottenuto il consenso, mi si suscitarono dentro mille dubbi; per cui effettivamente non ebbi più il coraggio di pronunciarlo. 25. Per verità, ricordavo che alcuni anni prima, trovandomi angustiata da tentazioni, mossa da singolare ispirazione, avevo fatto ricorso con speciale preghiera a Maria Santissima, credendo di comprendere che per sua intercessione restavo libera da tali tentazioni, come infati una volta sperimentai.
26. Pensando a ciò dubitai che non fosse vero e subito fui assalita con violenza dalle suddette tentazioni; le manifestai al confessore, il quale mi corresse del dubbio, ed io ritrovai la calma.
27. A forza di timori, però, passò circa un mese prima che mi risolvessi ad emettere il voto, benchè venissi incoraggiata dal confessore. 28. Finalmente un giorno il mio Direttore spontaneamente mi parlò di questo voto, incoraggiandomi a farlo; 29. ma io volli attendere un giorno dedicato a Maria Santissima, perchè desideravo consegnarlo nelle sue mani.
30. Una volta, durante questo periodo di tempo, facendo orazione, sentii la presenza di Dio o, per così dire, senza nulla vedere, avvertii nella parte più intima dell' anima l' essenza di Dio, e sentii, per modo di spiegarmi, che l' anima era come portata, con grande pace e dolcezza, ad unirsi e, quasi si direbbe, a immedesimarsi con Dio, con tale forza che ben comprendevo come un po' di più sarebbe bastata ad impedirmi l'uso dei sensi esterni.
31. Mi misi a sedere, non potendo più sostenermi: mi sentivo mancare le forze e in quella orazione parve, forse alla mia immaginazione esaltata, di sentirmi o di vedermi prendere il cuore ed unirlo a quello di Gesù Cristo per formarne uno solo, benchè restassero due.
32. Restai estenuata nella persona e, sul finire, mi pare dell' orazione, mi apparve nel mezzo dell' anima una croce corta che mi sembrò però molto pesante. 33. Siccome non amo il patire, cercai di svagarmi da queste impressioni, tanto più che non fu un sentimento interno, ma effetto di immaginazione; e questa croce era circondata di luce.
34. Passato quel giorno, un'altra volta ancora mi trovai raccolta, ma non così profondamente, anzi con molte immaginazioni e distrazioni. 35. Trascorsi poi altri giorni, ricominciarono come al solito le tentazioni, non della specie cui ho accennato sopra, ma di ogni altra. Mi trovai infatti annoiatissima dell'orazione e di tutto, piena di timore di dannarmi, riuscendomi di peso tutto ciò che riguarda l'Istituto. 36. Non trovavo sollievo in cosa alcuna, ne celeste ne umana, sembrandomi pazzie tutte le esperienze di orazione e trovando, come purtroppo è vero, di essere la rovina dell'Istituto nel quale Dio mi ha posto.
37. Avendo commesso molti difetti, un giorno di sabato, e precisamente 1'8 giugno, facendo orazione cercavo di aiutarmi con pensieri e atti di amore. 38. Vedevo bene di non meritare di amare il Signore e temevo, come gli avevo detto il giorno prima, di essere per Lui un oggetto odioso; 39. ma a questo pensiero un altro mi rispose: « Ego diligentes me diligo ».
40. Considerando l'obbedienza che ho di battere la via dell' amore, mi feci coraggio e cominciai a sfogarmi con qualche espressione delle solite, per cui crescendo nel fervore e nel desiderio della divina gloria, facevo al Signore offerte ed esibizioni. Mi venne pure in mente che quello poteva essere il momento di pronunciare il voto di castità peretua.
41. Non ricordando che era sabato, pensai di aspettare un giorno dedicato a Maria Santissima; poi mi ricordai che giorno era. 42. Feci allora un atto di contrizione assai sincero, non so se anche efficace, pregando il Signore con molte lacrime di permettermi pure qualsiasi pena, sofferenze, privazioni e croci, pur di non peccare mai più. 43. Mi offersi anche a dividermi, se fosse stato possibile, in tanti atomi di polvere, pur di vederlo glorificato e ancora a soffrire I'inferno,
purchè nessuno vi entrasse. 44. Finalmente feci il voto con tutto l' affetto possibile, rimanendo poi così presa dal sentimento di essere tutta di Gesù Cristo che non sapevo più i nè fare nè pensare il da farsi. 45. Avevo infatti detto al Signore che io, da quel momento, avrei pensato a Lui quasi come a cosa mia e che Egli pensasse tutto per me.
46. Restai come estenuata nella persona, così che lo si vedeva benissimo anche all'esterno; ma, avendo io poca salute, nessuno s'avvide del vero motivo della mia prostrazione.
47. Quando nell'orazione mi fui un po' calmata riguardo ai miei peccati e mi ritenevo ormai tranquilla, dopo il voto mi assalì il pensiero della perdita di altre anime per le quali inutilmente Gesù Cristo avrebbe sparso il suo Sangue. 48. Nel grande abbattimento in cui ero, dissi al Signore che mi sentivo morire. Cercai di rivolgere ad altro il pensiero, sembrandomi di non poter più oltre sostenere quello.
49. Tutta questa esperienza, però, non fu cosa solo interiore come quelle già descritte, perchè mi occupò pure la mente. 50. Infatti, benchè anche a motivo del pianto, al quale non sono avvezza, mi avesse lasciata sbalordita tutta la giornata, non fu tuttavia, come dissi, un'impressione puramente interna.
51. In questo periodo di tempo il Signore volle prendere con sè una mia compagna, per la salute della quale mai mi era stato possibile pregare. 52. Era vedova è visse nell'Istituto soltanto sei mesi, ma era venuta già santificata: di molto spirito interno, di grande raccoglimento, di perfettissima obbedienza. 53. D'istinto avrebbe sempre voluto parlare di Dio, a segno che sarebbe arrivata, se in questo fosse possibile, a sbagliare per eccesso; e ben si capiva che alle parole corrispondevano i pensieri. 54. Grandissima era la sua carità verso Dio e verso il prossimo e ultimamente era giunta a tale dominio e morte delle sue passioni da non sentire più alcuna ripugnanza nell' abbracciare gli atti di virtù e di mortificazione.
55. Qualche settimana prima di morire parlò con grande certezza della sua morte vicina, predicendo persino il giorno in cui sarebbe andata in Cielo, e precisamente nella festa dell'Ascensione del Signore. 56. Dubito che la sua malattia sia provenuta dall' eccesso della sua carità nell' assistere le inferme dell'ospedale della città: infatti le abbracciava e baciava, senza riguardarsi se qualcuna era colpita da malattia acuta contagiosa. 57. Aveva tentato di recarsi all'ospedale anche il giorno in cui, vinta dal male, dovette poi mettersi a letto. 58. La superiora infatti, intuendo dal pallore che non stava bene, glielo impedì.
59. Il male all’inizio non si presentò grave, ma il secondo giorno l’ammalata, benchè non vi fosse apparenze di peggioramento, chese di confessarsi. 60. La Superiora, però, non vedendone il bisogno, quel giorno non la compiacque. 61. Il giorno seguente l’inferma le domandò quanti giorni mancassero alla festa dell’Ascensione, e la superiora le rispose di non saperlo. 62. Intanto il male cominciò a manifestarsi e l’ammalata disse chiaramente alla Superiora che presentiva di dover morire e che il giorno dell’ascensione sarebbe stata in cielo. 63. La Superiora l’esortò a tenersi disposta tanto a vivere, per servire Dio, quanto a morire per andare a goderlo. 64. La lasciò confessare e le procurò – come di dovere – ogni altro conforto spirituale, insistendo presso il medico perché le fosse amministrato il santo Viatico, ma sempre inutilmente, perché il medico si rideva di tali timori. 65. L’inferma, che nulla sapeva di ciò, spontaneamente domandò il santo Viatico e, sentendo dalla Superiora come inutilmente avesse insistito per ciò con il medico e come, trattandosi del Viatico, era necessario il suo consenso, domandò di restare digiuna per potersi comunicare, ma non le fu concesso. 66. Finalmente, persuaso dalla Superiora, il medico cedette e fu amministrato il santo Viatico all’inferma. 67. Questa fece prima la confessione generale, pregò che fosse domandato perdono a tutte le compagne dei dispiaceri e scandali che potesse aver loro dato; poi, stando a sedere sul letto, come non avesse neppur male, si comunicò con giubilo indicibile. 68. Aggravatosi il male, la Superiora insistette presso il medico perché all’inferma fosse amministrata l’Estrema Unzione ed essa stessa rispose a tutte le preghiere della Chiesa. 69. Il suo Direttore voleva aggiungervi subito l’indulgenza del Carmine, ma essa gli rispose che non voleva cose precipitate, poiché desiderava – come disse poi – gustare con pace i doni di Dio. 70. Ricevuta poi con ugual sentimento anche la detta indulgenza, raccomandò caldamente a chi la presiede la prosecuzione della devozione a Maria Santissima Addolorata, da lei stessa istituita nella parrocchia di S. Marcuola e chiese per sé i suffragi che, dopo morte, si fanno per i confratelli.
71. Un altro giorno, aggravandosi sempre più il male, le furono concesse altre indulgenze, ma non di tutte si accorse, perché a tratti incosciente. 72. Ritornò poi pienamente in sé ed una volta disse di aver superato una tentazione fortissima. Promise alla Superiora che in Paradiso si sarebbe diportata da figlia verso di lei, che l’aveva trattata da madre. 73. Promise alle compagne che si sarebbe ricordata di tutte e disse che avrebbe voluto averle tutte presenti per abbraciarle tutte. 74. Un giorno, anzi, chiese alla Superiora che gliele chiamasse, ma questa non credette di farlo, incaricandosi di supplire per essa. 75. La domenica antecedente la festa dell’ascensione entrò in agonia, restando, per quanto si potè capire, sempre presente a se stessa. 76. Le ultime parole alla Superiora furono perché la raccomandasse a Maria Addolorata. 77. Durante l’agonia ogni volta che apriva gli occhi e li fissava nella Superiora, sorrideva; verso le sei e mezza di quel giorno passò a miglior vita.
78.Durate tutta la malattia si lagnò una sola volta per non poter contemplare il Crocifisso e dover morire senza patire, mostrando grande allegrezza quando la Superiora la esortava a offrire la sua sofferenza. 79. Quando però i rimedi l’opprimevano, lo diceva e la Superiora, incoraggiandola col ricordo dei patimenti di Gesù Cristo, l’esortava a star ferma nel patire. 80. L’inferma spiegava che lo diceva semplicemente, ma che era disposta a prendere qualsiasi rimedio che le suggerisse. 81. Non mostrò mai il minimo segno d’impazienza, ripetendo atti di amore e giaculatorie, la più frequente delle quali, rivolta al Crocifisso, era: “Perdono di tutto, grazie di tutto, fate di me quel che volete”.
82. Per tutta la durata della malattia di questa compagna non mi fu mai possibile pregare per la sua guarigione; mi venne anzi da pensare che il Signore non volesse vedove in questo Istituto.
COMMENTO
1. E’ il 2 giugno 1816. Maddalena dopo una interruzione di cinque mesi riprende il filo delle sue Memorie. E ancora, come all'inizio del lavoro, scriverà quel poco che ricorda.
2. Il primo felice ricordo è l'arrivo di mons. Pacetti a Venezia assente dalla città da circa quattro anni. Era partito il 6 luglio 1812 e vi rientra ristabilito in salute il 21 febbraio 1816. Non aveva potuto assistere al nascere dell'Opera nella prima casa di S. Andrea e ora la trova ben avviata in quella di S. Lucia. Era partito con un nulla di fatto e vi ritornava dopo aver scritto alla Canossa nel dicembre 1815: « L 'Istituto il Santo Padre [Pio VII] l'ha approvato e sua Maestà [Francesco I ] l'ha applaudito... L 'Istituto ha l'approvazione e le Regole l'avranno. Stia di buon animo e non cessi di benedire le generose misericordie del Signore e le premure della carissima Mamma Addolorata»[1]. Ora insieme a Venezia possono spingere lo sguardo verso il futuro. Ma solo per la durata di venti giorni.
3. A Verona giungevano i Sovrani, l'imperatore Francesco I e la sua consorte Maria Lodovica d 'Este, ospiti a palazzo Canossa. Maddalena non puo mancare. Giungerà a Verona il giorno 11 marzo. Dopo alcuru giorni così all’ amica Paola Taverna, sorella di Carolina: « Dopo un ottimo viaggio arrivai felicemente lunedì sera a Verona dove trovai la mia famiglia in buona salute, occupatissimi però tutti per preparare la casa per l'augusto Sovrano che qui si aspetta lunedì 18. Al mio ritorno che le confermo vicino, avrò il contento di farle visita raccontandole tutte le imprese dei matti ma buoni veronesi »[2].
A Verona l' aspettavano altre croci. I Sovrani il giorno 20 sono a palazzo Canossa, ma l’Imperatrice vi giunge « gravemente ammalata ».
4- 7. Maddalena fiduciosa nella santità del Pontefice regnante Pio VII pensa di far avere alla Sovrana una sua reliquia. Si rammarica per gli spettacoli indetti in Verona in onore degli illustri ospiti in aperto contrasto con la grave malattia dell'Imperatrice.
Maddalena accompagna la propria preghiera con un'offerta generosa: dieci anni della propria vita in cambio della guarigione della Sovrana.
Il sensibile miglioramento della malata fa sperare in una implorata quanto attesa guarigione. Intanto Maddalena temendo « di esporre la fede al ridicolo » si consiglia se era prudente rendere pubblica la grazia. Ebbe una risposta negativa.
8. Non sa se prima o dopo aver chiesto consiglio, Maddalena in adorazione dinanzi a Gesù Eucaristia ha la chiara intuizione che Maria Lodovica sarebbe morta. Il 28 marzo la Sovrana riceve il viatico. Il giorno 30 sembra migliorare. Così Maddalena scrive alla contessa Paola: « ...siamo tutti consolati per il notabile miglioramento della nostra Sovrana... Non posso dirle la nostra comune afflizione, di tutto li Paese s'mtende, ma singolarmente quella della mia famiglia e la mia. ..Qui tutte le feste come ben può immaginarsi sono tutte finite, chiusi i teatri, si fanno pubbliche e private orazioni per ottenere dal Signore la salute di quest'angelica Imperatrice »[3].
9-10. Il pianto di Maddalena davanti al Signore non ha risposta. Ancora spera che il lume avuto precedentemente circa la morte della Sovrana possa non rispondere a verità. Ma il linguaggio di Dio era chiaro, anche se i desideri di Maddalena erano diversi.
11. La visita del Sovrano al monastero di S. Giuseppe, data la circostanza dolorosa, andò in fumo. Maddalena ha la certezza convalidata dall’esperienza che « Dio e Maria Santissima avrebbero fatto tutto da soli ». Anzi, sempre in preghiera, ha la chiara intuizione della persona che l'avrebbe validamente aiutata per l'affermazione giuridica dell'Istituto.
12. Chi fosse questa persona che Maddalena, come è suo solito in questi scritti, lascia nel- l’anonimato non si sa. Si possono solo fare delle congetture circa le diverse persone che si interesseranno per il suo Istituto. Anzitutto P. Emanuele Lodi, domenicano, che si incarica di far pervenire in tutta segretezza le Regole scritte dalla Canossa al padre Francesco Fontana[4] che nell'aprile del 1816 salirà alla porpora cardinalizia.
Un altro cardinale, Lorenzo Litta, vissuto a fianco di Pio VII fin dalla sua elezione al papato, era un valido aiuto per la definitiva approvazione dell'Istituto. Un altro Cardinale, Em.za Giovanni Giacomo Sinibaldi, consegnerà personalmente al card. Fontana le Regole portate a Roma dal P. Lodi. Lo scopo della Fondatrice era quello di avere l'approvazione pontificia delle Regole evitando la Congregazione dei Vescovi che richiedeva un tempo assai lungo.
Anche se Maddalena bada poco ai propri presentimenti, questi in effetti nel tempo tutti si verificano.
13-14. Ella ritorna con il ricordo alla Settimana Santa di quel 1816. Il 7 aprile, Domenica delle Palme, giorno in cui muore a palazzo Canossa l'imperatrice Maria Lodovica d'Este, Maddalena prolunga la sua preghiera non solo per la Sovrana, di cui sente profondamente la perdita, ma anche per il suo Istituto e intuisce che questo evento inaspettato non nuocerà al suo riconoscimento giuridico. Altre persone influenti saranno in futuro dalla sua parte.
15-16. Il Venerdì Santo, 12 aprile, in una sala del palazzo Canossa è ancora esposta la salma dell'Imperatrice Maria Lodovica d 'Este. In sintonia con tale dolore Maddalena considera le sofferenze di Gesù Cristo in croce e si lascia tanto compenetrare da tale mistero da non riuscire a dissimulare la sua profonda emozione.
17-18. Avrebbe voluto come san Francesco « piangere nei boschi la passione del Signore » fuori dagli sguardi umani. Era tanto compenetrata dal mistero di Cristo e tanto emozionata anche esternamente che le sembrava dover « monre d’ amore » .
Così tutto il Venerdì Santo. Il Sabato Santo, a causa di un comportamento non del tutto generoso, quei sentimenti sfumarono e ritornò « come al solito ».
19-20. Maddalena raffronta l'esperienza attuale con quelle del passato e constata che queste ultime toccavano solo la parte più profonda dell 'anima, mentre la presente si riversa anche nei sensi esterni.
L' alleluia del giorno di Pasqua non le trasmette in proporzione tanta allegrezza quanta era stata I' afflizione dei giorni precedenti.
22- 23. Il desiderio di emettere il « voto di castità perpeua » è una risposta all'iniziativa di un Dio che la illumina e la invita a ricambiare il suo amore infinito. Lo Sposo le ha tutto tonato. Come dirsi « sua » se ancora non fa dono di tutta se tessa a Lui, mettendo nelle sue mani il proprio corpo, ma oprattutto la libertà di disporre di se? II Direttore che fino allora aveva accordato il voto a periodi con precise scadenze e innovazioni, « vinto dalle preghiere » dà finalmente il suo benestare.
24-25. II timore forse di aver strappato un consenso non in linea con il volere di Dio fa ritardare la decisione di una definitiva consacrazione a Cristo, pur avendo sperimentato in passato che il ricorso a Maria Santissima è un efficace aiuto contro questo tipo di tentazioni.
26-29. Tra dubbi, violenta ripresa di tentazioni contro la castità e ritorno di serenità trascorre circa tutto il mese di maggio. Infine, incoraggiata dal suo Direttore, decise di scegliere un giorno dedicato a Maria e scelse un sabato, 1'8 giugno 1816.
E’ un giorno memorabile per Maddalena. E’ la realizzazione di quanto aveva scritto per le sue figlie: « La castità per essere bene eseguita richiede un totale distacco interno ed esterno da tutto ciò che non è Dio, per poter impiegare tutto il tempo, tutte le cure, tutti i pensieri per la divina Gloria ed interamente fare che tutto ciò che sono e che hanno sia totalmente ed unicamente al Signore dedicato »[5].
30. Al gesto generoso di Maddalena Dio non tarda a rispondere. In uno dei suoi tempi di orazione Dio si fa presente nella sua « essenza » nella parte più intima dell ' anima. Si tratta di un vero rapimento in cui spirito e corpo sono coinvolti. Lo spirito viene trasportato con pace e dolcezza in Dio quasi a « immedesimarsi » con Lui, e il corpo, incapace di seguire lo spirito, perde quasi «l’uso del sensi esterni ». Così santa Teresa spiega un suo rapimento: « ...fui sorpresa da un grande rapimento. L' anima, incapace di trattenersi in sè, sembrava volesse uscire dal corpo... Non potendomi reggere... cercai di appoggiarmi perchè le forze naturali mi stavano abbandonando »[6] .
31. Maddalena con profondo senso di pudore, quasi attribuendo alla sua « immaginazione esaltata » un fenomeno altamente estatico, descrive ciò che i mistici chiamano matrimonio spirituale. L 'amore è una potenza che tende all'unità. E Cristo Gesù per mezzo del suo Spirito prende il cuore di Maddalena per unirlo al suo nell' unità dell'amore.
La Santa descrive questo fenomeno con i verbi al passivo: « parve di sentirmi o di vedermi prendere il cuore ed unirlo a quello di Gesù Cristo per formarne uno solo, benchè restassero due ». L 'amore di Dio, anche se onnipotente, non annulla il cuore di Maddalena. L' amore non può sussistere se non a due. Così santa Teresa: « Dio spirito, volendo mostrarci l' amore che ci porta, fa conoscere ad alcune persone fin dove il suo amore sa giungere, affinchè lodiamo la sua grandezza, la quale si compiace di così unirsi a una sua creatura da non volersi mai più da essa dividere, come coloro che per il matrimonio non si possono più separare »[7].
32-33. A questa gioia profonda dello spirito, oltre che un vago senso di prostrazione fisica, seguono per l' anima, ormai fortificata, presagi di croci da sostenere per la gloria di Dio. Maddalena non ama il patire, ma l' amore la porterà fra breve a desiderare anche mille morti pur di dare gloria al suo Signore.
34-35. Un altro fenomeno mistico in tono quasi sfumato. E poi il ritorno allo stato di tentazioni, le più disparate, eccetto però quelle contro la castità da poco descritte. L' orazione le diviene un peso, riaffiora il timore di dannarsi e sente più forte la responsabilità di essere guida di un Istituto ancora così in alto mare. Mons. Pacetti le dà relazione della Comunità di S. Giuseppe da poco visitata: « ...ai 21, come sono partito da S. Fermo, mi impiegai in S. Giuseppe tutto il giorno… ..La tempesta fu a Verona il giorno 5... ho ascoltato quante sono volute verure... Tre me ne sono piaciute... Leopoldina pensa di fare un'altra cosa diversa da quanto pensava in passato e di cui sto esaminando le Regole, forse norl le accomoderà, ma... così conviene regolarsi »[8].
Intanto a Venezia si ammala gravemente la Compagna Vincenza Pancrazio. Le croci previste sono divenute realtà.
36. Il pensiero che tutte le Cose passate e descritte siano
solo « pazzie » la irretisce di nuovo. Non trova sollievo nè da parte del cielo, nè da quella della terra. Le cose del cielo sperimentate sono svanite come dopo un sogno, le cose umane non le sa più gustare. Le rimane il vuoto e la convinzione « di essere la rovina dell'Istituto ». È il tormento purificante dei santi.
37-39. E’ l'8 giugno 1816, secondo sabato del mese. Maddalena il giorno prima aveva temuto e creduto di essere per il Signore « un oggetto odioso » e glielo aveva detto durante l'orazione. Si vedeva carica di difetti, incapace di amare un Dio che tanto meritava di essere riamato. Ma Dio, la cui misericordia è infinita, così le parla al cuore: « Io amo coloro che mi amano» !
40. Maddalena rimane vinta dalla bontà del Signore e ripensando a P. Marino di Cadore che l'aveva invitata a battere la via dell'amore[9], cominciò a sfogarsi con Dio « con qualche espressione delle solite » e Dio stesso non tardò a venirle incontro suscitando in lei desideri di donazione di sè e di impegnarsi per la sua gloria.
41-43. Era il sabato dedicato a Maria Santissima, e pensò che quello fosse il giorno migliore per consacrarsi per sempre al Signore. Dopo un sincero atto di pentimento chiese la grazia di non offenderlo più e offrì se stessa pronta a dividersi in « polvere » e in « atomi » « pur di vederlo glorificato » .La gloria per queste anime, scrive santa Teresa, è di « aiutare il loro Dio Crocifisso, specialmente quando vedono fino a che punto sia Egli offeso e come pochi cerchino il suo onore »[10].
44-46. Il dono di sè è ormai irrevocabile. Maddalena è tutta del Signore e il Signore è tutto suo. Gli interessi sono comuni, anzi ciascuno ama gli interessi dell'amato. « Io mi curerò del mio Diletto e il mio Diletto si curerà di me. Egli veglierà sui miei interessi e io sopra i suoi »[11].
La prostrazione della persona dovuta a questa nuova esperienza si combinò così bene con l'idea che le compagne avevano della sua poca salute che di nulla sospettarono.
51- 54. Nel mese di maggio del 1816 il Signore visita la comunità di S. Lucia e chiama a sè una delle compagne, una certa Vincenza Pancrazio Astori. Era entrata sei mesi prima, ricca già di «molto spirito interno ». Durante la sua malattia Maddalena non aveva mai potuto pregare per lei, quasi un impulso interiore non glelo avesse permesso.
55-58. Vincenza Pancrazio deve aver contratto la malattia per contagio. Visitava le inferme dell’ospedale con tale cartà da non avere alcun riguardo per la propria salute. Presagì che sarebbe morta il giorno 23 maggio, festa dell’Ascensione, come realmente avvenne.
59-64. Maddalena con cuore di Madre descrive l’evolversi della malattia e i presentimenti di Vincenza di una morte imminente. Il medico non è troppo persuaso che si tratti di una malattia mortale.
65-66. Secondo le prescrizioni ecclesiastiche allora vigenti, l’ammalata chiede di rimanere digiuna per poter ricevere il santo Viatico, lei solo sicura di dover presto morire.
67-70. Maddalena offre a questa figlia morente tutti i conforti spirituali: confessore, viatico, estrema unzione, indulgenza del Carmine, preghiere particolari a Maria Santissima Addolorata, e persino le preghiere di suffragio che si facevano per i già trapassati.
71-74. Maddalena assiste per la prima volta alla morte di una sua figlia con la premura squisita di una madre e forse, anche questo per la prima volta, si sente chiamare dall’ultima delle sue compagne con l’appellativo di “Madre”.
75-77. Come aveva predetto all’inizio della sua malattia,Vincenza spirò il giorno della festa dell’Ascensione il 23 maggio 1816. Così Maddalena comunica all’amica Durini a cui da poco era morto il cognato marchese Carlo Arconati: “Il Signore ci ha visitate ambedue, mia cara Carolina, voi però in modo assai più forte del mio”[12].
78-82. Ricordando a distanza di tempo l’evento doloroso, Maddalena torna a sottolineare che non aveva mai potuto pregare per la guarigione di questa sua figlia, quasi presentimento del suo imminente trapasso.
[1] Mons. Pacetti, a M.d.C., 11 dicembre 1815, Ep. II/I, p. 199.
[2] M.d.C., alla cont. Paola Taverna, 15 marzo 1816, Ep. I, pp. 604-605.
[3] M.d.C., alla cont. Paola Taverna, 30 marzo 1816, Ep. I, p. 606.
[4] Cfr. M.d.C., alla Durini, 12 gennaio 1816, Ep. I, p. 429.
[5] M.d.C., R.s.s., P. 1a, p. 53.
[6] Santa TERESA DI GESÙ, o.c., pp. 394-395.
[7] Santa TERESA DI GESÙ, o.c., p. 943.
[8] Mons. Pacetti, a M.d.C., 22 giugno 1816, ms. A2, XXXI, A.C.R.
[9] Cfr. Cap. VIII, v. 16.
[10] Santa TERESA DI GESÙ, o.c., p. 950.
[11] 12 Ivi, p. 1012.
[12] M.d.C., alla Durini, 9 giugno 1816, Ep. I, p. 448.
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