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"MEMORIE DI MADDALENA DI CANOSSA" |
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« MIA CARA SPOSA »
1. Benchè, come già dissi, rapporto alle cose future non abbia ormai più quelle cognizioni provenienti da un chiaro lume interiore che mi arrecava pure grande soavità e pace, nondimeno - ma come di passaggio - contmua ad avere in questo tempo presentimenti di cose future o lontane, che poi si verificavano.
2. A volte, non avendo nessuna voglia di patire, cercai di distrarre la mente per non comprendere cose che mi sono di peso; qualche volta, anzi, mi davano fastidio questi presentimenti, attraverso i quali venivo a conoscere un imminente patire.
3. Dopo il voto di castità perpetua e dopo il grande sbalordimento in cui rimasi in seguito, passai in uno stato di tentazioni e di noie: nessuna cosa poteva darmi sollievo, nemmeno l' orazione, nella quale, anzi, mi trovavo assai dissipata.
4. Riconoscevo di essere io la causa per cui l'Istituto non si sarebbe piantato bene e tanto crebbe la mia afflizione che persi il sonno; 5. ogni volta che vedevo commettere un difetto la mia afflizione si rinnovava, trovando che tutto il male proveniva da me. 6. Mi riusciva di peso anche parlare con chi mi dirigeva e persino col confessore, eccetto che per accostarmi al sacramento della penitenza.
7. Chi mi dirige mi assicurò essere senza fondamento questo mio timore; ma a me sembra che, se si vedesse come agisco ordinariamente, si penserebbe altrimenti, come altrimenti infatti pensano le compagne.
8. Un altro giorno, dopo la santa Comunione (la prima, se non sbaglio, dopo il voto di castità perpetua), pensando di avere dentro di me, a causa del voto, il mio Sposo, cominciai a calmarmi un poco. 9. Mi sembrava, però, di non poterlo più amare, perchè, secondo il sentimento di quando feci il voto, essendomi donata tutta a Dio, mi pareva di non poter più disporre nemmeno del mio cuore; 10. non ricordo se allora, o nell' orazione di quella mattina, mi sentii portata, non potendolo fare io, ad amare Gesù col cuore di Gesù.
11. Non ricordo minutamente le esperienze spirituali di quel giorno; ricordo solo che ebbi tenerissimi affetti d' amore, che passai l' orazione strettamente unita a Dio, ripetendogli frequenti espressioni [amorose]. 12. Il sentimento di amore si rafforzava ancor più quando nell'intimo mi veniva in mente di dire al Signore: « Mio caro Sposo », o ricordavo quando, nell' orazione, mi era sembrato, o meglio immaginato, di sentirmi dire: « Mia cara sposa ».
13. Restai animatissima ad operare per il Signore, a non volere che Dio solo, desiderando e pregando anche il Signore perchè, in vista della mia debolezza, per la quale, vivendo tra creature anche le più sante, commetto sempre difetti, potessi morire su qualche spiaggia solitaria, sola con Lui solo.
14. Mi sentii disponibilissima ad andare, per il Signore e per il suo servizio, anche al Polo, se fosse stato necessario, benchè abbattuta nelle forze fisiche.
15. Quel giorno dovetti molto contrastare con le mie compagne per disporle a separarsi da me; 16. ma era tale la pienezza di spirito attinta dall' orazione che non solo non sentivo pena io, ma neppure potevo comprendere come ne potessero sentire le altre. 17. La sera, però, ebbi abbondante motivo di sperimentare la mia debolezza, non essendo riuscita a dominarmi: 18. infatti corressi una mia compagna mortificandola, rimanendo poi io disturbatissima e incapace di riprendere il filo dell'orazione.
19. A mio credere ebbi molto da soffrire per vari giorni, specialmente a causa di una compagna che voleva lasciare l'Istituto. 20. Feci fare e feci io pure delle orazioni, domandando perdono al Signore anche a nome di questa compagna. 21. In particolare feci una novena a Gesù Nazareno, perchè il Signore mi donasse questa figliola.
22. Per una certa impressione che mi era rimasta dal giorno in cui avevo fatto il voto [ di castità perpetua] , ora mi davano maggior pena le mancanze delle mie compagne verso di me, temendo che, per essere io tutta del Signore, Egli potesse maggiormente disgustarsi con esse.
23. Pregando dunque per questa compagna in particolare, mi parve di capire, secondo il solito modo, cioè non tanto chiaro ma nemmeno incerto, non solo che questa compagna sarebbe rimasta, ma sentendomi inoltre rassicurata circa la sua eterna salvezza.
24. Mentre stavo per recitare, o forse già recitando, la detta novena, essa venne a pregarmi di ascoltarla. 25. Terminata la recita della novena, uscii dal coro e mi recai con essa dinanzi all'effigie di Maria Santissima Addolorata, dove mi inginocchiai; altrettanto fece la compagna che, piangendo, mi domandò perdono e promise di far bene, di restare e di obbedire in ciò che aveva ricusato di fare, qualora io fossi partita. 26. In seguito, eccettuato qualche momento di tentazione, divenne ed è tuttora il sostegno delle altre.
...E PER TUTTE LE MIE COMPAGNE
27. Calmata questa prima burrasca esterna, mi trovai assai angustiata nell'intimo, avendo molte tentazioni, specialmente contro la fede che per me sono le più angosciose, sentendo il peso dell'intera situazione presente, immaginando il patire che mi attendeva a Milano e sentendomi completamente oppressa dalle angustie delle compagne per la mia partenza. Per tutto ciò anche la salute cominciò a vacillare.
28. Invece di sostenermi con l'orazione, un giorno specialmente, in cui avevo l' opportunità di farne, per la noia e le continue distrazioni, vi dedicai solo la metà del tempo che mi era stato assegnato.
29. Dopo vari giorni di tali ingratitudini verso il Signore, angustiata per gli affari temporali dell'Istituto, per i quali vedevo tentate quasi tutte le mie compagne, mi sentii nuovamente spinta a pregare. 30. Vedendo che tutte le mie misure, ansie e parole non giovavano che ad angustiare le altre, incominciai la novena a Gesù Nazareno.
31. Benchè non potessi pregare molto, m' accorsi che le compagne cominciavano a calmarsi e vidi chiaramente come nell'Istituto io ormai non sia più che una formula. 32. Infatti spesso le compagne anche più giovani vedono molte cose meglio di me, 33. compresi perciò che, se mi rivolgessi a Dio, il quale in ogni circostanza mi fa constatare di far tutto da solo, molto più concluderei col pregare, che con tutto il mio parlare e operare.
COSTRETTA A RIPRENDERE LA PENNA
34. A causa delle molte occupazioni e per varie altre circostanze, da vari anni non ho più scritto; ma ora, obbligata dai superiori, dirò qualche cosa di ciò che mi è accaduto di recente, e poi continuerò così, costretta dall’obbedienza.
35. Nel passare da Milano a Bergamo avevo preso la strada di Caravaggio allo scopo di visitare in quel santuario Maria Santissima. Ero molto stanca e mi sedetti sul banco e per quanto mi ricordo, dopo aver pregato Maria Santissima per molte cose, raccomandai anche i Figli della Carità.
36. Vidi allora, e in modo sensibile, come vedessi una persona, un’ombra dietro di me, la vidi fuori del velo, ma senza alcuna forma. Non essendo abituata a vedere niente con gli occhi del corpo ebbi un po’ di timore. Mentre riflette. vo mentalmente, mi sentii dare una leggera spinta sulla spalla. 37. Quasi sbigottita, mi alzai e guardai bene dietro di me per vedere se vi fosse qualche persona o qualche bestia, ma non vidi nulla. Mi rimisi al solito posto e, per quanto mi ricordo, tornai a pregare per i Figli della Carità.
38. Mi venne il pensiero che il diavolo volesse significar.. mi qualche cosa intorno ad essi, ma, trattandosi di cosa del tutto esterna, non mi turbai internamente e non vi fermai più la mia attenzione.
39. Giunta a Bergamo, dopo un lungo viaggio, intesi dal primo aspirante all’Istituto che era stato consigliato d’abbracciarne un altro. Anche il sacerdote che doveva essere a capo dell’istituzione non intendeva più entrare. 40. Tornai a ripensare quanto mi era accaduto al mattino e lo ritenni un avviso dello sforzo diabolico operato per impedire il nascere di quell’Istituto.
41. Guidavo gli Esercizi spirituali delle maestre di campagna. Quella sera avrebbero dovuto fare la meditazione sulla Crocifissione, ma io mi sentii spinta a far meditare Gesù che porta la croce al Calvario. 42. Mentre facevo loro riflettere con quale generosità Gesù Cristo la portava, im provvisamente mi si rappresentò all’immaginazione Gesù con la croce sulle spalle come fosse un’ombra.
43. Mi sembrò come uno scheletro vestito a metà di porpora, coronato di spine, sotto il peso della croce e, nel solito modo, mi disse: “ Anch’io ero debole quando portai la croce ”. 44. Mi restò l’impressione vivissima di dover stare forte nel patire, quantunque mi senta alle volte debole tanto nella persona che nel faticare. L’effetto fu che in seguito di fronte ad ogni pena e patire mi sembrava di sentir ripetere:
“ Anch’io... ”.
45. Con questo stimolo interiore tutto mi pareva nulla o quasi, e desideravo patire ed operare stando forte.
46. Avendo già descritto alla pagina precedente ciò che mi accadde il giorno... 1823, qui lo accenno semplicemente per una certa sua relazione con quello che mi capitò verso la fine di quest’anno 1824.
47. Stando un giorno in orazione nel coro e sentendomi piuttosto male, pensavo — come mi pare di ricordare — di dover andare a Milano dove, per varie circostanze del momento, mi aspettavo di dover molto patire; ma assolutamente non sentivo forza sufficiente per sopportarlo. 48. Non ricordo se lo pensassi proprio in quel momento, ma certamente vi pensavo con apprensione, quantunque, per non angustiare le compagne che mi vedevano sofferente, cercassi di non farlo loro pesare. 49. Mi si presentò dunque all’immaginazione il Signore con la croce sulle spalle, coronato di spine, ed osservai in particolare sotto il mento, circa all’altezza del collo come uno sgorgo di sangue. 50. Come l’altra volta, non vidi nulla con gli occhi, ma solo con l’immaginazione.
51. Da notare che varie volte avevo visto un’immagine del tutto simile in una Via Crucis, come pure ne avevo visto una simile a quella immaginaria di cui si parla il l° ottobre;
52. questa volta però mi restò profondamente impresso l’eccessivo patire del Redentore e la gravezza della croce che portava. 53. Pensai dunque di non voler più cercare di partire da Milano al più presto, 54. ma chi mi dirige, saputa la cosa, mi disse che, concluso quanto dovevo, cercassi pure di partire da quella città.
55. Quella vista mi diede coraggio, ed io andavo immaginando di dover trovare un grande patire. Ciò si verificò solo nei confronti della mia persona, avendo dovuto veramente soffrire, sia pure non in continuazione. Così pare alla mia debolezza.
56. Mi sostenevo col ricordo di quell’esperienza, ma non trovavo la croce così pesante come l’avevo prevista.
COMMENTO
1-2. Maddalena esamina alla luce del passato il dono di chiaroveggenza ricevuto dal Signore e puntualizza le proprie disposizioni interiori di fronte ai « lumi » che continua ad avere anche nel presente. Se ieri il « chiaro lume interiore » le recava « soavità e pace » oggi « non avendo nessuna voglia di patire », prevedere le croci che si profilano all'orizzontei le reca « fastidio », per cui a volte cerca di occupare la mente in cose diverse da ciò che Dio le vorrebbe annunciare.
3. L' alternanza di giornate splendide, rischiarate dal sole divino e di notti cariche di tenebre, di tentazioni e di noie dice nella vita di Maddalena un cammino di purificazione interiore e di crescente comunione con Dio. Così Cristo stesso spiegava questi fenomeni a santa Teresa d' Avila: « Nessuno pensi di mantenersi nella luce con le sole sue forze, così come non può impedire che sopravvenga la notte, perche è una grazia che dipende solo da me... appena io mi allontano l'anima cade nella notte »[1].
4-6. Nello stato di profondo abbattimento in cui vive, Maddalena si fa responsabile anche dei difetti delle compagne e attribuisce a sè la situazione ancora incerta dell'Istituto. La preoccupazione più forte è data dalla comunità di Verona dove la burrasca si fa sempre più minacciosa. Tanto si affligge , da perdere il sonno. Ma sappiamo già per esperienza che il sole tornerà presto nel cuore di Maddalena, perchè Dio è il Fedele e non permetterà che vada in fumo un'Opera di cui Lui e sua Madre sono gli autori.
7. Scavando sempre più addentro nella propria coscienza Maddalena tende a sintonizzare il giudizio che fa di se stessa più con quello delle compagne con le quali vive allo scoperto che con il giudizio di chi la dirige, il quale si basa su quanto lei stessa riferisce di sè. Il timore è che non sappia mai far conoscere pienamente la propria realtà negativa.
8-10. La vita sacramentale in Maddalena è dominante. Il primo incontro con Gesù Eucaristia, dopo il voto di castità perpetua, rischiara in pieno la sua notte. E’ tornato lo Sposo e le vive dentro.
La prima preoccupazione è ricambiare l' amore che le porta. Ma come fare, dal momento che ha dato tutta se stessa, cuore compreso, al suo Signore? Una ispirazione interiore le suggerisce di riamare Dio con il cuore stesso di Gesù. Il processo di identificazione allo Sposo amato e posseduto è al suo culmine. Maddalena fa dono del proprio cuore, della propria intelligenza, della propria volontà, di tutta se stessa al suo Dio per mezzo del Cuore stesso di Cristo. E’ il preludio della festa nuziale eterna.
11-12. Maddalena è giunta ad esprimere anche a parole la propria unione sponsale con Cristo Gesù. Da tempo il Signore nell’orazione le sussurrava al cuore « Mia cara sposa » ma solo ora, dopo il voto perpetuo di castità, le fiorisce dall'intimo l'espressione corrispondente: « Mio caro Sposo! ». Il rapporto sponsale è il rapporto più forte che un essere umano possa conoscere quaggiù. Cristo, l'Uomo-Dio che conosce tutte le tonalità dell 'amore umano, perchè Lui solo ne è la fonte, quando vuole unirsi spiritualmente alla sua creatura usa il linguaggio tipico dell'amore umano. Maddalena ha raggiunto il più alto grado di comunione con Cristo. I due cuori vivono l'unità dell'amore.
13-14. La totale disponibilità alla volontà del Signore, il non volere che Dio solo, il desiderio di operare per la sua gloria sono i segni più sicuri di questo mistico matrimonio con Dio.
Così santa Teresa espone gli effetti di questo nuovo stile di vita: « A questo tende il matrimonio spirituale: a produrre opere ed opere, essendo queste. ..il vero segno per conoscere se si tratta di favori e di grazie divine »2[2]. Lo slancio missionario di Maddalena è il prolungamento nel tempo di quello vissuto da Cristo stesso qui sulla terra.
15-18. Gli impegni di Fondatrice incalzano, e Maddalena, nonostante la resistenza delle sue figlie, le dispone a una imminente partenza. Così aveva scritto fin dal maggio 1816 alla Durini: « Vi confermo quanto vi dissi intorno alla mia venuta, sempre che il Signore non vi metta nuovi impedimenti »[3]. E nel mese successivo: « Credetemi., cara carolina,... vorrei che fosse oggi il giorno del mio arnvo a Milano... ma conviene lasciare scorrere qualche settimana ancora »[4]. Di fronte alla contestazione delle figlie che non vogliono lasciarla partire Maddalena perde la pazienza e corregge una di loro mortificandola. Lei stessa rimane “disturbatissima” e non riesce a “riprendere il filo dell’orazione”.
19-21. Prima di partire per Milano un'altra sofferenza colpisce Maddalena: una sua compagna vuol lasciare l'Istituto. Secondo lo Stofella, sembra si tratti di Angioletta Guarnieri, e il motivo sembra essere il rifiuto di un incarico a cui è stata designata. Una testimone anonima, contemporanea alla Madre Fondatrice, così scrive relativamente a casi di defezioni dalla vita consacrata: « Figliole mie, che si commettano difetti non mi faccio meraviglia. ..ma che si trovi una religiosa che dopo aver lasciato il mondo, la famiglia e, quel che è più, la propria libertà, abbia d'aver altre mire, altri fini che della propria santificazione, questo, diceva, non posso arrivare a comprenderlo, e nemmeno che al più piccolo urto, alla più piccola cosa che si attraversa deponga il pensiero del suo grande affare, la sua santificazione, ripeto, sarà mia ignoranza, ma non posso intendere questa cosa »[5].
Maddalena, Madre spirituale di tutte, prende su di sè il capriccio di quella figlia e chiede perdono per lei al Signore. Personalmente inizia una novena a Gesù Nazareno perchè la conservi al suo cuore.
22. Il voto di castità perpetua stabilisce tra Cristo e Maddalena un rapporto sponsale carico di conseguenze. Maddalena avverte quasi una identificazione a Cristo al punto da temere che le mancanze di riguardo verso di lei da parte delle compagne possano disgustare il Signore con il quale forma ormai una cosa sola. E come se il Signore le ripetesse da dentro: « Ricadono su di Me gli oltraggi di chi ti insulta »[6].
23-26. Ancora un lume di chiaroveggenza sul futuro prossimo e sulla « eterna salvezza » della figlia per cui prega. Mentre Maddalena è in preghiera sempre per quella figlia, decisa a lasciare l'Istituto, il Signore le dà prova di averla esaudita. Maddalena inginocchiata dinanzi alla statua di Maria Santissima Addolorata accoglie la richiesta di perdono della figlia che protesta di voler restare nell'Istituto e fare quanto prima si era rifiutata di fare.
Sarà in seguito, commenta la Madre, un' ottima Figlia della Carità e « sostegno delle altre » compagne.
27 -28. Ad ogni maternità non può mancare la sofferenza. Il distacco dalle figlie di Venezia, il pensiero di quanto patire avrebbe accompagnato la nuova fondazione a Milano, l'impatto, sia pure di passaggio, con la comunità di Verona, tutto contribuisce a far vacillare la salute. A tutte queste pene di carattere esterno si aggiunge il ritorno delle tentazioni contro la fede, « le più angosciose » per un cuore di sposa..
In questa situazione, carica di molteplici preoccupazioni, anche l'orazione perde di attrattiva, e Maddalena dimezza il tempo da consacrare allo Sposo.
29- 30. Tutta la comunità è sbandata, « le compagne quasi tutte tentate ». Maddalena prova con parole e con ogni altro mezzo umano di infondere tranquillità e pace, ma inutilmente. Si sente «nuovamente spinta a pregare » e si rivolge a Gesù Nazareno.
31- 33. La novena a Gesù Nazareno ha i suoi effetti, « le compagne cominciano a calmarsi». Maddalena deduce l'inutilità della sua presenza nell'Istituto.
Le lezioni di Dio anche in queste circostanze sono di una forza e di una efficacia formidabili. Dio le fa capire che se « la sua orazione non sarà per qualità ed estensione più adeguata e proporzionata all 'esigenza del beneplacito divino »[7] , l'Istituto non avrà le basi per sopravvivere ed affermarsi. « Molto più concluderebbe col pregare che con tutto il suo parlare e operare ». Il Signore doveva illuminarla con segni concreti sulla efficacia dell'orazione perchè potesse tramandare alle figlie e ai figli convinzioni come queste: « ...lo spirito e l'esercizio della santa orazione mentale del cuore si giudica il più necessario per chi vuole abbracciare una simile sorta di vocazione. .. l'orazione determina l'anima e la sostiene in qualunque sorta di patire. ..purchè possa compiacere Dio, servirlo, arrivare a possederlo e fare che ognuno conseguisca tanto bene »[8].
34. Dal giugno 1816 alla fine del 1824 le Memorie si interrompono. Appare solo qualche rara data in questi otto anni. Maddalena motiva il vuoto di queste note personali con le “molte occupazioni e varie circostanze ”.
Gli avvenimenti più significativi di questo intervallo di tempo sono:
Nel luglio 1816 la fondazione della Casa di S. Stefano a Milano. Nel novembre Leopoldina Naudet lascia il convento di S. Giuseppe per la fondazione di un proprio Istituto. Nello stesso mese viene a consolare il cuore di Maddalena il Breve di Lode di Pio VII, passo importante verso la definizione V giuridica dell’Istituto.
Nel primo sabato di febbraio del 1817 a S. Lucia in Venezia tutte le compagne vestono una comune divisa.
Nel 1819 Maddalena nel mese di maggio otterrà l’approvazione giuridica nella diocesi di Venezia dal Patriarca mons. F Francesco Milesi e nel mese di giugno dal vescovo di Verona li mons. Innocenzo Liruti. Il 18 dicembre dello stesso anno un lutto colpisce profondamente Maddalena: la morte di mons. ir Pacetti, il sostegno più valido per i primi passi decisivi verso S( l’approvazione pontificia dell’Istituto.
Nel luglio del 1820 anche l’Arcivescovo di Milano, mons.Carlo Gaysruck, riconoscerà giuridicamente l’Istituto nella sua diocesi. Nel settembre viene canonicamente eretta la Casa di Bergamo, e nel 1821 il vescovo mons. Pietro Mola consegnerà il Decreto di erezione dell’Istituto nella sua diocesi.
Dal 1816 al 1823 la Fondatrice visita con frequenza le Case da lei fondate per consolidare nello spirito le figlie che il Signore le ha dato o per ragioni giuridiche, ecclesiastiche o governative. Per ben tredici volte si reca a Venezia, per quattordici a Bergamo e Milano. A Verona, Casa Madre e sua patria natale, passerà ventitre volte.
Tutti questi avvenimenti, tutti questi spostamenti occupano talmente Maddalena da rendere giustificabile l’arresto delle Memorie. Ma forse il motivo più vero è l’essere assai schiva di mettere in carta il proprio mondo interiore se l’obbedienza non ve la costringe. Mons. Pacetti che le aveva dato tale obbedienza era ormai scomparso. Perché scrivere ancora? Ma un’altra obbedienza le arriverà ben presto da un altro rappresentante di Dio, don Giovanni Zanetti.
35. Maddalena ai primi di maggio del 1823 dopo un lungo soggiorno a Milano si porta a Bergamo. Durante il viaggio visita il santuario di Caravaggio. Raccomanda a Maria Santissima molte sue preoccupazioni, situazioni di sorelle, apertura di nuove Case e in particolare raccomanda l’istituzione ancora incerta e vacillante dei Figli della Carità. Tentativi erano stati fatti in varie città come Verona, Milano e Bergamo. Fin dal 1815 infatti Maddalena seguiva con interesse a Verona un certo signor Giuseppe Bellotti, mugnaio, che “ aveva aperto la scuola gratuita dei ragazzi ”[9]. A Bergamo seguiva con interesse il can. Gaetano Benaglio il quale era direttore della scuola maschile di carità nel vecchio seminario, a Milano era in trattative per una istituzione simile con il can.Pietro Giglio.[10]
Difficile, anzi allora impossibile, dopo la rinuncia di Antonio Rosmini, trovare un sacerdote che assumesse la responsabilità di guida della istituzione. Tutti questi progetti e aspirazioni segrete affidava Maddalena in preghiera alla Vergine di Caravaggio.
36-38. Un fenomeno strano si verifica per Maddalena nello stesso Santuario. Mentre sta pregando per i Figli della Carità vede in forma sensibile un’ombra, senza forma, e riceve sulla spalla una “ leggera spinta ”. Si alza, si volge indietro, guarda, ma non vede nulla. Si ricompone, riprende a pregare per i Figli della Carità e si interroga se non sia un segno di rabbia del diavolo contro tale istituzione..
« Maddalena di Canossa, è scritto nella Regola di vita dei Figli della Carità, incontrò molti ostacoli nel dar vita alla nostra Congregazione. Si ritrovò spesso sola, soffrì l’incomprensione, si sentì incapace; continuò a credere però nel dono dello Spirito e dopo vari tentativi il 23 maggio 1831 diede inizio a Venezia all’Istituto dei Figli della Carità. La nostra Congregazione nasceva nell’umiltà e oscurità della Croce, mentre Maddalena capiva sempre più che per lei e per l’Opera, Dio voleva essere solo, il primo fondamento, l’unico fine, l’amore più grande »[11]
39. Giunta a Bergamo, Maddalena ha la conferma del fenomeno vissuto a Caravaggio: proprio in quella città il primo aspirante all’Opera maschile canossiana è passato ad altro Istituto e il conte don Marco Passi dal quale Maddalena aveva sperato aiuto e collaborazione non intende più impegnarsi alla direzione dell’Opera[12]
41-42. Gli Esercizi spirituali per le maestre di campagna sono a Bergamo in pieno svolgimento. Erano infatti iniziati il 22 settembre e si sarebbero conclusi il 3 ottobre. Per impegni molteplici Maddalena supplisce a volte il predicatore in alcune meditazioni. Quella sera avrebbe dovuto parlare di Gesù Crocifisso. Si sente invece ispirata a presentano mentre porta la croce verso il Calvario. Si immedesima talmente nel descrivere alle giovani la generosità con cui Cristo abbraccia la croce che all’improvviso se lo vede come ombra nell’atto di portarla. Il Signore la investe con la sua azione misteriosa non solo mentre prega, ma anche durante l’impegno apostolico.
43-45. Maddalena descrive nei particolari il Cristo soffe.. rente; si presenta infatti estremamente consunto, vestito per metà di porpora, oppresso dal peso della croce. In quel peno.. do anche sulle spalle di Maddalena gravavano croci di ogni genere.
E’ a Bergamo, ma con il cuore segue le preoccupazioni delle Superiore di Milano, di Verona e di Venezia. E il Signore così le parla: “ Anch’io ero debole quando portai la croce ”. Tale visione ebbe come effetto di sentirsi più forte nella sofferenza, e nell’atto di affrontare le varie difficoltà le sembrava nisentire Cristo che le ripeteva: “Anch’io... ”.
46. Maddalena congiunge due date, l’inizio dell’ottobre 1823 e la fine del 1824, e le mette in relazione con due avvenimenti fra loro simili. Non scrive più per mons. Pacetti, passato a miglior vita nel 1819, ma per mons. Francesco Maria Zoppi, il quale, divenuto vescovo di Massa nel 1823, delegherà per la direzione spirituale sua e dell’Opera don Giovanni Zanetti.[13]
47-50. Siamo verso la fine del 1824. Maddalena si trova nella casa di Bergamo in S. Croce. È in procinto di recarsi a Milano dove prevede di incontrare nuovi motivi di sofferenza. Mentre è in orazione e in apprensione per quanto l’attende nella città lombarda, si presenta alla sua immaginazione “ il Signore con la croce sulle spalle ” e con i segni evidenti di una passione cruenta.
Gli effetti di queste visioni sulla passione di Cristo sono quelli di infondere nel cuore di Maddalena tanta fortezza di spirito da permetterle di affrontare ogni avversità con il coraggio proprio dei Santi. Quando il cuore è acceso d’amore, scrive, “ conduce l’anima a operare cose grandi e ad imitazione dell’Apostolo delle Genti a incontrare catene, prigionie e la stessa morte piuttosto che dividersi dalla carità di Gesù Cristo.[14]
51-54. Non è la prima volta che si presenta a Maddalena il Cristo sofferente, ma questa volta è particolarmente colpita dalla pesantezza della croce che grava sulle sue spalle. Di fronte a tale visione le sue sofferenze quasi scompaiono, e pensa di trattenersi in Milano più del previsto per conformarsi maggiormente alla passione di Cristo, ma chi in quel periodo la dirige per consiglio di mons. Zoppi, e precisamente don Giovanni Zanetti[15] le suggerisce di lasciare la città appena conclusi i suoi affari.
55-56. Le croci sono il pane quotidiano di Maddalena, e Cristo la incoraggia con le sue visioni per sostenerla lungo il suo prolungato calvario.
La sua salute è assai precaria. Così da Milano a una figlia:
“ .. . se dovessi farmi le cure che fanno fare a queste signore, mancando a me la pazienza, prima di intraprenderle mi farei fare la fossa al camposanto, perché in pochi giorni dovrebbero ivi portarmi... benedetto essere poveri e benedetta l’”aria di Monte Baldo” [16]
Un’altra notizia poco consolante le giungeva da palazzo Canossa: la salute incerta della cognata marchesa Francesca Castiglioni.
[1] Santa TERESA DI GESÙ, o.c., p. 499.
[2] Santa TERESA DI GESÙ, o.c., p. 958.
[3] M.d.C., alla Durini, 4 maggio 1816, Ep. I, p. 447.
[4] M.d.C., alla Durini, 9 giugno 1816, Ep. I, p. 449.
[5] Alcuni ricordi della nostra Madre Fondatrice M.d.C., A3, IIIA, A.C.R.
[6] Sl. 68,10.
[7] Cfr. T.M. PICCARI, o.c., p. 470.
[8] M.d.C., Rs.s., P. 2a, p. 184
[9] Don N. Galvani, a M.d.C., 2 ottobre 1815, ms. A2, XXXVIII, A.C.R.
[10] Cfr. Promemoria della Canossa a mons. F. Zoppi, 7 maggio 1823, Ep. 1112, p. 775.
[11] Regola di vita della Congregazione dei Figli della Caritcì “ Canossiani ”, Verona 1985, p. 6. Cfr. M.d.C.
[12] Cfr. M.d.C., a mons. Zoppi, 7 marzo 1824, Ep. 11/2, p. 787.
[13] Cfr. M.d.C., a mons. Zoppi, febbraio 1824, ms. A2, XXXVI, A.C.R.
[14] M.d.C., R.s.s., P. 2, p. 183.
[15] Cfr. STOFELLA, o.c., p. 453.
[16] M.d.C., alla Dabalà, 5 febbraio 1824, Ep. 111/2, p. 796. S