Cap 14

Intro

 

 

               "MEMORIE   DI   MADDALENA   DI    CANOSSA"

 

 

          Capitolo XV

 

                 LUI SOLO E LA SUA GLORIA

 

 

CONSUMARMI PER LUI

 

     1. Aprendo un libro nel quale si parlava della vita di consumazione che, nell’esempio del sacro Cuore di Gesù, l’anima deve condurre, mi sentii internamente stimolata a praticarla.

        2. Col pensiero mi inoltrai a considerare questa vita di consumazione e mi si rappresentò nella mente, per  brevi istanti, Gesù Crocifisso. 3. Compresi allora un poco in quali eccessi di dolore Egli ha consumato la vita sulla Croce  e mi sentii spinta a volermi consumare per Lui, incontrando per ciò le fatiche inseparabili dalla mia presente situazione. 4. Fu però cosa di breve durata e non intensa come le passate esperienze. Rimasi tuttavia confortata nel patire e nell’operare.

      5.Avendo trascorso buona parte di questo tempo in grande afflizione di spirito, perché mi sentivo lontana dalla presenza del Signore, oggi, giorno di festa, ascoltando la santa Messa, mi trovai più raccolta. 6. Nel fare la santa Comunione provai un insolito sentimento di confidenza [in Dio], per cui compresi che il Signore mi si donava tutto nella santa Comunione e che, perciò, io pure dovevo donarmi tutta a lui.

       7. Nel solito modo mi parve poi che il Signore mi facesse intendere come voleva che abbandonassi a Lui il pensiero della mia eterna salvezza nonché la sollecitudine per le Case dell’Istituto, come mi pare di aver successivamente fatto. 8. E così pure abbandonassi a Lui ogni altra cura  e nominatamente tutte le mie angustie, per non pensare che alla Gloria di Dio, sembrandomi di non dover più badare né a tentazioni né ad angustie né a contrarietà né a fatiche, tutto dimenticando o, per meglio dire, passando al di sopra di tutto per non occuparmi che della Gloria di Dio e curarmi di Lui solo.

      9. Mi parve che ciò richiedesse, ed effettivamente operasse in me, un totale distacco da tutto e in particolare da ciascuna Casa dell’Istituto, da me tanto amate; richiedesse insomma e insieme effettuasse in me indifferenza per ogni cosa. 10. Nell’atto di voler abbracciare tali rinunce sentii un brivido in tutta la persona; ma l’affetto lo superò. 11. Mi parve ancora comprendere che Dio mi volesse disporre a un lungo viaggio, a qualche opera in paese lontano per la quale si richiedeva un particolare distacco.

      12. Rimasi e sono tuttora fortificata nel patire e nell’operare; piena, sì, di mancanze, ma con l’effetto di essere nel patire, che non mi manca mai, ferma nella volontà di Dio, non volendo altro, e disposta ad andare dove Dio vorrà, qualora si effettuasse [ciò che si sta progettando].

      13. Quella stessa mattina, dopo tale risoluzione, mi parve di essere attratta a quell’unione interna della quale già parlai più volte e che mi arrecava al petto il solito affanno esterno che si sarebbe potuto scorgere. 14. Per timore di ciò, cercai di scuotermi; ma gli effetti esteriori rimasero.

     15. Siccome però la pratica di questa forma di unione con Dio, richiedendo intimo superamento di tentazioni, di angustie e di qualsiasi dispiacere, mi pregiudicava il fisico e in particolare il petto (per cui, quantunque cercassi di evitare ogni sforzo, facilmente sputavo sangue) , mi fu ordinato, in casi simili, di abbandonarmi semplicemente in Dio.

 

ORRORE AL PATIRE

 

        16. Dal 27 Settembre 1824, giorno in cui vidi quella croce nera e spoglia, all’infuori di poche volte che, per non averle subito registrate, me le sono dimenticate, il rimanente è qui scritto.

        17. Da allora passai il tempo trascorso a Milano in un singolar patire, tentazioni smisurate, lontananza da Dio, in un complesso di croci che formavano una nudità di patire davvero sorprendente. 18. L’effetto che però mi restava dalle violentissime tentazioni era una così viva e profonda cognizione del mio niente che quasi mi spingeva all’impazienza chi mi lodava. 19. Qualche volta, ma raramente, mi sembrava che avrei provato sollievo se da qualcuno fossi stata ingiuriata.

        20. Credo che una delle cose che più di tutto contribuisce a farmi patire sia l’impossibilità di cui mi trovo, data la presente situazione, di far orazione.

        21. Tornata a Bergamo, dove ho maggior comodità di far orazione, nonostante rimanga sempre nel medesimo stato di patimento, una sera, trovandomi afflitta per una compagna angustiata da una croce, mi parve comprendere interiormente che il Signore permetteva quell’angustia per merito della compagna e per la salvezza della persona gravata da quella croce.

        22. Facendo poi orazione in questo stato che si direbbe di spogliamento totale, eccetto che di tentazione, una sera, alzando gli occhi, mi vidi davanti il Crocifisso in atto quasi di spirare.

        23. Abbassai gli occhi, ritenendo ciò un’immaginazione; ma, alzandoli di nuovo, vidi per la seconda volta la stessa immagine. 24. Nuovamente mi scossi, sembrandomi, come tuttora mi sembra, che ciò fosse frutto di fantasia, tanto più che allora non me ne rimase alcun effetto particolare, quantunque dall’orazione mi derivi sempre l’effetto di sentirmi fortificata anche nelle tentazioni.

        25.Continuai però, anche nei giorni seguenti, a pregare sempre nello stesso stato di fede nuda, non sapendo però adattarmi a restar priva del sentimento di Dio. 26. Assalita dalle tentazioni, pregavo a lungo e mi lamentavo col Signore e mi parve di comprendere l’utilità di questo stato per sfuggire le tentazioni di superbia, e per questo motivo l’abbracciai.

        27.Continuando poi l’orazione, credo quella medesima sera, sullo stesso argomento, mi si presentò il Signore con la croce sulle spalle e mi parve di comprendere di dover pur io perseverare nel portare la croce, restando poi rincuorata nel patire e disposta ad incontrarlo, come effettivamente sperimentai in alcuni incontri che poi mi si presentarono. 28. La natura umana, tuttavia, non cessava di provare un certo orrore al patire quando, in una occasione, previdi di essere vicina ad incontrare una gran croce. 29. Nondimeno, anche nel tempo della prova, come sopra si disse, in qualche momento di respiro si risvegliavano i sentimenti di amore verso Dio, e specialmente una volta, se non sbaglio, dopo queste ultime due esperienze, ben volentieri avrei accettato, e anzi in questo senso mi offrii al Signore, di dividermi in tanti atomi, se fosse stato possibile, e moltiplicarmi altrettante volte, contenta di patire tutto quello che avrei dovuto patire in ogni luogo, e patirlo unicamente perché Dio fosse servito e glorificato.

         30.    Mi dimenticai di scrivere ciò che sto per dire qui di seguito e che avrei dovuto annotare il 10 dicembre.

        31.    All’inizio di detto mese ebbi notizia che una mia compagna si trovava a Bergamo mortalmente ammalata. Col più vivo dolore, per quanto mi ricordo, mi misi a pregare, cercando di spogliarmi completamente di ogni affetto umano, e desiderando solo il volere e la Gloria del Signore.

          32.    Così consigliata dal mio Superiore, partii per Bergamo, temendo inevitabile la perdita di questa compagna. 33. La trovai ancora viva, ma non mi pare di aver mai domanda­to al Signore, per molti giorni, la sua vita. 34. Solo che, avendomi detto il confessore di quella Casa di pregare Maria Santissima, io, pur vedendo il caso disperato, andavo dicendo, e forse anche veramente speravo, di confidare unicamen­te in Maria.

        35.    Il giorno 10 dicembre poi, in cui la Chiesa celebra la traslazione della santa Casa di Loreto, avendo già da tre giorni incominciata una devotissima novena a Maria Santissima per l’inferma, ascoltai la santa Messa che, a mia insaputa, si celebrava per l’ammalata. 36. Di nuovo cercai di spogliarmi di ogni affetto umano e poi, con le più vive istanze, domandai al Signore la vita dell’inferma per amore e per i meriti di Maria Santissima. 37. Gli domandai singolarmente di glorifi­care la sua santissima Madre, accettando, per quanto mi ricordo, il patire che sarebbe potuto provenirmi da alcune circostanze previste.

        38.       Già moltissime persone pregavano istantemente la Madre di Dio per questa buona figlia. 39. Un sacerdote di quella diocesi, in gran concetto di santità, le aveva mandato una piccola immagine di Maria Santissima di Loreto, assicurando che sarebbe guarita; ma questo io non lo ricordavo.

        40.       Il dopo pranzo due compagne dell’inferma, che non sapevano nulla di ciò, trovarono un simulacro della statua miracolosa di Nostra Signora di Loreto, ne ritagliarono un minuzzolo di velo e lo diedero a me, perchè lo dessi all' ammalata in un po’ d’acqua di Maria Santissima di Caravaggio, come effettivamente feci; 41. la sera stessa l’ammalata stava propriamente bene. 42. Le rimasero piccoli incomodi provenienti dalla violenza dei rimedi; quando veniva attaccata da questi dolori, bastava a calmarla qualche minuzia del medesimo velo.

 

FORTEZZA NELLE PROVE

7 AGOSTO 1825

 

        43.  Dopo quanto scrissi il 3 marzo circa la rappresenta­zione del Redentore che portava la croce, giudico di dover aggiungere qualche riflessione che allora nello scrivere non annotai, ma che ora, forse per l’effetto che ne è seguito, ritengo di dover segnalare: 44. quella volta vidi il Signore fermo, come immobile, con una croce tanto grande che non se ne scorgeva la fine. 45. E vero però che, osservando l’insieme, mi fissai più a mirare il Signore che a misurare la croce. Essa era di un certo legno particolare, alquanto più scuro del legno giallo d’America, con certe venature che mi restarono particolarmente impresse.

        46.  Dopo questa esperienza mi restò una singolare for­tezza nel patire, per cui neppure lo temevo; e tratto tratto non me ne mancò.

         47.  Da allora però, fino all’agosto, non fui completamen­te ma notevolmente libera dalle tentazioni contro la fede e forse ciò mi rese più forte e coraggiosa in altri generi di sofferenza.

        48.  Passando in questo tempo da Desenzano e vedendo la statua di sant’Angela Merici, nel raccomandarmi ad essa internamente le dissi che ben giustamente e volentieri le cedevo a Brescia il luogo per le sue Orsoline; 49. ma ebbi l’impressione di sentirmi rispondere che avrebbe lasciato un po’ di spazio anche a me.

 

 

VEDERE MARIA

 

          50.    Sempre in questo periodo di tempo visitai tre volte il santuario di Caravaggio. 51. La prima volta sperimentai un tenero affetto verso Maria Santissima, così che per la mag­gior parte del tempo che stetti alla sua presenza non potei dirle altro che: « Cara Mamma! ». 52. Bramando assai di vederla, tra le lacrime le facevo presente che per obbedienza non potevo domandarle la morte; 53. mi parve però, o mi venne in mente, che Maria Santissima mi rispondesse che nessuno a lei aveva comandato di non prendermi. 54. Tutta­via non sentii nessuna promessa di morte vicina; come pure mi parve comprendere che Essa, a Milano, rapporto alla visita dei Sovrani, avrebbe tutto benedetto.

    55.   Restai però senza forze. In seguito, pensando tra me che cosa avrei potuto fare per mostrare a Maria Santissima la mia riconoscenza, mi venne in mente di suscitare nelle Ter­ziarie dell’Istituto la devozione e la memoria della Passione del Signore e dei Dolori di Maria Santissima.

    56. Incominciai subito, pentendomi dello sbaglio fino ad allora commesso per non aver stimolato le mie compagne a questo esercizio, come vuole la mia Regola; 57. e tutto perché io non ho la Passione del Signore nel cuore. 58. Nel fare ciò con le Ter­ziarie, cominciai a far loro commemorare, negli incontri [di preghiera], le ingiurie sofferte dal Redentore davanti ai tribu­nali.

          59.   Quando tornai a Caravaggio la seconda volta, per la maggior parte del tempo mi trovai insensibile e piena di sonno per la stanchezza.

          60.    Prima però di partire dalla chiesa, pregando dinanzi al divin Sacramento — non ricordo come — mi vennero alla memoria le amarezze di Gesù nell’Orto [degli ulivi], per cui conobbi che alle Terziarie dovevo far cominciare la comme­morazione della Passione da questo passo.

          61.    Mi rimase per vari giorni sete di amarezze, per cui mi sembrava che mi sarei consolata se Dio me ne avesse mandate, tollerando intanto prontamente quelle piccole che in tale tempo Egli mi permise.

          62.    Non ricordo se allora, allo stesso modo o per una successiva riflessione — quantunque mi sembri più nel primo modo mi si rappresentò l’infinito amore di Gesù nell’istitu­zione del divin Sacramento. 63. Con le Terziarie e con le compagne stabilii perciò di insinuar loro che, nella pratica dell’esercizio della Passione, riflettendo all’eccessivo amore di Gesù Cristo nell’istituzione dell’Eucaristia, incontrassero con amore le amarezze, le ingiurie, i disprezzi, le dimentican­ze, i torti... e quanto, ad imitazione del Salvatore paziente, il Signore stesse per mandar loro.

          64.    Nella terza visita al Santuario, mi si suscitò a poco a poco un tenero sentimento di affetto verso Maria Santissima, per cui mi si rinnovò la brama di unirmi ad Essa e di vederla.

          65. Non sapevo più come partire dal Santuario, soprattutto per il presentimento di dover stare a lungo senza potervi tornare.

          66.    Essendo costretta dall’obbedienza a non domandare la morte, mi gettai fra le braccia di Maria, pregandola di domandare Essa stessa per me o vita o morte, persuasa che con ciò anche l’obbedienza poteva essere soddisfatta.

          67. Fra l’altro pregai molto anche per due compagne ammalate, per una delle quali avevo altra volta compreso che sarebbe guarita; e questa volta mi parve che il Signore e Maria Santissima si sorprendessero che io ne dubitassi; 68. per l’altra compagna, invece, mi sembrò che per la sua inno­cenza il Signore la volesse con Sé.

          69.    Mi pare tuttavia di essere d’avviso che talvolta, con l’orazione, il Signore cambi le sue disposizioni. Allora, però, non ebbi animo di dire una sola parola.

          70.    Mentre partecipavo in questo giorno [venerdì 19 ottobre 1827] alla santa Messa, appena ritornata da Milano, mi venne all’inizio della Celebrazione tanta malinconia pen­sando di aver appena terminato di patire per le fatiche soste­nute a Milano e di dover subito abbracciare la croce del cambio della superiora a cui le compagne della Comunità sono legate da profondo affetto.

          71.    Mi appoggiai mentalmente alla umanità sacrosanta di Gesù Cristo che mi figuravo gravato della mia stessa cro­ce. Mi ritirai da Lui pensando che se il mio patire avesse potuto alleggerire le sofferenze della passione di Gesù Cri­sto, ogni patimento mi sarebbe sembrato leggero, ma di pati­re non ne avevo nessuna voglia.

72Mi parve allora che il Signore mi facesse comprende. re che più vengono commessi peccati e più patimenti Egli soffrì nella sua passione. E in conseguenza di ciò compresi che chi si adopera per impedire i peccati, non già adesso, ma allora nella previsione divina, sollevò Gesù e Maria nelle loro pene.

73.   Non mi pare che fosse solo un pensiero, ma un sentimento infuso da Dio, per cui si destò in me il solito sentimento d’amore. Con la maggiore sincerità, affetto e pie­nezza di cuore, accettai qualunque patimento possibile, anzi quasi lo desideravo

74. Nella santa Messa mi offrii al Signore, e il pensiero d’aver potuto sollevare Gesù e Maria mi dispose ad accettare volentieri, nonostante l’orrore che ne ho, di vivere anche fino al giorno del Giudizio e cercare così, in forza del sentimento d’amore, d’impedire i peccati, rimanendo poi tranquilla nel mio nulla e sembrandomi nulla ogni cosa che prima mi era di peso.

           75. Tale effetto mi restò per tutto il giorno, per cui mi fu possibile prendere le cose sempre con pace, con disponibili~~ di abbracciare ogni pena per la dilatazione dell’Istituto in tutta l’Italia.

76.  Mi sembrò di poter sostenere volentieri il patire che mi si sarebbe presentato in ogni luogo.

 

 

 

COMMENTO

 

1. Maddalena vibra come un’arpa a ogni stimolo procurato non solo da Dio che agisce all’interno di lei ma anche da qualsiasi occasione esterna. E’ lunedì 4 ottobre 1824, festa di san Francesco d’Assisi, un santo consumato dall’amore per il suo Dio.

L’apertura di un libro che tratta di come il cuore di Cristo si sia consumato d’amore per il  Padre dei cieli e per tutti gli uomini della terra passati, presenti e futuri, suscita in Maddalena nn tanto il desiderio ma la volontà di praticare con la vita questa “consumazione”.

 

2-3. Davanti agli occhi innamorati di Maddalena è sempre Gesù Cristo Crocifisso. Lì è la sorgente divina di ogni amore umano. La rappresentazione mentale e la contemplazione estatica di questo mistero di Carità umano- divina vissuto in una sofferenza indicibile, spinge Maddalena a rivivere nella propria vita l'atteggiamento interiore di Cristo: consumarsi per Lui servendolo nei fratelli più bisognosi di pane e di amore. Le lettere di questo periodo sono tutte cariche di zelo apostolico. Un solo esempio. Scrivendo alla Superiora di Venezia così raccomanda: “… noi dobbiamo essere per vantaggio delle anime come que’ mercanti che cercano guadagni da per tutto. Una dunque delle cose che a me sta sommamente a cuore è la marina, ossia le isole  ed i litorali. Don Francesco [Luzzo] dunque dovendo andar a fare il quaresimale venturo a Malamocco lo avvertii del Ramo del nostro Istituto di educare le maestre ed egli spera di poter combinare per Malamocco. Io gli raccomandai Pellestrina, la marina di Chioggia e simili. Mi disse che cercherà di combinare che ci diano delle figliuole di questi paesi per essere poi ivi maestre ed è impegnatissimo di farlo. Mia cara figlia, mi vado consolando nella speranza che quando potrò venire a Venezia, oltre il contento di rivedere voi altre, potremo anche fare del bene davvero”.[1]

 

4. Il fenomeno mistico, sottolinea Maddalena, “fu cosa di breve durata”, ma l’effetto che ne deriva è una ulteriore fortezza di spirito per andare incontro, come Cristo, al patire e al servizio di Dio per la salvezza di tutti gli uomini.

 

5-6. Conosciamo dalle lettere di questo periodo le preoccupazioni esterne di Maddalena, ma non sufficientemente quelle interiori proprie dello spirito. Riguardo alle prime sappiamo che non si muoverà da Bergamo fino a che la compagna Roggia Teodora non sarà “bastantemente rimessa” da una malattia quasi mortale e che le Comunità la reclamano presente ovunque. Da Bergamo così scrive alla Superiora di Venezia: “… dopo Milano mi preme Verona e poi vi siete anche voi altre in questo mondo, anche il mio bisogno sarebbe di far presto per tutto”[2].

Riguardo allo spirito apre uno spiraglio sulla sua “grande afflizione” quasi di volo così: “Mia cara figlia, la ringrazio dell’orazione che fecero per me la notte di Natale. Si ricordi di non istancarsi a farlo, non già per il corpo… ma per l’anima che l’ho tutta sconquassata”[3]. Nella Messa e nella Comunione di quello stesso giorno di Natale Maddalena comprende in modo tutto particolare il dovere di ricambiare il dono totale di Cristo con il dono incondizionato di sé.

 

7-8. Maddalena specifica quali cose in concreto deve mettere nelle mani del Signore come risposta al dono che Lui ha fatto di sé nell'Eucaristia. Anzitutto il pensiero della sua “salvezza eterna”. In secondo luogo la preoccupazione per “le Case dell’Istituto”, cosa che da quel momento ha fatto. A  Lui deve donare inoltre tutte le angustie, le tentazioni, le fatiche, per cui non le resti che occuparsi solo della “Gloria di Dio” e curarsi di “Lui solo”.

E’ interessante notare come la vita mistica di Maddalena nasca dall’Eucaristia e culmini in essa. Così conferma Barsotti: “Non vi è vita mistica nella Chiesa che  precisamente non sia effetto e il frutto della Comunione eucaristica”[4].

 

9. Più cresce la notorietà della Canossa come fondatrice di un Istituto che si dilata e si afferma in diverse città d’Italia, più il Signore da dentro non solo la invita ma effettivamente la distacca da tutto ciò che non è “Lui solo”. Maddalena ama le Case fondate, ma quanto le ama altrettanto le considera appartenenti a Dio e in particolare ottenute per intercessione di Maria Santissima. In prefazione alle Regole così si legge: “… debbo farvi conoscere chi fu quella che ottenne dal Signore l’esecuzione di quest’Opera. E’ Maria Vergine… costituita Madre della Carità sotto la croce… né mai prendete lo sbaglio di credere che nessun altro avesse mai fatto nulla”[5]. Dio la radica in uno spogliamento totale perché il suo cuore sia sempre più spazio vuoto per “Lui  solo” e sempre più strumento libero nelle sue mani.

 

10-11. Il termine “distacco” ritorna con frequenza in queste ultime pagine delle Memorie. Il brivido che passa in tutta la sua persona pensando alle rinunce a cui Dio la invita viene superato dalla forza dell’amore. Dio la dispone internamente come “ad un lungo viaggio”. La vita è considerata con sempre più profonda convinzione come un cammino verso la Casa del Padre. Così a Margherita Rosmini. “Mia cara figlia, Dio ci ricorda continuamente che siamo nell’esilio, anche facendoci conoscere e sentire le angustie dei nostri fratelli. Andremo  per divina misericordia poi ad abitare nella terra dei viventi dove non avremo altri oggetti che di consolazione”[6] .

 

12. Ancorata alla volontà di Dio come a uno scoglio fra i marosi, Maddalena traduce in vita i due verbi a lei più cari: “patire” e “operare”. Sempre disponibile “ad andare dove Dio vorrà”, qualunque sia il suo progetto su di lei, qualunque sia la croce che l’aspetta. “Coraggio e poi coraggio, aveva scritto a una sua figlia, la croce è la chiave del Paradiso”[7].

 

13-14. Anche questa lunga descrizione di azione misteriosa di Dio in quello stesso giorno di festa di cui tratta fin dal v. 5 si rivela uno dei tanti rapimenti ormai soliti, anche se più rari. Raggiunge, come già altre volte, l’unione interna con Dio con effetti esterni non eludibili.

 

15. Il male lentamente progrediva e a ogni ritorno della stagione invernale rincrudiva: “La mia salute, scrive ad una figlia, è bastantemente buona, ma… avendo sofferto sia per l’angustia dell’ammalata [Teodora Roggia], sia per qualche sputo dei soliti, mi fecero cavar sangue potendo forse oggi già stare in piedi”[8]. E qualche giorno dopo: “… questo freddo è meno comodo del caldo ai miei incomodi di petto”[9].

Anche i rapimenti, e soprattutto lo sforzo ascetico che Maddalena si impone come risposta d’amore al suo Dio, contribuiscono a logorare la sua salute. Le emottisi si moltiplicano, ma rassicura scherzosamente le figlie che più invecchia più felicemente supera il male, per cui, scrive, “… continuando così vivrò sino alla fine del mondo…”. E conclude su quanto le sta più a cuore: “Pregate il Signore che possa in ogni cosa adempire la santissima di Lui volontà”[10].

E’ ormai vicina al traguardo: “… non abbiamo in questo mondo altro bene che fare la volontà di Dio”[11].

 

16. Maddalena lascia Bergamo per Milano il 30 September 124. Il 27 aveva visto in previsione del suo soggiorno a Milano quella croce nera e spoglia alla quale accenna al cap. XIV, v. 60.

Domenica 3 ottobre dalla Casa di S. Stefano passa a quella di S. Michele in via della Chiusa. Così comunica il suo disagio di stare in una casa troppo “da signori”: “…domenica dopo pranzo sono venuta a dormire nella nuova casa… più si gira e più si trova bella… detto a voi sola, non mi ci posso vedere, perché mi pare un palazzo da signori e conviene che non mi lasci sentire”[12]. Si era così abituata a vivere in povertà che mal sopporta anche la minima forma di agiatezza, quasi non fosse nata né cresciuta in un palazzo degno di  ospitare le persone della più alta nobiltà e autorità politiche le più influenti dell’Europa di allora.

17-19. Il tempo trascorso a Milano è colmo di “un singolare patire”. Assenza di Dio, “tentazioni smisurate e violentissime”, croci di ogni genere e soprattutto una viva e profonda cognizione del proprio niente. Ad affliggere l’anima, scrive  santa Teresa, “vi concorre anche il Signore col dare una così viva cognizione di sé da portare la pena ad alto grado di intensità… i tormenti non si sentono nel corpo, ma nel profondo dell’anima”[13].

Anche dall’esterno una causa di sofferenza. Nella nuova Casa, Maddalena chiude le porte agli esterni per trascorrere “qualche settimana in quiete e in ritiro per poi passare ad operare [apostolicamente] in ambedue le Case”[14].

La contessa Durini non comprende il motivo che muove Maddalena a consolidare lo spirito delle sue figlie prima di immetterle nelle opere di carità e così con tono distaccato, laconico e apparentemente critico scrive alla Canossa: “…vi confesso che sono rimasta mortificata, afflitta, avvilita nel trovare nel locale, invece di un porto di mare, una vera Certosina, dubito che respirando quell’aria vi abbia influito lo spirito eremitico… Tutta la carità è in grande aspettativa, tutti i cooperatori e amatori dell’Opera vostra domandano, aspettano, desiderano che dilatiate il cuore e che mentre diluvia non chiudiate la casa e mentre fa burrasca non chiudiate il porto”[15]. Anche la più stretta amicizia si è un po’ incrinata. Maddalena rimane ferma sempre nei suoi principi: “…vada tutto, si disgustino tutti, ma Dio non si perda”[16]. E ancora: “…meglio è lasciare che tutti pensino come vogliono e poi tirare diritto e fare ciò che piace al Signore”[17].

 

20. Maddalena attribuisce il cumulo di sofferenze vissute a Milano alla “impossibilità… di fare orazione”. La comunione profonda con Dio rimane la nostalgia costante della sua vita. Lei sente che la sua persona senza orazione è come una pianta senza radici. Dio è la sua terra, la sua acqua, il suo sole, il suo tutto. Così all’amica Durini: “… a misura che il tempo passa sento sempre più il bisogno che ho di Dio per far veramente quanto debba in un modo edificante e piacevole”[18].

 

21. Maddalena torna ancora a Bergamo il 26 febbraio 1825. Così alla Terragnoli: “Vi scrivo da Bergamo, mia cara figlia, dove sono giunta felicemente sabato dopo pranzo”[19]. Qui riesce a trovare più tempo per intrattenersi con Dio nell’orazione. Alle pene interiori che ha portato con sé da Milano si aggiunge l’angustia di una figlia di Bergamo, angustia che assume su di sé e ne fa oggetto di preghiera. Il Signore però le fa capire interiormente che non è croce da doversene preoccupare, perché sarà di vantaggio spirituale di quella compagna ed è finalizzata alla sua salvezza.

 

22-24. Mentre si trovava in uno stato di “spogliamento totale”, eccettuate le tentazioni, compare davanti agli occhi di Maddalena Cristo Crocifisso “in atto di spirare”. Per tre volte teme che la visione sia un prodotto della sua immagine o fantasia. Analizza gli effetti sia della visione sia dell’orazione.

Quando sopraggiunge il dubbio sui fenomeni vissuti, Maddalena entra in forti angustie di spirito. Anche per queste incertezze e angosce si trova in perfetta sintonia con santa Teresa che scrive:  “L’intelligenza si offuscava, mi dibattevo fra mille dubbi ed ansietà sino a parermi di non aver saputo comprendere quello che era avvenuto in me, e che forse era tutto illusione” [20]Ma in seguito, analizzando gli effetti sia della visione, sia dell’orazione, Maddalena scopre che da quest’ultima più che dalla prima le viene la forza di superare le difficoltà, comprese le tentazioni. E conclude che tale fortezza non le può venire che da Dio.

 

25-26. Dio vuole sposare Maddalena nella “fede nuda”, nello spogliamento totale di ogni consolazione. Le tentazioni da cui è “assalita” intensificano la sua preghiera e anche il suo lamento con quel Dio che più non avverte. Ma il Signore è lì, dentro di lei e la illumina sulla “utilità di questo stato”. Nell’oscurità della fede e nella desolazione abbraccia questa sua penosa situazione sempre per amore del suo Dio.

 

27. Nell’orazione la figura di Cristo che porta la croce è unita a una illuminazione interiore. Quella di dover anche lei, come sposa fedele, seguirlo perseverante nel cammino nel quale Lui, per amore, l’ha preceduta. Tali rappresentazioni hanno come effetto di infonderle un supplemento di fortezza nell’affrontare con generosità e totale disponibilità l’imminente patire.

 

28-29. Di fronte a una grande croce che prevede e che si avvicina, Maddalena prova un istintivo orrore. Ma se Dio le suscita in cuore sentimenti vivi d’amore è capace di offrirsi a Lui con gesti di totale disponibilità ed eroica generosità. Chiede al Signore di potersi dividere “in tanti atomi” e tante volte quanti sono gli stessi atomi che compongono la sua persona e di patire tutto quello che l’aspetta in ogni angolo del mondo. Il tutto, solo perché Dio sia “servito e glorificato”. La passione per Dio brucia il suo cuore e Dio ne alimenta la fiamma. E’ ancora santa Teresa che spiega questi slanci mistici: “ L’anima se solo lo potesse escogiterebbe nuovi mezzi per consumarsi in amore. E se la maggior gloria richiedesse il suo perpetuo annientamento vi si assoggetterebbe volentieri”[21]

 

30-32.   Maddalena scrive queste note nell’aprile del 1825. Ma nello stile proprio delle Memorie ritorna a un avvenimento vissuto verso la fine dell’anno precedente. Il giorno 4 dicem­bre 1824 Maddalena corre da Milano al capezzale della figlia Teodora Roggia che secondo il giudizio medico sembrava doversi spegnere nella notte del giorno 8. Maddalena, pur nel dolore più vivo, non chiede la guarigione ma solo desidera «il volere e la Gloria del Signore ».

 

           33-34.     La sua speranza per quella figlia in pericolo di vita è «unicamente » Maria Santissima. Pur rendendosi conto del­la gravità della malattia segue il consiglio del confessore di invocare con fiducia la Madre di Dio.

 

           35-39.     Viene il 10 dicembre, giorno in cui la Chiesa festeggia la Madonna di Loreto. In quel giorno durante la Celebrazione eucaristica Maddalena chiede al Signore, per in­tercessione di Maria e allo scopo di glorificare sua Madre, la vita di Teodora. Insieme al sacrificio di Cristo offre in antici­po le proprie sofferenze previste di lì a pochi giorni. Un coro di preghiere saliva contemporaneamente alla Madre di Dio, mentre un sacerdote assicurava che l’inferma sarebbe guarita.

 

           40-42.     La fiducia in Maria espressa in un gesto concreto fece guarire la figlia moribonda. La sera stessa, dopo aver bevuto un po’ d’acqua in cui era stato immerso un minuscolo frammento del velo che copriva la statua della Madonna di Loreto, Teodora « stava propriamente bene ». Dietro le pre­ghiere di tante persone, del sacerdote santo, del gesto di fede delle due compagne, Maddalena nasconde se stessa attribuen­do ad altri la quasi miracolosa guarigione. Il caso Teodora verrà seguito da Maddalena fino al maggio 1833... Nei suoi frequenti spostamenti continuerà a chiedere notizie della sùa salute, che andrà sempre più migliorando. Morirà a Venezia nel novembre 1835.

 

           43.    Più frequenti sono ora le date in cui Maddalena saltuariamente scrive, ma gli avvenimenti descritti sono sem­pre passati. Costantemente rimane lo stile delle « memorie »e non di un diario. Dal 7 agosto 1825 risale al 3 marzo di quell’anno in cui le appare il divin Redentore con la croce sulle spalle e aggiunge delle riflessioni sugli effetti che ne seguirono.

 

           44-46.     A distanza di sei mesi Maddalena annota dei parti­colari della visione ben precisi: una croce tanto grande da non vederne la fine, il colore giallo-scuro della croce con particola­ri venature, ma più di ogni altra cosa si concentra a guardare il suo Signore e da quel volto, da quel Cuore attinge lo spirito di fortezza, tanto da non temere più il patire, che mai le mancò e mai le mancherà.

 

           47.    Da marzo fino all’agosto 1825 Maddalena rimane quasi libera da tentazioni contro la fede. Un sollievo che le permette di affrontare con più fortezza e coraggio altre batta­glie interne ed esterne.

Varie e di vario genere le preoccupazioni di Maddalena come fondatrice: una sua figlia è in crisi di vocazione, e lei, madre premurosa, la rassicura che se avesse il più piccolo dubbio lei stessa la incoraggerebbe ad uscire[22].

           Mons. Zoppi preme per una richiesta di fondazione a Massa Carrara e don Gabellini[23] la sollecita per un’altra fon­dazione a Coriano (Forlì).

           Rincuora da Verona il sig. Pedrino Porta, uno dei Figli della Carità rimasto a Milano, con queste parole: « .. .io la prego di darsi tutto il coraggio. Le contrarietà non debbono far perdere di animo, ma dare più spirito nelle cose che riguardano il servizio di Dio »[24]

 

            48-49. Il 20 agosto 1825 Maddalena lascia Bergamo per recarsi a Verona. Alla Bernardi così comunica: « Eccomi a darle le nostre notizie da Verona, mia cara figlia, dove siamo giunte felicemente, grazie al Signore, sabato sera.”[25] Il passag­gio per Desenzano del Garda, patria di sant’Angela Merici, provoca in Maddalena una curiosa

 segreta conversazione con la Santa. La Canossa avrebbe lasciato libero campo apostolico in Brescia alle Orsoline, ma si sente rispondere interiormente anche per le Figlie della Carità.

           Maddalena cominciò a trattare per l’apertura di una pri­ma casa a Brescia negli ultimi anni della sua vita, ma ne vedrà l’inaugurazione solo dal cielo, nel 1838.

 

           50-51.     Nel 1825 Maddalena visita tre volte il Santuario di Caravaggio: la prima volta l’8 giugno nel suo viaggio da Ber­gamo a Milano; la seconda probabilmente il 14 luglio nel secondo viaggio a Milano; la terza sempre con tutta probabili­tà il 20 agosto nel tragitto da Bergamo a Verona.

In tutte e tre descrive che cosa avviene nel suo spirito. Nella prima visita sperimentò una grande tenerezza verso Ma­ria. Tutto il tempo che trascorse alla sua presenza non seppe dire altro che « Cara Mamma! ».

 

            52-54. Anche qui un dialogo muto tra Maddalena e Ma­ria Santissima. Nel desiderio di vederla in cielo avrebbe desi­derato la morte, ma le era stato proibito di chiederla. Maria da dentro le risponde che a lei nessuno aveva proibito di portarla con sé in cielo. Ma in quel momento intuisce, sempre dal di dentro, che la morte non era ancora vicina.

Intanto a Maria raccomanda ciò che l’aspetta a Milano: l’udienza privata con l’Imperatore Francesco I, di passaggio in quella città. Lo scopo è di chiedere al Sovrano l’uso gratuito del monastero di S. Francesco a Trento, dove intende aprire una casa e di sollecitare una visita in 5. Michele alla Chiusa. La Madonna la rassicura che tutto avrebbe benedetto, come realmente avvenne. Il 15 giugno ottiene l’udienza col Sovrano che le promette quanto chiede. Ne darà notizia dopo qualche giorno al Vicario capitolare di Trento mons. Emanuele Sar­dagna: il 16 giugno «la Maestà sua si degnò onorare di sua visita il nostro Istituto »[26].

 

            55-57. Come mostrare a Maria Santissima in concreto la propria riconoscenza? Pensò fosse cosa gradita alla Vergine infondere nel cuore delle Terziarie dell’Istituto la devozione alla passione del Signore e di Maria Addolorata, cosa, scrive, che non aveva fatto con le sue figlie, come prescrive la Regola. Come può accusarsi di non avere la Passione del Signore nel cuore, commenta il Piccari, se brama intensamente di patire ed operare per Lui?[27] Inoltre tutti i capitoli della Regola diffu­sa scritta per le figlie sono incentrati nella contemplazione e imitazione dello spirito di carità di Cristo Crocifisso e di Maria ai piedi della croce.

           58.    Maddalena ripara ciò che crede sua negligenza con l’animare in seguito le Terziarie alla considerazione di quanto il Signore durante la sua passione ha moralmente e spiritual­mente sofferto « davanti ai tribunali ». Non è riparare, ma è estendere a ogni opera da lei fondata il timbro caratteristico del mistero redentivo di Cristo.

           59-60.     Dopo la visita dell’Imperatore a Milano, Maddale­na torna a Bergamo e vi rimane circa un mese. Il 14 luglio torna di nuovo a Milano per seguire un corso di Esercizi spirituali programmato per le Dame di quella città. Così alla Superiora di Venezia: « . . . io ho una soggezione strepitosa di queste Dame di Milano, quantunque siano tanto buone,... farò di tutto per perderla »[28]  E’ probabile che in questo viag­gio visiti per la seconda volta il Santuario di Caravaggio. Il caldo è opprimente e vi arriva assai stanca. Ancora ritornano alla memoria, non sa come, « le amarezze di Gesù nell’Orto », ancora l’ispirazione da parte del Signore di animare le Terzia­rie a commemorare la sua passione.

            61.  La considerazione della passione di Gesù nell’Orto suscitata in lei dal Signore a Caravaggio provocò un’intensa « sete di amarezze » che durò vari giorni, tanto che, se Dio gliele avesse mandate, si sarebbe consolata. Questo atteggia­mento interiore le permise di accettare con serenità e prontez­za le piccole croci che in quel tempo il Signore le fece incon­trare.

 

            62-63. In questa seconda visita al Santuario di Caravag­gio più che Maria domina nella mente e nel cuore di Maddale­na Gesù Eucaristia, quasi che la Vergine le dica implicitamen­te come un giorno a Cana: « Fate quello che Egli vi dirà »[29] Rimane infatti impressionata dall’« infinito amore di Gesù »nell’Eucaristia, dalla sua paziente disponibilità a Dio Padre e agli uomini e stabilisce di animare non solo le Terziarie, ma anche le figlie dell’Istituto ad accogliere amorosamente, con lo stesso atteggiamento interiore di Gesù, «amarezze, ingiurie, disprezzi, dimenticanze e torti » che avrebbero potuto incon­trare nel servizio apostolico ai fratelli. E dello stesso spirito di carità e di santità di Cristo che ogni membro appartenente all’Istituto deve progressivamente sapersi imbevere.[30]

64-66. Nella terza visita al Santuario fatta sabato 20 ago­sto 1825 nel suo viaggio da Bergamo a Verona[31] torna  a  dominare la figura di Maria.  Si  rinnova  nel  cuore  di  Maddalena  il  desiderio  di « vederla » per unirsi a lei per sempre. Ma non potendo chiedere di morire, si getta « fra le braccia di Maria »rimettendo a lei la propria vita e la propria morte.

           67-69. Maddalena raccomanda alla Vergine santa due figlie ammalate, forse Teodora Roggia e Beatrice Olivieri. Per la prima era già stata assicurata della guarigione, per cui il Signore e sua Madre sono sorpresi della sua poca fiducia. Per la seconda ha invece il presentimento che la chiamino presto in cielo. Infatti Beatrice si spegnerà il 6 luglio 1827, mentre Teodora nel 1835. Di fronte alle disposizioni della prima, Maddalena non osa aggiungere « una sola parola ». « Quello che fa il Signore, aveva scritto l’anno prima, va sempre bene e dobbiamo essere contente di qualunque sua disposizione »[32].

 

           70.    Maddalena lascia Milano per Bergamo dopo aver nominato Teresa Spasciani Superiora della Casa di Via della Chiusa. Così scrive a una sua figlia: « . . .ieri giovedì 18 corren­te mi sono restituita a Bergamo avendo lasciati contenti anche i milanesi »[33]. Il giorno dopo il suo rientro a Bergamo, mentre partecipa alla Celebrazione eucaristica l’assale una forte ma­linconia dovuta alla preoccupazione di affrontare in quella Casa un nuovo patire: il cambio della superiora, Rosa Dabalà, alla quale tutte le sorelle « sono legate da profondo affetto ». Maddalena, nonostante la propria e l’altrui sofferenza, proce­derà al cambio in ossequio alla Regola da lei stabilita e comu­nicherà così il fatto a sostituzione avvenuta: « Sabato sera [27 ottobre] ebbe la sorte d’ascendere all’onore della carica di Superiora, amaramente piangendo... la cara Domenica Faccioli.[34]

 

           71.    Nella propria sofferenza Maddalena cerca un confor­to nella contemplazione della passione di Cristo, ma teme di appesantirgli la croce che già porta per tutti gli uomini. Istinti­vamente non ha « nessuna voglia » di patire, ma l’amore e l’esempio di Cristo, perennemente immolato su ogni altare, rinfrancano la sua volontà e la rinnovano nel desiderio di alleggerire le pene del suo Signore.

 

           72.    Il Signore, vivo e presente sull’altare e nel suo cuore, illumina Maddalena sui valore propiziatorio del sacrificio del­la croce, atto universale di redenzione che raggiunge gli uomi­ni di tutti i luoghi e di tutti i tempi. Comprende inoltre come la sofferenza di Cristo sul Calvario è stata proporzionale alla gravità dei peccati degli uomini e come lo spendersi oggi per suo amore a impedire tanto male, lo abbia raggiunto in quel­l’unico atto redentivo e lo abbia sollevato nelle sue pene. E come ha consolato Cristo, ha consolato anche la Madre sua.

 

           73.    Maddalena ancora una volta analizzando la propria esperienza soprannaturale riconosce che non si è trattato di una semplice riflessione mentale, ma di « un sentimento infu­so da Dio ». Scatta infatti interiormente « il solito sentimento d’amore », e con tutto il cuore si dispone a qualsiasi patimen­to possibile. Anzi l’amore che Dio stesso le infonde è talmente trasformante da farle desiderare di patire.

           E’ l’eco del grido di santa Teresa: « Patire o morire ».

 

           74.    La partecipazione personale al mistero eucaristico apre in Maddalena un crescendo di disponibilità interiore. Sparisce dal suo cuore l’orrore ai patire e sospinta dal pensie­ro di alleggerire le pene dei suo Dio si offre non a morire ma a vivere fino al giorno del Giudizio allo scopo di prevenire i peccati che tanto lo offendono. Anche santa Teresa così de­scrive la persona investita dallo spirito di Cristo: « .. .l’anima torna a bramare di vivere se così piace al Signore, per poterlo servire un po’ di più... le sembrerebbe assai più importante che essere già nella gloria »[35]. Qui Maddalena supera il deside­rio della riparazione e nel suo ardente amore vuole impedire l’offesa prima che raggiunga il cuore di Cristo. Dopo tale slancio di carità in cui vive l’unità di amore verso Dio e verso il prossimo desidera rimanere « tranquilla nel proprio nulla », contenta solo di aver amato.

            Maddalena realizza in pienezza il «Dio solo » scoperto nei Cristo Crocifisso proteso alla glorificazione del Padre, totalmente dimentico di sé. «Fissate i vostri occhi sul Crocifisso, scrive santa Teresa, e vi diverrà facile ogni cosa... Sapete voi che cosa vuoi dire essere spirituali? Vuoi dire essere gli schiavi di Dio, tali che, segnati con il suo ferro, quello della croce, Egli li possa vendere come schiavi di tutto il mondo come è stato per lui »[36]

 

           75-76.     L’effetto benefico di questa esperienza mistica si prolunga per tutta la giornata e permette a Maddalena di accogliere gli avvenimenti con somma pace e con la disposi­zione interiore di ricevere dalle mani dei Signore ogni pena «per la dilatazione dell’Istituto in tutta l’Italia ». Questo sogno che porta con sé oltre la morte, avvenuta otto anni dopo aver scritto queste ultime righe, si avvererà nei tempo per la forza di un carisma che, trasmesso alle figlie e ai figli, non solo raggiungerà l’Italia ma si estenderà al mondo intero.

 


[1] M.d.C., alla Terragnoli, 24 ottobre 1824, Ep. III/2, p. 976.

[2] M.d.C., alla Terragnoli, 22 dicembre 1824, Ep. III/2, p. 1008.

[3] M.d.C., alla Bragato, 25 dicembre 1824, Ep. III/2, p. 1012.

[4] D. BARSITTI, La preghiera cristiana, Messaggero, Padova, p. 113.

[5] M.d.C., R.s.s., P. 1a, p. 25.

[6] M.d.C., alla Rosmini, 27 dicembre 1824, Ep. III/2, p. 1018

[7] M.d.C., alla Bragato, 20 ottobre 1824, Ep. III/2, p. 967.

[8] M.d.C., alla Bernardi, 12 dicembre 1824, Ep. III/2, p. 1001.

[9] M.d.C., alla terragnoli, 22 dicembre 1824, Ep. III/2,  p. 1008.

[10] M.d.C., alla Terragnoli, 8 gennaio 1825, Ep. III/2, p. 1024.

[11] M.d.C., a Chiara, 24 dicembre 1833, Ep. III/5, p. 3530

[12] M.d.C., alla Terragnoli, 6 ottobre 1824, Ep. III/2, p. 949.

[13] Santa TERESA DI GESU’, o.c., p. 929.

[14] M.d.C., al card. P. Zurla, 7 ottobre 1824, Ep. II/1, p. 592.

[15] Cont. Durini, a M.d.C., 31 ottobre 1824, ms. A2, XX, A.C.R.

[16] M.d.C., alla Bedeschi, 1824, Ep. III/2, p. 1014.

[17] M.d.C., alla Bragato, 28 febbraio 1835, Ep. III/5,  p. 3863.

[18] M.d.C., alla durini, 11 dicembre 1825, Ep. I, p. 518.

[19] M.d.C., alla Terragnoli, 2 mares 1825, Ep. III/2, p. 1057.

[20] Santa TERESA DI GESÙ, o.c., p. 293.

[21] Santa TERESA DI GESÙ, o.c., p. 293.

[22]  Cfr. M.d.C., alla Carminati, 10 agosto 1825, Ep. 111/2, p. 1174.

[23] Cfr. M.d.C., a don Gabellini, 27 agosto 1825, Ep. 1112, p. 1135.

[24] M.d.C., al Porta, 29 agosto 1825, Ep. 11/2, p. 792.

[25] M.d.C., alla Bernardi, 22 agosto 1825, Ep. 111/2, p. 1180.

[26] M.d.C., a mons. Sardagna, 18 giugno 1825, Ep. IL/i, p. 506.

[27] Cfr. T.M. Piccari, o.c., p. 583.

[28] M.d.C., alla Terragnoli, 16 luglio 1825, Ep. 111/2, p. 1163.

[29] Gv. 2,5.

[30] Cfr. M.d.C., R.s.s., P. la, pp. 23-24.

[31] Cfr. M.d.C., alla Bernardi, 22 agosto 1825, Ep. 111/2, p. 1180.

[32] M.d.C., alla Dabalà, 21 ottobre 1824, Ep. 111/2, p. 972.

[33] M.d.C., alla Bragato, 21 ottobre 1827, Ep. 11113, p. 1745.

[34] M.d.C., alla Bernardi, 30 ottobre 1827, Ep. 111/3, p. 1755.

[35] Santa TERESA DI GESÙ, o.c., p. 483.

[36] lvi, p. 959.