Cap 4             Cap 6
 

 MEMORIE   DI   MADDALENA   DI    CANOSSA

 

Capitolo V

 

 

DIO SOLO

E LA VERGINE SANTISSIMA

 

 

 

L' AMORE VINCE IL TIMORE

 

 

1. Intanto, avendomi il mio Direttore permesso di far ancora orazione, mi sentii fortemente rimproverare dal Signore la mia incorrispondenza e l'infedeltà ai propositi, 2. ma più ancora perchè non avviavo bene l'Opera, sentendo io più  che mai la pena che essa non incominciasse bene per causa mia.

3. Ero inoltre afflitta perchè, trovandomi in cattivo stato, di salute, vedevo che ciò non proveniva dall' aver io faticato o  sofferto per il bene dell'Opera. 4. Quale sarebbe stata, infatti, la mia consolazione se, per compiere il mio dovere, avessi dovuto lasciarvi anche la vita, come all'inizio avevo prospettato a chi mi dirigeva !

5. Trascorsi tutto il tempo dell'orazione in questo stato d' animo, sentendomi solo più tardi fortificata e sollevata, benchè non fosse il timore del patire che questa volta mi dava pena, ma la consapevolezza di far sempre tutto male.

6. La mattina seguente ero in dubbio se fare o tralasciare la Comunione, poi credetti di doverla fare per obbedienza. Dopo la santa Comunione mi acquietai; ma il Signore, pur senza forti rimproveri, continuò a farmi le medesime richieste, mentre io capivo di mancare di confidenza in Lui.

 

NEL RICORDO

 

7. Ricordavo pure che una volta, poco prima di partire per Padova, trovandomi in una solennità di Maria Santissima molto angustiata e tentata contro la mia vocaztone, mi sentii rimproverare e ricordare le promesse fatte tante volte per ottenere una vocazione che comportasse l'imitazione della  vita di Gesù Cristo, benchè poi non gli avessi per niente corrisposto, e come mi sentissi tanto intenerita dalla affettuosa dolcezza con la quale Egli mi rimproverava.

8. Protestai al Signore di non voler domandargli più  niente, nemmeno compagne, e di fare soltanto quello che avrei potuto, non cercando altro che la mia santificazione, senza curarmi neppure delle compagne che allora avevo, eccetto che per i doveri di carità.

9. Mi sentivo internamente spiegare che cosa significasse cercare Dio solo e Cristo Crocifisso, come dice la Regola sempre nel modo delle prime intuizioni, e sempre con la dolcezza e soavità del parlare di Dio.

10. Sentivo inoltre aggiungere che, se cercherò veramente Dio solo e la santissima Vergine come Dio me lo faceva intendere, Essi avrebbero sempre assistito la mia anima in vita e non l' avrebbero abbandonata neppure in morte.

11. Dio mi faceva comprendere che il modo di cercare Lui solo e la santissima Vergine è quello appunto di patir volentieri, di non cercare comodità, di soffrire e amare la povertà, di non più curare le creature, come se non ci fossero, eccetto che in ordine a Dio e in quanto lo ricerca la di Lui gloria, non cercando la loro approvazione ne con le parole ne con le operazioni.

12. Restai con grande pace ed allegrezza, disposta a fare tutto ciò che ho detto sopra, col dolore di non averlo fatto fino ad ora.

13. Effettivamente cominciai ad operare così; ma non trattandosi di cosa molto interna, la forte impressione fu di breve durata.

 

« TORCULAR CALCAVI SOLUS »

 

14. Il giorno seguente durante la S. Comunione, trovandomi desiderosa di eseguire quanto detto sopra e sembrandomi di poter donarmi tutta al Signore, come Egli si donava tutto a me, mi sentii strettamente unita a Lui. La cosa durò qualche tempo e mi confermò nelle prese risoluzioni.

15. Ebbi presente, non saprei dire se col pensiero o nel solito modo, il testo: « Torcular calcavi solus et de gente mea unus non est mecum »[1].

16. Devo aggiungere che mai più capii, come questa volta, il punto di Regola che dice di non cercare che Dio solo e il modo di eseguirlo.

17. Ricordandomi, dunque, tutto ciò, riflettei come, per ottenerlo, mi convenisse rimanere spoglia di tutto e appoggiata a Lui solo, ma solo solo, tanto riguardo all' affetto e al desiderio di piacere, quanto rispetto all'operare, sembrandomi inoltre che il Signore volesse che, relativamente ai doveri della mia vocazione, fossi sempre nella sofferenza.

18. Altre volte, pure durante l'orazione, mi sembrava che il Signore non fosse contento della mia povertà e che la volesse più austera sia nei miei confronti sia in quelli dell'Opera; 19. altre volte, senza nulla vedere con gli occhi corporali ne con forti impressioni interne, spesso mi si rappresentava il Crocifisso come veramente è, spoglio di tutto.

20. Restavo sorpresa di questo, perchè mi sembrava che l'Opera fosse poverissima, e una volta domandai al Signore che cosa volesse, sembrandomi di capire che, forse, sarei dovuta andare in un'altra città più povera, in un'altra casa dell'Opera.

21. Rimanevo però nel dubbio se Dio con tutto questo volesse maggior povertà dell'Opera o non mi domandasse piuttosto di pronunciare il voto di povertà, cosa che ne allora ne poi io feci. Infatti non sapevo risolvermi a ciò perchè, essendo superiora, temevo di trovarmi poi angustiata, benchè, indipendentemente dall' essere superiora, questo voto sempre e tuttora m'incute il timore di non saperlo veramente osservare.

 

NEL SEGNO DELLA CROCE

 

22. Continuai, tuttavia, a vivere in povertà sempre, benchè non in povertà estrema, andando l'Opera sistemandosi a poco a poco. Trascorsero così alcuni mesi.

23. Un giorno di quell'inverno, mentre facevo il ritiro mensile, guardando, durante l'orazione, un oggetto che si trovava in chiesa e che, benchè vi fosse sempre stato, non aveva mai suscitato in me particolare impressione, mi si rappresentò una croce. 24. Non direi che questa rappresentazione fosse tanto interiore, come invece quella di cui ho appena scritto sopra: era una croce molto grande e, tuttavia, non tanto pesante.

25. Questa volta non credo di avervi fatto resistenza di averne provato l'orrore suscitato da quella precedente tanto più che mi sentivo vivamente nell' antico desiderio di cercare Dio solo, nel modo detto sopra.

26. Trascorso il tempo dell'orazione, restando io sempre fissa in questo sentimento, ogni volta che tornavo in chiesa rivedevo la stessa croce. 

27. Due giorni dopo il Signore ne mandò una all'Opera, togliendole quell' appoggio umano che le era rimasto nella persona alla quale l' aveva raccomandata il mio Direttore poco prima di partire.

28. Sul principio la cosa mi fece pochissimo effetto, trovandomi fortificata e prevenuta, ma in seguito, venendo a mancare l' orazione e la fiducia in Dio, la sentii vivamente.

Il Signore, però, continuò ad assistere l'Opera.

29. Quanto a me, non so se per sentirmi confusa nel constatare il divino aiuto o se per vedermi priva di ogni appoggio umano, facendo orazione mi sentii piena di allegrezza, col solo dolore di vedere che anche questa volta avevo corrisposto con tanta ingratitudine e timore alle mise- ricordie del Signore.

30. Questi timori non erano causati dal credere che l'Opera non fosse di Dio, che anzi, le croci da Lui mandate me la facevano credere tale, ma dal mio sospetto che il Direttore avesse assecondato il mio genio per quest'Opera, credendo a tutto ciò che qui sta scritto. Ma a me sembrano tutte pazzie, eccettuate queste ultime cose, che mi appaiono assolutamente vere.

 

« ANCHE SENZA DI ME »

 

31. Mi trovai in seguito con qualche disturbo di salute e con una certa apprensione poichè, data la natura dell'incomodo, mi sembrava di essere prossima al termine della vita. 32. Sentivo della pena, ma unicamente riguardo all'Opera, che avrei lasciata senza appoggio e non ancora stabilita.

33 . Signore, però, nel modo solito, mi fece capire che, essendo l'Istituto opera sua, avrebbe saputo farlo sussistere senza di me anche riguardo allo spirito ( da cui deve essere animato) .

34. Fui così penetrata da questo sentimento che, appoggiandomi unicamente a Dio, mi acquietai riguardo all'Opera e incominciai a dispormi a morire, sorprendendomi come osassi pensare di far bene all'Opera, dal momento che non faccio niente per ben fondarla e che, anzi, le sono solamente di ostacolo.

35. Da molto tempo, tanto io quanto le mie compagne, desideravamo cambiare abitazione, traslocare preferibilmente in un monastero, sembrandomi che ivi fosse favorita la vera osservanza. 36. Lo desideravo anche per abitare in un luogo dove fosse presente il divin Sacramento, la cui lontananza mi riusciva di molto peso.

37. Siccome però pensavo di dover tutto sacrificare, come più volte avevo offerto al Signore pur di vederlo glorificato, mi studiavo di non mostrar dispiacere di questa privazione.

38. Cominciai, dunque, a trattare per questo trasferimento in altra sede, anche perchè Dio aveva tolto a ciò il maggior ostacolo, chiamando a il primo benefattore dell'Opera.

 

 

COMMENTO

 

1-2. Siamo sul finire del dicembre 1812. Maddalena con il permesso del direttore riprende normalmente la sua orazione. Il Signore attende questo rinnovato incontro per illuminarla interiormente sulla sua incorrispondenza e infedeltà ai propositi. Ma la pena più acuta è sempre quella di essere lei stessa l 'unico ostacolo a un buon avvio dell 'Opera.

Il Signore è un Dio geloso e chiede ai suoi santi forti purificazioni interiori per farli approdare alle rive di un amore  libero e liberante.

 

3-5. Anche la salute compromessa e vacillante è occasione di sofferenza spirituale. Analizzando bene se stessa riconosce che il suo “cattivo stato di salute” non deriva dall'aver speso le proprie energie per il bene dell’ Opera. Un tempo avrebbe desiderato dare la vita per questa sua nascente creatura, ora si accorge di « far sempre tutto male ».

In questo stato d'animo passa tutta l'ottava del Natale 1812. Solo all'alba del 1813 Maddalena esce dall'orazione più fortificata e confortata.

 

6. Maddalena si accosta a Gesù Eucaristia più sospinta dall'obbedienza che da un sentimento di amore. Quell'incontro la tranquillizza, ma il Signore continua a fare richieste su argomenti a lei noti. Le sue esigenze sono esigenze d'amore sempre più pressanti. Si rende conto che il Signore la rimprovera soprattutto di mancanza di confidenza in Lui.

 

7. Nello spirito di Maddalena affiorano vivi alcuni ricordi. La memoria corre alla dolcezza di un rimprovero del Signore fatto a lei in un giorno dedicato a una festa di Maria. Forse si tratta della ricorrenza della natività della Vergine, l’8 settembre. Anche allora era « molto angustiata e tentata contro la sua vocazione ». Il Signore la rimproverava ricordandole la promessa di volerlo seguire e imitare. Il rimprovero era così dolce che la intenerì profondamente, tanto che a distanza di mesi ne ha ancora viva la memoria.

 

8. Il cuore si sciolse in una protesta di volere Lui solo, la propria santificazione e l’abbandono pieno nelle sue mani. Non si preoccuperà neppure di aumentare il numero delle compagne e si curerà di quelle che il Signore le ha dato solo in ordine alla carità. Farà tutto ciò che potrà e nulla di più. Lui solo è il Signore della sua vita, di quella delle sue compagne e dell’Opera. E’ il cammino verso uno spogliamento universale che sfocerà presto nel Dio solo.

 

9. Come Fondatrice, Maddalena viene illuminata interiormente sul significato delle prime intuizioni carismatiche avute sia nel 1795, sia nel 1811. Dio solo cercato e contemplato nel Cristo Crocifisso, modello di quell'unità di amore rivolto contemporaneamente al Padre e ai fratelli: è questo il carisma specifico delle Figlie della Carità. Lo Spirito Santo spiega, senza parole, « con dolcezza e soavità » come è proprio del linguaggio di Dio, quanto è già stato scritto nella Regola. E’ interessante sottolineare questo inciso: « come dice la Regola », segno evidente che quando Maddalena scrive questa parte delle Memorie ( 1814) già la Regola era stata compilata alla luce del carisma. Testimonia don Bonlini suo segretario personale: « Ritornata da Verona... si fermò per quattro mesi nell'Ospizio dei sacerdoti Cavanis... In quell'occasione lo scrivente conobbe lo spirito di quella saggia moderatrice... dettava le sue Regole con ordine, con chiarezza, con lo Spirito del Signore come una serafina del Carmelo »[2].

 

10. Oltre una luce rinnovata sul carisma, Maddalena riceve per illuminazione dall'alto la convinzione che se « cercherà Dio solo e la santissima Vergine » sarà sempre assistita in vita e anche sul punto di morte dal Signore e dalla Madre sua Maria.

 

11. Dio l’ aveva istruita lnteriormente anche sul modo concreto di cercare Lui solo e la santissima Vergine. La strada sicura è quella di accettare dalle mani del Signore ogni tipo di sofferenza che la vita presenta, di non cercare i propri comodi, di essere e rimanere distaccata da tutti e da tutto, di cercare unicamente la gloria di Dio e il bene dei prossimi. Quest'ultima espressione: « gloria di Dio e salvezza delle anime » sarà ripetuta nella Regola diffusa circa venti volte. E’ l'ultimo traguardo della vita di Maddalena, e vuole che sia altrettanto di tutte le sue figlie.

 

12-13. I doni dello Spirito sono gioia, pace, disponibilità all'azione di Dio. E Maddalena sperimenta dopo ogni incontro con il suo Signore questi segni rivelatori del suo passaggio. Tutto è dono: il cuore nuovo, lo spirito nuovo e di conseguenza la possibilità di osservare e mettere in pratica le sue leggi[3]A ogni nuova luce, a ogni aumento di carità divina nel cuore di Maddalena il passato si presenta ai suoi occhi come un tempo di amore perduto e suscita nel suo cuore un accorato rimpianto.

 

14. « Il giorno seguente » va datato, ancora sulla scia di ricordi carichi di grazia, al 10 settembre 1812.

La Comunione sacramentale suggellava i propositi di totale donazione a Cristo che come Sposo fedele tutto a lei si donava. E come non ricambiare con tutta se stessa il suo dono d'amore? L'espressione « mi sentii strettamente unita a Lui » lascia intuire l'abbandono della sposa alle esigenze di un Dio sempre più desideroso di effondere i suoi doni su coloro che lo amano.

 

15-16. Il tentativo di analizzare tali stati d'animo, se provenienti dalla sua mente o suscitati da Dio « nel solito modo », lascia il lettore sempre più convinto che si tratta di fenomeni chiaramente mistici.

Spesso si affaccia alla memoria di Maddalena il versetto biblico: « T orcular calcavi solus ». Con frequenza nel passato si è trovata priva di appoggi umani e ancora nel futuro dovrà sperimentare l'umana solitudine. Ciò che aveva già scritto nella Regola dtffusa per le sue figlie dovrà sperimentarlo nella propria vita di Fondatrice e Madre. Mai come ora comprende il punto di Regola di cercare Dio solo e il modo di viverlo.

I vv. 9 e 16 si ritrovano nel ms. B, pubblicati da Piccari nelle corrispondenti pagine 375-376. Si sono inseriti in questo contesto perchè più vicini alla memoria di Maddalena, per cui si rende più esplicita la fedeltà di Dio nel guidarla sulla linea di un carisma specifico non solo personale, ma anche fondazionale: Dio solo ricercato e trovato in Gesù Crocifisso morto e risorto per la salvezza di tutti.

 

17. Maddalena è ancora abbandonata all'onda dei ricordi del settembre e dell'agosto del 1812. Una carrellata di mozioni, di emozioni, che ora passano in dissolvenza per riportare il lettore alla realtà del tempo in cui scrive. Il ricordo le rinnova il proposito di « rimanere spoglia di tutto e appogglata a Dio  solo, ma solo solo », unito a un chiaro presagio che la sua vita  si snoderebbe anche in seguito all'insegna della sofferenza. E  questo non solo perchè fedele seguace di Cristo, ma soprattutto perchè futura Madre di figlie e figli che vorranno come lei consacrarsi al Signore.

 

18-19. Maddalena ricorda che ancora nell'agosto 1812 si interrogava sullo stile di povertà da vivere personalmente e da far  vivere alle figlie.  In quel periodo con frequenza si presentava al suo sguardo interiore il Cristo Crocifisso < spoglio di tutto ». Era un invito a una maggiore austerità di vita? Che cosa in concreto voleva il Signore?

 

20. La casa in cui ha già iniziato l'attività apostolica a Venezia è poverissima e il tenore di vita della comunità è economicamente preoccupante. Forse il Signore la chiama « in un'altra città più povera »? L 'interrogativo sullo spirito di  povertà richiesto per l'Opera acquisterà chiarezza nella Regola diffusa, quando scriverà: « E’ di sommo ostacolo alla perfezione della divina Carità anche il pensiero e l'affetto alle cose terrene... »[4]. Il Cristo Crocifisso spoglio di tutto « eccetto che del suo amore » diviene il traguardo a cui conformarsi progressivamente fino al possesso pieno dell' Amato.

 

21. Il dubbio riguardo allo stile di povertà si sposta quasi spontaneamente dall'Opera alla propria vita. Voleva forse il Signore che si decidesse a fare il voto di povertà? Come vivere la castità e l'obbedienza era chiaro, era anche chiaro il distacco interiore e universale da tutto ciò che non è Dio. Non lo era altrettanto come vivere concretamente la povertà. Il timore di non saper osservare tale voto poneva un freno a ogni personale decisione. In seguito, col crescere dell ' amore, ogni angustia e timore si dissolveranno, e anche se mai ufficialmente lo pronuncerà, questo voto sarà vissuto in grado eroico.

 

22. La virtù della povertà in Maddalena non è mai fine a se stessa, ma è il risultato e l'esigenza di una Presenza, quella di Gesù Cristo Crocifisso, spoglio di tutto fuorchè dell' amore.

L’amore suprema ricchezza della vita umana , e divina, suppone il distacco affettivo ed effettivo da tutto ciò che non è Dio

Maddalena confessa di « vivere in povertà sempre, benchè non estrema. ». Personalmente. aveva abbandonato il suo palazzo, aveva rinunciato ai diritti di eredità, ma lo stile di  povertà del suo Istituto non sarà lo stile francescano. « La Regola non domanda nessuna austerità »[5] scriverà ad una  aspirante, ma richiederà, alle Figlie della Carità « una vita perfettamente comune... non amando, non volendo e non cercando se non Dio solo, spogliate di ogni affetto e di ogni  sollecitudine per le cose terrene »[6].

 

23-24. La data del ritiro mensile corrisponde al martedì  13 gennaio 1813, ottava della festa dell'Epifania. Maddalena è in chiesa in preghiera e mentre guarda un oggetto, altre volte , presente e insignificante, vede « una croce molto grande ». È , una rappresentazione meno interiore di quella descritta in  precedenza. Non vede infatti il Crocifisso, ma solo una croce.

 

25-26. Di quella croce veduta Maddalena descrive le reazioni personali. Non suscita l'orrore che le aveva causato quella di qualche tempo addietro, anche perchè sostenuta dal conforto che Dio stesso le infonde di cercare Lui solo.

Ma la croce ogni volta che entra in chiesa è lì persistente. Ed è insistente anche un presentimento.

 

27. E’ il 15 gennaio 1813. La croce-presagio si rivela. E’  una croce che riguarda l’Opera. Muore in modo quasi improvviso il signor Domenico Guizzetti, il sostenitore dell'Opera al quale mons. Pacetti prima di partire per le Marche aveva raccomandata.

Maddalena comunica la notizia della grave malattia del Guizzetti il giorno 15, il giorno stesso in cui il Signore lo chiama a .

Mons. Pacetti la riceve il 25. Il 27 parte la risposta alla Canossa in questi termini: « Il colpo inaspettato della malattia del Signor Domenico per me è stato micidiale... lo sento più che se fosse di mio fratello... L' altro ieri notte... la sua lettera non mi fece serrare occhio... non mi manchi di darmi avviso come il malato se la passi e se sta meglio si rallegri per me e gli dia tanti, ma tanti saluti di Paradiso »[7] .

I saluti non raggiungeranno in terra l'amico, mentre viene meno a Maddalena « quell'appoggio umano che le era rimasto » .

28. Fortificata e prevenuta da quella croce persistente e dall'orazione, Maddalena non sente molto il dolore di quel vuoto. Lo sentirà di più quando rallenterà l'impegno dell'orazione e la fiducia nel suo Signore. Ma più che gli uomini, Dio stesso è la sicurezza della sopravvivenza e dello sviluppo dell 'Opera.

 

29. L' effetto di una insolita allegrezza è più frutto di una profonda comunione con Dio nell'orazione che di altre cause. La constatazione di essere « priva di ogni appoggio umano »  di per non può produrre allegrezza. TaIe stato può invece  derivare dal fatto che è palese « il divino aiuto » in un 'Opera che sempre meno sente sua. Di suo nell 'Opera c' è solo « tanta  ingratitudine » e il timore di rispondere male a tanta bontà del Signore .

 

30. Maddalena non ha timori che l’Opera iniziata non sia di Dio, è invece angustiata per il sospetto di aver ingannato mons. Pacetti facendogli credere come vero tutto ciò che ha scritto di sé e dell’Opera.

Ancora nuovamente viva la tentazione di ritenere pazzie le cose passate. Vera ed autentica la sua ingratitudine nei confronti della misericordia del Signore? Il sentire basso di sé di fronte a un Dio che sempre più si rivela grande e operatore di prodigi[8] è caratteristica della vita di Maddalena.

 

31-32. E’ il febbraio 1813. Se il 9 gennaio Maddalena scrive al fratello Bonifacio che sta benissimo[9] e verso la fine del mese di febbraio ripartirà per Verona, la malattia di cui tratta potrebbe essersi verificata tra la metà di gennaio e la metà di febbraio. Sembra un « disturbo di salute » piuttosto grave se le sembra essere « prossima al termine della vita ».

L 'unica preoccupazione che la turba è quella di lasciare l'Opera « senza appoggio e non ancora stabilita ».

 

33. Anche la malattia è una prova per mezzo della quale il Signore le fa comprendere che l' Autore dell'Opera è lui solo  e che può guidarla e farla crescere anche senza di lei, non solo per quanto riguarda I' aspetto materiale, ma anche per quanto si riferisce allo spirito da cui dovrà essere animata.

 

34. Il Signore la convince profondamente da dentro che l'Opera è « unicamente » sua e che Maddalena non solo è , inutile nella conduzione dell 'Opera, ma ne costituisce un Ostacolo. Questo è il sentire dei santi. Quanto più cresce la conoscenza della grandezza, della onnipotenza, della bontà di Dio, tanto più il santo esperimenta la propria impotenza e sente crescere la confidenza nella sua misericordia. Così un teologo dei nostri giorni conferma: « Una fede sempre più pura implica una conoscenza sempre più reale di Dio che è l' Assoluto, che è il Creatore, che è il Tutto, di fronte al quale l'uomo non è, ne può nulla »[10].

Vedere l'opera nascere, crescere e affermarsi è per Maddalena una meraviglia ai suoi occhi. Lei sa che « le sue fondamenta sono sui monti santi... e l' Altissimo la tiene salda »[11].

 

35-36. Aveva tenuto nascosto da molto tempo nel cuore Iil desiderio di trasferire l'Opera in un monastero, convinta che ivi una vera osservanza fosse più facile non solo per se ma

anche per le compagne. L' assenza di Gesù sacramentato « le riusciva di molto peso ». Il contratto per la casa privata di S. Andrea sarebbe scaduto il 1° agosto 1813. Bisognava interessarsi per qualche occasione di acquisto.

 

37. L' abbandono incondizionato nelle mani del Signore a cui aveva offerto tutto, persino la propria vita se Lui l'avesse richiesta, non lascia filtrare all'esterno questo suo desiderio.

 

38. Domenico Guizzetti, il primo benefattore dell 'Opera, era contrario a un trasferimento di Maddalena in altra casa,  ma ora che il Signore l' aveva chiamato a si aprivano nuove  strade e nuove possibilità col Regio Demanio di Milano e con la sezione demaniale di Venezia.

E proprio a Milano un altro insigne benefattore si interesserà all'affare come si trattasse di cosa propria.

 

 


COMMENTO (di M. Elda Pollonara, fdcc)

[1] Is. 63,3.

[2] Note di F. Bonlini, in T.M. PICCARI, o.c., p. 857.

[3] 2 Cfr. Ez. 36,26-27.

[4] M.d.C., R.s.s., P. 1a, p. 34.

[5] M.d.C., ad Anna, 1826, Ep. III/2, p. 1566.

[6] M.d.C., R . s.s., P..1a, p.57. 

[7]Mons. Pacetti, a M.d.C., 27 gennaio 1813, rns., A2, XXXI, A.C.R.

[8] Cfr. Es. 15,11.

[9] Cfr. M.d.C., al march. Bonifacio, 9 gennaio 1813, Ep. III/5, p. 3921.

[10] D. BARSOTTI, Fede, speranza e carità nella vita cristiana, O.R., Milano 1979, p.22.

[11] Sl. 87,1.5.

 

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