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| L' aspetto architettonico del complesso | ||||
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Le origini. L'Istituto si trova nel centro storico di Venezia Dorsoduro n° 1323, in contrada di S. Trovaso, in un complesso monastico le cui origini risalgono al 1486. Lo abitarono le monache eremitane (dette Romite) della Regola di S. Agostino che qui si trasferirono da S. Marcuola nel 1694, dopo che in un anno erano stati realizzati il chiostro e la Chiesa. Nel 1729 la mappa dell'Ughi mostra il toponimo di Rio delle Romite e indica le medesime nella porzione di isolato sita tra questo corso d'acqua, il Rio di Malaga e quello di Ognissanti. A questa data il complesso edilizio si era esteso dentro i limiti che ancora oggi, sostanzialmente, lo individuano; era circondato da muri alti e forti, comprendeva "refettorio, dormitorio, celle per le religiose, infermeria, noviziato, sagrestia interiore ed esteriore con tutto il bisognevole delle suppellettili sagre…". | |||
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La chiesa. L'architettura della Chiesa è attribuita al pittore e architetto Giovanni Battista Lambranzi che operò in Venezia tra il 1666 e il 1695. Il soffitto della stessa, i cui dipinti sono ora in restauro, raffigurano, al centro della navata, l'incoronazione della Vergine e, agli angoli, i quattro Evangelisti, attribuiti alla scuola del Balestra. Due tele ovali, con la resurrezione e la cena in Emmaus, sono poste nei soffitti dei coretti laterali all'altar maggiore. L'esterno della Chiesa, semplice e sobrio, è in contrasto con l'interno riccamente decorato e ciò sia per ristrettezze economiche sia per il concetto del tempo di sorprendere il pubblico nel momento d'ingresso nella Chiesa, secondo la fenomenologia barocca. Sono ritenute artisticamente valide: 1) La pala di Palma il Giovane in sagrestia che rappresenta S. Girolamo e S. Agostino; 2) La statua della Madonna del Rosario di A. Corradini; 3) Un frammento della pala d'altare maggiore di F. Pittoni che rappresenta il volto della Vergine. |
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Le vicende dell'Ottocento. Il 12 maggio 1810 la Comunità delle monache viene soppressa dalle leggi napoleoniche. Il 20 settembre 1810 l'architetto Lorenzo Pastori produce una dettagliata descrizione del complesso edilizio. Apprendiamo pertanto che vi si accedeva per tre ingressi, ossia dalle fondamenta dette Borgo, dal rio di Ognissanti, dalla calletta Boldrini. Il primo era l'ingresso principale dal quale si entrava, con gli opportuni atri, nella chiesa e, dopo un cortile, nel coro. Poco oltre una stanza detta "la loza", quindi la cucina e, lì vicino, il luogo del capitolo. Notiamo in questo intorno una terrazza, la sacrestia interna e una piccola stanza sotto il campanile, nonché le stanze dette "il pozzetto" e la ricreazione, quindi il parlatorio interno. Di cinque corridoi, quattro guardavano sulla "grande corte". Questo grande spazio era diviso in tre parti, di cui quello centrale era suddiviso in quattro "Vanese", ossia aiuole "ottagone…" circondate da passaggi in selciato, così come erano pavimentati i due terzi laterali, separati da bassi muretti da quello centrale. Cogliamo ancora che una corticella interna era prossima al refettorio. Salendo di un piano, dove si trovavano le camere da letto, un corridoio prende luce dai balconi sul Rio Malaga, quindi solo due stanze prospettano sul Rio Ognissanti, le altre si rivolgono al grande cortile. Oltre a questo ve ne erano altri e fra questi si vengono precisando la piccola corticella detta la Buratta e la corte detta della sacrestia che si trova sul versante delle fondamenta Borgo. Al secondo solaio si trovano soprattutto stanze da letto e gli affacci guardano particolarmente la corte principale. A margine della perizia sin qui sunteggiata l'ingegner Ganassa annota che l'edificio si presentava come uno dei più solidi dei conventi soppressi. Il 10 settembre 1811 i Conti Cavanis ottengono di poter trasferire alle "Romite" la scuola femminile di carità. L'opera richiede una risistemazione dei locali e, più tardi, con lo stabilirsi delle Figlie della Carità Canossiane nel 1863, poi con la nascita dell'istituto Magistrale nel 1922 e in seguito con la creazione di altre scuole, saranno necessarie successive ristrutturazioni. |
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Sino ai giorni nostri. (Un secolo dopo) pertanto, il piano terra, eccettuati cucina, refettorio (ancora monastico), lavanderia e portineria, ospiterà aule scolastiche, la sala da ginnastica e da gioco "Divina Provvidenza", inaugurata l'11 novembre 1929 (dividendo così la grande corte in due). Il 1° piano ospiterà aule scolastiche, l'aula magna, la sala professori, uffici di segreteria, biblioteca e i locali per il convitto, il 2° piano, invece, celle per le Suore e camere per le convittrici. La grande corte, ancora suddivisa in tre parti con, al centro, l'antico pozzo, vede spesso le alunne ritrovarsi per cantare, giocare e ascoltare le direttive del Preside. Chiuse per motivi vari le scuole, dal 1998 è in corso l'odierna ristrutturazione per rendere il complesso architettonico atto ad accogliere le studentesse universitarie. |
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