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MEMORIE DI MADDALENA DI CANOSSA"
1. Durante le feste del santo Natale, per la prima volta e con mia sorpresa, vidi, ma non con gli occhi, il santo Bambino; questa vista mi procurò sentimenti di amore e mi restò per sempre impresso nell' anima ciò che avevo veduto, benchè non distintamente.
2. Poco dopo, avvicinandosi il momento nel quale il Signore voleva visitarmi con una croce che, data la mia debolezza, non era piccola, 3. facendo orazione dinanzi al divin Sacramento, vidi nello stesso modo, improvvisamente e senza pensarci, Gesù Cristo Crocifisso, tutto coperto di piaghe e di sangue, ma allora non capii niente; 4. anzi, non essendo solita a vedere cosa alcuna e non avendo sperimentato la forza interiore dei fatti già descritti, non vi feci troppa attenzione.
5. Quando poi sentii la Croce mandata dal Signore, compresi, o immaginai di comprendere, che cosa quella vista avesse voluto significare.
6. A causa della guerra temevo assai la morte di mio fratello, tanto che avevo trascorso un giorno e una notte sempre angustiata, finchè il giorno seguente, nella santa Comunione, il Signore mi acquietò e più non ne ebbi pensiero.
7. Trovandosi gravemente ammalato mio zio, mentre facevo orazione, compresi che era già morto, che Dio gli aveva usato misericordia e che il suo figlioletto, per il quale ero in pensiero, sarebbe stato dal Signore provveduto e assistito. 8. Qualche giorno dopo ricevetti infatti la notizia della morte cristiana dello zio. 9. Ciò mi sorprese poiche adesso queste illuminazioni, quando ne ho, non sono così profonde ne così interne come una volta. Avendo anche avuto l' ordine di non badarvi, nemmeno me ne curavo.
10. Trovandomi poi nel mio Paese, con molte croci relative ai miei uffici, un giorno, mentre facevo orazione, sopraggiunse uno dei soliti sentimenti di amore verso Dio, grazie al quale presi forza per superare ogni difficoltà.
11. Prima però di partire, essendo in pena per dover lasciare le compagne e raccomandando la cosa a Dio, compresi che il mio ritorno non sarebbe stato tanto sollecito, ma che tutto sarebbe andato bene perchè Dio avrebbe tutto custodito; ed infatti fu così.
12. Ritornando con due nuove compagne, mentre ci avvicinavamo a Venezia, mi venne il pensiero di far loro invocare san Lorenzo Giustiniani, Protettore della città, perchè ottenesse loro dal Signore di operare molto e bene, e per Lui solo. 13. Mentre pregavo, mi sentii nel solito modo assicurata che facevo bene a metterle sotto la protezione di questo santo, perchè io sarei rimasta poco tempo con esse, dovendo recarmi in quel di Roma.
14. Ritornata che fui, per la mia solita ingratitudine mi lasciai abbattere dalla nostalgia della Patria lasciata, e tutto per fini miei particolari: per non patire, avere maggiori comodità e cose simili.
15. Mi trovai pure angustiata a causa delle circostanze temporali dell'Opera, mentre per lo spirituale trovai tutto bene, e mi venne il pensiero di essermi ingannata nell’incominciare l’Opera anche qui. Ma non lo mostravo a nessuno.
16. Un giorno, credo dopo la santa Comunione, avendo avuto ordine da chi mi dirige di battere la via dell' amore, essendo questo che più di tutto mi sostiene, nel recitare un versetto riguardante l' amore di Gesù, il Signore mi fece un dolce rimprovero, domandandomi, press'a poco, se era quella la maniera di corrispondere da parte mia al grande suo amore per me, dopo che tanto per me Egli aveva fatto.
17. Restai afflitta dopo questo rimprovero, ma in pace poichè mi sta tanto naturalmente a cuore di corrispondere a tutti coloro che mi fanno del bene, comprendevo un poco dalle grazie di orazione, la carità piena di finezze del Cuore del Signore e afflitta di ciò dopo tante prove di amore, al momento risposi: « Dunque, se vi sono tanto ingrata, come è vero, non mi salverò? ». 18. Al che il Signore mi rispose che questi sono eccessi, ma che il mio modo di procedere non è amore.
19. Restai per due giorni continuamente afflitta per non aver corrisposto, e mi dimenticai quasi del mio Paese, avendo intenzione di far bene.
20. Qualche giorno dopo, mentre ricevevo la sacra Particola, fui assalita da un impeto d'amore così improvviso -che non so spiegare -come di amore verso Dio, in forza del quale, non potendo quasi più respirare, mi trovai imbarazzatissima per timore di qualche esteriorità, trovandomi per giunta in chiesa pubblica.
21. Mi feci forza quanto mi fu possibile, ma era tale la veemenza da sembrarmi che il petto mi si spezzasse.
22. Diminuito un poco quell'impeto per il quale -lo capivo bene -avrei anche potuto lasciar trapelare qualcosa, sembrandomi giusto e quasi necessario, mi riscossi dal primo sbalordimento. 23. Non avendo più, per quanto mi sembra, forze naturali per unirmi internamente al Signore, abbandonai l'anima mia nelle mani di Dio, perchè ne facesse tutto ciò che voleva, restando poi molto raccolta anche esternamente contro il mio solito, essendo io molto svagata; ma allora il raccoglimento mi serviva di riposo, trovandomi indebolita di forze.
24. Mi sorprese però il fatto che, appena tornata a casa, commisi subito un difetto, inquietandomi per dover correggere una compagna. Mi ripresi subito, ma questo fu effetto della divina misericordia. Ciò nonostante, fui in seguito più attenta di prima.
25. Tornando il giorno seguente all' orazione, mi ripresero, ma senza la violenza del giorno precedente, sentimenti di amore, così che, benchè sia adesso nuovamente provata da forti tentazioni contro la fede, mi sembra con l’affetto di amar molto e teneramente il Signore; ma poi con i fatti, benchè lo ami col cuore, nè corrispondo nè pratico l'umiltà nè sto forte nel patire.
26. Benchè, per non aver scritto da più di un anno, non ricordi chiaramente le cose, se non come le ho abbozzate sopra, tuttavia mi sembra che il metodo dell'orazione sia sempre stato il medesimo, trattando abitualmente col Signore alla familiare, per modo di dire, ma senza sentimenti particolari, anzi con frequenza mi sento fredda e svagata.
27. Fanno eccezione le passate esperienze che duravano più o meno a lungo a seconda delle varie mie occupazioni o, forse, in proporzione dei difetti che commettevo. 28. Non ricordo nemmeno di aver avuto grandi stimoli interni nè rapporto all'Istituto nè rapporto a me stessa. 29.Cessate quasi completamente, rispetto al passato, le tentazioni contro la fede, che solo qualche volta, come si disse e si dirà, ricompaiono; ma sono di breve durata in confronto di un tempo.
30. Solo che, quelle brevi volte, in particolare l'ultima, mi sembrano adesso più pesanti, forse perchè me ne sono, per così dire, liberata o, forse perchè sono realmente più forti, così che mi sembra, per la loro violenza, di non poterle sostenere.
31. Rispetto alla mia vocazione mi trovo sempre contentissima, benchè veda di non corrispondere; solo mi è di gran peso l'ufficio di superiora, vedendo di esercitarlo male.
32. Sempre riguardo alla vocazione, dopo aver abbracciato questa, non ho il più piccolo desiderio di altra, come quando invece ero a S. Giuseppe; trovo anzi di dovermi santificare proprio in questa, benchè chiaramente veda di non averlo mai fatto.
33. Al presente, se ho qualche lume intorno alle cose future, si tratta di presentimenti superficiali e passeggeri anche se frequenti. 34. Mentre una volta mi si imprimevano nell' animo profondamente tanto da non lasciarmi dubbio alcuno, adesso sono più frequenti; [allora erano rari] ma superficiali così che, oltre il non farne conto nè parlarne -come già facevo, per l'obbedienza che me ne era stata data -ora nemmeno vi bado; un tempo invece questi presentimenti erano così chiari che non potevo in alcun modo dubitarne.
35. Uno di questi ultimi giorni, però, mentre mi trovavo alla Messa, dopo la Comunione, pregando il Signore con un po' di pena per essere venuta la febbre ad una compagna, mi sentii mossa, ma superficialmente, a darle qualche reliquia del santo Padre. 36.Ero in dubbio se farlo, per timore che, se fosse guarita, le compagne vi facessero osservazione; ma poi trovai giusto il farlo e le diedi un pezzetto di carta del medesimo, macerato nell' acqua, facendola alzare da letto, perchè era festa.
37. La compagna restò libera dalla febbre, non so se all'istante, ma potè subito continuare i santi Esercizi, nè ebbe più bisogno di tornare a letto, stando sempre meglio. Ciò potrebbe essermi venuto in mente perchè avevo sperimentato su me stessa, riguardo alla salute, qualche grazia di guarigione, ottenuta dal Signore per i meriti del S. Padre.
38. Trovandomi sempre con desiderio, coltivato da tanto tempo -come già dissi -di dover andare a Roma, durante l'orazione credetti di comprendere, ma superficialmente, di dover far pure a Firenze qualche cosa di analogo.
39. Un altro giorno, credo ancora durante l'orazione, il Signore mi fece intendere di non prendermi pensiero alcuno per Roma, perchè Egli solo provvederà al da farsi senza che vi pensi io; e in questo Egli mi tolse del tutto il pensiero, la voglia, il desiderio e persino quasi la memoria stessa di Roma.
40. Quando udii della partenza dell' Amministratore Apostolico di Venezia, ne fui afflitta e, facendo orazione, mi parve di capire, attraverso un'illustrazione passeggera e superficiale, che l'affare pendente si sarebbe concluso bene: lo dissi a chi mi dirigeva, facendogli pure presente la superficialità delle mie presenti illustrazioni.
41. Nel medesimo tempo e allo stesso modo compresi che una vertenza riguardante una mia compagna, che sembrava dovesse terminare in una lite, si sarebbe risolta con un accomodamento, e anche questo dissi a chi mi dirigeva.
42. Ma si tratta di fenomeni superficiali, non avvertiti in profondità come un tempo, ai quali nemmeno ora prestò credito, benchè riguardo al primo di essi, per il quale molto avevo pregato, mi sentissi internamente rassicurata, nonostante le cose contrarie che mi venivano dette.
COMMENTO
1. E’ l'inizio dell'anno 1814. Maddalena richiama i giorni appena trascorsi: « Durante le feste del santo Natale ». Il fenomeno descritto sembra precedere il giorno dell 'Epifania. Con sorpresa, perchè è la prima volta che le accade, vede « il santo Bambino ». Nel quaderno C delle Memorie, come nota aggiunta al testo, così l'autrice stessa commenta: « Per chiara e sincera dichiarazione della cosa avverto che non vidi chiaramente il santo Bambino nè con l' anima nè con gli occhi del corpo. Si trattò di pura rappresentazione della mente, quasi come se mi si fosse presentato un Bambino inciso su rame, di grandezza naturale; i sentimenti di amore che allora provai furono, per quanto mi ricordo, superficiali »[1].
Il fatto rimase « sempre impresso nell' anima » di Maddalena, anche se i sentimenti di amore li ricorda nel commento piuttosto superficiali.
2-5. L 'espressione « poco dopo » precede la data del 18 gennaio 1814, giorno in cui passa a miglior vita don Lorenzo Piazza. Maddalena nell’orazione pochi giorni prima dell'avvenimento ha la visione di Gesù Cristo Crocifisso. Lo vide « nello stesso modo » come giorni addietro il santo Bambino. Così in nota 2, aggiunta sempre al quaderno C delle Memorie: « Lo stesso dicasi quando vidi pochi giorni dopo il Santo Crocifisso, pure grande, ma come quasi inciso in rame rosso e giudico queste due viste superficiali e della sola immaginazione. ..la memoria loro mi sostenne a portare questa croce con vera virtù »[2].
Maddalena non fa tanto caso al fenomeno mentre avviene, ma solo quando è avvenuto e riceve luce sul significato della visione avuta. Quella croce preannunciata « non era piccola ». Moriva colui che era stato uno dei sostenitori più validi della fondazione dell'Opera in Venezia. Così Maddalena comunica all'amica di Milano. « Potete credere quanto mi abbia dispiaciuto del buon Don Lorenzo. Il Signore ha voluto coronare la di lui carità sollecitamente. Raccomandatelo al Signore, benchè io creda che egli preghi per noi »[3].
6. Maddalena è fortemente preoccupata per la vita del fratello travolto in guerra con azioni militari sempre più incontrollate e pericolose. Nell'ultima lettera scritta prima della fine del blocco così si legge: « ...desidero tanto le vostre notizie e della salute di tutti. Sono piena di attaccamento »[4].
Non potrà ricevere notizie se non nell'aprile successivo. Ma la corrispondenza era tutta controllata dal Governo auustriaco e le notizie arrivavano con forte ritardo. Solo dopo il blocco Maddalena «può spedire e ricevere le lettere chiuse perchè» scrive al fratello « prima, come già vi sarete immaginato, si spedivano e si ricevevano aperte »[5].
La risposta le viene dal cielo. Dopo un giorno e una notte insonne, passati in profonda angoscia per la sorte del fratello, il Signore « nella santa Comunione » la tranquillizza e le toglie ogni preoccupazione.
7-9. Maddalena da tempo ha fenomeni di chiaroveggenza. Negli ultimi tempi tali fenomeni si erano attenuati; anche chi la dirigeva aveva ordinato « di non badarvi». Ma ora che le notizie arrivano, li Signore ritorna a elargire il dono di notizie via cielo.
Sempre in tempo di orazione le viene comunicata la morte dello zio Gerolamo, la sua salvezza eterna e che il Signore avrebbe « provveduto e assistito » il cugino Carlino ormai diciassettenne.
La notizia via posta le giunge solo qualche giorno dopo. Lo zio era morto il 5 luglio 1814.
10. Se il 12 luglio 1814 Maddalena scrive alla Durini che è in procinto di partire per Verona[6] non si muove solo per confortare la famiglia dopo la perdita del marchese Gerolamo, ma anche per altri gravi motivi. Scrive infatti, sempre all'amica di Milano: « ...avevo fissata da molto tempo questa gita, ma non potei adempirla per molte ragioni prima d' ora e il Signore dispose che la faccia in un momento che mi costerà, avendo a Lui piaciuto di prendermi mio zio »[7] .
I motivi che la portano a Verona sono anche le sollecitazioni fatte per lettera da mons. Pacetti ancora residente in famiglia, a Petritoli. Così le aveva scritto in giugno: « Per [il convento di] S. Giuseppe [Verona] faccia tutto quello che può e che vuole e si ricordi che le do un' assoluta libertà, ma in segreto di Leopoldina »[8]. E nel mese di luglio insiste: « Ella vada a Verona. ..Si trattenga pure quanto crede, ma si ricordi di S. Lucia [Venezia] ...L 'Opera Dio la vuole assai dilatata. ..Ella dia compimento alle Regole...orazioni grandi e tutte s'impieghino a farne al fine di avere lume per il compimento delle Regole, ma alle compagne non lo dica »[9].
In tante preoccupazioni e così delicati affari relativi all'Opera è sempre l'orazione che le infonde forza e coraggio.
11. Maddalena aveva programmato di ripartire per Venezia dopo circa un mese[10], ma la situazione in Verona la trattenne per più di due mesi. « Molte croci vi aveva trovate: anzitutto il vuoto in famiglia dello zio Gerolamo, aveva intuito l'imminente separazione di Leopoldina Naudet, chiamata dal Signore a divenire fondatrice di un altro Istituto per il quale stava preparando in segreto »[11] il gruppo delle sue compagne per trasferirle in altra sede. Maddalena coprirà anche a mons. Pacetti ciò che chiaramente intuisce in questa sua nuova permanenza in S. Giuseppe[12].
Un’altra croce che aveva preso personalmente sulle spalle era definire il compromesso per l’eredità di angioletta Guarnieri. Per i crescenti impegni da affrontare nelle due Case già fondate doveva anche occuparsi di scoprire nuove vocazioni. Mons. Pacetti le aveva suggerito: “ …se le sorelle di Carità di Don Pietro [Leonardi] si sciolgono, parli un poco di quelle bresciane e di qualche altra, ma non risolva. Delle altre compagne faccia quello che crede meglio nel Signore”[13]
12-13. Maddalena comunica al fratello la data del suo ritorno a Venezia: « Dopo un ottimo viaggio sono ritornata martedì scorso a Venezia»[14].Il martedì precedente era il 13 settembre. Maddalena rientra a Venezia con due nuove compagne: Arcangela Rizzini, cugina di Betta Mezzaroli, ed Elena Bernardi, nipote di Cristina Scalfo che passerà nel gruppo di Leopoldina Naudet. Maddalena era solita durante i viaggi pregare. Questa volta si rivolsero all'intercessione di san Lorenzo Giustiniani, primo Patriarca di Venezia, di cui era stata celebrata la festa il 5 settembre. Sentì interiormente la conferma che era buona cosa raccomandare le due compagne alla protezione del Santo che pur vivendo in tempi assai diversi, aveva fatto esperienze affini. Ritorna il presentimento di dover lasciare la città lagunare per quella di Roma.
14-15. Aveva lasciato la comunità di S. Giuseppe in situazioni precarie, e il ritorno a Venezia poteva sembrare a Maddalena, e non solo a lei, una fuga dall'impegno di affrontare difficoltà pesanti e delicate. Don Trevisani, che tra le altre cose l' aveva aiutata a risolvere il caso patrimoniale di Angioletta Guarnieri, così in tono velato di rimprovero scriverà: « Mi ha consolato l'intendere che Verona e S. Giuseppe vivono nel cuore di V.S. e che pensa a fare dell'altro bene in patria, al quale se ci potrò cooperare ne ringrazio il Signore »[15]. Nel cuore di Maddalena, entrava in crisi anche la fondazione realizzata a Venezia, ma a nessuno palesava la sua angustia.
16. Ciò che sostiene Maddalena in tutte le pene esteriori e interiori è la decisa volontà di «battere la via dell'amore ». Il padre Marino da Cadore, che allora la dirigeva nell 'Opera intrapresa, le aveva dato quest' ordine e il Signore, dopo la Comunione sacramentale, le aveva fatto « un dolce rimprovero » illuminandola sulla sproporzione tra il suo e il proprio amore così grande e così disinteressato.
Su misura di quanto Dio-Amore si rivelerà in Cristo Gesù allo spirito di Maddalena, crescerà in lei l'umiltà e la capacità di riamare il suo Signore. L 'amore diverrà l'unico scopo della sua vita. A conclusione della Regola dlffusa così potrà scrivere alle figlie: « Amate assai assai il Signore... amate con spirito generoso... nell'amore tutto è racchiuso »[16].
17 -19. L' afflizione che segue al rimprovero del Signore per il mancato amore, viene vissuta da Maddalena nella pace, ma è così intensa che si protrae per due giorni, tanto da farle dimenticare le nostalgie e le preoccupazioni della sua Verona. Al timore rinnovato di potersi salvare il Signore le fa capire interiormente che altro è salvezza eterna e altro è generosità nell'amore.
20-21. I fenomeni più frequenti di unione con Dio Maddalena li sperimenta dopo la Comunione sacramentale. Gesù Eucaristia aspetta la sua sposa per riversare in lei il suo amore. «L'uomo » scrive Barsotti « è già nella sua natura desiderio di Dio, ma per il sacramento eucaristico è Dio stesso che diviene il desiderio dell 'uomo e la fame dell 'uomo diviene così inestinguibile, perchè ha la misura stessa di Dio »[17].
Il fenomeno qui descritto ha tutto il sapore di un rapimento al quale Maddalena non riesce a sottrarsi. Si trova « imbarazzatissima » perchè si verifica in chiesa pubblica. Rimane in sè tanto quanto basta per resistere alla « veemenza » di quell'amore divino che le toglie il respiro e le « forze naturali » .
22-23. L 'effetto di quell'impeto improvviso di amore è l' abbandono totale nelle mani del Signore, un profondo e insolito raccoglimento dello spirito e una unione interna con Dio sempre più intima e riposante.
24. Il difetto di impazienza, che appena tornata a casa Maddalena commette correggendo una sua compagna, mette in evidenza come, cessati i favori divini, la persona possa subito dopo constatare la propria umana fragilità. Così commenta santa Teresa: « Di buona o mala voglia dobbiamo riconoscere che il padrone è un altro, che queste grazie vengono da Lui e che noi non possiamo far nulla. In tal modo l' anima si va radicando in più profonda umiltà »[18].
25. Continua meno violento del giorno prima il sentimento d’amore verso Dio, accompagnato in alternanza da “forti tentazioni contro la fede” e dalla costatazione di mancata coerenza tra desiderio vivo di amore a Dio ed esercizio concreto di virtù quali l’umiltà e la fortezza nel patire. E’ questo il tormento dei Santi, il sentirsi sempre più impotenti a vivere secondo le esigenze di un amore che trascende ogni traguardo umano e ha la sua realizzazione possibile in una progressiva conformità ai sentimenti di Cristo, il solo capace di riamare Dio con un cuore di uomo.
26. Maddalena aveva iniziato a scrivere le Memorie dopo l'ubbidienza ricevuta da mons. Pacetti, cioè nel 1814. I fatti da rievocare in quella data erano piuttosto lontani. Incentrando. le Memorie sullo sviluppo dell'Opera e non sulla propria vita, Maddalena partiva con i suoi ricordi dall’anno 1788/1789. Mentre scrive le Memorie descrive fatti sempre più recenti, ma lo scritto non realizza mai lo stile di un diario. Anche ora le cose non le ricorda chiaramente perchè non scrive «da più di un anno ».
« Qui Maddalena riesamina i sentimenti di amore nel loro ripetersi più o meno intenso e in relazione di precedenza e di conseguenza all'ictus profondo di unione provato in passato. Siamo in pieno rigoglio di vita interiore, ove tutto si rinnova senza ripetersi, come su un orizzonte di luce e di colori all'alba e al tramonto. Il mondo interiore di Maddalena rotea intorno a Dio, Sole ed epicentro di attrazione; e nella corsa orbitale esperimenta necessariamente la notte e il giorno. Segue ora la descrizione di alcuni sentimenti amorosi alternati a penose tribolazioni di fede e connessi ad una reviviscenza d'illustrazioni e del proposito del "Sola con Dio solo" »[19].
27 -29. Nell'alternarsi di giornate con fenomeni più o meno già descritti, la novità che Maddalena ora constata è che le tentazioni contro la fede si fanno sempre più rare e sempre più brevi. Segno evidente che la sua fede è in crescita. Dopo tali personali esperienze, da vera maestra di spirito, poteva così esortare le sue figlie: « ...Dio ti mette nella dolce necessità di cercare Lui solo e cercarlo nella via della fede oscura, ma sicura »[20]. E a un'altra: « Il Signore ha dichiarato che le sue spose vuole sposarle nella fede »[21].
30. Specifica però che tali tentazioni contro la fede sono o le sembrano « più pesanti » di un tempo.
Così commenta il Piccari: « Le tentazioni contro la fede dopo i precedenti conforti le facevano sentire maggiormente lo sbalzo tra la tribolazione della “notte” e il sollIevo del "giorno" trascorso nell'intimità con Dio. Che pena! dover pensare alla propria vita come a una pazzia; e pregare un Essere che, in realtà, pareva inesistente. ..»[22].
31-32. Anche la sua vocazione è ormai sicura a paragone del periodo passato nel ritiro di S. Giuseppe. E una dichiarazione degna di rilievo questa perchè, pur non essendo ancora l'Opera consolidata nelle due città Verona e Venezia, Maddalena sente impellente il desiderio di tendere e di far tendere anche le sue compagne alla santificazione, scopo primo dell’Istituto. Aveva scritto ripetutamente nelle Regole: « Lo scopo primario dell'Istituto è quello di operare la propria santifica- zione nell'adempimento dei due precetti della carità e nell'imitazione del divin nostro Salvatore »[23].
33-34. « Al presente... »: Maddalena ha raggiunto la contemporaneità tra ciò che vive e ciò che scrive. Siamo sul finire dell'anno 1814.
Ci descrive come attualmente si verificano in lei fenomeni di chiaroveggenza: « ...si tratta di presentimenti superficiali e passeggeri, anche se frequenti ». Dà un giudizio su quelli passati più rari, ma più intensi, chiari e indubitabili. Conclude con un atteggiamento interiore di assoluta indifferenza: « ...ora nemmeno vi bado ». Sono numerose le testimonianze date da varie persone agli inizi del processo di beatificazione e canonizzazione della Canossa circa il suo dono di chiaroveggenza[24].
35-36. La fede quando è profondamente convinta si esprime anche con gesti concreti. Tre circostanze preparano il gesto di Maddalena: la fama ormai pubblicamente nota della santità del papa Pio VII[25], la malattia di una sua compagna e l'aver lei stessa sperimentato qualche grazia ottenuta per i meriti del S. Padre. All'inizio un po' titubante, ma dopo la Comunione sacramentale più decisa e fiduciosa nella divina bontà, fa bere alI' ammalata l' originale medicina e le comanda di alzarsi dal letto. Lo stesso mons. Pacetti le aveva spedito un foglio di carta usata da Pio VII con queste parole: « Questo foglio di carta è del S. Padre. Se lo conservi fino che potrò darle qualche altra cosa di lui. E’ un gran santo. Qui ha fatto il miracolo di una muta nata che ora sente e parla. Io ne sono testimonio »[26] .
38-39. Il desiderio riemergente di Maddalena di andare a Roma era condizionato dal rientro del papa Pio VII dall'esilio. L 'incontro di mons. Pacetti con il S. Padre a Loreto (maggio 1814) glielo aveva fatto sperare[27], ma per allora, ne in seguito non se ne fece nulla. Anche l'idea di una fondazione a Firenze andò in fumo per circostanze varie[28].
In seguito, sempre durante l'orazione, il Signore le fece capire che non Maddalena, ma Lui solo avrebbe provveduto a ciò che si doveva realizzare a Roma. Da quel momento il Signore stesso le « tolse del tutto il pensiero, la voglia, il desiderio e persino quasi la memoria di Roma ». Solo dopo circa mezzo secolo dalla sua morte, e precisamente l'anno 1885, le Figlie della Carità apriranno una casa in Roma e vi si stabiliranno in seguito numerose anche nei dintorni.
40. La nota fa riferimento a un fatto che è anteriore al 4 maggio 1814, quando l'amministratore apostolico mons. Stefano Bonsignore, sostenitore dell'Opera, lascia Venezia. Sem- pre nell ' orazione Maddalena viene rassicurata dal Signore che « l'affare pendente », l'approvazione cioè dell'Istituto, si sarebbe concluso bene, nonostante le voci contrarie.
41. Un altro lume venne a Maddalena prima ancora di recarsi a Verona per concludere gli affari relativi all ' eredità dell' Angioletta Guarnieri, rimasti pendenti fin dal 1812. Così scriverà alla Durini nell'agosto del 1815: « ...finalmente eccomi a Venezia... Il Signore mi fece la grazia di terminare a Verona gli affari dell ' Angioletta, cosa molto utile per la quiete della medesima »[29].
42. Maddalena ritorna a esaminare e a confrontare i fenomeni attuali di chiaroveggenza con quelli del passato in base a criteri di personale esperienza. Le intuizioni profonde o superficiali di “prima” potevano dirsi doni dall'alto solo per il verificarsi dei fatti. E fatti prontamente si verificavano.
Il criterio è biblico: « Come conosceranno le parole che il Signore non ha detto? Quello che il profeta avrà detto in nome del Signore, e la parola non accadrà e non si avvererà, quella sarà parola che il Signore non ha detto »[30]. Così conferma sant'Ignazio riguardo alle profezie: « Le persone spirituali e prudenti sospendono il loro giudizio e, senza condannarle, aspettano l'evento prima di ritenerle come certe »[31].
Ma a tutti questi lumi, conclude con santa indifferenza Maddalena, « nemmeno ora presto credito ». Si coglie in questa espressione il distacco dai doni, sia pur straordinari, del Signore. Il suo cuore e il suo spirito sono rivolti al Dio vivente e a Lui solo.
[1] M.d.C., R.s.s., P. 1a, p. 351.
[2] M.d.C., R.s.s., P. 1a, p. 352.
[3] M.d.C., alla Durini, 17 maggio 1814, Ep. I, p. 389.
[4] M.d.C. al march. Bonifacio, 26 gennaio 1814, Ep. III/5, p. 3944.
[5] M.d.C., al march. Bonifacio, 29 aprile 1814, Ep. III/5, p. 3947.
[6] Cfr. M.d.C., alla Durini, 12 luglio 1814, Ep. I, p. 391.
[7] Cfr. M.d.C., alla Durini, 12 luglio 1814, Ep. I, p. 391.
[8] Mons. Pacetti, a M.d.C., 14 giugno 1814, Ep. II/1, p. 196.
[9] Mons. Pacetti, a M.d. 9 luglio. 1814, Ep. II/1, p. 197.
[10] Cfr. M.d.C., alla Durml, 12 luglio 1814, Ep. I, p. 392.
[11] Cfr. G. STOFELLA, Epistolario di Gaspare Bertoni, Padri Stimmatini, Verona 1954, pp. 104-105.
[12] Cfr. Mons. Pacetti, a M.d.C., 21 ottobre 1814, Ep. II/1, p. 198.
[13] Mons. Pacetti, a M.d.C., 9 luglio 1814, Ep. II/1, p. 197.
[14] M.d.C., al march. Bonifacio, 17 settembre 1814, Ep. III/5, p. 3955.
[15] Don Trevisani, a M.d.C., 30 ottobre 1814, ms., XXXV, A.C.R.
[16] M.d.C., R.s.s., P: 1a, p. 165.
[17] D. BARSOTTI La vita di Cristo, Morcelliana, Brescia 1983, p. 147.
[18] Santa TERESA DI GESÙ, o.c., pp. 190-191.
[19] T.M. PICCARI, o.c., p. 437.
[20] M.d.C., alla Carminati, 1825, Ep. III/2, p. 1175.
[21] M.d.C., alla Polli, 1 settembre 1827, Ep. III/5, p. 4094.
[22] T.M. PICCARI, o.c., p. 441, n. 160.
[23] M.d.C., R.s.s., P. 1a, pp. 106-107.
[24] Cfr. Positio super virtutibus, Pallotta, Roma 1905, pp. 297 -299.
[25] Cfr. Mons. Pacetti, a M.d.C., 9 luglio 1814, Ep. II/1, p. 197.
[26] Mons. Pacetti, a M.d.C., 18 maggio 1814, Ep. II/1, p. 710.
[27] Cfr. Mons. Pacetti, a M.d.C., 14 giugno 1814, Ep. II/1, p. 196.
[28] Cfr. T..M. PICCARI, o.c., p. 436.
[29] M.d.C., alla Durini, 1 agosto 1815, Ep. I, p. 413.
[30] Deut. 18,21-22.
[31] Sant'IGNAZIO DI LOYOLA, Esercizi spirituali, Ed. Paoline, Roma 1980, p. 283, n. 3.
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