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1. Intanto continuavo le trattative per ottenere come abitazione un monastero, dal momento che il Signore mi aveva mandato un nuovo benefattore a me sconosciuto, il quale spontaneamente aveva desiderato di conoscermi e che in seguito tanto s'impegnò per l'Opera.
2. In rapporto alla località nella quale traslocare, essendo sul punto di ricevere la risposta, sentivo, senza averne però la certezza assoluta ma solo un'intima convinzione, che avrei avuto una risposta favorevole; 3. mi fu invece data notizia contraria, per cui ogni trattativa sembrava sciolta.
4. Benchè non lo mostrassi all'esterno, mi dava maggior pena la constatazione dell'inganno in cui ero caduta che non la risposta negativa, temendo di essermi ingannata altre volte.
5. Presi tutte le misure come se veramente il trasloco non dovesse aver luogo, ma per quanto le circostanze indicassero che le trattative erano ormai sciolte, avvertivo internamente un'assicurazione contraria, sentendomi fortemente stimolata a pregare con certezza d' essere esaudita. 6. Ero spinta in particolare a fare la novena a Gesù Nazareno e già avevo deciso di incominciarla quando, qualche ora dopo, ricevetti la notizia che le cose erano cambiate e che quasi sicuramente l' affare sarebbe stato concluso. E così avvenne. Non avevo avuto, però, un chiaro lume, ma solo, come dissi, un'intima certezza.
7. Intanto, mentre continuavano le trattative, andai ad ascoltare la S. Messa nella chiesa del luogo desiderato, davanti al corpo di S. Lucia, Vergine e Martire. 8. Raccomandai alla protezione della Santa l'Opera che desideravo e speravo ivi trapiantare. 9. Le feci presente che si trattava di una comunità di vergini, il cui scopo era di preservare dai pericoli le giovinette che assistono, affinchè Essa, che era morta per difendere la propria verginità, la proteggesse. 10. Dal sentimento di fiducia, affetto interiore e consolazione provati, mi parve che la Santa stessa prendesse a proteggere quest'Opera.
11. Tuttavia, benchè non chiaramente, credetti di doversi trattare di una istituzione che col tempo sarebbe diventata di vita più stretta, cioè di una comunità di Vergini totalmente ritirate dal mondo. 12. Nel solito modo mi sentii pure assicurata che, pur cambiando le circostanze, per intercessione della santa Martire, l'Opera non sarebbe mai più uscita da quel luogo.
13. In quel giorno, per combinazione, avevo degli impegni esterni riguardanti l'Opera che mi davano pensiero e disturbo. 14. Ero pure stata molto svagata quella mattina per la santa Comunione, ma non mi era stato possibile, benchè me le ricordassi, pregare per nessuna cosa materiale, ma solo per una grazia spirituale, per ottenere, cioè, lo spirito interno per me e per le altre.
15. Dopo ciò restai con molta allegrezza, affetto e fiducia singolare verso la Santa, cosa per me fuori dell' ordinario, non avendo io simili affetti particolari, dopo Dio, che alla beatissima Vergine.
16. Un'altra volta, mentre mi recavo all'ospedale, lungo il percorso mi fermai in una chiesa ad ascoltare la S. Messa e, considerando la felicità di abitare in un luogo dove si conserva il santissimo Sacramento, pregai caldamente il Signore per ottenere il convento di cui continuavano le trattative. 17. Internamente mi sentii di nuovo assicurata che l'avrei avuto, ma non con tanta sollecitudine, sentendomi poi spinta a pregare Maria Santissima perchè mi affrettasse la grazia co- me già aveva affrettato il tempo delle divine misericordie alle nozze di Cana. 18. Dallo stimolo a pregare argomentai che già il Signore mi accordava la grazia, come infatti qualche giorno dopo avvenne, continuando io ad insistere presso Maria Santissima facendo una novena al suo Sacro Cuore.
19.L’Opera intanto si trovava in circostanze di grande povertà, per cui non vedevo come avrei potuto sostenere le spese necessarie nella nuova località.
20.Durante il giorno di rotiro mi chiedevo davanti a Dio se Egli volesse che mi appoggiassi – o meglio – mi raccomandassi alle creature: mi sentii mossa a farlo, pensando che , in ogni modo, sarebbe stata una buona occasione per umiliarmi; 21. In seguito mi sentii assicurata che per questo bisogno l’Opera sarebbe stata provveduta, ma senza altre spiegazioni.
22. Rimasi con tanta sicurezza e fiducia che mi davano fastidio le compagne quando, alcune volte, parlavano del bisogno di sovvenzioni. 23. Questa volta non ebbi sufficiente destrezza per impedire che esse intuissero aver io avuto dal Signore la certezza che saremmo state assistite, benchè, a forza di facezie, riuscissi a coprire la verità.
24. Parlai con la persona che mi era stata indicata, con la difficoltà che, per la mia superbia, sempre provo nel chiedere e nel ricevere. 25. Ebbi infatti il soccorso che aspettavo, sembrandomi da tante esperienze, ed anche da questa, che se in seguito mi fossi ritrovata in simili strettezze, non avrei più potuto né temere né dubitare per le cose umane.
26. Intanto andava precipitando anche la situazione politica, e il blocco della città era imminente. 27. Siccome mi trovavo molto indebolita nella salute, mi chiedevo se il Signore volesse che mi esponessi a restar chiusa nel blocco, dubitando io di poter reggere, o se non fosse stato maggiore il servizio a Dio tornando al mio paese fino a che il blocco fosse cessato.
28. Ero angustiata al pensiero di dover lasciare le compagne esposte alle vicende che si temevano; ma angustiata pure dal timore di precludermi il servizio di Dio. 29. Dopo vari giorni di incertezza, decisi di consigliarmi con chi mi dirige ora, qui, e mi fu detto di fermarmi e di abbandonarmi nel Signore. 30. Fui consolatissima di doverlo fare, sembrandomi di essere disposta a qualsiasi patire e anche alla morte, purchè il Signore restasse glorificato e servito.
31. Anche dopo aver disgustato il Signore per dei non-nulla, come spesso mi succede, provo una grande tenerezza di affetto, per cui sento veramente che Egli solo è l' oggetto del mio amore e sono disposta a tutto, poichè niente mi pare qualunque sacrificio. 32. E’ però anche vero che, purtroppo, passate queste occasioni, sia per mancanza di tempo da dedicare alI' orazione sia per la mia grande miseria, sono sempre quella di prima. 33. Solo mi sembra di non abbattermi come facevo una volta, benchè senza provare affetto, nelle grandi occasioni sono abbastanza forte.
34. Prima di passare nel suddetto monastero, feci nuo vamente il giorno di ritiro nel quale, a mio credere, per essere molto tempo che non potevo far orazione, in nessun modo, sul principio, riuscivo a raccogliermi.
34. Il giorno del ritiro mensile è il tempo riservato all'appuntamento con Dio, ed è quella la migliore preparazione spirituale per il passaggio al monastero di S. Lucia.
I molteplici impegni che l'avevano ultimamente rubata al suo Signore le impediscono inizialmente di ritornare al suo abituale raccoglimento.
35. Poi avendo cercato, per aiutarmi, di mettermi alla presenza interna di Dio, Egli mi si rappresentò come Sole, senza però, come al solito, nulla vedere; 36. sentivo la forza della divina Presenza così che mi fu necessario appoggiarmi, non potendomi più sostenere; 37. ma per quanto volessi cercare di unirmi a Dio e per quanto lo pregassi, Dio non me lo permise.
38. Compresi l'inutilità di tutta la mia vita fino a quel momento, giudicando che il Signore era veramente disgustato per la mia cattiva corrispondenza. 39. Ma in nessuna maniera, nè con propositi nè con altro, potei ottenere che il Signore si piegasse, restando sola col mio timore e con la pena di ciò che soffrivo, risoluta per altro di far bene e di corrispondere al Signore, specialmente con l' abbracciare le umiliazioni della povertà e col cercare Dio solo.
40. Sembrandomi che il Signore resti semprè disgustato non per la povertà, ma per le altre due cose,notai che questa volta -contrariamente al solito -mi pentivo per timore e dovevo farmi forza per aggiungervi il motivo dell' amore perfetto.
41. Restai più penetrata delle altre volte dal desiderio di esercitarmi nelle cose dette sopra. Ma non mi fu possibile unirmi al Signore.
42. Finalmente si conclusero le trattative riguardanti la nuova località, dove la vigilia della festa della Maternità di Maria Santissima venne traslocata l'Opera, avendo scelto di proposito, a questo scopo, un sabato.
43. Le mie compagne erano malcontente della novità; io invece ero consolatissima di trovarmi vicina al divin Sacramento.
44. Per le molte occupazioni, dall'obbedienza mi fu impedito, secondo il solito, di far orazione, per attendere agli altri miei impegni.
45. Ricominciarono le angustie causate da forti tentazioni contro la fede, finchè, dopo essere riuscita un giorno a trovare molto tempo per l' orazione, 46. la mattina seguente, mentre ero in chiesa, dopo la santa Comunione cominciò ad annebbiarmisi la vista, come solitamente succede quando poi segue una forte esperienza di unione interna, ed effettivamente mi trovai unita al Signore, come il solito delle altre volte.
47. Riprendendo l' orazione dopo essere tornata a casa, nello stesso modo, benchè con minor forza delle altre volte, mi raffigurai, per quanto mi ricordo, di dover vivere esclusivamente per il Signore, restando impressionata dal versetto del salmo « De torrente in via bibet ». 48. Compresi e proposi di voler servirmi delle cose della terra, anche in rapporto alle stesse compagne, come di passaggio, cercando unicamente il loro vantaggio spirituale, indipendentemente dal loro gradimento.
49. Dalla consolazione che provavo trovandomi così bene, mi parve che il Signore quasi mi assicurasse che, per quanto allora avessi da soffrire, Egli sarebbe stato sempre mio, e che un giorno sarei giunta al tanto dolce possesso di Dio.
50. Temo però, per la mia indegnità, che sia stata un'illusione, benchè l'infinita misericordia del Signore mi abbia sempre assistita, anche se niente di bene veramente ho fatto; cosa questa che da chi non mi conosce nell'intimo non viene creduta. 51. Rimasi con ciò confortata a patire, e perfino ad aspettarmelo, ma con allegrezza e tranquillità.
52. Infatti la sera di quel medesimo giorno ebbi motivo di angustia per la salute delle compagne, ma per effetto delle grazie del mattino mi fecero poca impressione, benchè conti- nuassero a succedermi casi di afflizione.
53. Per uno di questi casi avevo fatto la santa Comunione, ma senza raccoglimento; 54. mi sentivo solo attaccata al patire, benchè ancora lo tema e credo che, quando lo desidero, sia non solo per il servizio di Dio, ma per il desiderio della contentezza che mi deriva dal trovarmi unita a Lui.
« PER IL MONDO »
55. Da molto tempo mi trovavo, oltre che afflitta per il timore di non salvarmi, anche assai svagata e da moltissimo tempo senza desiderio alcuno di andare in qualche luogo per dilatare la Gloria di Dio, come invece un tempo mi sentivo stimolata.
56. Per raccogliermi nell’ orazione, lessi una meditazione di san Francesco Saverio e, durante la lettura, mi parve di capire nel solito modo, non però tanto internamente e nemmeno fortemente, di dover partire da Venezia e, col solo Crocifisso, andare per il Signore non so dove.
57. Rimasi consolata da questo parlare interiore, sentendo risvegliarsi in me le antiche aspirazionio.
58. Mi offrii al.Signore per fare la sua santissima volontà, un po’ curiosa di sapere dove sarei dovuta andare.
59. Non ne parlai con nessuno, ma con mia somma sorpresa, udii le compagne, in particolare la prima [Betta Mezzaroli] , dire che sarei partita. Scherzando, le domandai: « Per dove?». « Per il mondo » mi rispose.
60. Facendo in questo giorno il ritiro, mentre ero in orazione e ripensavo alla cosa appena detta, improvvisamente mi accorsi di una R e una O scritti sul banco; intesi nel modo già detto sopra che dovevo andare a Roma e poi nelle campagne di Roma, e presto.
61. Nuovamente sorpresa, cominciai a chiedermi: « E a che fare? ». Così presto non è poi possibile, essendo Venezia chiusa nel blocco militare chi sa per quanto tempo ancora.
62. Ma ugualmente conobbi che presto, anzi prestissimo, Venezia sarebbe stata liberata dal blocco; niente invece seppi di ciò che avrei dovuto fare a Roma.
63. Mi offrii al Signore per fare in tutto la sua volontà, con tutto il cuore e l'affetto possibili, usando le più tenere espressioni.
64. Mi rimase l'impressione di essere qui di passaggio come anche attualmente lo sono, pensando a disporre dolcemente le cose, come se effettivamente dovessi partire.
COMMENTO ( di M. Elda Pollonara, fdcc)
1. Maddalena fin dal marzo 1813 aveva iniziato le trattative per ottenere dal Regio Demanio di Milano e dalla sezione demaniale di Venezia un monastero dove traslocare l'Istituto nascente. L'esperienza dei due anni trascorsi nel monastero di S. Giuseppe a Verona l'aveva sempre più convinta che solo fra le mura strutturate a convento poteva realizzarsi una vera osservanza religiosa.
Uno dei più forti ostacoli all'idea di lasciare la casetta situata in S. Andrea per un monastero era caduto con la morte del benefattore dell 'Opera Domenico Guizzetti, avvenuta nel gennaio di quell'anno. Egli era decisamente contrario. Ma l'incontro con l'amica Durini a Venezia sempre nel febbraio del 1813 apre nuove impensate speranze. La sua devota Carolina ritornando a Milano porterà una lettera di Maddalena diretta allo « sconosciuto benefattore », il marchese Francesco Casati, il quale diverrà uno dei più disinteressati e benemeriti promotori dell ' affare in questione. Nel giugno successivo Maddalena sollecita dalla Durini una risposta a scadenza: « ...se mai sapeste una qualche cosa relativa a quell'affare per cui ho incomodato il Marchese Gasati favoritemi dirmelo, perchè avrei bisogno di saperlo prima del termine della locazione di questa casa ove sono»[1] Il contratto d' affitto per la casetta in S. Andrea sarebbe scaduto in agosto. Per affari demaniali di tal genere il tempo è sempre scarso. Mancavano meno di due mesi.
2-4. Se a Milano aveva trovato un eccellente benefattore nel marchese Francesco Casati, un altro non meno valido le si era offerto a Venezia, nel signor Giuseppe Alessandri, « re dei galantuomini e cristiano tutto d'un pezzo »[2]. I due benefattori, interessati a ottenere per l'Opera della Canossa il monastero di S. Lucia, si incontrano a Venezia nella prima settimana di agosto (1813) e si immergono nelle pratiche burocratiche relative a questo affare. Maddalena spera in una soluzione favorevole, ma rimane delusa. Così scrive alla Durini: « Ho avuto il contento di vedere qui [a Venezia] il buon Marchese Casati... ho tutto il motivo di sperare in bene, solo perchè sono in un termine che nessuno di noi possiamo giovare in niente e io spero che il Signore, facendo adesso solo, accomoderà tutto. Ricordatevi per questo oggetto qualche Ave Maria perchè il Signore faccia la sua santissima volontà »[3].
Le pratiche burocratiche non facevano sperare nulla di buono. « Certi infelici » infatti avevano ottenuto da Milano il permesso di vendita del monastero di S. Lucia. Intanto la speranza aveva ceduto il posto a una forte delusione.
5-6. La volontà del Signore al di sopra di ogni suo desiderio. L 'intercessione di Maria Santissima e la novena a Gesù Nazareno non intendevano piegare il cielo alla propria volontà, ma semplicemente rimuovere gli ostacoli perchè il volere del suo Dio si facesse strada in mezzo agli intrighi umani. Il 18 agosto in preghiera ha l'interiore certezza che « l'affare sarebbe stato concluso» positivamente. E così avviene.
Il successivo 25 agosto 1813 il signor Alessandri firma per lei l'affittanza del monastero di S. Lucia. E’ la penultima tappa del lungo iter burocratico. L 'ultima approvazione dovrà piovere da Milano, Demanio centrale.
7-10. Mentre il 26 agosto 1813 i documenti viaggiano verso Milano per la definitiva approvazione, Maddalena si reca per la S. Messa nella chiesa di S. Lucia, dove è venerato il corpo della Santa vergine e martire. Alla sua intercessione raccomanda la comunità delle sue figlie e tutte le ragazze che con la sua opera caritativa intende preservare dai pericoli per i quali la Santa aveva affrontato coraggiosamente il martirio. Mentre così pregava si sentì nel cuore scendere una consolante fiducia e l'intima certezza che la Santa « prendesse a proteggere l'Opera ».
Maddalena vive in questo mondo la dimensione terrena fatta di relazioni molteplici con i più disparati ceti sociali, ma la sua conversazione è nei cieli[4]. Al Signore, alla Vergine Maria, a tanti santi del Cielo affida la propria vita e l' Opera.
11-12. « Nel solito modo... » è il ritornello che ricorre spesso in queste Memorie. Si coglie da tale espressione che Dio ha un modo particolare di far intendere a Maddalena cose che stanno per accadere o situazioni che si realizzeranno in un tempo non precisato.
La vita interna del suo Istituto avrà presto una sua struttura comunitaria e sarà anche vero che le Figlie della Carità non usciranno più dalla città lagunare.
13-15. Maddalena si meraviglia di aver affidato a santa Lucia con « affetto e fiducia singolare » gli interessi propri dell'Opera. I suoi amori abituali sono Dio e Maria Santissima. E quantunque in quel giorno l'affare del monastero occupasse in modo preoccupante il suo spirito, tanto da sorprendersi svagata anche durante la Comunione sacramentale, nulla chiese al Signore di grazie materiali, ma lo supplicò solo perchè ottenesse a lei e a tutte le compagne un profondo spirito
interno.
L'allegrezza dopo tale preghiera riempì il suo cuore. Santa Lucia era ormai la sua protettrice dal Cielo.
16-18. E’ il giorno 7 settembre 1813. Lungo la strada che porta all 'Ospedale degli Incurabili Maddalena si ferma quel giorno per la S. Messa presso la chiesa di S. Barnaba. Mentre prega «caldamente il Signore per ottenere il convento » vive in anticipo la gioia di poter finalmente ospitare in permanenza in quel bramato monastero Gesù sacramentato.
Non manca di pregare Maria Santissima perchè, come fece a Cana, solleciti la grazia presso suo Figlio.
Qualche giorno dopo, e precisamente l'indomani della festa della natività di Maria Vergine, Milano accordava il permesso d'affitto del monastero di S. Lucia. Veramente la Madre di Dio aveva ripetuto il gesto compiuto alle nozze di Cana.
A Venezia il 17 settembre 1813 il signor Giuseppe Alessandri, procuratore della Canossa, firmava il contratto di affitto del monastero di S. Lucia per iniziare un collegio di educazione femminile[5].
19-21. Il monastero di S. Lucia era ormai affare concluso. Iniziava ora il pensiero di un affitto di L. 420 mensili. Dove trovare il necessario? Maddalena era pronta ad affrontare l’umiliazione di chiedere aiuto a persone di sua conoscenza. Durante il giorno di ritiro in preghiera domandò al Signore se questa spinta interiore era conforme ai suoi disegni. Si sentì rassicurare che “l’Opera sarebbe stata provveduta”. Il come non era per nulla chiaro. Era un invito a fidarsi semplicemente di Lui.
22-23. La sua sicurezza e fiducia nel Signore erano in palese contrasto con la preoccupazione più che giustificata delle figlie. Maddalena copriva con facezie la certezza che le veniva dall’alto e che non voleva rendere di pubblico dominio.
24-25. Maddalena vince lapropria “superbia” e si rivolge alla persona che le “era stata indicata”. La persona che qui Maddalena lascia all’anonimato è il signor Alessandri, che non solo pagherà l’affitto del monastero ma durante il blocco la provvederà di tutto il necessari per la sopravvivenza dell’intera comunità[6].
26-27. Nuvole dense si profilano sull'Europa sconvolta dalle vicende dell'Impero napoleonico. Nell'ottobre del 1813 l'Imperatore viene sconfitto a Lipsia. E il momento della ri- vincita, anche in Italia, dell' Austria che rivendica i suoi possedimenti e decide l' assedio di Venezia. Il blocco inizierà nel novembre e si protrarrà fino all'aprile del 1814.
In quell'imminente pericolo Maddalena si interroga sulle decisioni da prendere: che cosa vuole il Signore? Ancora incerta sul da farsi, così scrive al fratello: « ,..ho tanta voglia di rivedere Verona quanta voi avete la bontà di dimostrarmi per la mia venuta. ..ma mi conviene disporre le cose in modo che per mia colpa non abbia a provare pregiudizio l'interesse del grande e caro mio Padrone [Dio] e non dubitate che Egli saprà bene assistermi in ogni cosa e in ogni occasione »[7] . 28- 30. Lo scopo che guida ogni decisione di Maddalena è il servizio e la gloria di Dio. A questo fine è pronta a sacrificare i propri comodi e anche la propria vita. Dopo giorni angosciosi pensa di consigliarsi con chi la dirige, per cogliere con più chiarezza la volontà del Signore. Quando le viene detto che a Venezia è il suo posto prova una grande consolazione, perchè nell'intimo il consiglio corrisponde al suo sentire interiore.
31- 33. L' amore per il Signore è in Maddalena così intenso da dissolvere ogni paura di sacrificio. Dio nella prova le infonde tale fortezza da poter scrivere al fratello così: « Pur troppo non ho virtù da poter sperare di resistere a grandi cimenti, ma certamente per parte di Dio ho motivo di metter- mi sicuramente dinanzi ad una batteria di cannoni quando fosse per Lui »[8].
35-37. Ma il Signore le viene incontro in modo imprevedibile: « ...mi si rappresentò come Sole ». Dio l'abbaglia talmente con la sua « divina Presenza » da paralizzare il corpo nei suoi movimenti ordinari. Il Dio-Sole si fa presente non agli occhi del corpo ma a quelli dello spirito. Non è l'unione intima e profonda con Lui, già altre volte sperimentata e ora , intensamente desiderata. Ma Dio, scrive quasi con rimpianto, questa volta non la permise.
38-39. Maddalena sperimenta che tutte le iniziative dell'uomo, anche le migliori, sono vane di fronte alle disposizioni di Dio: « ...in nessuna maniera... potei ottenere che il Signore si piegasse» al desiderio di comunione intima con Lui. « L 'attrazione irresistibile di Dio da un lato e l'incapacità di unirsi a Lui dall'altro la conducono alla constatazione dell'inutilità della propria esistenza »[9].
Maddalena conclude il suo giorno di ritiro rammaricata, ma non delusa, anzi più che mai risoluta a corrispondere al Signore e a cercare in avvenire Lui solo.
Santa Teresa commenta che questo tipo di grazia « apporta all'anima grande confusione ed umiltà... accompagnata dai più vivi desideri di impiegarsi in suo servizio e da una grande purità di coscienza »[10].
40-41. La rappresentazione del Dio-Sole ha gettato fasci di luce nello spirito di Maddalena, la quale chiaramente comprende che ciò che disgusta maggiormente il Signore non sono tanto le mancanze contro la povertà quanto l'eccessivo timore e l'incorrispondenza al suo amore.
Di fronte all'infinita carità e misericordia di Dio conosce sempre più se stessa e si accende in lei il desiderio di una più generosa risposta. Si verifica in lei quanto scrive santa Teresa di Gesù: «...Dio si manifesta all’anima in una luce più chiara del sole. Tuttavia non si vede nè sole, nè chiarezza, perchè è una luce che illumina l'intelletto senza farsi vedere, immerge l'anima nel godimento di un tanto bene e porta con sè molti altri vantaggi »[11].
Rimane viva e cocente la brama di unirsi al suo Amato.
42. Terminati i necessari lavori di restauro, alla fine di settembre del 1813 Maddalena può «finalmente » decidere la data del trasloco dalla casa privata di S. Andrea al monastero di S. Lucia. Sceglie un giorno di sabato: 9 ottobre, vigilia della festa della maternità di Maria. Le tappe più significative dell 'Opera coincidono spesso con feste dedicate alla Madre di Dio.
43. La gioia del trasferimento in S. Lucia non è condivisa dalle compagne. L' affitto era limitato al fabbricato centrale, escluso l'orto e le tre casette comunicanti con l'interno del monastero. Le compagne si sentivano forse un po' deluse per la delimitazione dello spazio usabile, ma Maddalena gioiva perchè finalmente poteva coabitare con Gesù presente nel divin Sacramento.
44. Siamo tra la fine di ottobre e l'inizio di novembre 1813. Questi primi mesi nella nuova casa sono carichi per Maddalena di molteplici occupazioni: la sistemazione dei locali per la vita comunitaria e per quella apostolica. Si sarebbe aperta infatti una scuola di carità in favore delle ragazze povere di quel sestiere. Oltre l'impegno di Superiora aveva anche quello di formare le novizie alla vita religiosa. « Sono piena di affari » scrive alla Durini; « ricordatevi che molto mi raccomando alle vostre orazioni perchè il Signore... mi metta l'Originale... nel cuore »[12].
Intanto gli eventi politici e militari incombono su Venezia che verrà presto isolata da ogni punto della terraferma e chiusa in una morsa di fame e di mortali epidemie.
Ma in S. Lucia tutto è slancio e fervore d'inizio. Lo spirito di carità di Maddalena tiene testa agli eventi con il coraggio e l’ ardire proprio dei Santi. La fame che attanaglia la , città per la bontà dei benefattori neppure si avvertirà in S. Lucia. Così darà relazione al fratello alla fine del blocco: «Vi assicuro dunque che non so immaginare ne trovare termini da spiegarvi l’assistenza e la carità che il Signore si è degnato farmi in ogni rapporto... Me la passai sempre con somma tranquillità e se non fossero troppi i bisogni dei poveri, a tutti i quali era impossibile prestarsi, vi direi anche di essere stata con le mie compagne molto allegra, ed ad onta di tutto, i momenti che non avevamo ragazze, facevamo risate senza numero sui nostri pranzi, essendo io divenuta una cuoca per- fettissima »[13].
Le mediazioni umane usate da Dio per venire incontro all'incipiente Opera sono notevoli: «Il Signore... ha dato una premura indicibile a quel signor Alessandri che prese per me in affitto come sapete questo convento. Egli stava in attenzione per farmi le spese necessarie nei tempi opportuni con quel risparmio possibile più che se avesse speso per lui. La signora Teresa Guizzetti ebbe per me la stessa premura che si può avere per una sorella e se avessi approfittato delle sue esibizioni non so cosa non avrebbe desiderato di fare »[14]. Per mezzo di questi benefattori giungeva alla Casa tutto il necessario al sostentamento: « ...ho sempre avuto riso, legumi, vino ottimo, pane, eccetto che per circa due settimane, sempre anche del brodo per me e per le più deboli delle mie compagne, onde vedete che sono stata benissimo, oltre il pesce e gli erbaggi che mai mancarono, singolarmente del pesce quasi sempre ve ne fu in abbondanza »[15].
Avevano avuto inizio intanto le tre opere di carità “perenni e continue “ proprie dell'Istituto[16]: la scuola di carità, l'istruzione religiosa e l'assistenza spirituale negli ospedali.
45-46. Le tentazioni contro la fede si alternano in Maddalena a esperienze di intima unione con il Signore. Così spiega il fenomeno san Giovanni della Croce: « Per arrivare alla divina unione con Dio è necessario all' anima passare per la notte oscura »[17]. Maddalena accenna inoltre a un particolare finora trascurato, ma che « solitamente » le capita prima di « una forte esperienza di unione interna » con Dio, cioè l'annebbiamento della vista. E’ come una sospensione dei sensi esterni per una più intensa concentrazione dello spirito.
47 -48. Meditando sul versetto biblico del salmo 110: « De torrente in via bibet », Maddalena lo adatta al suo stato d'animo, quello di « vivere esclusivamente per il Signore ».
L 'acqua a cui dissetarsi non è quella che secondo il salmo viene dallo Spinto del Dio Altissimo, ma è quella di origine terrena e che fluisce senza soddisfare l' anima assetata di eterno. Berrà a quest'acqua come una pellegrina protesa alla meta, non curandosi di essere gratificata neppure dalle compagne per le quali si occuperà in vista solo del « loro vantaggio spirituale ».
49. Maddalena, consolata da Dio stesso, vive con la certezza che, nonostante debba attraversare le acque tempestose della vita, non le mancherà l' aiuto del Signore e l' approdo felice nel suo Regno.
50-51. Quando l'azione di Dio scompare, Maddalena vede solo la propria indegnità e teme di essere un'illusa sia riguardo a ciò che è nell'intimo sia riguardo al bene sempre limitato e del tutto insignificante ai propri occhi. Solo « l'infinita misericordia del Signore » la sostiene, la conforta, la tranquillizza e persino le fa desiderare ciò che in passato più temeva: il patire. È un progresso spirituale che lei stessa è capace di constatare.
52. Il patire è dietro l'angolo e la causa è data dalla salute cagionevole delle compagne. Ma può anche felicemente verificare che, nonostante si aggiungano altri molteplici “casi d'aflizione”, Dio la sostiene con il conforto della sua intima presenza.
53-54. E proprio l'intima unione con Dio le infonde coraggio nel suo servizio e le fa superare le sofferenze inevitabili che lo accompagnano.
55. Siamo sul finire del 1813. Maddalena ha vissuto un anno assai travagliato. Lo sfondo storico carico di eventi imprevedibili: l' Austria che decide il blocco di Venezia, le pratiche burocratiche intricatissime per ottenere un monastero, le fatiche del trasloco dell'Opera a S. Lucia, le malattie delle sue compagne, un susseguirsi di preoccupazioni che avrebbero potuto piegare un carattere meno forte del suo. Tutto questo al di fuori di sè.
Dentro si sentiva afflitta, svagata e tentata di non potersi neppure salvare. Anche il desiderio della gloria di Dio, potente stimolo nel passato a dilatare il suo Regno, era svanito. La salute per fortuna reggeva. Così al fratello dava relazione di questo periodo: « Io sono in ottima salute, ve lo assicuro, e sono sempre stata bene ». E in post scriptum: « ...ti confermo oggi 27 dicembre che sto benissimo »[18].
56-57. Nell'orazione san Francesco Saverio, il più ardito missionario di tutti i tempi, le riaccende nel cuore lo slancio apostolico assopito quello di partire con il solo Crocifisso per terre imprecisate. E’ un “parlare interiore “, un risvegliarsi di “antiche aspirazioni” suscitate da Dio decine di anni addietro quando ascoltando durante la S. Messa il versetto blbhco « Euntes in universum mundum » sentiva il cuore intenerirsi di consolazione senza conoscere bene il motivo.
La discreta mozione interiore da parte del Signore e la sua amorosa fedele insistenza orienteranno Maddalena a dilatare il cuore per abbracciare il mondo.
58-59. Al vertice di ogni suo desiderio sempre la volontà di Dio, e sempre con il cuore proteso al di là dei confini geografici. Confesserà qualche anno più tardi a una sua figlia: « ...per il vantaggio sia interno che esterno dell'Istituto farei anche delle migliaia di miglia »[19].
Rimane fortemente sorpresa, non avendo parlato con nessuno, quando la Betta Mezzaroli, quasi intuendo il suo sentimento interiore, le dice che sarebbe partita. E alla domanda quasi scherzosa di Maddalena l'altra rispose: « Per il mondo! ».
Continuano le percezioni di impulsi apostolici nelle due anime gemelle.
60-62. Nel ritiro fatto da Maddalena nell'ultimo mese dell'anno 1813 un'altra sorpresa. In modo strano e improwiso intuisce che presto dovrà recarsi a Roma e dintorni.
Ma l'intuizione ha un fondamento nella realtà. Dopo qualche mese infatti, e precisamente nel giugno del 1814, giungerà a Maddalena da parte di mons. Pacetti la notizia che il S. Padre in un recente incontro gli aveva detto che a Roma si poteva aprire una Casa delle Figlie della Carità[20].
Circostanze varie, politiche e personali, quali il blocco militare a Venezia e nuove fondazioni a Milano e a Bergamo, ritarderanno di molto il suo viaggio. I tempi di Dio, che non si misurano con il metro umano, la condurranno a Roma dopo quindici anni, e solo dal cielo vedrà le sue figlie aprire Case in Roma e dintorni. Così conferma la Scrittura: « Mille anni ai tuoi occhi sono come il giorno di ieri che è passato e come un turno di veglia nella notte »[21].
63-64. L 'offerta incondizionata di Maddalena al Signore è il risu!tato dei precedenti stimoli interiori da lui stesso provocati. E’ il segno più autentico di un amore che la espropria di sè per divenire sempre più proprietà del suo Dio.
Distaccata da tutti e da tutto, dispone dolcemente lo spirito come se effettivamente il Signore la chiamasse altrove.
[1] M.d.C., alla Durini, 12 giugno 1813, Ep. I, p. 379.
[2] Cfr. C. STOFELLA, o.c., p. 280.
[3] M.d.C., alla Durini, 7 agosto 1813, Ep. I, p. 382.
[4] Cfr. Ef. 3,20.
[5] Cfr. M.d.C., Ep. II/1, 17 settembre 1813, pp. 194-195.
[7]M.d.C., al march. Bonifacio, 2 ottobre 1813, Ep. III/5, p. 3939.
[8] M.d.C., al march. Bonifacio, 28 aprile 1814, Ep. III/5, p. 3945.
[9] T. M. PICCARI, o.c., p. 415.
[10] Santa TERESA DI GESÙ, o.c., p. 911.
[11] Santa TERESA DI GESÙ’, o.c., p. 258.
[12] M.d.C., alla Durini, 7 ottobre 1813, Ep. I, pp. 384-385. Con il termine « Originale » Maddalena allude a Cristo Crocifisso.
[13] M.d.C., al march. Bonifacio, 28 aprile 1814, Ep. IlI/5, p. 3945.
[14] Ivi.
[15] M.d.C., al march. Bonifacio, 28 aprile 1814, Ep. III/5, p. 3946.
[16] M.d.C., Regola, 1828, rns. p. 5, A3, VII, A.C.R.
[17] San GIOVANNI DELLA CROCE, o.c., p. 20.
[18] M.d.C., al march. Bonifacio, 18 dicembre 1813, Ep. III/5, pp. 3942-3943.
[19] M.d.C., a F.M. Ghezzi, 2 maggio 1817, Ep. III/1, p. 82.
[20] Cfr. Mons. Pacetti, a M.d.C., 14 giugno 1814, Ep. II/1, p. 196.
[21] Sl. 90,4.
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