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Cap 13

Cap 15

   

"MEMORIE   DI   MADDALENA   DI    CANOSSA"

 

Capitolo XIV

 

ZELO APOSTOLICO

 

 

 

MOZIONI INTERIORI

 

20 APRILE 1824

 

1. Non avendo potuto per varie combinazioni registrare nulla di quanto mi è accaduto sino ad oggi, 16 maggio, sempre costretta dall' obbedienza, scriverò oggi quello che ricordo, con date approssimative. 2. Circa il 20 aprile, dopo l' esperienza descritta sopra, mi sentivo fortificata nel portare la croce che il Signore mi aveva mandata. 3. Infatti, quantunque dovessi venire a Verona dove tutto, umanamente parlando, mi rinnovava motivi di sofferenza, mi sentivo pienamente tranquilla in ogni cosa benchè amara, tranne qualche rara volta in cui la descrizione della morte di mia cognata mi affliggeva profondamente. 4. Mi sembrava, però, che Dio mi volesse tutta per e non impegnata per la mia famiglia, anche se io mi sentivo disposta a qualunque sacrificio; ma il Signore fece tutto da .

5. Un giorno, dunque, intorno alla data ricordata sopra, mentre facevo orazione, mi sentii spinta ad unirmi con Dio, ma non internamente, secondo il solito, bensì esternamente, quasi che l'anima, per unirsi a Dio, avesse dovuto uscire dal corpo. 6. Senza nulla immaginare ne vedere, andavo ricordando, mi sembra, un verso di un canto sacro che dice di un'anima: « lieve qual piuma dal suo carcer fuora / uscir le parve e in sen a Dio posarsi ».

7. L 'esperienza, per quanto ricordo, non durò molto; ma, per lo sforzo sostenuto dall' anima per unirsi a Dio fuori di , rimasi molto stanca nel petto dove necessariamente la fatica era maggiore.

8. Passato qualche giorno, mi parve di essere stata tentata di compiacenza per le divine misericordie; 9. da questa tentazione passai ad un' altra fortissima e, quantunque non vi sia caduta, mi vidi in tal pericolo che per l' angustia di aver disgustato il Signore, perdetti completamente il filo dell' orazione; ma fui tranquillizzata da chi mi rappresenta Dio.

10. Intorno al primo maggio venni a sapere da un predicatore, di disordini generali di alcune persone a me sconosciute, che tuttavia mi rendevano afflitta. 11. Facendo orazione, non so se ad opera della mia immaginazione o ricordando ciò che mi era accaduto alla morte di mia cognata, ebbi l’ impressione di vedere il divin Redentore nella medesima rappresentazione del torchio, con la sola differenza che le piaghe intorno al collo erano assai più vive, esacerbate e sanguinanti; 12. e mi sembrò che anche questa volta mi si gettasse fra le braccia.

13. Non ricordo se prima o dopo, mi offrii al Signore a dividermi, se fosse stato possibile, come in tanti atomi per soffrire replicatamente e contemporaneamente ciò che dovevo patire.

 

I FIGLI DELLA CARITÀ’

 

14. A questa rappresentazione si unirono, per quanto ricordo, i soliti teneri sentimenti di amore, insieme con la  memoria della mia indegnità di amare Dio e il timore di  essere illusa; 15. mi sembrava infatti che detta rappresentazione venisse dalla mia fantasia e pregai caldamente il Signore a non permettermi illusioni.

16. Mi sembrò che a quelle piaghe si dovesse rimediare con l'istituzione dei Figli della Carità e a questo scopo pregai in modo particolare, come pure pregai per la Chiesa greca, per le Figlie della Carità e per molti altri oggetti.

17. Già prima avevo molto pregato il Signore e trattato con Lui di ciò che poteva essere in suo servizio con molta reverenza e, insieme, con grande affetto. 18. Per rimediare ai bisogni venuti a mia conoscenza tramite il predicatore di cui sopra, mi parve di comprendere, verso la fine di questa orazione, di cercare di introdurre nel clero la Congregazione di S. Paolo. 19. Mi parve pure che questo pensiero venisse da Dio e come dovessi fare questo tentativo a Verona, a Venezia, a Bergamo o a Milano, non ricordo bene.

20. Poi mi parve comprendere esservi altre cose da fare, ma non distintamente.

21. Quantunque restassi col timore di illusioni, tuttavia mi sentii sollevata nel patire, anzi consolata e disposta ad operare. 22. In conseguenza di ciò mi chiesi anche come arrivare alla nobiltà, perchè sia educata cristianamente, sentendomi per ciò disposta ad incontrare umiliazioni e fatiche.

 

 

CRISTO NEL MEZZO DELL ' ANIMA

 

23. Questa mattina, domenica, trovandomi in coro per la Messa di precetto, mi si rappresentò nel mezzo dell' anima il divin Redentore in forma assai vaga, senza piaghe segno alcuno di sofferenza, ma quasi addormentato nel seno dell' anima mia. 24. Sbigottita da una parte per il solito timore di illusioni, ma spinta dall' altra da sentimenti di tenero amore, mi strinsi strettamente al Signore, supplicandolo a voler mandarmi in Purgatorio fino al giorno del Giudizio [universale] piuttosto che offenderlo, sia pure venialmente. 25. Mi offersi anche a patir io per Lui qualsiasi cosa, purchè potessi custodirlo nell' anima mia illeso da qualsiasi offesa ed insulto.

26. Con dolore gli domandai perdono dei miei peccati quantunque temessi di maltrattarlo poi io stessa. 27. Passai  quindi all'unione interna, sembrandomi la Messa un istante. 28. Dovendomi poi occupare [in altre cose], me ne restò tuttavia il sentimento così che, quando fu l'ora, non sapevo neppure come riuscire a mangiare. 29. Temendo però che fosse un'immaginazione, cercai di svagarmi, riuscendovi facilmente, non essendo stata quell'unione delle più intime. 30. Quantunque restassi disposta ad operare per il servizio di Dio, tuttavia dubito che queste  cose siano vere, perchè non vi corrispondo con lo stare ferma nel volere Dio solo e nel proposito di cercare destramente di  umiliarmi. 

31. Mi si presenta però, tratto tratto, nel mezzo dell' anima, quell'immagine di Gesù che vorrei a mie spese difendere da tutti. 32. Dopo quest'ultima esperienza, mi tornarono le  solite tentazioni contro la fede e contro Dio. 

33. Nella novena di Pentecoste di quest'anno, 1824, mi trovavo in una città dove c' era una persona ammalata, la cui , eterna salvezza mi stava molto a cuore. 34. Una sera, facendo orazione dinanzi al divin Sacramento, mi sentii spinta a pregare in modo tutto particolare per questa persona, ma con tale angustia che non sapevo come acquietarmi.

35. Dopo aver pregato caldamente quanto mi fu possibile, mi parve comprendere di essere stata esaudita. 36. La mattina seguente venni a sapere come realmente il giorno prima questa persona si era aggravata, a segno che si dubitava della sua vita; ma dopo quella sera il male cedette ed essa guarì.

 

« IN FEDE NUDA »

 

37. In questo tempo il Signore mi diede occasioni di patire ed operare per Lui; e, benchè fossero venute meno le rappresentazioni di cui sopra e nell' orazione io fossi tornata ad un esercizio di fede nuda, tuttavia trovavo che il Signore  esaudiva le domande che gli andavo facendo per l'uno o per l'altro affare. 38. In tali occasioni mi mettevo a supplicare intimamente e strettamente il Signore e Maria Santissima in fede nuda, pregandoli non come presenti in me, ma in Cielo, ed Essi si degnavano esaudirmi.

39. Venuta poi a Bergamo, avuto riguardo forse più del bisogno alla mia debolezza fisica, non sentivo il desiderio e nemmeno tante volte cercavo di operare per il Signore, specialmente in ciò che per il passato mi ero proposta.

40. Fra le altre opere di carità che mi si presentarono, ne accettai una nella quale si trattava di sistemare, una bambina; ma, per mancanza di virtù, avevo ripugnanza a farlo; se però i Superiori l' avessero giudicato opportuno, l' avrei fatto di cuore. 41. Sentendomi angustiata, feci orazione e, come al solito, pregai singolarmente Maria Santissima, nel cuore della quale misi l'affare. 42. Mi parve allora comprendere che la fanciulla non sarebbe venuta con me, ma senza capire come. Effettivamente così giudicarono i Superiori. 43. Non potendo io, per le molte occupazioni, scrivere subito esattamente le cose, alcune vengono tralasciate e poi non le ricordo più.

 

AL SANTUARIO DI CARAVAGGIO

 

44. Il 4 agosto, nel venire a Milano, passai dal Santuario  di Caravaggio. 45. Mi sentivo assai oppressa, sapendo di andare incontro ad occupazioni e circostanze per le quali avrei dovuto soffrire non poco.

46. Mentre pregavo Maria Santissima, mi si rappresentò il pericolo che potevo incontrare, quello cioè di fare dei difetti mancando al mio dovere. 47. Rimasi tanto oppressa che piansi per circa un'ora, sempre dinanzi a Maria, chiamandola fra le lacrime col nome di « Mamma! », supplicandola di ottenermi la morte piuttosto che disgustare il suo divin Figlio e offrendomi, per questo, a stare in Purgatorio fino al giorno del Giudizio [universale]. 48. Temo però che, sul principio, il desiderio di morire fosse causato dalla noia di patire; 49. tuttavia, continuando a pregare e a chiedere a Maria Santissima il suo aiuto, mi si accrebbe il desiderio della morte, ma per unirmi a Maria. 50. Mi feci forza quanto potei per non domandare per questo motivo la morte, ben sapendo che l' obbedienza non me lo consente.

51. Finalmente, pur continuando a piangere, a poco a poco decisi anche questa volta di mettermi a servire Dio veramente e di cercare Lui solo; e mi misi nel cuore di Maria. 52. Conoscendo però, per quel che ricordo, di starvi indegnamente, andavo considerando che cosa potessi fare per rendermene degna e mi determinai a praticare a Milano singolarmente l'umiltà e la carità.

53. Con ciò mi calmai completamente e restai totalmente alleggerita del patire e del peso che vedevo imminenti.

54. Quantunque siano passati da allora a questo momento in cui scrivo alcuni giorni, tuttavia mi trovo ancora confortata nell'intimo, pur tra le molte angustie che, date le circostanze, mi circondano. 55. Una volta in cui mi sentivo grandemente oppressa, col solo ricorrere a Maria, ricordando quanto sopra si è detto, di nuovo mi misi in pace.

56. Prima di partire per Bergamo, essendo in pena per non sapere quale compagna portare in aiuto a quella Superiora che mi faceva presenti le ammalate e i bisogni della Casa, feci per ciò particolare orazione. 57. In essa compresi che, per allora, quella Casa poteva fare a meno di aiuti, come effettivamente trovai arrivata a Bergamo e come mi confermò la Superiora stessa, che prima li aveva chiesti.

 

SECONDA CASA A MILANO

 

58. Sul punto di passare a Milano per il trasferimento dell'Istituto in una seconda Casa, la sera, prima di coricarmi,  feci un po' d'orazione, cercando di conformarmi internamente al patire che mi aspettavo, pensando, per quanto mi ricordo, al dovere che avevo di corrispondere e di esercitarmi nella virtù.

59. Ricordai le misericordie che il Signore mi aveva usate nella fondazione di Venezia, come pure la mia cattiva corrispondenza; me ne pentii e, mentre proponevo di far veramente bene in occasione della mia andata a Milano, mi si presentò all'immaginazione una croce, che vidi solo con la mente. 60. Era nera e spoglia, semplice e nuda, non vi era che il titolo; mi sembrò molto leggera e non troppo lunga.

61. Mi parve di comprendere il richiamo a quello spogliamento interiore che da sempre il Signore mi domanda e al quale non ho mai corrisposto. 62. Mi parve ancora che a Milano non avrei trovato una croce così grande come mi aspettavo e che il mio soggiorno colà non sarebbe stato molto lungo. 63. Restai fortificata e disposta ad abbracciarla e, benchè da allora siano passati alcuni giorni, non so se per aver trovato un patire minore del previsto o se per l' effetto rimastomi, continuai a sentirmi piena di coraggio e ferma nella mia risoluzione.

64. Mentre ero in orazione pregai il Signore che non mi facesse andare in Purgatorio. 65. E il Signore mi fece internamente vedere un qualche cosa di oscuro e compresi che con ciò mi significava il patire, ma più il faticare che mi restava e con quest'ultimo in particolare avrei soddisfatto le pene del Purgatorio.

66. Circa due anni dopo m'incontrai con una persona favorita di doni soprannaturali di nome Giulia. A lei mi raccomandai di pregare per non andare, se però era possibile, in Purgatorio.

67. La stessa, che non sapeva nulla di quanto sopra si disse, mi assicurò che non vi sarei andata e avrei avuto tanto da faticare, che ciò mi sarebbe servito di Purgatorio. Quest'ultima cosa non me la disse a parole ma in modo che capii.

68. Mi disse anche che mi sarebbero state domandate varie fondazioni e per queste dubitava che sarei andata molto lontano da lei. Restai consolata, disposta ad operare, fortificata all'imminente futuro patire.

 

 

 

COMMENTO ( di M. Elda Pollonara, fdcc)

 

1. Maddalena scrive queste note il 16 maggio 1824. Da mesi ha tralasciato le sue Memorie e il riaggancio lo fa risalen-do al 20 aprile. Il 1824 è un anno di frequenti viaggi. Per ben sette volte si porta a Bergamo, cinque volte a Verona e cinque a Milano. È probabile che don Giovanni Zanetti le ricordasse anche l'obbligo di aggiornare le sue Memorie.

 

2-4. Maddalena ricorda uno stato d'animo del periodo in cui si trovava a Bergamo ( 10 aprile - 15 maggio) .Le diverse visioni di Cristo oppresso dal peso della croce l' avevano fortificata interiormente ed era pronta ad affrontare il viaggio a Verona dove il recente lutto familiare l'« affliggeva profondamente » . Sentiva anche che il Signore la voleva « tutta per » , interiormente distaccata da tutto e da tutti. Ma il Signore stesso guida la sua vita e Maddalena si lascia condurre, sempre desiderosa di conformarla a quella del suo Sposo.

 

5- 7. Il fenomeno avvenuto circa il 20 aprile a Bergamo e qui descritto ha le caratteristiche di un rapimento che santa Teresa così descrive: « ...effetto del rapimento è un distacco straordinario che sorpassa qualunque possibile descrizione. Mi sembra di poter dire che si differenzia e supera di gran lunga quello che si prova quando i favori si esplicano soltanto nell'anima, perchè se in questi il distacco dalla terra è soltanto nell'anima, nel rapimento sembra che Dio voglia staccare anche il corpo »[1].

Anche Maddalena è rapita fuori di , « senza nulla immaginare vedere ». Il suo spirito si unisce a Dio in modo misterioso, ma reale. Fisicamente stanca per lo « sforzo sostenuto dall'anima», ma inebriata di luce e d'amore.

 

8-9. Maddalena non sa se dopo qualche giorno sia stata « tentata di compiacenza per le divine misericordie » a lei concesse. Sa solo che un'altra fortissima tentazione si aggiunge alla prima e non riesce più a pregare come era solita. Anche questa volta le parole convincenti di don Zanetti, che , ascolta con fede come rappresentante di Dio, le ridonano tranquillità e pace.

 

10-12. E’ questa la terza volta che Maddalena vede Gesù Redentore che in un trasporto divino di amore si getta fra le sue braccia, quasi a cercare conforto per le offese che conti - nuamente riceve da persone a lei sconosciute e di cui conosce solo i disordini morali.

 

13. L' amore incondizionato per il suo Dio accende il cuore di Maddalena di uno zelo incontenibile. Offre a quel « divin Redentore » che si era gettato fra le sue braccia tutta la propria vita, moltiplicata per quanti sono gli atomi che compongono il suo corpo, in modo da poter soffrire altrettante volte e anche contemporaneamente, pur di non vederlo offeso.

14--15. Maddalena prega caldamente il Signore che in queste rappresentazioni mentali o immaginative non entri la  fantasia e non le permetta di cadere nell’illusione. Due elementi positivi sono a suo vantaggio: il sentimento della propria indegnità di fronte alla grandezza e bontà di Dio, e la  crescita progressiva di un amore sempre più oblativo.

16. Dalla rappresentazione sempre ritornante del divin Redentore con i segni delle piaghe vive e sanguinanti[2], Maddalena ripensa all'istituzione dei Figli della Carità. Ha tenuto nel cuore il progetto di tale istituzione fin dal 1799. Lei stessa lo scrive ad Antonio Rosmini nella speranza che accetti la proposta di divenire fondatore del corrispondente ramo maschile: « Sappia che quell'idea o abbozzo che le feci tenere in iscritto... saranno ben vent'anni che l'ho in vista... Non piacque però al Signore in allora che rinvenire potessi o persone di vero spirito e tal vocazione insieme, o se alcuna ne trovai, Dio la tirò a »[3]. Solo nel 1831 si inaugurerà, ancora lei vivente, la prima Casa dei Figli della Carità, situata presso la chiesa di S. Lucia in Venezia. Oggi i Figli della Carità, dopo un lungo periodo di incertezze, sono in continuo aumento e operano in varie città d'Italia e anche oltre Oceano.

 

17 -19. L' ardente desiderio di servire il Signore porta Maddalena a consultarsi con Lui nell'orazione per sapere come operare in linea con i suoi interessi. E le pare, sempre in orazione, che il suo Dio voglia che presti la propria opera e il proprio prestigio sociale per ripristinare la Congregazione di S. Paolo, soppressa nel 1810 con l'Editto napoleonico.

Per ristabilirla a Roma si erano prestati nel 1814 il Card. Fontana e il Card. Lambruschini; per Verona, Venezia, Berga- mo e Milano avrebbero potuto interessarsi, per la loro valida influenza sociale, il march. Carlo Arconati e la Marchesa di Canossa. Ma a quest' ultima sarebbe stato possibile con tutti gli impegni ormai crescenti di Istituto?

 

20-22. Maddalena nel suo zelo apostolico è un vulcano di progetti. La preghiera l'accende di desideri quasi impossibili e di tanta fortezza nell'intraprendere tutto ciò che può tornare a gloria del Signore. Si interroga come arrivare a far del bene anche alla nobiltà e per questo fine è pronta ad andare incontro a « umiliazioni e fatiche ».

Istituirà come quarto ramo apostolico delle Figlie della Carità gli Esercizi spirituali alle Dame dell ' alta nobiltà di allora « per facilitare a queste signore... un posto nel mezzo dei poveri nel celeste Regno », per i quali si saranno prodigate in vita[4]. Lei stessa guiderà molti corsi di Esercizi spirituali ed estenderà tale iniziativa a tutte le categorie di persone che le Figlie della Carità avvicinano nel loro apostolato.

 

23-25. Un preciso dato storico: è il 9 maggio 1824. Maddalena nel coro del convento di S. Croce in Bergamo partecipa alla Celebrazione eucaristica domenicale. Ritorna ancora una volta la visione del « divin Redentore » senza segni di sofferenza e come addormentato « nel seno dell'anima ». Tra lo sbigottimento, il timore dell'illusione e l'amore vince quest'ultimo ed essa si stringe con forza al suo Sposo supplicandolo a non permettere che possa mai più offenderlo, neppure in modo lieve. A tale scopo si offre per ciò che più teme: andare in Purgatorio fino al giorno del Giudizio e a patire in terra qualsiasi pena, purchè Cristo Gesù non si allontani più dal centro della sua anima. « Maddalena ha vissuto questo rapporto in una intimità sempre più profonda col Cristo e  l'ha vissuto in dipendenza dall'Eucaristia. Nelle Memorie appare chiaramente che ogni sua esperienza profonda di vita è in dipendenza dal sacramento eucaristico »[5]. Al dono incondizio- nato di Gesù Eucaristia Maddalena risponde con l'offerta che più le costa, spinta dal desiderio di una purificazione degna di un così grande Sposo.

 

26-28. Maddalena di fronte alla Maestà divina si sente  miserabile e con frequenza sempre maggiore chiede perdono dei propri peccati. Questo ritorno costante alle proprie miserie e indegnità è spiegato da santa Teresa così: « Il dolore dei peccati cresce in proporzione dei favori che Dio elargisce e ritengo che non cessi se non in quel luogo dove nessuna cosa può dar pena »[6]. Dopo tale atto di pentimento Dio la unisce a in modo tale che la durata della S. Messa è vissuta come un solo istante, quasi fosse ormai libera dai condizionamenti di spazio e di tempo. Anche nelle diverse occupazioni della giotnata rimane l'ebbrezza di quell'« istante », tanto che anche il cibarsi le diviene un fastidio.

 

29- 30. Ancora il giudizio critico su questi suoi fenomeni di alta mistica. Maddalena distanzia da queste esperienze e teme che il tutto sia frutto di immaginazione. La ragione è che non sempre rimane « ferma nel volere Dio solo » e in sentimenti di umiltà. Eppure lei stessa ci confessa che gli effetti di tali fenomeni sono una più profonda conoscenza di e una maggiore disponibilità « ad operare per il servizio di Dio ».

 

31-32. Di tanto in tanto lo Sposo « si presenta nel mezzo dell'anima ». Le braccia dell'amore lo vorrebbero trattenere, ma Dio opera come vuole e rimane quanto vuole. Dopo queste esperienze gaudiose di presenza del Signore, Maddalena ritorna a provare l' angoscia di « tentazioni contro la fede e contro Dio ». Così ancora conferma la Santa d' Avila: « Se alcuna affermasse di essere sempre nelle medesime condizioni... riterrei il suo stato per molto dubbio »[7].

 

33-36. Maddalena era giunta a Venezia il 26 maggio 1824[8]. Durante la novena di Pentecoste (28 maggio - 5 giugno) guida gli Esercizi spirituali indetti per le Dame. Una sera dinanzi al divin Sacramento prega per la guarigione e la salvezza eterna di una persona ammalata, di cui non riporta il nome. In preghiera comprende che il Signore ha esaudito la sua richiesta. Ed effettivamente quella persona il giorno dopo guarisce. Si verifica per Maddalena come per altri Santi l' efficacia della preghiera. Gesù aveva detto: « Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, picchiate e vi sarà aperto. Poichè chiunque chiede riceve, chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto »[9].

 

37- 38. Dopo i fenomeni mistici fin qui descritti Maddalena sembra entrare in un esercizio di « fede nuda ». Non più rapimenti, non più estasi, non più visioni se non rare. Così ancora santa Teresa spiega questo nuovo procedere di Dio: « L’ anima arrivata a questo punto non va più soggetta ad  alcuna estasi... ella perde l’ estrema debolezza che prima aveva e che tanto la tormentava... il Signore l’ha fortificata, dilatata e resa più abile »[10]. In questo stato il Signore e Maria Santissima, da Maddalena invocati, continuano a esaudire le preghiere che loro rivolge per «affari » che sono più loro che dell’orante. Maddalena non ha più interessi personali ma solo quelli della « gloria di Dio e il bene delle anime »[11].

 

39. Maddalena era partita da Venezia per Verona il 26 giugno 1824. Così scrive a una sua figlia: « Dopo aver fatto, grazie al Signore, un felicissimo viaggio, sono giunta ieri sera. .. qui in Verona »[12]. Rimane a Verona circa due settimane e giunge a Bergamo il 15 luglio. Così alla Superiora di Milano: « ...arrivai dopo un felicissimo viaggio ieri a Bergamo »[13].

La salute è sempre cagionevole, anche se la sostiene un gran desiderio « di operare per il Signore ». Si sta però rendendo conto che tutti i progetti di operosità fatti precedentemente vanno ridimensionati e commisurati alle proprie possibilità fisiche. Così aveva scritto qualche mese prima a don Giovanni Zanetti da Verona: « ...il nostro medico va suggerendo che non abbia da vivere molto. Ma già io sono certissima che non potrò reggere a medicatura veruna. Se non ne sono certa sono almeno persuasa che i miei mali finiranno in niente come al solito e che già non morirò se non quando il Signore vorrà, ma non per questi mali... sentirò una opinione a Padova e a Venezia. Per me questi pensieri medici mi fanno ridere molto, anche perchè non credo niente »[14].

 

40-43. Per più di otto mesi si interessa al caso della figlia di una luterana per la quale vorrebbe una sicura assistenza. Si ha un susseguirsi di lettere dall'agosto 1824 all'agosto del 1825 per trovare presso qualche Dama o opera caritativa un possibile mantenimento. Molti progetti da parte di alcune buone persone, ma poche realizzazioni, per cui la ragazzina solo nell'ottobre successivo sembra essere sistemata. Ancora nel gennaio del 1825 Maddalena si interesserà della «cara Orsola, già luterana »[15], madre della bambina, e nel mese di marzo ancora alla Superiora di Bergamo, Rosa Dabalà: « Le raccomando l'Orsola... Se mi ricordava le avrei mandato del denaro... non me la lasci perire e glieli dia come crede per pagare l'affitto e per andare vivendo »[16].

 

44-45. Maddalena mercoledì 3 agosto 1824 parte da Bergamo richiamata dal Superiore di Milano, don Bernardino Burocco, e durante il viaggio visita il Santuario di Caravaggio. Ha nel cuore una preoccupazione per una controversia riguardante la Casa di S. Michele alla Chiusa, dove si stanno facendo con somma lentezza, e più del bisogno, restaurazioni alla grande[17]: « ...quella benedetta lite mi dà pensiero più che se mi tornasse tre volte la febbre »[18]. Alla Madonna di Caravaggio raccomanda la vertenza « essendo Madre del Principe della pace »[19].

 

46-50. Davanti alla Madre di Dio, Maddalena sfoga la sua preoccupazione e il suo dolore. Piange per circa un'ora nel timore che il tentativo di risolvere l' affare in pendenza le possa far commettere dei difetti e disgustare così il Signore. Si offre piuttosto a rimanere in Purgatorio fino al giorno del Giudizio. Ritorna « il desiderio di morire » per due motivi: uno umano, e cioè evitare la noia di patire, l'altro sovrumano, quello di unirsi per sempre a Maria che in quell’ occasione, fra le lacrime, chiama col nome di « Mamma ».

 

51-53. Conclude la sua sofferta preghiera chiudendosi nel cuore di Maria. E per rendersi degna di tale dimora propone di praticare soprattutto a Milano due virtù: l'umiltà e  la carità. Sarà costante nelle lettere rivolte alle figlie la raccomandazione di vivere tutte entro il Cuore di Maria Santissima. Da parte sua sempre le chiude nel cuore di quella gran Madre. Di 1834 lettere infatti, indirizzate alle figlie, ben 1829 le conclude immancabilmente con queste espressioni: « Vi lascio nel cuore di Maria Santissima », « Vi abbraccio nel cuore di Maria Santissima », « Vi lascio tra le braccia di Maria Santissima Addolorata ». La Vergine santa dopo Cristo sarà il suo amore più grande e profondo, e dovrà essere così per ogni sua vera figlia.

 

54-55. Il conforto intimo e la pace dopo tale incontro con la Madre di Dio persistono nel cuore di Maddalena. Solo il ricordo di quel felice incontro, anche a distanza di tempo, le infondeva tranquillità e pace.

 

56-57. Maddalena parte da Milano per Bergamo con tutta probabilità lunedì 13 settembre 1824. Il giorno 15 « cominceranno qui i santi Esercizi » scrive da Bergamo « ...e si finiranno il giorno 25 »[20]. Prima di partire da Milano aveva chiesto in preghiera al Signore quale persona condurre con come aiuto alla comunità di Bergamo, ma in preghiera comprende che non ce ne sarebbe stato bisogno. Giunta a destinazione, la Superiora le conferma la sua previsione.

58. Finiti a Bergamo gli Esercizi spirituali delle giovani maestre educate nell'Istituto, « una trentina tutte alloggiate in  Casa »[21], Maddalena si prepara a ritornare a Milano « per il  trasferimento in una seconda Casa ». La seconda Casa è la di cosiddetta Certosina, situata in Via della Chiusa. In preghiera  dispone il suo spirito ad affrontare le difficoltà che l'aspettano  nel capoluogo lombardo.

L' orazione rimane sempre il suo rifugio, il suo sostegno,  la sua forza. « L 'orazione » scriverà « è quell'esercizio nel quale l' anima si dispone e si accende ad amare Gesù Crocifisso e ad imitarlo nella sua disponibilità al Padre »[22]. E richiama alla memoria le promesse fatte alla Madonna di Caravaggio di esercitare a Milano le virtù particolarmente dell'umiltà e della carità (v. 52) .

 

59-60. E il 27 settembre 1824. Maddalena ricorda come nella fondazione di Venezia Dio l'avesse ricolmata dei segni delle sue misericordie e chiede perdono della sua « cattiva corrispondenza ». Anche nei sentimenti di umiltà i Santi sintonizzano. Così santa Teresa scrive dopo numerose fondazioni di monasteri portate felicemente a termine: « Il Signore... si degnò di servirsi di me. E perchè la cosa sortisse il suo effetto dovette darmi le qualità che mi mancavano e mi mancavano tutte. Ma più era vile lo strumento, più si manifestava la sua grandezza »[23].

 

61-63. In corrispondenza della visione suddetta ne comprende interiormente il significato: Dio vuole richiamare alla sua mente l'invito che da tempo le va facendo, di uno spogliamento interiore da tutto ciò che non è Lui. A Milano la croce non sarà infatti così pesante, e constata che il Signore le ha infuso coraggio e disponibilità al patire.

 

64-65. Mentre in altri momenti della sua vita Maddalena chiede il Purgatorio fino al Giudizio universale pur di non offendere il suo Signore, ora chiede di evitarlo per non rimanere neppure un istante priva della visione e del possesso di Dio. Così scriverà nella lettera-testamento: «[Sorelle], voi sapete quanto in vita io abbia sempre temuto il Purgatorio e più delle pene il pensiero di dover stare lontana... da quello che io amo »[24]. Ma il Signore la illumina facendole comprendere che il suo « patire » e soprattutto il suo « faticare » per Lui qui in terra, avrebbero sostituito il Purgatorio.

 

66-67. Quella verità compresa nell'orazione le viene confermata due anni dopo da una certa Giulia, dotata di doni particolari dal Signore. Non sapeva nulla della illuminazione avuta da Maddalena in preghiera, ma lo sapeva lo Spirito Santo che ispira quella persona a consolarla circa il suo aldilà.

 

68. Non solo viene confermata nella sua previsione, ma le viene predetto che le sarebbero state richieste varie fondazioni. L'incontro con Giulia la fortifica, la consola e la dispone ad affrontare « l'imminente futuro patire ».

 



[1] Santa TERESA DI GESÙ, o.c., p. 191.

[2] Cfr. v. 11.

[3] M.d.C., ad Antonio Rosmini, 3 ottobre 1821, Ep. II/2, pp. 756- 757.

[4] M.d.C., P. 1a, p. 266.

[5] D. BARSOTTI, Dio solo e Gesù Crocifisso, Rusconi, Milano 1985, p. 26.

[6] Santa TERESA DI GESÙ, o,c., p. 900.

[7] Santa TERESA DI GESÙ, o.c., p. 907.

[8] Cfr. M.d.C., alla Dabalà, 26 maggio 1824, Ep. III/2, p. 862.

[9]  Mt. 7,7-8.

[10] Santa TERESA DI GESÙ, o.c., pp. 953-954.

[11] M.d.C., a mons. Zoppi, dicembre 1822, Ep. II/1, p. 29.

[12] M.d.C., alla Dabalà, 27 giugno 1824, Ep. III/2, p. 884.

[13] M.d.C., alla Bernardi, 16 luglio 1824, Ep. III/2, p. 902.

[14] M.d.C., a don Giovanni Zanetti, 24 maggio 1824, ms. A2, XXXV , A.C.R.

[15] M.d.C., alla Dabalà, gennaio 1825, Ep. III/2, p. 1028.

[16] M.d.C., alla Dabalà, 11 marzo 1825, Ep. III/2, p. 1063.

[17] Cfr. M.d.C., alla Terragnoli, 21 agosto 1824, Ep. III/2, p. 918.

[18] M.d.C., alla Dabalà, 21 agosto 1824, Ep. III/2, p. 920.

[19] M.d.C., alla Terragnoli, 21 agosto 1824, Ep. III/2, p. 918.

[20] M.d.C., alla Terragnoli, 14 settembre 1824, Ep. III/2, p. 936.

[21] Cfr. G. STOFELLA, o.c., p. 466.

[22] Cfr. M.d.C., R.s.s., P. la, p. 27.

[23] Santa TERESA DI GESÙ, o.c., p. 504.

[24] M.d.C., Lettera-testamento, 16 gennaio 1835, A3, I, A.C.R.