Cap 2

Cap 4

 

MEMORIE   DI   MADDALENA   DI    CANOSSA

 

 

Capitolo  III

 

ORIZZONTI APERTI

 

 

RITORNO A VENEZIA

 

 

1. Mi presentò intanto il Signore l'occasione di dover  tornare a Venezia, dove Egli aveva ispirato a un buon Religioso e a qualche altra persona il desiderio di veder stabilite  in quella città le Figlie della Carità. 2. Non fu piccola la mia  sorpresa ed anche la mia consolazione quando, ricevendo appunto da questo Religioso una lettera, scoprii che il suo  progetto era simile a quello che io nutrivo da tanto tempo e , del quale, tuttavia, mai gli avevo fatto parola.

3. Il giorno prima di partire dal mio Paese, passai dalla  chiesa di S. Gaetano per raccomandargli la cosa e m'imbattei  in un funerale. 4. Mi sentii nuovamente incoraggiata e, riflettendo come tutto con la morte ha termine, ancor più sentivo quanto mi convenisse operare e faticare.

 

5. Non mi fu possibile, questa volta, sentire dispiacere, di lasciare le compagne pur prevedendo che la mia assenza sarebbe stata lunga e per quanto le mie compagne piangessero, sentir dispiacere nel lasciarle.

 

 “ INCORAGGIATA AD INTRAPRENDERE L 'OPERA ”

 

 

6. Giunta che fui a Venezia, la sera stessa mi si parlò dell'Opera, ed io ricominciai a trattarne con il Signore. 7. Di nuovo, e forse più strettamente che mai, cominciai a sentirmi unita con Dio: quel sentimento di amore andava crescendo in me con sempre maggior frequenza, benchè, per quanto mi sembra, ciò per me non fosse possibile. 8. Qualche volta il sentimento interno era così intenso che restavo come sfinita, non potendo neppure mangiare. 9. Restavo sempre più incoraggiata ad intraprendere l'Opera come l' avevo fino ad allora desiderata; 10. mi sentivo fortificata al punto che avrei avuto il coraggio sufficiente per incominciarla anche da sola, se non vi fosse stato altro mezzo.

11. E ciò nonostante che in seguito, a più riprese, mi assalissero timori e diffidenze che solo la pazienza del Signore può sopportare.

12. Le trattative, intanto, andavano sempre più stringendosi: finalmente il giorno in cui si dovevano concludere, pregando io con sollecitudine per il loro felice esito, ebbi l'intima certezza che si erano concluse precisamente secondo i miei desideri, 13. e lo dissi a chi mi dirigeva, quando venne per comunicarmi appunto l'esito delle trattative. 14. Appena queste furono concluse con una certa stabilità, Dio mi condusse non solo a prestarmi per quest'Opera, ma a vivervi effettivamente senza alcun appoggio, come già tante volte mi aveva fatto desiderare.

15. Prima di ogni altra cosa Egli dispose l'improvvisa partenza di chi mi dirigeva, cosa che, anche a causa della situazione generale di Venezia, sentii estremamente, benchè, per non affliggere gli altri, non lo dessi molto a vedere.

16. Fui tentata di ritardare l'inizio dell'Opera che già incominciava; ma oltre al fatto che ciò non mi fu accordato daIl' obbedienza, neppure nel mio intimo mi sentivo di farlo, sostenuta com'ero dalle grazie descritte fin qui.

17. Partito il sacerdote che mi dirigeva, restandomi ancora qualche persona che s'interessava dell'Opera, continuai a trattarne fino alla conclusione, come infatti mi riuscì.

18. Al momento di cominciare, però, trovandomi oppressa e tentata proprio a causa, credo, di questa iniziativa,  pregai il Signore perchè desse qualche nuovo lume alla mia compagna, alla quale Egli già altre volte aveva comunicato le cose consolantissime.

19. Feci quindi la santa Comunione, dopo la quale mi sentii, per così dire, nuovamente fortificata per intraprendere l'Opera.

20. Compresi nel mio intimo, ma senza nulla vedere e sempre secondo il solito modo di parlare del Signore, che  Egli voleva impiegarmi in molti luoghi per dar vita a quest'Opera. 21. Restai, come sempre dopo esperienze di siffatta  orazione, molto allegra, e in varie circostanze così indifferente alle cose del mondo che, per qualche ora, niente mi avrebbe turbato, qualunque disgrazia temporale mi fosse accaduta.

 

 

“ PUNTO FISSO IL CIELO ”

 

22. In una di queste occasioni, sentii in maniera tutta particolare da un lato la forza del Signore che attirava l' anima ad unirsi a lui, e dall'altro, la sua amabilità e la forza dell'affetto di contro all'impotenza dell' anima di unirsi a Lui come avrebbe voluto, perchè prigioniera del corpo. 23. Mi venne allora un grande desiderio del Paradiso, per stabilire ivi quell'unione che non è possibile realizzare in terra. 24. Mi pareva  che l' anima stessa tentasse ogni modo per uscire dalla prigionia del corpo; ma d'altra parte il desiderio di operare per Dio e il timore che l'obbedienza non mi consentisse di morire  allora, mi andavano troncando le richieste del Paradiso, sforzo questo che anche esteriormente mi causava un grande  affanno. 25. Difatti mi fu proibito di desiderare la morte e di  domandarla al Signore.

26. Un'altra volta, mentre pure ero in orazione dinanzi  al Sacramento, ebbi uno dei soliti affetti, sentendomi rappresentare la bellezza del Paradiso, Dio stesso e la condizione di  pellegrini in cui siamo. 27. Me ne derivò u'impressione tale che la vita di quaggiù mi sembrava cosa di sogno; e presi la risoluzione (benchè poi, come al solito, venissi meno ai miei I' propositi) di stabilire per mio punto fisso il cielo, non badando più al patire al godere. 28. Questo non fu un  semplice pensiero, ma un' esperienza suscitata da Dio stesso  nell'intimo dell' anima mia.

 

INIZIO IN SANT' ANDREA

 

29. Venne intanto il giorno di incominciare: sabato, primo di agosto, e primo pure dei sette sabati dedicati in questa  Diocesi al culto dei dolori di Maria Santissima. 30. Il Signore  incominciò subito a farmi gustare la povertà, benchè sempre  provvedesse sufficientemente alle necessità dell'Opera. 31.  Mise me e le prime due mie compagne nella situazione di  dover incominciare a distaccarci dai mezzi spirituali, non  essendoci consentito di continuare ad avere il medesimo con- fessore. 32. Fu necessario metterci subito sotto la guida di un  superiore e di un altro confessore, per altro sante e degne persone.

33. Il giorno in cui fu celebrata la prima Messa nella casa della nuova Opera, quando durante la benedizione dell'Oratorio sentii consacrare un nuovo luogo al culto di Maria Santissima, 34. benchè già fossi profondamente contenta,  cominciai a sentirmi pervasa da grande allegrezza, che dopo la Comunione andò a finire nello stato di unione con Dio al quale ho accennato sopra, cioè in quel sentimento di grande  affetto che, per evitare esteriorità, cercavo di reprimere, senza tuttavia interrompere l' azione di Dio; ciò nonostante qualche cosa trapelava all' esterno.

35. Fui costretta, mio malgrado, ad occuparmi degli affari di quel giorno; ma l' esperienza spirituale era stata tanto forte che, benchè dovessi trattare e conversare, tutto mi riconduceva a Dio, non potendo far diversamente per la pienezza dell'affetto. 36. Continuai così per alcune ore finchè, a forza di essere occupata, necessariamente lo stato di unione sensibile ebbe termine. 37. In quel giorno mi sentii abbondantemente ripagata del poco che per quest'Opera potevo aver sofferto.

 

PREPARAZIONE SPIRITUALE

 

38. Dopo questo inizio, anche per il fatto che eravamo solo tre di numero, per due mesi rimanemmo, come mi era stato ordinato, senza intraprendere opera alcuna particolare, eccetto le visite all' ospedale e il prepararci per il prossimo futuro. 39. In quel tempo seguimmo anche un corso di santi Esercizi.

40. Durante l'orazione fui presa da un assalto d'amore verso Dio così forte che l’anima, impedita di unirsi a Lui per trovarsi chiusa nel corpo, avrebbe tentato, se l' avesse potuto, sciogliersi dal medesimo. 41. Ma non lo potevo fare, essendone impedita dall' obbedienza e dallo stesso mio desiderio di fare amare l' oggetto del mio amore, al quale mi sentivo portata.

42. Ciò mi provocava dentro un certo affanno di respiro, che non bastava, però, a dar sfogo alla forza dell'affetto, per cui l' affanno si diffuse in tutta la persona e forse fu quella la prima volta che mi successe di lasciar trapelare al di fuori la mia esperienza. 43. Internamente poi mi sembrava che l'anima cercasse di fuggire dal corpo, come farebbe un uccellino, per modo di spiegarmi, nel tentativo di fuggire dalla gabbia.

44. Dopo quest'ultima esperienza, del resto non nuova, dico che mi sembra di comprendere un poco le pene delle anime del Purgatorio, le quali si sentono portate con tanta forza verso Dio e tuttavia non possono andarsene a Lui.

45. La cosa durò, benchè con qualche intervallo, circa un'ora e mezza, lasciando l'anima con somma pace, allegrezza, desiderio di Paradiso; ma, insieme, desiderio di molto operare.

46. Ciò che diede la spinta a questa esperienza fu l'aver letto qualche cosa che trattava dell'ultima Cena di Gesù e, in particolare, del suo affetto verso gli uomini nell'atto di istituire il divin Sacramento. 47. Questa riflessione mi fece entrare in me stessa al punto che cominciai a raccogliermi e a sperimentare un saggio di ciò che gustai poi nell' orazione, subito dopo la Comunione.

48. Siccome però mi trovavo in chiesa cercai di non  abbandonarmi a ciò che sentivo, per timore di essere veduta;  come invece feci poi durante l’orazione, trovandomi sola.

49. Questo sentimento dell'amore di Gesù Cristo verso gli uomini, oltre a causarmi dolore per vederlo così mal corrisposto, mi dava tanta brama di farlo conoscere e amare, così che niente più mi importava ne del mio paese ne dei miei; 50. anzi avrei bramato di potermi ridurre in polvere, se in quel modo avessi potuto dividermi per tutto il mondo perchè Dio fosse conosciuto ed amato.

 

NUOVO LINGUAGGIO DEL SIGNORE

 

51. Dopo ciò non potevo più continuare l'orazione, forse perchè la forza dell' esperienza mi aveva fisicamente prostrata e più non sapevo come prestarmi nel disbrigo delle solite faccende, come poi, però, dovetti necessariamente fare; cosa questa che doppiamente mi faceva bramare il Paradiso.

52. E’ da notare come adesso pare che il Signore abbia cambiato « linguaggio » con me. Mentre sette o otto mesi ( o forse più) prima che cominciasse questa nuova Opera, mi sentivo chiamata ad imitare più da vicino Gesù Cristo, specialmente nella sua povertà, umiltà e nell' operare, 53. ora non mi sento stimolata ad altro che ad eseguire con perfezione ciò che attualmente ho da fare, sembrandomi, per così dire, che il Signore sia contento, e che adesso io mi trovi , nella situazione nella quale Egli mi voleva.

54. Per ciò che riguarda il metodo dell'orazione durante questo stato di unione interna, mi sembra di comprendere come sia impossibile peccare in Cielo, in possesso della visione beatifica, trovandomi nell'impossibilità di peccare già ora, mentre dura l'intensità dell'unione con Dio. 55. Infatti perdurano, secondo la forza, la durata e l'intensità della medesima, gli effetti già altre volte notati. 56. Non intendo, ovviamente, parlare di impossibilità assoluta di peccare anche dopo cessa- ta la grazia di unione col Signore, ma solo della forza che perdura nell'anima.

 

INTUIZIONE APOSTOLICA

 

57. Agli inizi del mio soggiorno a Venezia, quando già mi era stata proposta l'Opera, andai occasionalmente nella chiesa dei Tolentini, dove si stava celebrando la Messa in onore di un Apostolo o di un Evangelista. 58. Al Vangelo, sentendo parlare della vita apostolica, mi sembrò chiaramente che questa, nel modo adattabile alle donne, fosse la vita che Dio voleva in questa Istituzione. 59. Dopo ciò rimasi molto contenta, desiderosa e risoluta per l'Opera. Ne parlai con la Compagna [Betta Mezzaroli], nella quale quel Vangelo aveva suscitato il medesimo sentimento; non si trattò, tuttavia, di un' esperienza tanto profonda.

 

 

COMMENTO

 

1-2. Ancora una volta Dio prende l'iniziativa nella conduzione della vita di Maddalena. Tramite l' amica Carolina che spesso d'inverno si reca a Venezia presso la sorella Paola sposata al conte Taverna, le viene offerta “ l'occasione di dover tornare a Venezia ”. Nel suo ritorno a Milano la Durini sosta a Verona e consegna a Maddalena una lettera di don Lorenzo Piazza che la invita a Venezia per iniziare una istituzione simile a quella di Verona. Così si esprime la Canossa a distanza di mesi dall'arrivo a Venezia: “ ...mi fu fatto credere che il Signore volesse per un poco di tempo mi prestassi al principio di questa nuova Opera ”[1]. Sorpresa e consolazione giocano nell'animo di Maddalena. Senza aver mai parlato con quel “ buon Religioso ” viene invitata da lui per la realizzazione di un “ progetto simile a quello che da tanto tempo ” lei stessa nutriva nel cuore. Non sono estranei alla richiesta mons. Pacetti e colui che spesso lo ospitava nei suoi frequenti soggiorni a Venezia, il signor Domenico Guizzetti.

 

3-4. Maddalena scrive che partirà per Venezia, se non si presenteranno ostacoli, “ la settimana dopo l' ottava di Pasqua ”[2].

Il funerale a cui occasionalmente assiste nella chiesa di S. Gaetano non suscita in lei sentimenti depressivi, anzi, pensando che la morte spezza ogni possibilità di poter lavorare per la diffusione del Regno di Cristo nel mondo, si sente “ incoraggiata... ad operare e faticare ” per la gloria di Dio e la salvezza dei prossimi.

 

5. La seconda partenza per Venezia non provoca in Maddalena il dispiacere di lasciare le compagne provato la prima  volta, anche se aveva il presentimento di un più prolungato  soggiorno. Conduceva con se Elisabetta Mezzaroli, scelta dopo sofferta preghiera e dopo alcuni chiari segni che Dio la la voleva compagna in tale viaggio[3].

Partì anche con le due maestre preparate per l'Istituto  Cavanis, trasferito dal settembre del 1811 nell'ex convento  delle Eremite agostiniane a S. Trovaso. Maddalena vi operò  come gradita e apprezzata ospite fino all’ agosto 1812. Così  racconta don Bonlini di questo periodo: “ Occupavasi in quel  tempo nel formare lo spirito delle maestre; faceva come le altre una vita comune e nel cibo e nelle altre regole di una vita  povera e stentata. Diede ella stessa dieci giorni di Esercizi spirituali con gran fervore e gran dottrina a due a due quelle maestre ”[4]

Con i fratelli Cavanis mantenne sempre ottimi rapporti di  orazione e di amicizia. “ Ridusse l'opera alla migliore

disciplina[5], annoterà padre Marcantonio nel suo diario a  proposito di quel soggiorno.

 

6-10. Maddalena è a Venezia il 10 aprile 1812. E’ ospite presso la dama Priùli[6], ma la maggior parte del tempo e anche diverse notti le trascorre nel ritiro di S. Trovaso come aiuto nell'Opera dei Cavanis. Vi rimane circa tre mesi e mezzo. Si presta per l'educazione delle ragazze, come ogni altra maestra, si adatta ai turni di sorveglianza anche settimanali nel dormitorio. Nelle ricreazioni le anima al gioco, al canto e intanto studia l'indole, le inclinazioni di ciascuna per poter intervenire discreta e persuasiva nei momenti più opportuni con suggerimenti e consigli[7].

Sabato 18 aprile, dietro suo suggerimento, viene portato solennemente nel tabernacolo della cappella Gesù Eucaristia. Ora la casa ha l'Ospite più importante per educande ed educatori. Ma più di tutti ne gioisce Maddalena che “ comincia a sentirsi unita al Signore più strettamente che mai ”.

Contemporaneamente a questo servizio di carità Maddalena pensa alla realizzazione della propria Opera, quella per cui don Piazza l'aveva invitata a Venezia.

Se ne era parlato fin dalla sera stessa del suo arrivo, e lei di riflesso ne tratta con il Signore nell 'orazione. La forza che Dio le infonde nel cuore è così intensa che, a differenza di qualche anno addietro, “ avrebbe avuto il coraggio sufficiente per incommciare l’ Opera anche da sola ”.

 

11. La pazienza del Signore ha dell'incredibile agli occhi di Maddalena. Egli lascia che nel suo spirito si alternino consolazioni e coraggio, speranze e timori. Anche le trattative per l'inizio dell'Opera si prolungano oltre il previsto e conseguentemente il soggiorno a Venezia. Verso la fine di aprile Leopoldina quasi impaziente per il silenzio di Maddalena così scrive da Verona: “ Si svegli un poco dal sonno e scriva ”, ma poi, quasi pentita del modo ardito, così prosegue: “ Il Signore  benedica tutto quello che per Lui intraprenderà, l'aiuti e consoli in ogni cosa che a gloria sua farà. Questi sono i miei  desideri ”[8].

In giugno Maddalena comunica alla Durini i motivi della  sua permanenza a Venezia: “ Finalmente, mia cara Carolina,  vi scrivo da Venezia dove sono... da circa un mese e mezzo e  dove mi tratterrò non so ancora quanto ”[9].

I motivi erano vari. Anzitutto la ricerca di una sede ove  iniziare l'Opera “ per la quale prima desiderava un monastero, poi meglio si credette cominciarla quasi per prova in una casa privata[10]. Un secondo motivo è il consolidamento giuridico dell'Opera stessa, la stesura cioè di una Regola che comprenda sia l'ordinamento interno dell'Istituto, sia quello apostolico. Un terzo motivo, il desiderio di un riconoscimento ecclesiale per cui sta lavorando segretamente mons. Pacetti d'intesa con il Santo Padre.

Si profilavano intanto nella mente della Canossa le tre linee apostoliche delle future Figlie della Carità: “ Avvertite che queste sorelle... avranno questi tre Rami: le scuole di carità, le vsite e l’assistenza che  esperienza farà conoscere espediente per I 'ospedale, singolarmente prestandosi in questi per l'istruzione religiosa ”[11].

L' evangelizzazione mediante la quale far conoscere Cristo era il motivo chiave di tutta la sua attività caritativa.

 

12-15. Le trattative per l'inizio dell'Opera si svolgono dalla fine di aprile alla fine di luglio del 1812. Gli interessati all'Opera sono mons. Pacetti, don Piazza e il signor Guizzetti che si adopererà con altri benefattori a sostenere le spese riguardanti l'affitto annuale. Maddalena in preghiera ha “ l’intima certezza ” che il tutto si sta concludendo “ secondo i suoi desideri ”. E così avviene. Ma il passaggio da S. Trovaso, sede dell'ospizio delle Eremite, alla prima modesta casa che l'accoglierà, si effettuerà senza la presenza di mons. Pacetti, costretto a partire per le Marche a causa della sua malferma salute. Il Signore fa capire a Maddalena che l'Opera non ha  bisogno di appoggi umani per nascere e affermarsi. “ Dio mi condusse. ...senza alcun appoggio ” scrive. La sofferenza che ne deriva viene abilmente celata agli sguardi altrui.

 

16-17. La tentazione è sempre alla porta del cuore di Maddalena. Sentendosi più che mai priva d' appoggio vorrebbe ritardare “ l'inizio dell'Opera ”. Oltre mons. Pacetti, ormai  lontano, anche don Lorenzo Piazza si eclissa, forse incorso momentaneamente in una interdizione governativa a causa del suo esercizio di carità a favore dei soldati infermi nell'Ospedale militare di Venezia[12].

E’ ancora umanamente sola. Ma la spinta interiore, conseguenza di particolari grazie del Signore, e l' obbedienza agli ecclesiastici che la sostengono e si interessano all 'Opera, la  convincono a continuare “ a trattarne fino alla conclusione ”.

 

18-19. Siamo allo scadere del mese di luglio 1812 e Maddalena “ tentata e oppressa ” prega il Signore a voler dare  “ lume alla sua compagna ” Elisabetta Mezzaroli, dotata da Dio di doni straordinari. Ma dopo la Comunione eucaristica Dio stesso la fortifica interiormente e la conforta a “ intraprendere l'Opera ”.

 

20-21. Maddalena ha spesso doni di chiaroveggenza non solo per il proprio futuro, ma anche per le persone che le vivono a fianco. Molte sono le persone che nel processo sull'eroicità delle sue virtù testimoniano questo dono di profezia.

Questa volta il Signore le fa capire “ secondo il solito modo ” che dovrà impiegarsi in molti luoghi per dar vita alla sua Opera. 

Il soggiorno prolungato a Venezia viene anche occupato nel dettare a don Federico Bonlini le Regole del proprio Istituto. Così il sacerdote riferisce: “ ...il sottoscritto... ebbe la compiacenza non meritata di poter divenire istrumento materiale... di quelle Regole che formarono e formano la base del suo Istituto. Ella dettava le sue Regole di spirito, di disciplina in maniera che sembrava leggesse un trattato di morale... tant'era il concentramento del suo spirito, la chiarezza delle sue idee, la grazia del suo parlare, ...l' ordine e quasi direi la disinvoltura in cose di tale importanza che dovevano servire di legge ad un formale Istituto di Carità che parea le sortissero dallo Spirito del Signore ”[13].

 

22-25. Maddalena tenta di descrivere due momenti in cui  Dio, mentre attira a l'anima con forza d'amore irresistibile, le fa sperimentare l'impotenza di tale unione, dovuta alla condizione umana ancora “ prigioniera del corpo ”. Si accende allora vivo in lei il desiderio del Paradiso, non come luogo o stato di godimento, ma come realizzazione di quell'unione che in terra non è possibile raggiungere. Si sente “ come una schiava in terra straniera ”[14]. “ Mi pareva che l'anima tentasse ogni modo per uscire dalla prigionia del corpo ”. Due motivi però la trattengono quaggiù: “ il desiderio di operare per Dio ” e l'obbedienza a chi la dirige.

 

26-28. “ Un'altra volta... ” Il tempo di tali fenomeni precede la data di inizio dell 'Opera. Ancora un desiderio vivo del Paradiso.

“ In orazione, dinanzi al Sacramento ” l' attira la rappresentazione interiore del Paradiso col fascino della sua bellezza, l'attira Dio stesso e per contrasto ancora una volta sente viva la condizione di viatori, di prigionieri del tempo e dello spazio. Maddalena è in grado di analizzare con l'occhio della fede tale fenomeno. Scrive infatti che “ questo non è un semplice pensiero, ma una esperienza suscitata da Dio stesso nell'intimo dell'anima ”. Gli effetti sono quelli di prepararla a non assolutizzare gli avvenimenti di quaggiù e in ogni circostanza di stabilire come “ punto fisso il cielo ”. Con tale stato d'animo può fondare senza preoccupazioni di sorta l'Opera desiderata. Dio la sostiene da dentro.

 

29- 32. Maddalena il 1° agosto del 1812 si trasferisce dall'ospizio dei Cavanis in una piccola casa presa in affitto nella parrocchia dei Tolentini in campo S. Andrea, nel sestiere di S. Croce. Due circostanze legano questo modesto inizio alla protezione di Maria Santissima: era il primo sabato del mese e primo anche dei sette sabati dedicati al culto della sua vera Istitutrice e Madre, la Vergine Addolorata. Così Maddalena dà notizia dell'avvenimento alla Durini: « ...sono in una casa privata... da otto giorni con altre due compagne... »[15]. Le due compagne sono Elisabetta Mezzaroli e Francesca Maria Ghezzi, ex superiora del monastero delle Dimesse di Murano.

Il distacco da tutto e da tutti è la situazione costante in cui Dio vuole la sua Maddalena. Lei e le sue due compagne dovranno distaccarsi dal confessore ordinario e mettersi « sotto la guida... di un altro confessore ». Anche per la direzione dell'Opera Maddalena dovrà, assente mons. Pacetti, rivolgersi a chi lo sostituisce in qualità di direttore aggiunto, il padre provinciale dei Cappuccini, P. Marino da Cadore[16].

Molti sono i confessori e i direttori che si alternano nella vita della Canossa ma, nell.a diversità degli uomini., una è la sua guida suprema: lo Spirito di Dio. Si conferma il passo di Isaia: « Tutti i tuoi costruttori saranno Istruiti dal Signore »[17].

 

33-34. L 'autorità ecclesiastica concede all'incipiente isti- tuzione la funzionalità di un piccolo Oratorio, dedicato « al culto di Maria Santissima ». La contentezza interiore di Mad- dalena durante la Celebrazione eucaristica inaugurale si tra- sforma in allegrezza e, dopo la comunione con Gesù sacra- mentato, l'amore di Dio traspira anche all'esterno della perso- na, e invano cerca di nasconderlo.

 

35-37. Lo stato mistico dura « alcune ore », nonostante sia costretta quel giorno a occuparsi e trattare affari correnti e conversare con persone varie venute per l'inaugurazione. Dio e il suo amore l'attraggono come una calamita e solo la neces- sità di rientrare nella vita normale le dissolve gradualmente “l’esperienza spirituale… tanto forte” di quella mattina. La consolazione provata ripaga in modo sovrabbondante le sofferenze passate affrontate per l'’pera.

Così commenta il Piccari questa esperienza: “La violenza fatta a se stessa per far fronte alle circostanze indica l’efficacia dell’operazione divina, sotto il cui influsso si sentiva sospinta a indirizzare tutto quanto a Dio, non potendo altrimenti agire per l’effetto straripante”[18].

 

38- 39. Due mesi di intensa vita interiore e di preparazione spirituale all'apostolato. Nessuna fretta di fare, ma molto impegno « per il prossimo futuro ». Così era stato loro ordinato. Tutte e tre, Maddalena, Betta e Francesca, dedicano questo tempo a fare dieci giorni di Esercizi spirituali. Pare dal 16 al 26 agosto[19]. Così comunica alla Durini nella prima metà di settembre: « ...l'affare per cui sono qui rimasta, grazie al Signore va bene, solo si progredisce assai lentamente non per ciò che vi è da fare, ma perchè sin'ora non s'è accresciuto il numero di chi ha da lavorare in campo tanto vasto »[20].

 

40-41. Il fenomeno qui sopra descritto può datarsi al 24 agosto 1812. Maddalena sta per concludere con le sue due compagne gli Esercizi spirituali. Sono giorni questi di più prolungati tempi di orazione in cui il Signore riversa nel suo spirito particolari doni divini. Il verbo « fui presa da un assalto d' amore verso Dio » indica chiaramente I' atteggiamento passivo dell'anima alle operazioni del Signore. Maddalena avverte che se il suo spirito non fosse stato impedito dal corpo avrebbe preso il volo verso il suo Dio così intensamente amato. Ma due motivi la trattengono entro la gabbia del corpo: l'obbedienza ricevuta dal suo direttore di non desiderare per ora il Paradiso e la brama di far conoscere e amare da più  persone possibile « l’oggetto del suo amore » qui in terra.

 

42-43. Maddalena vorrebbe nascondere all'esterno, ma  non riesce, quanto Dio opera in lei. Per la prima volta gli effetti trapelano: affanno di respiro che in breve si diffonde in tutta la persona. Lo spirito, acceso damore, cerca come un  uccello in gabbia di volare verso il suo Signore, ma non può. Con altra immagine, ma con la stessa incisività, così si esprime  santa Teresa: « Oh, povera farfalletta legata con tante catene che non ti permettono di volare come vuoi! »[21]

44-45. La riflessione che segue a tale forte esperienza porta Maddalena a comprendere per analogia quanto possano soffrire le anime del Purgatorio attratte con forza d'amore verso Dio e nello stesso tempo frenate dalla necessaria Purificazione. Gli effetti che lascia nell'anima questo tipo di orazione sono quelli di una « somma pace », di una grande gioia e di un desiderio vivo del Paradiso, ma sempre unito a quello di molto operare per la gloria del Signore. Quest'ultima è la passione costante della sua vita: « ...la gloria di Dio più di tutto desidero, per la quale troppo bene impiegato sarebbe ogni sacrificio »[22].

 

46-47. Maddalena risale alla causa che ha determinato il fenomeno mistico precedentemente descritto. Aveva letto , forse alI' inizio della sua orazione, un commento relativo alla istituzione dell'Eucaristia. E’ questo il « segno supremo » dell'amore di Cristo Gesù per gli uomini di tutti i tempi. Maddalena comincia a raccogliersi, entra in se stessa e ciò che gusta  nell'orazione che segue alla Comunione sacramentale non si  può che immaginare. Forse neppure lei è in grado di descrive- re ciò che Dio opera nel profondo del suo spirito. 

 

48. Il disagio di trovarsi in chiesa esposta agli sguardi altrui rende Maddalena vigile per un maggiore controllo dei propri sentimenti nei confronti delle operazioni divine. Così conferma santa Teresa di Gesù: « L 'anima stima assai di più questa grazia quando la riceve in segreto, perchè quando ne è favorita in presenza di qualcuno, la confusione e la gran vergogna che ne sente le fan quasi dimenticare quello che ha goduto, per la pena e l'inquietudine di quello che dirà chi l'ha vista »[23] .

 

49-50. Quanto più cresce l'amore per Gesù Cristo nel  cuore di Maddalena tanto più aumenta il dolore « per vederlo così mal corrisposto » e insieme aumenta « la brama di farlo conoscere ed amare » .« La gloria di queste anime » scrive ancora santa Teresa « è nell ' aiutare il loro Dio Crocifisso specialmente quando vedono fino a che punto sia Egli offeso e come pochi cerchino il suo amore trascurando tutto il resto »[24] .

L' amore di Dio domina l' anima di Maddalena al punto da desiderare di ridursi « in polvere » per rendersi presente in tutto il mondo allo scopo di far conoscere e amare il suo Signore. Non è questo lo stesso sentimento d'amore che dominava il cuore di Cristo nell'ultima Cena, divenuto pane per essere presente eucaristicamente in tutto il mondo e per essere  mangiato da tutti gli uomini?

 

51. Ritornare alla vita normale dopo tali esperienze mistiche è come sentirsi strappare a un mondo dove il cielo e Dio sono tanto vicini da lasciare nello spirito la brama definitiva del Paradiso. « Oh », esclama Teresa, « la confusione dell'anima nel ritornare in se stessa. ..la volontà rimane così assorta e l'intelletto tanto astratto da non essere per più giorni capaci di occuparci in altre cose che non muovano la volontà ad amare. ..si vorrebbero avere mille vite per impiegarle tutte per Iddio e si desidera che tutte le cose della terra siano altrettante lingue che lodino in nome nostro »[25].

52-53. Guardando a ritroso il proprio cammino spirituale, Maddalena nota che qualche cosa è cambiato nel « linguaggio » di Dio. Mentre un tempo l'amore a Cristo si esprimeva in un desiderio di programmare la propria vita nell'imitazione di qualche particolare virtù, ora lascia che il Signore stesso programmi giorno dopo giorno ciò che desidera, e nota che questa sua disponibilità è il traguardo a cui intendeva condurla.

 

54-56. Nell'orazione Maddalena comprende in qualche modo l'impossibilità di peccare dei santi in cielo. Infatti mentre dura lo stato di unione con Dio anche qui in terra non è possibile il peccato. E precisa che tale stato di impeccabilità non dipende dalla volontà umana ma dalla potenza d' amore di Dio che investe l'anima durante e anche dopo l'orazione.

 

57- 59. Maddalena si lascia trasportare a un ricordo che risale all'aprile precedente. Era giunta da poco a Venezia. Nella chiesa dei Tolentini, sua futura parrocchia, partecipa con la compagna Betta alla S. Messa in onore di un Apostolo o Evangelista. E quasi certo che fosse la festa di san Marco, 25 aprile. Non si celebrano infatti altri Apostoli nel mese di aprile. E il Vangelo[26] che si legge in quel giorno è tutto di intonazione apostolica. Anche il canto al Vangelo deve aver fatto vibrare il cuore di Maddalena: « Noi predichiamo Cristo Crocifisso, potenza e sapienza di Dio »[27]. Il Signore le fece capire che lo spirito dell'Istituto nascente doveva essere orientato, « nel modo adattabile alle donne », alla vita apostolica. Anche la compagna aveva avuto gli stessi sentimenti.



[1] M.d.C., alla Durini, 9 agosto 1812, Ep. I, p. 367.

[2] M.d.C., alla Durini, 20 marzo 1812, Ep. I, p. 363. Nel 1812 la settimana  indicata comprendeva i giorni che vanno dal 5 al 12 aprile. Se, come scrive lo Stofella,  Maddalena sabato 11 aprile si trovava già nell'Istituto femminile dei Cavanis, la  partenza si è verificata secondo il previsto.

[3] Cfr. G..STOFELLA, o..c., 247.

[4] Note di don F. Bonlini,  in T.M. PICCARI, o.c., p. 856. 

[5] ANTONIO ANGELO e MARCO ANTONIO CAVANIS, Epistolario e Memorie, a cura di A. Servini, vol. I, Roma 1985, p. 658.

[6] Cfr. M.d.C., al march. Bonifacio, 9 maggio 1812, Ep. III/5, p. 3916.

[7] Cfr. G. STOFELLA, o.c., pp. 248-249.

[8] L. Naudet, a M.d.C., 30 aprile 1812, rns., A2, XXII, A.C.R.

[9] M.d.C., alla Durini, 2 giugno 1812, Ep. I, p. 364.

[10] M.d.C., alla Durini, 9 agosto 1812, Ep. I, p. 367.

[11] M.d.C., alla Durini, 9 agosto 1812, Ep. I, p. 368.

[12] 12 Cfr. ANTONIO ANGELO e MARCO ANTONIO CAVANIS, o.c., p. 401.

[13] Note di F. Bonlini, in T.M. PICCARI, o.c., p. 856.

[14] 14 S. TERESA DI GESÙ, Opere, Postulazione Generale O.C.D., Roma 1977, p.206.

[15] M.d.C., alla Durini, 9 agosto 1812, Ep. I, p. 367.

[16] Cfr. T..M. PICCARI, o.c., pp. XXXVII; 433, n. 142.

[17] 17 Is.54,13.

 18] T.M. Piccari, o.c., p 365

[19] Cfr. G. STOFELLA, o.c., p. 259.

[20] M.d.C., alla Durini, 12 settembre 1812, Ep. I, p. 369.

 21] S. TERESA DI GESÙ’, o.c., p. 895.

[22] M.d.C., alla Bernardi, 19 marzo 1818, Ep. III/1, p. 167.

[23] S. TERESA DI GESÙ, o.c., p. 885.

[24] Ivi, p. 950.

[25] 25 S. TERESA DI GESÙ, o.c. , pp. 884-885.

[26] Mc. 16,15-20.

[27] 1Cor. 1,23-24.

 

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