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1. Eravamo un po' in pensiero, trovandoci senza compagne e nell'impossibilità di ricevere quelle che sarebbero volute venire ma erano sprovvedute di mezzi. 2. Poichè io, per un certo orgoglio, avevo sempre avuto difficoltà a chiedere, pensando che forse il Signore volesse da me questa umiliazione, provai a farlo, 3. ma, benchè mi fossi rivolta a persone che mi mostravano una certa premura, nulla o quasi nulla ottenni.
4. Comandai allora alla mia prima compagna di pregare il Signore affinchè manifestasse quale fosse la sua volontà circa la sussistenza dell'Istituzione, e il Signore, dopo essersi fatto molto pregare, le diede un chiaro lume: 5. essa comprese quanto piaccia al Signore che lo si serva sperando contro ogni spernza. 6. Questa mia compagna continuò a pregare perchè Dio volesse concedere questo lume anche a me, sua Superiora, ma non ebbe altra risposta.
7. Intanto io trovavo conforto solo nell'orazione. Un giorno mi si rappresentò -come mi sembra -il Crocifisso; ma, come al solito, senza nulla vedere; e mi parve comprendere di dover restare priva della presenza sensibile del Signore; cosa a cui, allora più che mai, non sapevo adattarmi. 8. Rimasi infatti per vari giorni senza provare più affetto verso Dio, con varie tentazioni, oppressa dalla mia miseria, al punto che avevo la netta sensazione di non essere capace di fare più niente nel modo più assoluto e col timore che l'Opera non si sarebbe ben stabilita a causa della mia presenza. 9. Per la prima volta mi venne allora il desiderio di tornare al mio ritiro, sembrandomi follie tutte le cose passate.
10. Trascorsi, tra gli altri, due giorni nei quali, durante l' orazione, mi trovavo così svagata da non saper nemmeno che fare, così che mi pareva invidiabile chi non ha mai gustato Dio.
11. Ascoltando la santa Messa nel medesimo stato d'animo, al momento della santa Comunione, appena ricevuta la sacra Particola, mi trovai assalita da impeti d'amore verso Dio e portata ad unirmi intimamente con Lui che avevo ricevuto dentro di me, e con una forza tale che mi sembrava che il petto non potesse più reggere e si dovesse, per così dire, spezzare.
12. Sentivo un reale dolore, che poi mi passò, cercando, come al solito, un po' di respiro. Ciò comportava necessariamente un effetto esterno, e per quanto facessi per dissimularlo, era inevitabile che trasparisse dalla respirazione piuttosto alterata.
13. Si calmarono con ciò i timori, le angustie e le agitazioni dei giorni precedenti, restando io in grande quiete, con l'intenzione di non più cercare che Dio, amareggiata solo di dover continuare a vivere.
14. Per la sua intensità mi pare che quest'esperienza sia stata la più forte di tutte le precedenti. Essa durò lo spazio del ringraziamento della santa Comunione, perchè poi fui costretta ad attendere ai miei impegni. 15. Mi rimase, però, l' effetto della quiete, del raccoglimento, del desiderio di cercare Dio solo e di procurare che Egli sia amato, che le anime lo servano e lo amino.
16. Nel frattempo erano venute due compagne, per le quali, benchè per un solo anno, Dio aveva provveduto direttamente.
17. Io, intanto, ero in procinto di recarmi a Padova per affari concernenti l'Istituto. Quando quelle furono arrivate, la mia prima compagna, sapendole sprovvedute di stabile sostentamento, durante la cena della prima sera, andava pensando che io, sua Superiora, avevo fatto una pazzia ricevendole senza mezzi di sostentamento, e si chiedeva che cosa avrei fatto quando non avessi avuto più nulla per nessuno. 18. Mentre così pensava, si sentì dare una forte spinta e udì il Signore dirle: « Credi tu che io non abbia da poterle mantenere ? ». Questo fatto molto mi consolò.
19. L 'indomani, ascoltando la santa Messa e perdurando l'impressione, mi trovai sin dall'inizio alla presenza di Dio in cielo, senza nulla vedere secondo il solito, ma non nella forma consueta di unione interna: sentivo, anzi, che internamente mi mancava il Signore, appunto per I' effetto lasciato in me dall' ardente brama del Paradiso sperimentata il giorno precedente. 20. Mi trovai, dunque, alla presenza di Dio in cielo, ma non in Dio. 21. Al momento della consacrazione mi sentii riportata alla presenza sacramentale; non però, s'intende, con la mente. Fatta la santa Comunione, passai alla forma consueta di presenza interna, rinnovandosi in me gli antichi desideri a vantaggio delle anime.
22. Mi sentii animata ad operare a Padova, come proposi di fare, offrendomi pure a patire qualsiasi pena e disprezzo, purchè Dio sia glorificato e le anime si salvino.
23. Mi considerai come se non avessi compagne, cedendo cioè tutto al Signore, eccetto la sua presenza e il suo aiuto.
24. Andai quindi a Padova e, durante il viaggio, ebbi occasione particolare di sperimentare l' assistenza di Dio in un pericolo da cui Egli mi liberò.
25. Quando fui a Padova, poichè avevo pochissimo da fare, mi prestai in tutto quello che mi fu possibile, come appunto mi ero proposta di fare.
26. Siccome poi alcune buone persone avevano cominciato e portato a compimento ogni cosa, il Signore vi stabilì l'assistenza a quell' ospedale.
27. Nel frattempo venni a trattative con una compagna che ero andata per conoscere, che però non mi sembrava del tutto idonea. 28. D'altra parte, vedendola buona e di molte abilità, temevo, rifiutandola, di privare la casa di un soggetto che poteva essere molto utile. 29. Nondimeno, dopo aver fatto insieme una novena, decidemmo di comune accordo che essa passasse in un altro Istituto. 30. Ero però sempre angustiata da quel timore, quando mi sentii ispirata a domandarla al Signore, interponendo l'intercessione di Maria Santissima Addolorata. 31. Senza più parlarne con I'interessata, recitai la corona dei dolori di Maria, terminata la quale, per quanto mi ricordo, la mia compagna, che già aveva deciso di rivolgersi altrove (la lettera doveva anzi essere già partita), riprese con me il discorso, chiese di rimanere ancora un poco nell'Opera e, 32. consigliateci quindi l'una e l'altra con chi ci dirigeva, vi restò in seguito definitivamente.
33. In quella stessa occasione ricevetti un'altra compagna; ma fui troppo precipitosa, in quanto non rispettai il metodo che dall'obbedienza mi era stato in ciò prescritto. 34. Questa giovane era ottima, ma non aveva lo spirito dell'Istituto. Già a Padova mi accorsi d'aver sbagliato a riceverla, ma non ero più in tempo a ritirarmi; la postulante restò nella Casa cinque o sei mesi, dopo i quali rientrò in famiglia.
35. Quando tornai da Padova con queste due compagne, feci loro seguire un corso di santi Esercizi; 36. quindi diedi inizio alle opere con la scuola, cercando di instaurare il sistema più adatto per quella fondazione.
37. Trovandomi nel frattempo molto occupata negli impegni propri dell'Istituto, dall' obbedienza mi venne proibito di far orazione, per attendere a quelli nel debito modo. 38. Ma, trovando che, oltre alle mie miserie ed ingratitudini col Signore, l'Opera non si piantava con lo spirito voluto da Lui, perdetti completamente il sentimento della presenza di Dio; 39. sentivo solo desiderio e consolazione della santa Comunione, ma nulla affatto delle esperienze passate.
40. In una delle feste natalizie di quell'anno, mentre ero in chiesa a pregare per l'Opera, non ricordo bene se prima o dopo la santa Comunione, stando all'altare della santissitna Vergine contemplando il Crocifisso, mi si rappresentò la pura Croce ed internamente compresi di dover prepararmi alla croce, che quella anzi, era una croce per me.
41. Ne fui molto spaventata, temendo il patire e temendo pure che quella croce riguardasse eventuali contrarietà esterne relative all'Opera; 42. poi ebbi la sensazione che si trattasse invece di una croce interna che mi riguardasse personalmente.
43. Infatti ricominciarono le solite tentazioni contro la fede; poi mi trovai non pentita, ma tentata di esserlo per aver intrapreso quest'Opera; a ciò si aggiunsero pure angustie con le compagne, alcune delle quali io capivo tentate come me.
44. Ogni volta (ma furono poche) che in chiesa rivedevo quella croce, di nuovo mi sentivo sgomenta. La mia maggior, sofferenza era per vedermi incapace di fare bene: 45. mi sembrava si verificassero i timori che avevo prima di cominciare, non vedendo come si potesse cominciare l'Istituto con me alla testa.
46. Mi si fece nella mente una tal confusione che, non ricordando più quale fòsse l’obbedienza, tralasciai due volte la Comunione. 47. A tutto ciò si aggiunga che si ammalarono quasi tutte le compagne.
COMMENTO
1-3. « La messe è molta ma gli operai sono pochi »[1]. E come aumentare gli operai se mancano i mezzi di sussistenza? Chiedere aiuti a quanti guardano con simpatia l'Opera nascente? Tenta Maddalena di vincere il proprio orgoglio, nel dubbio che il Signore chieda forse anche questo. Ma non ottiene nulla o quasi. Non è questa la via che il Signore le indicherà in seguito.
In uno dei Piani inviati alla Durini e da inoltrare a Roma così infatti più tardi scriverà: « L 'Istituto non ha bisogno di stabile dotazione, ma soltanto di un locale opportuno. Le Figlie della Carità si sono sempre mantenute del proprio, senza verun aggravio del pubblico, ne del privato; in questo modo continueranno a farlo... rimanendo paghe di poter impiegare se stesse e ciò che possiedono in vantaggio dei poveri »[2].
Intanto due giovani chiedono di condividere la vita della piccola comunità veneziana, ma sono prive di mezzi di sussistenza.
Maddalena deve aver chiesto consiglio a mons. Pacetti se in data 30 settembre così risponde: « Sia benedetto Iddio che mi ha fatto rivedere i suoi caratteri e sentir le sue nuove che può immaginare quanto le sospirassi. .Mi consolo di tutto. .. Dio faccia che possa avere le due delle quali mi scrive. Peraltro cerchino queste di formarsi a seconda dell'Opera di carità e con lo spirito stesso di carità, che, se non è sostenuto dal ritiro e dalla interiore mortificazione, non sarà che una maschera di carità »[3]. La risposta non risolve le modalità economiche, ma insiste sull'impegno formativo di carità.
4-6. Per risolvere il problema relativo alla povertà, Maddalena « comanda » alla sua compagna Betta Mezzaroli di pregare il Signore perchè manifesti la linea da Lui voluta per l'Istituzione circa la povertà. « Sperare contro ogni speranza »: questa è luce ricevuta dal Signore e comunicata a Maddalena. Per ora nulla di più.
7-9. Giorni di sole si alternano a giorni di nebbia e di oscurità. Il conforto viene a Maddalena solo dall ' orazione. I fenomeni descritti possono essere collocati tra il luglio e il settembre del 1812. Il Piccari così riassume questo periodo: « ...è un periodo di grazie e di lumi speciali tanto per Maddalena che per Betta: illustrazioni mentali durante l'arazone liturgica, richiami interiori allo spirito di povertà, assalti impetuosi di amore di Dio con riverberi esterni, pace somma, allegrezza, desiderio di paradiso, zelo per la salute delle anime, unione interna, pregusti di cielo, aneliti di rinascita allo spirito di Cristo per la realizzazione dell'Opera; tutto portava alla com- prensione di quel "Cercare veramente Dio solo e Cristo Crocifisso" che stava diventando regola principe della vita dell'Opera »[4] .
Il Crocifisso infatti le appare come già altre volte solo intellettualmente e la prepara a sopportare le pene che la distaccano interiormente da tutto e da tutti. Il rimanere priva della presenza sensibile del Signore, getta Maddalena nell'aridità, nell’impotenza, nel timore che l’Opera non riesca a stabilirsi a causa della sua miseria. E la notte dei sensi, è la notte dello spirito. Tutto il passato lo rivede come una pazzia, un sogno irrealizzabile. E nasce il desiderio di ritornare a S. Zeno, alla sua Verona, dove qualche cosa aveva avuto inizio e dove forse è il luogo unico del suo apostolato.
10. Chi ha gustato per lungo tempo Dio, privo di Lui ha la sensazione di un paradiso perduto. Vive come in un deserto, in una terra straniera, sradicata da un mondo che fino a ieri formava la sua delizia. Questa è la pedagogia di Dio per Maddalena perchè sperimenti la presenza della sua assenza. Mai come allora Dio è presente e opera nella persona di chi lo ama. Il Cantico dei Cantici fa scuola a tutte le generazioni dei santi.
11-12. Un tocco sacramentale di Cristo nel mistero eucaristico è sufficiente a riaccendere nel cuore di Maddalena « impeti di amore verso Dio » tali che la sua umanità sembra non poter reggere. L 'unione intima con Lui procura al corpo un « reale dolore » accompagnato da un « effetto esterno » che non è possibile nascondere. « Si tratta di sentimenti », scrive santa Teresa, « che non si possono dissimulare. Coloro che assistono non possono sapere ciò che passa nell ' anima »[5].
13-15. Gli effetti delle operazioni di Dio nell'anima sono simili a quelli che ancora descrive santa Teresa di Gesù: « E’ uno stato assai penoso, ma l'anima ne esce con grandissimi effetti, senza più la paura delle tribolazioni possibili... avendo compreso che solo il Creatore può consolare e saziare la sua anima, esce con maggior distacco dalle creature »[6]. E come sempre in tali occasioni, nascono in Maddalena « vivi desideri di impiegarsi in suo servizio »[7].
16. Le due compagne sono quelle accennate ai vv. 1-3. Maddalena fa l'esperienza che Dio provvede direttamente al mantenimento delle persone che chiama al suo servizio. Per un anno intero nulla è loro mancato.
17 -18. Aveva ricevuto da poco le due giovani sprovviste di tutto. All'inizio Elisabetta ne fu consolata, quando però venne a sapere che le due non avevano portato niente, cominciò a giudicare la decisione di Maddalena una vera pazzia. Ma il Signore stesso intervenne a correggere tale pregiudizio.
Nella parte delle Memorie in cui i fatti di Maddalena si intrecciano con quelli di Elisabetta, così quest'ultima conclude: « Da quel momento non solo passò ogni timore, ma domandò alla sua Superiora se si sentirebbe disposta a prendere qualche altra per niente »[8].
Ai primi di ottobre Maddalena decide di partire per Padova « per qualche piccolo affare »[9].
19-21. « L 'indomani » potrebbe portare la data dell'8 ottobre sempre del 1812, quando Maddalena era ancora in procinto di partire per Padova. Durante la partecipazione alla Celebrazione eucaristica ricorda tre momenti distinti di interventi del Signore.
Fin dall'inizio si trova « alla presenza di Dio in cielo ». Manca l'unione interna ormai consueta. È come spettatrice di, un fenomeno in cui lo spirito non viene coinvolto. Rimane solo viva « la brama del Paradiso » provata il giorno precedente. Si trova in cielo, ma non in Dio. Sono espressioni che forse neppure Maddalena saprebbe chiaramente spiegare.
Il secondo momento è caratterizzato da una presa di coscienza della presenza sacramentale del Signore. Lui è la Presenza, presenza reale che solo un cuore carico di fede può sperimentare.
Nel terzo momento si verifica « la consueta presenza interna » e si rinnovano « gli antichi desideri » di spendersi tutta per la salvezza dei prossimi. E’ un crescendo di intimità con Dio che sempre ha come sbocco finale l'ansia apostolica.
22-23. L' abbandono totale nelle mani del Signore precede la partenza per Padova. A Lui offre tutto, ogni tipo di pena, di disprezzo a cui può andare incontro. Ma di una cosa non intende privarsi: della presenza del Signore e del suo aiuto. Il tutto finalizzato alla divina gloria e alla salvezza delle anime.
24. Il motivo del suo viaggio a Padova Maddalena lo comunica al fratello in questi termini: « Sono venuta a Padova con la Dama Priuli per prendere una giovane che viene a Venezia ad occuparsi nelle opere di carità »[10].
Partì presumibilmente sabato 10 ottobre 1812. Dio segue con particolari segni di assistenza la pellegrina in cerca di operaie.
Da quale pericolo l' abbia liberata non è dato sapere. Si sa invece da uno dei suoi vetturini, Antonio D' Andrea, come era solita viaggiare: « Tutti i viaggi che si faceva fino a Mestre in barca, quindi in carrozza da Mestre per Padova. ..era un continuo pregare o parlare di cose di edificazione e pietà... fin d' allora parevami di viaggiare con una santa. ..Dava poi a me delle minute monete per gettarle dalla carrozza ai poveri che lungo il viaggio chiedevano carità »[11] .
25-26. Maddalena avrebbe potuto risolvere i suoi affari in quattro o cinque giorni, ma « lo stesso giorno che qui arrivai » scrive al fratello « si alzarono talmente le acque che non fu possibile, come non lo è neppure presentemente, di ritornare a Venezia. ..e sono già dodici giorni che son qui appresso alla detta Dama [Priùli] »[12].
La infaticabile apostola non perde tempo. Nei giorni che dovette forzatamente fermarsi a Padova stabilì con le Signore del suo gruppo e con l'aiuto della zelante Dama Priuli l'opera dell’assistenza ospedaliera sull'esempio di Milano, Verona e Venezia, anche se pare vero che, partita lei, l'opera si dissolse come una bolla di sapone.
27-30. L'incontro con la giovane per cui aveva fatto quel viaggio lasciò assai perplessa Maddalena. Notò che il Signore l'aveva dotata di ottime qualità: di bontà e di molte capacità operative ma, secondo i suoi criteri di scelta assai esigenti, non la riteneva del tutto idonea[13]. Maddalena non specifica qui i motivi della non idoneità della giovane, ma « Dio ci liberi » scriverà più tardi a una sua figlia « dal tenere anche una sola non adatta per l'Istituto »[14].
Fecero insieme una novena e alla fine concordarono che sarebbe andata con lei a Venezia, ma sarebbe entrata nel Ritiro delle Eremite in S. Trovaso. Maddalena dopo tale decisione continuò a pregare in segreto Maria Santissima Addolota perchè il Signore manifestasse chiaramente la sua volontà su quella ottima giovane.
31-32. La preghiera alla Vergine Santa diede come risulto un cambiamento di rotta della giovane aspirante. Anche se la lettera di richiesta di ammissione all 'Opera dei Cavanis era già partita, chiese alla Canossa di poter fare un periodo di prova presso il suo nascente Istituto e vi rimase definitivamente fino alla morte, che avvenne a Venezia nel 1849. Si tratta di Margherita Colpi di Asiago.
33-34. Accompagnò con sè a Venezia anche un'altra giovane senza rispettare il criterio ricevuto da chi la dirigeva. Mons. Pacetti così insisteva nelle sue missive: « ...se le crede ottime le tenga in parola. Se poi in appresso si troveranno aiuti, allora di queste ne vada prendendo qualcuna, ma non guasti mai la massima da cui non ha da scostarsi. ..»[15]. E in altra sua un mese più tardi: « ...per carità, le pesi, le cribri, e se fosse possibile le provi se sono adatte... Peraltro tutto si risolva dietro molta orazione »[16]. Maddalena si accorge, prima ancora di condurre questa seconda compagna a Venezia, che, pur essendo « ottima, non aveva lo spirito dell'Istituto ». « Si scopra realmente nell'aspirante » scrive la Fondatrice nel trattato relativo alla Madre Maestra « il desiderio di donarsi tutta al Signore nel servizio dei prossimi »[17]. Lo spirito di carità infatti è la dote più preziosa che la giovane deve portare nell 'Istituto .
35-36. Se, come scrive all'amica Durini, Maddalena si trattenne forzatamente a Padova « circa quindici giorni », il suo ritorno si effettuò sul finire del mese di ottobre del 1812.
Per prima cosa tenne alle due giovani arrivate un corso di Esercizi spirituali. Così aveva stabilito nelle Regole del Noviziato a cui spesso fa riferimento nella Regola diffusa ormai abbozzata.
Verso la metà di novembre si potè iniziare in quella contrada di S. Croce la scuola di carità per le ragazze più bisognose e abbandonate.
Ormai la comunità era composta di sette compagne, il numero consigliato da mons. Pacetti, che così le scrive: « Per ora quando saranno sette le basti »[18]. E in una lettera successiva: « La regola di veduta pel bene del popolo è questa: che sette devono essere le maestre... Completi il numero. Se ne ha di più e ha in sicurezza il passaggio in altro sestiere prenda anche queste e le tenga ad istruirsi presso di sè e poi le faccia passare all'altra casa... facendo rimanere presso di sè il numero completo delle sette »[19].
Le Regole delle Scuole composte di trentacinque articoli rivelano capacità organizzative insieme all’adattabilità dei principi a situazioni concrete. La scuola si deve far bene, ma secondo lo Spirito dell’ Istituto[20].
37-39. Maddalena di ritorno da Padova si trovò oberata di molteplici impegni: era infatti Superiora della Casa, organizzatrice di opere apostoliche interne ed esterne, formatrice di giovani reclute. A questi impegni univa personalmente le consuete visite agli infermi dell'ospedale. Così scrive al fratello in occasione della nascita del secondo figlio Francesco Stefano: « Una sola riga in fretta scrivendovi dall'Ospitale dove mi i trovo per le solite nostre visite... »[21].
Per attendere bene ai suoi impegni le viene proibita temporaneamente l'orazione, ma si accorge ben presto di aver perduto « il sentimento della presenza di Dio ». Accusa se stessa di ingratitudine nei confronti del Signore e di non piantare l'Opera secondo il suo spirito. A tante preoccupazioni si aggiunge l' arrivo di una lettera di don Luigi Trevisani che la richiama ai suoi doveri a Verona: « Che Dio voglia fare del bene a Venezia, usando di Vostra Signoria per suo istromento io ne sono contentissimo. Che Vostra Signoria altro non cerchi che la volontà del Signore: questo dee essere; ed ho veduto sempre questo essere il fine delle azioni di lei. Ma che o Venezia od altro paese rubi a Verona la nostra Marchesa, questo non mi può piacere e credo che non piaccia nè anco a Dio. Il ritiro di S. Giuseppe è e sarà sempre della Marchesa Canossa e tutte le fanciulle di San Zenone sono figliuole della Marchesa Canossa... »[22].
La Comunione eucaristica con Cristo era la sua unica consolazione.
40-42. Giunse il Natale del 1812. Maddalena il giorno della festa di s. Giovanni stava pregando per l'Opera, quando il Crocifisso che contemplava scomparve e si delineò al suo sguardo la croce nuda. Una interna illuminazione le fece capire che quella croce non riguardava contrarietà esterne all'Opera, ma qualche cosa di molto personale.
43-45. La visione della croce annunciava le « solite tentazioni contro la fede ». Ogni volta che Maddalena vede quella croce l'assale lo sgomento.
La fede è la colonna su cui poggia tutta la sua vita e la sua attività apostolica. « Quando sono scosse le fondamenta il giusto che cosa potrà fare? »[23]. Tutto sembra crollare se crolla la fede.
I timori per l'Opera si rinnovano, le compagne come lei sono angustiate e tentate, soprattutto Elisabetta Mezzaroli[24]. Come potrà l’Istituto cominciare a stabilirsi con Maddalena alla testa? E’ un’azione purificante del Signore che la porta a nuovi atti di abbandono nell’aiuto divino. La croce è il sicuro sigillo delle Opere di Dio.
46-47. La confusione mentale è il risultato di uno stato d'animo sconvolto da un succedersi di preoccupazioni non solo personali ma anche relative all'Opera. Tutto si fa incerto, tutto si oscura e per due volte Maddalena tralascia la Comunione sacramentale.
A queste pene di spirito si aggiunge il fatto che « quasi tutte » le compagne si ammalano. Forse una semplice influenza invernale, ma l'insieme di tutte queste circostanze provoca in Maddalena sgomento e angoscia indicibili.
COMMENTO ( di M.Elda Pollonara)
[1] Mt. 9,37.
[2] M.d.C., Piano dell'Istituto delle Figlie della Carità, s.d., Ep. I, pp. 550-551.
[3] Mons. Pacetti, a M.d.C., ms., 30 settembre 1812, A2, XXXI, A.C.R.
[4] T..M. PICCARI, o.c., p. 379.
[5] S. Teresa di Gesù, o.c., p. 933.
[6] Ivi.
[7] Ivi, p. 911.
[8] T.M. PICCARI, o.c., p. 378.
[9] Cfr. M.d.C., alla Durini, 28 ottobre 1812, Ep. I, p. 372.
[10] M.d.C., al march. Bonifacio, 24 ottobre 1812, Ep. III/5, p. 3917.
[11] S. TRAMONTIN - G. FEDALTO, Santi e Beati vissuti a Venezia, Studium Cattolico Veneziano, Venezia 1971, pp. 159-160.
[12] M.d.C., al march. Bonifacio, 24 ottobre 1812, Ep. III/5, p. 3917.
[13] Cfr. E. POLLONARA, Maddalena di Canossa e la prima formazione, S.G.S., Roma 1987, pp. 55-57.
[14] M.d.C., alla Bernardi, 4 marzo 1820, Ep. III/1, p. 349.
[15]Mons. Pacetti, a M.d.C., 24 ottobre 1812, ms., A2, XXXI, A.C.R.
[16] Mons. Pacetti, a M.d.C., 18 novembre 1812, ms., A2, XXXI, A.C.R..
[17] M. .C., R.s.s., P. 1a, p. 69.
[18] Mons. Pacetti, a M.d.C., 20 ottobre 1812, ms., A2, XXXI, A.C.R.
[19] Mons. Pacetti, a M.d.C., 18 novembre 1812, ms., A2, XXXI, AC.R.
[20] M.d.C., R.s.s., P. 1a, pp. 179-199.
[21] M.d.C., al march. Bonifacio, 30 dicembre 1812, Ep. III/5, p. 3920.
[22] Don Trevisani, a M.d.C., 4 novembre 1812, Ep. II/1, p. 191.
[23] 23 Sl. 11 ,3.
[24] 24 Cfr. T.M. PICCARI, o.c., pp. 422-425.
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